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Full text of "Le finezze de pennelli italiani, ammirate, e studiate da Girupeno sotto la scorta, e disciplina del genio di Raffaello d'Vrbino : con vna curiosa, ed'attentissima osseruatione di tutto ciò, che facilmente possa riuscire d'vtile, e di diletto à chi desidera rendersi perfetto nella teorica, e prattica della nobil'arte della pittura"





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iyt^0.ro 



THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA 



tflON 







A gift to the Library of the University of California, 
Los Angeles, from Elmer Beh, M.D., 1961 



éf 162. ) ScaD .lane am- 

mirate e stuuxcioe uà u - xxujjoiiu t>uubu ia scorta e 

disciplina del genio di Raffaello d T Urbino " 

In Pavia, G. A. Magri, 1671. 

p. 210: "some rules ainong the many whioh are 
_ven by L. da Vinci in his book of the "Trattato 
della pitti ir a^j-^aken adverbttm" : are the chapters 

1,4,5,6,7,11,13,14,15,19,20,23,44,50,58,90,93,144, 
185,275,; - p. 138: he reoalls the "Vergine delle 
rooce" whioh he finds "not inferior to what his 
( Jj eonardo T s) fame is singing, proud, well-designed 
and offending no imagination by hardness, although 
very accarately f inished" ;-p. 181: he reoalls 1. 
arnong the artists whose works exist in the gallery 
"dei Serenissimi di Modana". 



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LE FINEZZE 

D E. 

PENNELLI ITALIANI, 

AMMIRATE, E STVDIATF. 

DA GIRVPENO 

Sotto la, fi art * , e d'fu\>lmxj 
DEL GENIO 

DI RAFFAELLO DVRBINO 

Con vna cm oU > e<fatrer>uflìma ofTi ruat'onc di tutto ciò > 

che facilmente polla riufcifed'vtile j e di diletto k chi 

defidera renderli perfetto nella Teorica , e Prat- 

tica della NobirArte della P l T T V R A * 

OPERA 

7>J LVIGl SC A%AMVCCl*A rpERfGIVyO 
PITTORE. . 

Con die une M 'affine ò furto Ricordi nel fine degni dì riftefaone , 

All' lliuiirils.ed* Eccellenti!?» Sig. Stg. e Pai» Colend.fc» 

IL SIGNOR 

GEROLAMO NICOLO 
BOTTA ADORNO 

Conte di Situano, e Cartellavo* Val d'Otba, Signore dì Borg« , e 

'della Fortezza della Pietra . Barone di Caprarica, Marchefe 

dclSacR.om.Iaip.edi P il?uJcino>Contc Palatino &c 

IN PAVIA, 



psfc Gio. Andria M/grÌ Stampatori D&lla Citta*. 
C$n Licenz* de* Superiori > t Vriuilcgio » 






«•£i£»£ 3rw. ?£:«• •«>. -Jsar „•* >, «rr .***. T«y .*>. ^ar .«*>. raar^fc. 





ILLVSTRIS S I M Ól 

ED' ECCELLENTISSIMO SIGNORE.. 

E non ft ima ffi follia troppo grande il 
dar fede alle fciocchezzc di coloro, 
che non effendo mai flati in Cielo, 
de' Cieli, e delle fuc influenze nera- 
% gionano,come fé in quelli foniti ne 
"f, hauefferoi loro natali, attribuendo 
^ à.qi elli fopra de Corpi , anzi degl'- 
animi fteni tirannia sì fiera, che ìU 
guardando glinn ; eq-ieiti, e quelli con benefico^ ò ma- 
ligno afpctto, à medeiìmi influire ne credono buona, ò 
ria fòrte; non accorgendone che da quei Aftri erranti 
ne rttragono eiìì ftrm ,c fofTift :nti gl'errori; direi anch'- 
io, che al mio Girup.-iro predominaife vii Gioue propitia 
in mezzo del Cie o fu uà to , che al predominato pro- 
metter fuoie. felici , e fortunati euenti; mentre quegli 
doppo penoiij e ma^gcuoli viaggi per varie parti dell'- 
Italia fatti col puro fine.d imparare le Finezze dell'Arte 
Pittorefca, e d' ammirare non meno , che commendare-, 
nelle Tele depili rinomati Pittori l'eccellenza de me 
defimi, habbia alla fine incontrata si buona forte di ri- 
courarfi sì agiatamente nella Reggia di V. E. > che cotu 

animo 



animo fion ineguale ad vn Aleflandro la fi è degnata be- 
nignamente accoglierlo • Non hauerei già ardito di 
xon&crare all' Immortalità del fuo Nome quefti mici fo-< 
gli , ne' quali fi deferiuono le Finezze De Pennelli 
Italiani > egli Viaggi di Girupeno guidati dal Genio di 
quel Raffaello d'Vrbino,che feppe col Tuo diuin Pennel- 
lo rendere il filenzo loquace, e la Pittura eloquente, e* 
con altri documenti; Quando dalla magnanimità del 
fuo animo non folli flato rinco /at<x, per ciler quefta mia 
qualfi ila Opera poueradiftile, mendica di concetti , e 
nuda diquei Rettorici abbigliamenti , che richiedereb- 
be per degnamente e ggettaifi ed vn Far fuo , che in fc_, 
epiloga le più fcgnalare prerogatiuc, the già mai ìtu 
ogn' altro Caualiere della noftra, e caduta età fi raiui- 
•faffero . He fofpirato per verità vna penna tarpata dall' 
Ale d vn Serafino} affiliata col rafoio deH'eternità > ed , in- 
tinta nella gloria, che ftiliaiTc balfarno d'Immortalità 
per fempitemare in quello mio Libro l'Idea de'di lei pre- 
gi , come altresì quei de fuoigloriofiiTimiPredeceflon, 
fràcjualiV. E. apparirà ben sì l'vltimo nell'ordine fri 
tutti per douer pofeia efler il primo di merito , e capo 
fra molti, o come dopò longo aq^ropp amento d'an- 
nelli nella .Catena, o Colianna s ammira la Geiiìiruu 
preciofadi mille adornamenti fre.ggia.ta . Non crederci 
cThauer in quefto Iperbolizato, ne d'efllrmi dal vero 
allontanato , mentre contemplo la pei fona di V. E. de- 
fccndente da due Famiglie delle più confpicue, che già 
mai vantarle la noftra Italia,cioè ADORNA,e BOTI A,- 
rQuella per via de gl'Aui Materni , e quefta delli Paterni^ 

In 



In quella che originò dalla Germania fiorirono negt' kft? 
dati Secoli cotanti Eroi , che per il lor numero fenza nu- 
«ero fi rende non meno confufa la mente àpenfarui, 
che annodata la lingua à defcriucrli . Fra quali Melia- 
co , che dalla Repub. Genouefe deftinato ne venne Ge- 
nerale delie Galee contro Monaco : Luchino Vicario del 
Pontefice in Roma, e Vefcouo di Famagofta : Giannotto 
Caualiere dell' Ordine di S.Gio.Gierofolimitano: An- 
toniotto,chc per la fu bl imita de'fuo' talenti con vniuer- 
fale applaufo fu per quattro volte della mentouata Re- 
pub, Doge : Raffaello carico di merito , e vigerofo ài 
cuore venne -dalla medefima Repub. dichiarato Gene- 
rale di Mare, e di Terra : Ch: iftoflbro dalla Regia muni- 
ficenza d* Anna Regina di Francia in tic ognitione de' ri- 
Luanti fcuttigi alla iua Corona predatigli [atto Signore 
della Roccneita, ePignona nel Territorio di Vintimi- 
glia: Barnaba da A ifonfo d 'Aragona Rè di Napoli otten- 
ne in dono il Contado di Renda, e dal med;fimorice- 
uettevna Compagnia d'Huomini d'Arme per hauer egli 
al fuoReai Scevro affi dito non mcno.coiconfiglio,che 
con le forze : Giorgio 'atto Caualiere di Rodi da Fabri- 
zio Carretti fuu Zio di quella Religione Gran Mafto: 
Girolamo, e Barnaba, quello *a Carlo Quinto eletto del 
fuo Conugiio,e queih tuo Ca matterò, e cento, e mi'i'al- 
tri,che imprecioiìrono i! Mofl'Jo ; e co genero^ Campio- 
ni, eron g!oriofe Eroine,che c.ccautc v'annero colle più 
rinomate Famiglie dell'hai. coE is~cr >cÌoé cóMal.Tpi- 
na,Ficfca,Giuftiniana,Lodrona, 4 pinoLi, Tenda, Seme :e- 
xina, Carretta, Doria, Salmona,rica, Saiuaga Minella, 

Borro- 



Borromea , Trkmltia , Farncfe , Beccaria , Corte , Lenì, 
•Raconis , Vifconti , Colla , Ferujfina , Incifà, Marceli su, 
Coconata, Cardona, Arconata, Scarampa, Rouere,Rot~ 
taria, Zuccarella, Ganbara, Bufca, Borgia, Toreila , San- 
Georgio, Malia, Valperga, e Botta, di queite, e di quelli 
ne parlano con elogi leStonc, lafciando alla Fama il 
predicarne i loro iafti . Della Nobilarima Famiglia^, 
BOTTA potrei ireflere lonjhidima Analogia de Sogget- 
ti glorioiì non meno nelì' A mi , che nelle Lettere , irti 
troppo ardirei auuenturar me (ledo. nella vaftità di co- 
tanti Perfonaggi,iI cui purificato Sangue in più iuminofi 
Fafti di molti Secoli abbarbaglia la mia mente, ed' efta- 
tica rende la mia Penna, .che però mi rifrango à Gio- 
vanni, che di Galeazzo Duca di Milano fiì Conigliere, 
ed 1 a mifura del fuo gran, merito dal medeiìmo hebbe 
honorcuoliilimi Priuilegi : Bergonzo per il fuo alto fa- 
pere fatto del Magiftrato Ordinario Queftore, e coru 
tanto zelo, ed'attentione feruì al publico, ed' al priuato, 
che refe Idolatra del fuo merito chiunque Iiebbe io. u- 
na di riconofcerlo : Luigi, e Ludouico Fratelli, quefti 
Mauro di Campo nello Stato di Milano in ricompenfu, 
dell'eroiche fue operationi Militari riceuctte nei Regno 
di Napoli varie pernioni, ed'altri riguardeuoliricono- 
feimenti dalla Reale Beneficenza del Rè Cattolico, e- 
quegli fra gl'altri pregi, che ornarono la propria Per- 
fona arrichì quefta NobiliiTima Patria di. tré Figli, cioè 
Àlefsandro, Giacomo, e Giouanni, il primo de'i quali 
in/ignito del Carattere di Caualiere Gierofolimitano 
non sì torto dichiarato Capitano nello Stato Mila* 

ncCc 



nefe più bare prouar fece alk nemiche falangi a'ii ti- 
ro valeua il fuo brando , ed' vnitamente con gì nìai 
Fratelli apportò con lafua manierofa prudenza à tuoi 
Compatrioti confiderabiii vantaggi . Ne celebra- 
la Fama li feruigi ben grandi predati dal Marche^ 
Giacomo di V. E. Zio alla Corona Cattolica nelle con- 
tingenze Martialì , nelle quali come Maflro di Campo 
non purecolla propria Perfona, ma anche colle prop ie 
richezze confacrò al vantaggio del fuo Rè il proprio va- 
lore , di cui ne parleranno per infiniti Secoli le Patrie. 
Mura contro MnimicoTrancefe, da e Ho coragiofameivce 
diftefe, per Io-che ottenne dal Gran Monarca Ibero Fi- 
lippo lV.di gloriofamem. il titolo di Marche fedi Cai- 
cababio, ed altre ben degne ricognitioni . Conofco 
d hauer detto poco à riguardo di quello, che dir potreb- 
befi d' vna Profapia così infigne, ma penfarei d'-hauer 
detto affai col folo hauer nomati di quella alcuni broi, 
poiché anche vna femplice sfera circonfcriue l'ampiez- 
za de'Citli, ed' in picciol Tela lì rapprefenta la vaftità 
della Terra , ed' in picciol Foglio T immenfità del Mare; 
ed' anche le Imagini de Giganti fi ritranno ingegnofa- 
mente inifeurcio : Si che faramini lecito , come proiei- 
forc della Pittura in angufti periodi hauer fufficientc- 
mente figurato co! l'ofeuro d ; queft' Inchioftri il lumino- 
fo delle glorie di cotanti Perfonaggi, che bramando vo- 
lare con i Vanni del proprio merito ad'imparadifarfi nel 
Trono dell'Immortalità , non hanno meftiereforuolare^ 
colà colPaltrui penne. M'auue^go (benché tardi) che 
la mia Penna fi è arrogato fin hora del Pennello Ivfficio, 

mentre 



mentre collombre eie gì' Alleili de di lei Antenati ha pre- 
tefofarrifaltarela bel Tini agi ne di V.E. - y Ma il Sole non 
riccue dagl'AnVilo f lenrlore, anzi quegli à qucfti lo 
comparte, e eh hu dcuitiofcconnntedi merito non gì* 
abbifogna clemofinare tra le Ce ieri de Bifauo'i le pro- 
prie glorie- e E chi non mira eoa inarcato fjperc;gUo 
in V.E.yna ptodigiofa coufonanz, t di ben regolati ta- 
lenti, quali da cilatraiKcari con fudorof: fatiche fi è fat- 
ta poiìefiore d'ogni Virtù Morale, e Politica, come altre- 
sì d'ogn'Arte liberale, delle quali più d'ogni altra li di- 
letta delia Poeiìa , Mufica , e Pitturaci n modo che fi può 
ben dire ch'ella fij delle Virtù il Soggiorno, e de'Virtuofi 
il Mecenate . A V. E. dunque lì deuono in tributo que- 
lle mie dcbcliilime fatiche , come che in lei, quai lumi- 
nofi piiopi ri 'u cono cotante Virtù, al riuerbero delle-* 
quali le tcnebrofe maldicenze fpariranno,e le caligino- 
se inuettiue de Momi s'annicntaranno. Tali quali tono 
ledep fito nelle di lei benefiche Mani \ affine le auuiui 
colla di lei protezione , e colla fua benignità le conler- 
ui, e colla fua prcciofiliìma gratia meco infieme le eter- 
ni , e qui con quella maggior riuerenza che dcuo mi 
fottoferiuo 

Di V. E. 

Hamilifs. e Riuerentifs. Sem, 
Lvi-c-x Scakamvccia* 

Pania li 15, Cenare x #74. 




AL SIGNOR' 

LVIGI SCARAMVCCIA 

PERVGINO 

PITTORE ECCELLENTISSIMO. 

Ter l'Argomento dd fao Libre Intitolato, 

LE FINEZZE DE PENNELLI ITALIANI» 

SOLETTO. 

%^gjg^gf H E' L Genio già del gran Pittor d' Vrbioc» 
(Corron fccoli efrinto^ hoggi in fua forma 
Per te s' accoppi a Girupcno in «orma 
Di far per nobii via vero camino* 

Si che intanto ritolto si Tuo dettino i 

Ei ne luci Scrini di bel/'opre informa," 
Ohi di lui va frinendo i fatti , e l'orma: 
T'erge il vanto LVIGI, al Cicl vicino' 

Indi i Colori, indi " purgati Inchtojtrì 
5i ben ajpp e he i ^»a man, che vale 
L'Idée formarci dell'empirci Chioftri" 

Cosi il Penne-I, cosi là Penna l'Ale 
Non d'Icaro ti dier, onde ne modo 
Non cader mai chi ben ad alto falc . 

pél Sig>Vttt»GÌ9< 'Mm* S ideili : 



^'ìj4 DEL 



kteMtltoAMà^ 



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DEL SIGNOR 

G I V L I O CESARE 

Z A N I " B O ■ N I. 

AL MEDESIMO AVTORE* 

S ^ E T T 0. 

ENTRE con Penna, e con Penne! ti moftri 
Prattico à vn tempo freflb, e a dottrinato 
Hanno con iflupor del Veglio alato 
Vita le Tele 5 eternità gT;Inchioftri . 

Con qtiefti vn bel fentìero addisi , e moftri 
D'ergerli ou'il Pennello ha te inalzato > 
E dimoftri ad ognVn ciò c'hsi calcato 
Temprando Penne, e diitempraudo gi'oftn^ 

Atropo fconfolata, e sbigottita 1 
Rigetti pur la forbice fatale 
A vifta di Virtù sì riucrita . 

Col mio L V I G I contrattar non vale , 
w . CK'é pronto il fuo Cclore al darmi viti 
E la fua Penna a rendermi immortale» 





Dfi& 



DEL SIGNOR 

ALESSANDRO GVIDI 

A L LA V TORE 

DEL Gì R VP ENO- 

S O N E T T Oc 



TRANO cafo d'honor: Vaghe querele 
Per te roouon LVIGI Ingegno, ed* Artej" 
L'vn di pompe erudite orna le Carte, 
.L'altra (tempra Tcfori in sii le Tele • 



L'vn gode d'abbagliar l'oblio crudele, 
Mentre ne Fogli fuoi le luci ha [parrei 
L'altra all'inuido fìuol tcrror comparte» 
Et* volo di gloria apre le vele, 

Ambo nutron d'AUor vivace brama, 
Chi fla di lite tal Giudice degno? 
L'vn chiede Apollo, e l'altro Apelle chiami 

Ma decide l'honore il dubbio impegno, 
Ch'egualmente appellar ti può la Fama 
.La Fenice .dell'Arte, e dell'Ingegno* 





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E D E S I M O, 




RATTA R Plettro, e Pennello 
A vicende gfadifca 
Il tuo Genio viuace j 
La tua gloria fi.'rifca 
A la muta Pittura, e a la loqua.ee J- 
Si con doppio decoro 
Febo, e Zeufi del Cielo 5 cd'é etnòró. 



DelStf. CéHéltcr c*rh $a$. 





Co fi a d 1 vita Lettera fritta dal ReMerìndiJ?.P.&. Cipriano Mauri 

f uùlic o Lettore nell' Vntuerfità oli Paura 5 e Priore 

perpetuo di S. Marmo di detta città . 

Al Molt'IlI. e Molto Reu. Si'g. Canonico D. Flaminio 
Pafqualini in Milano &c. 

Mollili, e M. R. Sign. Patr. Colcndifs. 

) o/pira impaciente il Mondo, ej* Io'con quefi il parto 
pretiofo del fecondi fimo ingegno del Stg. Luigi Scara- 
mu^ eia Perugino idea della Virtù, e gloria de Pennelli 
del nostro Secolo • di cui V. S. già anni fono mi accerlby 
che in breuevfc ito farebbe alla luce vali ' hora quando 
nella Corte Serenijjima di Mantoa portano in fronte il Carattere di 
MmiHro del Re Cattolico Cario Secondo noflro ilementiffìmo Signore: 
Vi quel componimento Io dico> eh' e/prime i viaggi in varie Città 
d'Italia fatti dal fudetto Signore col puro oggetto di vedere , e di (In- 
diare le vortentofe finezze dell' Arte , ne Ile Tele de più famoft , ed' 
accreditati Pittori di quella, ed altre decadute etadi ; Ma perche fi* 
no à quejìo punto non f odono /Iriderei 7 "inoli , tratteggiar Carat- 
teri , ne preparar membrane , le concepite fperanze homai langui- 
scono, e quafi del tutto fmarrifcono , F.S. che il fedelijfimo Acate 
del Sign. Luigi lo folleciti , anzi lo Jltmoli , e violenti colle di lei 
efficaci perfuajìoni a dar l vltima mano ad Opera cotanto curiofty 
e proftteuole, mediante la quale dalla Fama veritiera acclamato ne 
farà per il portento non meno del Pennello , che della Penna , poi- 
che fé con quello anima le Tele, e dà fpirito à Colori, e con quefla 
rauuiuerà l incenerite memorie de tanti eccellenti Profejfort della 
Pittura, che nell'Audio dell'oblio con i di loro Nomi fepolti, qua- 
fi puoi dir fi , fé ne fi Uno giacendo . 

Non vorrei già che quejìo gran Soggetto nell' infantare il già con* 
cepito fuo parto quello dell Elefante emulale, poiché troppo allunga- 
rebbe il martirio alle noltre brame \ ne men vorrei 5 che per così lun- 
go indugio da mercuriale ladroneccio la fua bella inuentione inuolata 
Jcfojjèì (he pero per riparare dtivn tanto male l'imminente pt vicolo 

>J«>f* 3 procuri 



procuri V.É.cin ogni follecìtudine^che piti nonfifoffwda ammiri 
dcfi de rij il godimento \ mentre dalla di lei attcntione imploro delle 
mie premure l'adempimento 3 a y*S> prego dal Cielo v* diluuto di 



grazie , dichi Arandomi 
V.y.S. MoWllL e Moke fletter 



5, Ma ritto tenia il d\ l j , dgtftt \6i@. 



Ve tic tifi. & oblìgatì^fuè Serti* 
»Pon Cipriano Mauri . 



&*pU 




Copi*, d'vna IttUH fcrittk dal M> £• Sign. 1 Antonio lupìs . 

Al Reuerendifs. P. D. Cipriano Mauri 
Priore di S. Marino &c. 

[/ comanda V. P. Pcnerendip. * deferiueré il fubli^ 
me Pennello del Si g. Luigi Scaramuccia di Perugia, 
ma tutti gì' ingegni non fi confarmi a recitare nel li 
Catedra del Sole- Egli nelle Tele ha ftemprato piti 
prodtgij ali a mer aitigli a •> che raggi non intagliarono 
$ Pìdij nelle Pietre dell'Eternità . Sì può infuperbire ài effer vno 
di quei eban fuperato la Natura con l Arte , mentre in ogni feor- 
ciò ha dipinto vn miracolo, chi ha battuto fortuna di offeruare le 
fu e Opere può dire d' efferfi trouato nel fecolo degl' spelli , che in. 
ogni linea animauano vn teforo di glorie alla Fama . Egli con 
tutta ragione può concorrere con le TauOle de Zntfi , già che con- 
modi cesi naturali è gìonto ad ingannare con l ombra i Corpi , e 
con vna colorita bugia lo [guardo . Le Gallerie pm celebri dentro-) 
e fuori ef Italia non fi vedono<> che ìlluflrate da i panneggiamenti 
della fua Virtù . Baffi dir e-, che vn Carlo ff. Monarca delle Spa- 
gne habbia tanto filmato il fv.o valore, che oltre di tenere più pez- 
zi d Quadri de! la fui . mano ha voluto anche ^ che vno di ejji gttat* 
dsffè H propri* Gabinetto . Segno evidente, che quando vna sì gran 
Corona del chr ili .a ne fimo ha cercato le di hi memorie nelle jne 
Camere, che tldifcgno effettiu amen te fé. (fé degno di mille corone 
nella « UH Uuoro. £)uefìe fono quelle Pitture, che tìnte dal- 

le forfore del merito entrano fenza roffere nelle Sale de Grandi . 
7 r al afe io le Altezze dì Sauoia-, e di Mantoa, che fìmilmente ten- 
jgono fregiati i loro appartamenti con le fafeie del fuo colorito . 
Non fanello di molte Città 5 e Metropoli , come vna Roma , vna 
Veneiia vn Napoli , vn Milano , Piacenza , Bologna , e Perugia, 
ylrchiuy apfru delle fue merauiglie^e figurati fplendori della Jua 
mano. Et Jj,>ta .i.he ne IP Infigne Collegio Ghisliero di Paula Ha 
verfando ì firn pellegrini portenti dell" Immortalità 5 ben affetta 
il noHro Secolo di mirare vn altra volta riforti i Titiani> Si con- 
fili pure il Sig.Perugwo di batter rubbato i fregi alla Grecia, e dì 

*k^ 4 hauerfi 



hanerfi refo tributario vn Monda con i trofei della fua Virtù- . 
Quante ombre egli ha fparfo ne i telai del tempo , tanti lumi ha 
rifco-ffo nell'orizzonte del fuo feliciffìmo nome» Le ruggini dell'età, 
e le ingiurìe della Aìorte non abbatteranno già mai vn sì degna 
Co loffi •> infognandomi V.P. Keucrendifi. che i fulmini fuggono da 
gì' Allori , e che i gran Talenti imitano la qualità della Fenice a 
che troua la culla fin ne i fepolcri* Pennello* che decantato etian- 
dio da i Mufei d 'eruditismi Scrittori > e dalle Croniche più fu da- 
te de gì anni ha meritato egualmente w fu a lode», e le trombe di 
Pindaro», e le lingue della più incarnata eloquenza. Mi feufi V. 
P. Reuerendifi. fé alla grandezza del f oggetto porto così fochi at- 
tesati delle mie debolezze, effe ndoche. non vi è bocca più far end* 
del fi lentio , quando fi olij corre degl'H uomini Grandi. Ho vbbedì- 
to volentieri i dì lei riueritijjìmi commandi più lofio pervn genio 
Particolare , che profeffo al marito della fua padronanza , che per 
■prendere apflaufo nelle carte. Ammiro ben A doppiamente P Auto- 
re che non feto è arriuato à far parlar le 7 eie s ma ara he à dar 
li v gita ne t Fogli con il belliffime Libro , che vuoi dar alla luce 
fui genio di Raffaello, d' Vrbino . Egli farà vxt oq; ( ar*M*, e con il 
Pennello , e con la Penna , e con i Coleri, e con gì' Inchicsìri . Se 
la Pittura è vna Poefia muta ■> quefìa volta con le fue Ccmpofitio- 
ni le darà tanta voce 5 che fi farà fentire nelle I roumcie più re- 
mote della Fama . Non manchi poi V» P, Reuerendifs. di continuar- 
mi gl'abbozzi della fua grati a vantandomi di e fior e quel ritratto 
tanto animato da ifuot tttmatijfimi fauuri) e qui re/lo con il r af- 
fé gna rmi eternamente • 

&.F.P. Reuerendifs. 

Bergamo lì io. Gtntrt 1673* 

Veuottfi. oblìgatìfs. Serti; 
Antonio Lupis. 

BENI- 



W qr va? ^sr ^j? w TSI3P"- "\t- ^ir^a? *$F «qg? 'sti? <$3T 
BENIGNO LETTORE. 

\ff$^$$' V ELLA naturale inclina ione ^che meco ha tratti i 



W/ji* 1 /**' natali di ammirar noìtmeno^che d encomiare in 

^fàmìliè' Qualche parte 1 pregi no hi Uffici della Pittura, come 
^^EsÉÌÉ^ a ^ rej ^ I* h r ama, c ' je *d egrthe-ra nudrifeemi il pet- 
^$n(r<r8R^à to di grotta re altrui per mezzo di qualche mia fa- 
tica, , dato mi hanno per lo pajftto vigore fi , e replicati impul'ì : 
Ma lecermi cono/cinto fcarfo di Talento e fonerò d'habiltta non 
meno in trattar Pennelli ■> che le Penne, mi fofpefe da così pojfente 
propenfione gì' effetti . Ma eccomi pur di preftnte da efficace per- 
Ju afone di non picciolo Muoio d dm tei violentato a dcjcriuerti su 
quefìi Fogli le. Finezze d' /irte sì fublime . A queft' imprcfa dun- 
que m'accingo non meno con ardire , che con ardui e: non ad altro 
fine, che d 'incitar ', ed accendere gl'animi della Giouentu al perfet- 
to (onofcimento di sì commendabile Prcfjjìone . 

Non attender da me fiori di raffinata eloquenza, poiché U mìa 
età avanzata non permette il luffureggìar trif i Giardini d'Ada- 
tte > ma fu tuffo à coglier Frutti efpcridi , per appagar il palato 
dtl tuo intendimento ■* e fattellare l' affettilo del tuo defiderio . 

Ti presenterò molt>Jfime nctilie, che fé non hauranno la cortec- 
cia d oro a gui fa apunto de* Frutti e fperidi-, faranno almen pretio- 
fi per la fingile nrà de mede fimi . Spero pero habbino òr riti farti 
non difeari , auuengai he fenza incommodo di longhi , e dìfasiru'i 
vtavgi veder potrai quanto di bello la Pittura fotto t Italico Cic- 
lo m fé racchiude , e principalmente il Lombardico Emisfero > à cui 
più d ogni altro -idi qutfa nobil face It ade il te fero di pojjedere vien 
conceduto . 

Il mio fide , con cui horatecof retendi difeirrere fata pian» , 
perche fdrucciolando non faro per farmi gran male • e fé non farà 
purgato fouuengati , che gì amai feci prcftjjìon di Medicina, e fé lo 
tnuerai fenza periodi grani , e rotondi condonami anco in que- 
fia parte, poiché in mia vita mat apprefi V Arte del Coniare . Se 
replicati àcafo vedrai gl % {fregi ìnfegntmenti , non ù ammirare > 

effendi* 



effe n do eh e il ' rapfrcfentar le cofe più ardue \ e difetti rie/ce he* 
Jpeffo à gì' ine [per ti dì non foco frutti, ed' a periti di molta fodis- 
f attiene , Potrebbe forfi all' occhio tuo oggettarfi finniche equtuoco* 
ma ti raccordo che e proprio del PittoreJ 'ingannar l'altrui vifla* 
Ixon mi condannar ti prego di trafeurato, o parti* le fé per auuen* 
tura nominati non hauro con l' ordine, che preferiue l' antertoritk 
del urnpo cadauna delle Pitture, e de loro Autori, ò vero fé mol- 
ti fuori 'di q ite (li non verranno encomiati , ancorché per altro de- 
gni di qualfiuoglia applaufo eglino pofjìno effe re, perche la fam* 
loro forfi non farà giunta all' orecchio mio, protestandomi > che fé 
altrimenti fioffe non hauerei col debole mio talento trafeurato di 
celebrar degnamente con elogi t meriti Uro . E poi aggiunti il 
non batter io proporlo in quefio Libro di tejjer Annali , ne pro- 
durre Inventari} di ogni Pennellata , che troppo in Ungo farebbe 
andata la ficenda , e poco volume siato fufficiente non farebbe. 

Se poi in qtiefla mia fatica ritronerai qualche co fa di buono 
riconofcila non dalla mia fiacchezza, ma da quel Signore, che sa 
render feconda la file r Hit à, e faconda la lingua de me de fi mi baU 
Irnienti . Gradtfila di buon cuore , e con oc chio amorcuole la ri- 
mira, mentre io come figliuolo ofifequieme la fottopongo averi f en- 
fi della Santa Romana chiefa . Viui felice , e nel tuo fieno abbon- 
danti dilunij il Cielo le fue gratie , quali' hora a fronte de Critici* 
e de Monu io men v.:dj ad ogn hora ficaramucctando* 








PRI- 




£ & A * *> * * * H i A * ' i l * > * * > ' ' i * ' A A 4 fi * A i 4 t 4 * ^ 

i ' . . . . . i , , 4 '*> ì J 3 / V - f v- > » 

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-* A iv G L V 3 S " ' ' v N D V 3 Dei gl-atih Hrfpaniai'im^, 
£ Vnijiv, Tic v x , & Medtolani Dux &c. Ac 

£f Ri-gir.* « x; ar \ ..a Austriaca «ius Matcr , vti Tutnx> 
P 1 & Cura ix> nection G ' na ix , di do rum Regnorum, 
& Status Stc. Sanificarne nobis Io. Andreas d; Magris 
Impreflbr in Ciuitate \>apix t fé in pubUcum emittore* 
velie opus nuncupatum LE MEZZE DE PENNELLI ITALIANI, 
nunquam ance editimi, fi valdé vereri, ne, Libro edito» abj , euni 
iterum excudenres, imp ;nfeà ac d.-!*- genti* fute frufium ititerci-pianr, 
atq; ìdcircò Cibi a no bis hac in re calieri, atquà'prouideri ninnili- 
ter penjc : Nos vifis omnibus, rem ìiteerariam adaugere ftudenti* 
bus, fauendam cenfentes , morem ei -gercndnm e/Te duximus , itaq.j 
praefentium tenore , itatnlmus, & inhi.bernus Imprefforihus,Bib!io- 
polis, alij'fq; omnibus, & fìngu'is, ne hinc ad annos fex ab ediro 
Libro numerai, dus, narrucum opus imprimere, aut imprimi fate re, 
alibiuè impreflum in liZ)C pominium importare, vel venale habere, 
aut vendere audeanr U.b pceaa amiruffionis omnium Libro rum-, ac 
prastereà feutorum qumquaginra » cuius pcensc dimidia, Fifco noiUo, 
reliqua Supplicanti appìicetur . Mandantes quibufeumquè Oifìciali- 
bus, & Iufdicentibus Dominij noitri Mediolani, tàm mediatis, quim 
immediatis, vt pra?fentes Litceras inuiolatè fcruent , & Tei nari fa- 
ciaut, procedendo contri inobedientes iuxtà earum di fpofkionem_>, 
atquè tenorem. In quorum fidem, prsefentes Sigillo nottro munitas 
fieri, & regiftrari iufììmus . 

MedioJani die quinta Decembris M. DC* LXXII. 

LOCO * SIGI hi I. 

G. Annonus. 
A tergo tegiftrati in Filo Patene* 



ÀPP?sG>- 




A P P R O B A T I O. 

DM. Reuercndirs. P.T>. CyprianusMaurusPrior S. Marini , & 
Confultorhuius S.OmtijPapi* de mandato Reuercndifs» E» 
Inquificoris Papi» rideat , & rcferac &c. 

Fr. Io. Dominicus Boerius Vic.S. Offici/ Papi» . 

Infrafcritto hh letto ptrcomtwflìone del T.l{cncrendi{!. Inqnfitort 

' con grande attenzione queflo Libro intitolato LE FINEZZE DE 

TEN NELLI ITjILI*ANI Opera del Sig. Luigi Scaramuccia 

daTerugia, nel quale non ho trouato fenfi contrari] alla Santa Fede» 

ne cofa pregiudiciale al li buoni cofiumi; anzi r pieno de Lumi non meno vafti t 

che nece(iarij à profefiori della Tittura,& dilctteuolt à cbt di quefta fi diletta, 

Dat t in $* Marino il dì 25. Ottobre 1672. 

D* Cipriano Mauri Triore» & Con[ulton* 
Die 26. Oftobris 1672. 




1MP.RIMATV K 
Inquifìtor Gcncralis Papix. 



— C PU " ' % 



I M P R I M A T V R. 
Primic. Phryg. Vie. Gen. Capir. Curia? Epifcopalfs Papia* « 



I U 1 — W W il I T . f i IT" I »< * «H»j 



, mr— < ». i l» h <j 



1MPR1MATVR 
D. A» de la Pe"a Papia* Pmof.; 



1NTRO- 




X~r 




INTRODVTTION 

A L L' O P E R A- 

CIOLTO da i legami della Patema potcfU vii 
auucocnte Giouine per il commini tributo poco 
anzi pagato alla natura dei Tuo Genitore, cadde 
in vna nuoua feruitù tanto più pericolofa , qui;;; 
to che da e fio era creduta per afloluta li berrà» , 
menrre quafi farro prigioniero dell'Orio, ne lù vi- 
cino à Soggettarli al Vno, che folta fpecic di fido come 
celando la propria forma di fiero moftro , lo conducala per la 
flrada de piaceri fuori della Patria , non già com'cìlo credeua 
alla Magione dell humana felicità, rrà bensì all'Albergo delle mi- 
ferie , oue haueua determinato in fine di rilegarlo . 

Caminaua a gran palTi dierro a quella fallace feorta l'mefpertfrj 
quando giunto oue la Via fi druideua in due, guidato verfo la fi- 
ni/tra, come più facile, fèntì da voce graue inficine 3 e foaue ri- 
chiamarli alla dcftra 5 oue (orgea vna icofecfa rupe, che all' ap- 
prezza del fenticro da calcar fi per arriuaie alla di lei fornai irà 
pareale inaceiTibile. Colà riuoho il Giouine pofpofe la confide- 
fatione della troppo ripida falita al dtCìdcrio di giungere ad via 
belli/Timo Palaggio* che su quell'alta Cima collocato eia il non 
più oltre dì quanto poreua appagar l'occhio sì dei Corpo, come 
della mente iu quello Mondo. E però difeoftatofi non (en za fie- 
ro contrailo dalla poco ben auuiata guida diedefiàfeguir l'orme 
della buona indole, che in quell'infante comparendo irceli cono* 
fccre , quanto hauefle fin all'hora trauiato dalla retta ftrada, e 
faiutò à Superare d'eaia ogm ditfkoitf . Onde tiltomSì in breiw 



àìla foglia di quell'impareggiabile Edificio, nel quale ne fu ac 3 
colto da maeftofìilìma Dama, che in candido ammanto gratiofa* 
mente adattato, coprendo infieme,e moftrando la leggiadra pro- 
portione di tutte le membra era di (e ftefla foJo ornamento) ed 
al cui paragone farebbe ftato vile ogni più prctiofo intefto d'o-' 
ro, e di gemme » che giàmai haucflc potuto rinuenire la pompa 
de Sibsriti. 

Era attonito il Giouine a cotal vifta, non mero che abbaglia- 
to dalla luce d'vn Sole, che ri/plcndeua in petto alla bell'Ofpite, 
quando (enti in tal guifa faucllarfì. Girupeno, quella fon'io,che 
compatendo al tuo ftato ti richiamai dal fenriero , onde t'inca* 
rtiinaui alla perditione . Credo che airafpctto ti farò nota per 
quella tanto implacabile nemica ài chi ti conduceuaal precipiti©, 
Quanto amica di co/oro, che l'abbandonano per fard di me fe- 
guaci, anzi pdTeGbri . G'à tu conofci,che fono la Virtù Madre 
di rutre le buone Arri, che han refi immortali quegl'bumaniGe- 
nij,chc con effe in vanj tempi fi lono accoppiati . In quefta fplen- 
didiffima Abitationecffì tutti foggi ornano godendo degl'eremi ap- 
plaufi, che per quelle hanno in dote ineftmabile riccuuti; cd- 
cccoli appunto, che torti vengono ad incoi rrates cor. bruma d'ek 
icrti ciafeuno compagno nel corfo di tua Vita. 

Hor mentre così parlaua la Virtù ccmpzrue fui nobl /Tìma co- 
mìtiua di leggiadri Giouini tutti core prati . I .*w, e d'Alloro*, 
hauendo nelle mani chi Libri 5 chi AÙc, chi Pennefl hi Scal- 
pelli, chi Matematici, e bufici Sffememi, e chi alrr< - fe iccor.uO 
che avarie Scienze, cd'Airi l'erano applicati . Quei:i : .che erano i 
Geni) di quam'Huomini iJIuftri hebhc if Mondo» fi pofero intorno 
à Girupeno, che girando anch'ei lo lguardo s 'abbattè à fi Carlo 
in vno,che di qualunque tenea Pennelli ir mano, pacale, che 
più vaga, e maeftreuolmenre li maneggìatfe. All'hora la Virtù, 
che ogni atto di hi Aaua efferuando, chiam?ro a fé quel Genio 
ch'era flato già di Raffaello d'Vrbino gl'impofe haueflc del Gio- 
uinetto cura particolare, g?à chead'efio,più che ad'ogn'a/tro l'ha- 
ueua veduto inclinato, ed' egli pronro poftofegli vicino» e po- 
feia tiratolo gratiofamcRte à parte incominciò ad interrogarlo del- 
la vita pallata , cioè à dire j quali gl'apparati ceftnmi, di qua! 



propofito> e tenore il Padre in educarlo; à quali trattenimenti 
crafi veramente applicato, ed'altre fimili circonftanze. Quando 
à tutto ciò l'afforcato Garzon. Così rifpofe : Ritrouandomi io 
in iftato di foggiacere al Paterno dominio , malageuolmcnte po- 
fcuo fentirna li giogo, poiché di mia natura troppo dedito à pia- 
ceri colà portauami il talento j Non reftaua però che alcun luci- 
do interuallo mi giongeffe al cuore, confiderando, che mal con- 
uienfi ad Huomo d'honore Io (lato dell'ignoranza, onde apprefi 
per iftimolo di decenza qualche poco della Grammatica j- mi di- 
lettai di feorrer Libri, e mi conobbi molto accefo nell'Amore 
delie tré belliflìme Sorella Pittura, Mufìca, e Poefìa , ma della 
prima più che dell'altre da non so quale intèrna vchemenza fen- 
rendomi rapire, quafi fcherzando, e non da lenno mi polì ad' 
apprendere i principi] Cotto la dircttione dei miglior Soggetto, 
che ne la mia Otta fi ritrouaffe*, Ma à pena mancommi ?i Geni- 
tore,che rimanendo in tutto fignore del mio arbitrio, pofi quali: 
affatto in non cale ogni incominciato ftudio, nuocendomi in 
vece à moip licenriofi diueit (menti . 

Fui condotto dal mio vano defiderio fuori del Patrio nido pen* 
fando a quel modo goder di quo frutti, che fuofe la milera Gio- 
ventù sbrigliatane it* brataare. Ma ecco, che col fauor dei Cic- 
lo pcruenni, come 3 voi e già noto, quando men lo peritai, ir» 
quello Seggio di iplentJidezza, ouc chiaramente fi feorge quanto 
ai pari d'ogn'sltra fia bella, e grande la Virtù della Pittura, alla 
quale io finalmente arrendendomi determino, quafi à Diua, con- 
i^grare ogni mio volere. 

Ben l'apponefti, rifpoie il Genio di Raffaello, e Tappi cfte efia 
^ vna delle più eccelle tra tutte le bell'Arti liberali , clic imagi- 
Bar fi pò (Tino , ed' a te, che per quanto comprendo non giurici 
per anco al quarto luftro molto bene adattata fratalE , e tanto 
più, quanto che parmi poter giudicare dal tuo giocondo, e vi- 
uace alpctto vna riuscita frraordinaria in così importante profef- 
fìone. Ma perche lenza viaggi, e fatiche mal fi ponno affatto 
confeguire di quefta Virtù le finezze più pretiolc, impanci verfo 
quella parte, che fenza dubbio farà pronta à lòmminifirarti i mez- 
*i pc; ottenere il fine delle tue lodcuoli brame,. dico 2 Roma* 

oue 



ouc per te lieue farà la buona, e vera ftrada apprenderci ed' io 
in tal guifa mi renderò vbidiente à colei, che la faccnda d' affi- 
lici e à tua perfona m'impoie. 

Cosi dicendo il Genio condufle il buon Girupeno alfa volta 
dell'Alma Cmà,ed'egli quando vi d conobbe giunto,reftò qua- 
fì qual Huomo mezzo nà'l fonno, e l'effer defto per le cofe in 
si breu'hora accadutegli, e ftando tutto pendente da cenni , e 
dal volere del (ito direttore, e ducc ? attCfldcanc dalla di lui boc* 
ca dolciumi i Sermoni. 




PKTtM 



4iM*4AUlttit4M*4*A4U 





tàrnù 













PRIMO INGRESSO IN ROMA 

DEL GENIO 

CON USTO 

G I R V P E N 0« 

GAP. P \ l JH 0~* 

;^~ IR.VPENO fW giunti à Roma, dee 

à d>re,ncl recinro degl'Hu omini Grandi, 
ed' iti quel luogo, che dir ti puote il he! 
compendio di ciò che nel Mondo fi rac- 
ch<tidC) e là doue a tuo bell'agio potrai 
quella voglia sfogare , che la Natura , e 
la buona ione ti diede. Rimira per tua 
fè> ò mio fegua ce quanto di fontuofo in 
quefto nobili/Timo giro fi racchiude } La 
grandezza delle Fabricfoe, le Moli merauigliofc, l'ampiezza delle 
Vicj la magnificenza de Tcnapij, e gl'altri ftupori, che infiniti 
ponno chiamarti» come con tua ferma accuratezza potrai giudi* 
tiefaoncnte ofleruare, e baili il dire* che quefto fia il hiogo>oue 
il Vicario di Chrifto rifiede per riempire di gioia l'animo tuo : 
poiché ciò (eco tira il concorfo d'ogni più rimota Natione, e 
gPoÉTequij di tutti i Prencipi non folo dell'Europa, ma dcll'Vai* 
uerfp tutto; Quiui dclitic maggiori imaginar non fi ponno ; e 

A quiuj 




1 LE FINEZZE 

quitti abbondanze di pompe, agi, e fplendidezze come in loro 
sfera rimiranfij Ma ciò che finalmente pili rilieua, le virtudi per 
efiere pai 5 che in niun'ahra parte in pregio, quiui fuperba , e 
vittorioiamente trionfano, e fra l'altre la bcJIa Pittura, qual tu 
hai propofto d'intraprendere, qui fenza dubbio fopra eccello 
Trono mirabilmente foggiorna', di maniera che, ò mio caro, ben 
potrai dettare gli fpiriti, e nobilitare l'animo con il ficuramentc 
esminare per la carriera non dubbiofa , e non fallace , che dou- 
rà condurti al generofo, e defiuo fine. 

Cosi parlaua il GeniOj quando tutto infiammato Girupeno cfall* 
Amore della Virtù non meno, che dalle parole della (uà rmc- 
rita Guida, efclamò. Oh iqual non più [emiro giubilo mi pene- 
tra ilcuore per cesi rara ventura occoi fami infin'ad hora>c da che 
ho principiato à ccnofcerc in quii' errore me ne v/uea prima,che 
dalla Mano dell'Alto Facitore folli rattenuro dal piecipitoio cor- 
*b, che fenza dubbio all'imminente rouina mi conduccua. E poi 
per quìi cagion maggiore potrei chiamarmi più felice di quello 
M ritrouarmi in queft' Alma Città, la quale per tante legioni 
Capo del Mondo s* appella? H?r dunque, ò mio fiJo Maetìro, 
non reftiamo ( fé pur così v'aggradaceli dar prrncpio a] veder 
anche in quefta felice giornata alcuna d^lle bdlc Pmure del vo- 
flro tanto famoio Raffaello. Cosi fi facci , nipoie il Getfio, poi- 
che egli è ben doucre, che tu, à cui è toccato in fo/te hauer me 
per Djce, e Precettore, habbi d'haiere ancora il Priuilegio di 
fiflare la vifia nell'Opere fuc merauigliofe . Ma qucfto fia di 
ps foggio per kora, e i'olo fi rimirino alla sfuggita quelle del Va» 
ticano , poiché l'hora è tarda, e conuienfi dar ripofo alle mem- 
bra nel nofìro desinato alloggiamento. 
Cosi difeorrendo s'auuiarono verfo il più famofo Tempio del 

s.ìiim Mondo , cioè a dire à S. Pietro, doppo di che fi portarono, del 
Palazzo Pontificio, nelle Loggic , e nelle Stanze dette di Raf- 
faello in Torre di forgia, e qui Girupeno quali abforto (ancor- 
/g* che non capace fi»' à quel punto di quelle cognitioni , che per 

^* altro han forza d* imparadilare chiurque le poificdcj sfalsò a ni- 
di Aimo da per tutto Io (guardo , e mi conferò, difie, di già pre- 
fo, e lutto innamorato di Xittv cqsì bella, ac faprei volere, ne 

valendo 



DE PENNELLI ITALIANI. 3 

volendo il potrei per qualfìuogl' altra quella lafciare, però caro 
Maeftro pregoui per quanto pollo non voler mai abbandonare 
h mia inferuorata voglia, acciò ne debba diuenire in effa à qual- 
che grado di perfezione, a cui col* aiuto del Sommo Dio , e 
per mezzo de voftri continui ricordi, ed* anco per quello de* 
miei fudori fpero di pcruenire . Certo ò gcncrofo Garzone, ri- 
pigliò il dottifllmo Genio, che ttì meriti d'efferc aflìftito , cd'af- 
fìcurati, che non mancarò in alcuna cola , che fuggerire mi fi 
polla mai, onde habbi a poggiar sh quelle cime, a cui il giun- 
gerui folo a pochi il Ciel largo deft/na. 

Sì f* noto, che doppo vna vifla generale à tutto il hi/o della 

Città di T^oma , incomincia il Genio di Raffaello à dar 

principio agi wjègna menti <verfi dì Girupeno. 

c fA rp. 1 1 

Qppo d'hauer Girupeno coli' aflènfo del Genio 
dato ripofo alle membra, fu condotto dal medemo 
ne giorni fuflequenn à riconofecre con più com- 
moda attcntione , ciò che di più (ingoiare in sé 
raccoglie, tanto d'antico , quanto di moderno quel 
Teatro dell* Vniuerlo, ed'offeruatofi dal Genioogni coftume, ed 
ogni detto dei Giouine , così verfo di lui riuolto prefe a dire. 
Già che m'accerto di conoscere in tè, ò mio amato feguace, il 
tuo ingegno così bene addattaro ad effercirar la Pittura, (Hmo 
conuencuolc, anzi ti coniglio, e commando, che tu dia rico- 
minciamento da douero allo ftudio di cfla, & abenchc i princi- 
pi) ti iembrafTero alquanto duri, e pieni di afprczza , deh non 
perciò t'mcrefca con inuitta coftanza il fuperarli j poiché erti fa- 
ranno lo (labile fondamento di quella fabnea altiflìma, che tu 
hai per te (ledo ad erigere alla villa del Mondo , anzi à quella 
degl'Huomini anche più idioti, che molto vuol dire. 

A quelle parole riuolto Girupeno verfo il Tuo diletto Macflro,' 
con fnolta riucrenza nfpofc • Eccomi pronto per incontrare co- 

A 2 ? a gg ! 9: 




4 LE FINEZZE 

raggiafamente ogni qualunque benché (iaifrro auucniownto . Da 
me non veranno rifparmiate ne fatiche, ne incommodi, e ftimav 
rò iicue ogni maggior pena, e difaftrofo rigore , purché mi fi* 
permeilo di giungere al colmo di quella da me tanto defiata me* 
ra. Così la penfi bene, ripigliò il Genio , eflendo che fra tatti i 
requifiti, che fi richiedono in quefta degna Profèffione, vno de 
J§ principali fi è quello della fermezza accoppiata alla fofrerenz*, 
che bene fpeffo viene edercitata da Giorni prudenti , e maffiaie 
ne- principi], entro de quali per appunto di preiente tu ti ritroui. 
Ciò derto s'auuiarono oue per prouederfì faceua di mefrieri» 
cioè di Carta, Lapis , ed* ogn' altra cofa per 1' vfo del difiegnarc 
a propofito-, e doppo ritiratili all'alloggiamento y il buon Giru- 
peno fi pofe a considerare lo flato fuo, ed* il buon , afcendente> 
a che fino a quel punto l'haueua condotto . E perche ne Tuoi 
anni più giouanili s'era affai cflercirato nella- Poefia, motto da 
certo naturale impulfo, in. lode della Nobiliflima Pittura formò 
il premute 

IQNETT O. 



v 



Agir prole del Ciel y figlia deli' Arte% 
Pompa, del fuol , riuale ali* Natura^ 
Beli' oggetto dell'occhio , in etti Natura 
Scorge i trionfi 3 ed' i ircfct dell Arte » 



Madre dello fiupore ■> honor dell' Arte 
Fa feco Ite fi a istupidir Natura: 
Se U Tomba à vn' Eroe p«rge Nature^ 
Mi n afe e in Cuna al colori? dell' Arie* 

Da Pennello immortai punta Natura 

Cede le Palme al campeggiar dell'Ariti, 
"Eie perdite f ne piagne Natura* 

t ti chiare o/curo balenar dell'Arte 

Fra quell'ombre ha lOccafo la Natura, 
E fra quei hmi kà l'Or tenti ([Arti u 



& 



DE PENNELLI ITALIANI. $ 

Si che confideiatafi quefta>benche picciola, compofitionc da$ 
Genio , concepì del Giouanc maggiori fperanze di prima , e dtf- 
fegli. Ben preuedo in te,ò mio caro, ed' amaro Difcepolo, qua- 
le ftraordmaria riufeita dourà effere la tua, purché non trauij da! 
prefente incominciato camino-, E quanto gioui à Pittori l'accop- B - N> 
piamento delle belle Lettere, non v'è per auuentura alcuno, chi \g? 
vi contradica . Horsù dunque li dille, prendi . E qui diedcgli 
alcuni primi Elementi del Difiegno, acciò fopra di etti fludiafle. 
Queft» furono lineamenti principali , come Occhi, Nafi, Orcc- 
chic,ed' altri fimiIi,Lettioni date alle Stampe da più valenti Sog- 
getti, le quali cole fcruirono à Girupeno per ripetere nel miglior 
modo potàbile i principi) hautui per Ninnanti, e prima della man* 
canza dell' cftinro Genitore. Non fu gran cofa , che fi vedefTe 
dai Maeftro paffarc con velocità grande I" intendimento delio- 
Scolare per limili infegnamenti, poiché la Tua buona, e chiarità- 
ma indole Io porraua a momenti a cofe maggiori*, onde in breue. 
tempo d'ucnne attitàmo nel cauar di (fogni di confiderabilc ardui- 
tà ripieni, tanto che il fuo medefimo Precettore rimanendone* 
quafi attonito, non che edificato , lo fece paflarc auanti à rico«- 
piare gl'ifteflì diflegni di mano di Raffaello, coinè anco» l'Opere 
lue dipinte à frefeo,. & ad oglio, ed' egli Tempre piti innaniman» 
don* non la (ci a uà d'approfitta rfi , tanto che vn giorno il Maeftro 
coli (e U fece a dire. Tu fei di cosi, perfpicacc ingegno,, e di* 
ipofto per quella Profc/fione» che à gloria, di Dio non dubita 
che non fij per riufeire vno di coloro, cui iLnofrro Secolo cor* 
iftupore ammira . Profiegui, negiamai, ò per il- profitto, che 
per te fteflo, cd"»n te (ietto vedrai, ò per le lodi,. e he forfè iu- 
fìngheranti l'orecchio, dcui permettere, che habbino ad efler e?-» 
gione valeuole per insuperbirti, poiché nulla haurcfli fatto per il 
paffato, e tanto meno per far farciti ne! tempo auuenire. 

A quelle aflennate parole il modcftiflimo Girupeno con gra* 
tiofo rotore in tal guifa rifpofe. Non v'ha dubbo^ò mio amato 
Direttore, che le voflre amoreuoliftìme correttioni , ed' auuerti- 
mcnti fino a qui predatimi non riefehino altre tanto per me di 
profitto, quanto per fé fteffo fono colme di carità, ed* affetto, e 
imhfcxcto laici, fc non le prenderti a grado con quel giubilo in* 

ternoj 



6* LE FINEZZE 

terno, che ad vn obligatiflimo fcruo, qual'io vi fonój fi con- 
uiene, onde di tutto ve ne r ingrano. 

Qui tacque Girupeno , ma feco fteffo non ceffaua difeorrerc 
il modo onde poteffe alla ben incominciata imprefa dare il con- 
uencuole mezzo, e defiato fine. 

// Genio CMaeHro ifiruifee lo Scolare nel compimento di atte- 

Sia grami* tAr te della 'Pittura) e /òpra ciò fanno 

tra ejfì alcuni di/corfi , 

€ A P. / / /. 

Vaktvnq^ve ( dille il Genio vn giorno al fu<* 
dilettiflìmo Girupeno ) il mio Raffaello habbi con 
lode, e priuilegio particolare trattato il Pennello, 
potrebbe per auuentura da tua perfona efler tenu- 
to in conseguenza il più d fàcile da feguirfij ma 
fappi,$he per efferc la maniera di lui colma d'innumerabili bel- 
lezze ò a te che Tei d'ingegno eleuato, ed aflai pcrfpicace, non 
farà imponìbile il rinUenirne ciò, che per tuo propofito farà di 
meftieri} fi che amato mio figlio (che tal giouami A chiamarne 
ben potrai da quefto delitiofiffimo Giardino fciegliere à tuo ta- 
lento, e vantaggio di quei Fiori che per altro al tuo buon odo- 
rato più adda natamente faranno per conferirli, ed* in tanto an- 
dianne qualche poco palleggiando per I'amenitadi di effo, quali 
hanno non meno adornato quefto bel Cielo Latino , di quello fi 
faccino colà sii le lucidillìmc Stelle nel loro firmamento* 

Portati fi per tanto di nuouo nelle Stanze già accennate del 
Vaticano, ed'entrati che furono nella S?h, ed'affiJato lo fguardo 
nella gran Battaglia di Coftantino, vi fi .trattennero per buona 
pezza, vedendo, e confiderando à quanto fi era ftefo il valore 
di chi Thaueua efpreffa^he per appunto fu quel Guho Roma- 
no, che nonfolo in Roma haueua egregiamente operato, ma in 
diuerfe parti, ed* in particolare in Mantcua, douc fé conofeere 
il/ublimc fuo talento. Le particolaritadi di quei] 'Opera per all' 

bora 




DE PENNELLI ITALIANI. 7 

hora in loro ftefll rattennero, pofciache in tutto, e fenza ritegno 
anfiauano di veder quelle del diuin Raffaello, che iui propinque 
fanno di loro fteffe e pompa, e fpettacolo agl'occhi altrui, onde 
pe-netrandoui con gran dolcezza di cuore, doppo d'haucrlc per 
poco fpatio di tempo contemplate, quafi che per la ioucrchia 
gioia Girupeno ne hiennci ma pofeia ripigliati i fpiriti 3 così ver- 
fo del fuo Macftro fciolfc la lingua. Qucfre Hiltoric, e qucfti 
bellilTìmi Dipinti, che han forza d'imparadifare chiunque li rimi- 
ra, degne farebbeno d'efleredel continuo encomiate dalla Lin- 
gua, e dalla Penna drgl'Huomini dotti , e che la fama loro fé 
uè volafic dall' vno all'altro Polo. Qucfto già è feguito, ripigliò 
il Genio , ne qui fa d: mefberi di maggiormente esagerare in lo- 
ro fauore, poiché nulla mancale p ù di gloriofo - , folo con lo (In- 
diare iopra ói quelle ben dotte cruditioni, ed* affettati {incarnenti 
gr?n lodi tu porrai accrefccrc à Raffaello, come con il poterti 
propalare per vno ancorché mimmo Seguace delle fue eccellen- 
ze, l' ideilo far potrai. All' hora Girupeno; ed '10 non mancarò 
per quanto mi farà pofltbilc con lo ftudio (opra di quefte, ed' al- 
tre Tue degne Pitture affaticarmi per ottenere l'intento come voi 
dite . 

Ritirauafi fouente per tanto il feruorofo Giouine in luoghi ib- 
litanj, e qunu per far proua di ma memoria pcȓeua tal' hora fo- 
pra delle Carte quanto di perfetto il giorno hdueua veduto, e 
confiderato. Tal volta ina fchizzando le lue bizarre immagina- 
tioni, e quello per configlio nel fuo zelar.tilhmo Maeftro, come 
anco le andaua diftendendo co' Pennelli sii le Tele, ed* il tutto 
con ogni più acuta applicanone, già che fenza di quefta poco, 
ò nulla in tanta difficile Profetinone far fi potrebbe. Fiì in fom- 
ma tale, e si veloce il profitto ài Girupeno, che molto tempo 
non andò, che tutta Roma per quafi perfetto , e ptattico Pitto- 
re lo confefiaua, ed' egli tempre più prendendo animo per le lo- 
di, che dar fi fentiua > poiché virus laudata erefiìt* più volon- 
ticri fempre affaticauafi. Vna fiata il Gemo Maetrro per prousr- 
ìo fi compiacque farli alcuni quefiti fopra 1' Opere di Raffaello, 
e diflegh. Qual di tutte che hai diflegnato nelle Stanze del Va- 
licalo hai trouaic di più iìr^olarci Palefami il tuo giuditio fopra 

di 



H LEPIDEZZE 

di effe. Tutti i tratti di quell'eccellente Mano panili efere di- 
urni, ripigliò Girupeno, perche veramente fono di gratia ftraoi* 
dinaria ripieni, ed' a parte per parte, ic ogni cofe inficine mira- 
colosa, e come venuta dal Cielo da me vicn tenuta; Ma pure 
per vbbidirui dico, che il Monte Parnafo è quegli» fecondo il mio 
parere, che più d'ogn'attro m'aggrada . E qual cofa vi troui ti} 
fòggiunfe il Genio, che cosi ti diletta, e piace? A cui Girupe- 
nu, vn giuditio tanto efquifito nell'ordinanza delle Figure, vna 
varietà cosi bella nell* aria delle Tette , vna tenerezza tale ne 
Panni? vna vaghezza, & armonia così aierauigliofamente accor- 
data, e foda vi comprendo, che non fofo di molto m'ammae- 
ftra, ma totalmente m'innamora , e rapifec. Tu dici veramente 
cene, diffe il Maeftro , ma qual* altro di tuo contento maggiore, 
fé il Ciel ti guardi, per il reftante delle Stanze hai ritrouatof L'in- 
cendio di Borg« prontamente foggimi fc Girupeno', Taci, rifpofe 
il Genio, non dir più oltre che l'hai indovinata; unte fono ftu- 
pende, ma in quefta il mio Raffaello ha fuperato fé medefimo, 
ed* in particolare in quei due Nudi, ne quali pare hauer pretefo 
fìngere Enea portante fopra de propri) homeri il Padre Anchf- 
fe, che in vero non fi ponno ne disegnare, ne efprimere mi- 
gliori. Horsù io vedo che ti fei auuanzato così bene nel cono- 
feimento del buono, che poco più ti refta, fé non di quello dell' 
operare affai, e mai fiancarti -, ed' io in tanto leco mi rallegro. 

Si racconta qtnUo andauano alla giornata o/feruandó nclla^ 
Pittura per la Città di T^tma li c/uc^ > 
Maejlro , e Dtfitf 




GAP. IV. 

N tanto non fi mancaua ds quella Nobil còppia 
( mentre fi daua qualche poco di paufa alli conti- 
nui fludij , cofa molto neceflaria per conferirne 
fempre frefeo l'intelletto) di andare a vifitar* l'O- 
pere piti belle <fc{Ji Città , hauendo il Genio dato 



DE PENNELLI ITALIANI. <> 

già ifl primo luogo à riconoscere alGiouane l'Opere tutte diRaf- &/<$[*-, 
Scilo, ed* in particolare le Sibille nella Chiefa della Pace, la del1 ^ 



Pmc$. 



Tauola in S. Pietro Montorio, il Profèta in S. Adattino, le due _ 



otarta 



Loggie de Chigi con le Fauofe di Pfiche, e della Galatea, oltre m 
quelle gii rinomate del Vaticano . Quando vn giorno fri gl'altri s.Agt. 
inuitatolo lo conduffe per alcuni luoghi, ouc ftanno efpofte per-' 1 ""* 
appunto le Pitture tanto Antiche, quanto Moderne delli pu) ri- 
nomati Soggetti dicendogli. Io non haurò m condurti ò mio 
diletto ( in rauuifare tante, e sì diuerfe operationi ) riguardo ne 
à precedenza di merito, ne a ordine de tempi pacati, ó premèn- 
ti) ne tampoco intendo, che fi facci rifleflìone a mohifììme fjR- 
corche belle, e buone chiamar fi portino), poiché il noflro fine 
dourà folo eller quello, onde tu ne debba trarre vn gufto fbs- 
ordinariamente buono. Ma il Mondo, ripigliò Girupeno, non 
dirà egli, che il mio fia vn capriccio, cd'vna mera, e partiale 
opinione fé non m'appiglio, che à pochi? Lafcialo dire, log-, 
giunfc l'altro, e rifpondi folo che chi ti ha tenuto in cura, ti ha 
anco preftato precetti tali , quali per la Tua autorità ben potea 
darti fenza tema d'errare. Ma di quefto forfè ne discorreremo 
tn altre occafioni . Ben, rifpofe Gir-upeno , il Sourano Motore, 
che :mi ha dato voi in forte per mia guida non mi fa dubitare 
ciò che dire non efler certi (lìmo, l'ifteffo Dio che ha conceffo 
tutte le gratie, ed'iniufì tutu i numeri dell'Arte al gran Raffael- 
lo , da voi, che di quegli Tete il Genio, non potrò che atten- 
derne ficuri gli adiramenti j Ma in tanto non mi celate amato 
«io Duce, quali hauranno ad edere coloro, che doppo quefto 
Prencipe di Pittura haurò ad offeruare, onde ne pofla confegui- 
rc Mici gl'euenti per l'imraprefo camino? Titiano ne tempi an- 
dati, ripigliò il Genio, Polidoro, Giulio Romano, Corepgio, 
Parmigianino, Paolo da Verona, con alcuni pochi altri, haue- 
ranno ad effere i tuoi veri fpecchij Tra piq moderni poi li primi 
Caracci , e molti ancora de fuoi feguaci , quali effendo riufeiti al 
Mondo di flraordmaria ammiratone , hauranno ad effere la tua 
vera mira , e bersaglio, e fé quefti di poco numero ti fembraffe- 
fo, ciò punto non ti caglia, eflendo che già fai non la quantità, 
ma la qualità douerfi in quello Mondo apprezzare ; ne Io qui 

B orerendo 



io LE FINEZZE 

pretendo derogare à chi che fìj per mezzo del filentìo il domi- 
to merito, anzi feome vdirai nel proceffo della noftra deftinata 
peregrinatione , farò per predare a ciafeuno ogni più douuto,ed 
honorato oilequio . Ma quali altri doppo il noftro Raffaello (diffe 
Girupeno ) meritò maggior grido dipingendo in Roma. Non 
v'ha dubbio, che Polidoro non folle il più fUmato, e degno 5 ri- 
pigliò il Genio, e l'Opere Tue famofe le puoi vedere, fé ben 
molto lacere dalla Tramontana, fopra di quefte Mura à chiaro 
ofeuro, piene d'ogni eruditiflìmo fapere. Ne gufterai dunque di 
55 effe il buon difegno, il facile, e rifentito modo di fare, e final- 
>> mente tutto l'eftratto dell'antica Scultura cosi dal Mondo ftima- 
» ra; Studiane pur tu per concludere ogn' Opera di lui, che al 
certo d« non lieue giouamento ti farà per riufeire. L'cdacità de! 
tempo ha portato rifpetto (più che ad' ogn' altra di fua Mano,) a 
quella detta della Mafchera d' Oro per contro al Palazzo d' Ac- 
qua Sparta , oue fri efprefla la Fauola di Niobe, ed' altri rappre- 
Tentati degni d'eterna merrioria, a quella del ratto delle Sabine 
vicino à Corte Sauelli, & ad'altre poche, che per te fteflo po- 
trai, girando per Roma vedere > Ma fé poi h.ueffì talento di 
faperne ad vna, ad vna più al minuto, prendine à leggere la di 
lui vita in Giorgio Vafaril,che didimamente ti faranno palefi af- 
fìeme col miserabile fuo fine. 

Gran diletto, e contento recauano all'animo di Girupeno que- 
fti difeorfi ) ma defìderando qualche altra particolarità fentire 
delle prerogative di Polidoro per la bocca del fuo Maeftro, in- 
ftantemente ne lo pregaua. Se tu non hauefli ad cflercitar la 
Pittura, ma folo a dilettartene, in quel cafo direi (rifpofe il Ge- 
nio) e ti palefarei nella miglior forma potàbile non folo di vh 
tant'Huomo i particolari talenti, ma d'ogn'altro Soggetto anco- 
ra mi sforzarci darti ad intendere ciò che valorofamentc hauef- 
fcro operato, ma ciò per te poco ò nulla rilieua, mentre eflen- 
do tu in quefto balioso deui, e lo puoi per te fteflo facilmente 
apparare } Per mezzo dunque del ncceflario ftudio potrai giun- 
gere più che co* difeorfi alla cognizione dell' eccellenze di quenV 
Arte cosi fublime , e penetrare di effa i più profondi Abiffi, cd'i 
più reconditi repoftigli \ col oicdcfimo ftudin potrai erigere qual 

fi vogli 




DE PENNELLI ITALIANI. it 

fi vogli alta Mole compofla d'infiniti ftupqri. Difegna dunque 
à Girupcno , e già mai ceflà , che in quella guifa efperimcntar 
potrai edere i miei documenti d'infallibile certezza. 

Si racconta de Soggetti principali , che hanno dipinto in Ttyma 
nel tempo antico moderno . 

C t,4 T. v. 

O p p o d' hauer veduto, e difeorfo fopra dell'Ope- 
re di Polidoro, auanti di ritirarli agl'appartamenti 
parue bene al Genio Maeftro à dilungarli pili ol- 
tre col far conofeerc al Giouine qualche altra cofa 
di lublime Autore, che ne tempi antichi moderni 
huueflc in Roma eflercitato il Pennello ) Adittolle per tanto nel- 
la Triniti de Monti l'Opere di Daniello da Volterra, e molte Triniti 
altre, che Tono il decoro di quella Chiefa} de'Zuccari in altri ^ Mtw " 
luoghi, molte di Pierin del Vago r del Saluiati , del Ciuoli (del 
cui Autore quella in S* Pietro grandemente li piacque ) del Sa- 
limbeni, ,dcl Vanni, del Muziani , ed* altri molti) ma di tutti 
quelli Nobili Pittori , il primiero luogo , giufta il parere di Cu 
rupeno, parue douuto al Cauagliere Giofeppe Ccfari d'Arpino, 
del quale oltre le molte, e quafi infinite fuc fatiche, due grand* 
Hiftorie dipinte in Campidoglio li paruero più magnifiche, & 
eroiche dell'altre» Sono quelle in frefco, cd'vnitecol difegno* 
colorite con tanto di fpirito, che nulla pare fi pool pretendere 
di vantaggio j II duello in vna, ò* Ila abbattimento de' tré Orati/* 
e tré Curiatiji II fermar del Sole mentre Gefué combatteua per 
Dio nell'altra in quella vaftiiìima Sala fanno di sé pompofa mo- 
ftra. 

Venendo poi a più moderni * fecegli il Maeftro Genio ofler- 
«are l'Opere del Carauaggio, fiero nel colorito > e dato all'imiJ 
tatiene del naturale à tutta briglia. Quelle del Cauaglicr Chri- 
ftofaro Pomaranci, e di molti altri della medefima sfera. Si fen- 
tiua però maggiormente rifueghare i Cpitiù lo ftudiofo Girupcno 

B z quando' 



# 



12 LE FINEZZE 

quando fi ritrouaua auanti l'Opere d'alcun più nouelfo modera 
no, cioè à dire a quelle di Nicolò Pufino Franeefc, del Guer- 
cino da Cento , del Sacchi , del Camaffei , del Romanelli , e di 
molti altri, che viueuano tuttauia alla giornata, perche pareanli 
cflerfi accodati con molta maggior grana alia verità. 

Di tali limili Pitture parue per all'hora hauerne à baftanza ve- 
duto a Girupcno, onde il Genio diedeli ipcranza di fargli ofser- 
uare ad altro tempo cofe di maggior (uà fodisfattionc , e con- 
tento. 

IZtccontafi quanto di fingohrè 'viene ammirato ne principali 
Curami di Roma dalli due . 



4? 




C A 7>. V L 

A r v e bene al Nobile Maeftro andar virfuofa- 
mentc vagando alquanto col fuo Girupeno per li 
fontuofi Giardini, e Vigne della Città di Roma, 
o diuertir lavifta per quelle delitie a fine che po- 
tere pur ridondare a fuo profitto la ponderatone 
dilettola delle dotte Pitture, e Statue, che per sì 
celebri radunanze vnitamente fi ritrouano, onde vn giorno fra 
gl'altri riuolto verfo di efso così le difse. Egli è ben il doucre, 
che qualche poco ri ricrei il cuore doppo di tanti aflìdui ftudij* 
cV application! . Andianne per alcuni di quefìri principali Giar- 
«Itni^ouc accoppiate dalia Natura, e dall'Arte amenitadi gioconde 
rimirar potremo, & in vn tnedefimo tempo quanto fofsc il Tape- 
re dì quegl'Antichi moderni oltre li Scultori, che hanno feruito di 
lume, e (corta a rutti, che doppo loro fono venuti, ed' in parti* 
colare al nofrro Raffaello, qual feppe beni/fimo auualerlcne per 
le gratie> e Contorni de' Nudi , co" altri ecccllentilfimi loro re- 
quifiti . 

Cosi porratifiin primo tratto nel Giardino Aldobrandino vidde- 
to nel Palazzo di efso molti, e belli filmi pezzi de Quadri, e tra gi* 
altri quei si famofi U^ccanali di Titiano^ la onde in cflì più che in 
" """' niun* 



DB PENNELLI ITALIANI. ij 

niun' altra parte affidarono fitibondo Io fguardo , e Gfrupeno in 
particolare parca , che ne fofle per la conremp'atione rimalo 
Éjùafi eftatico , al che dato mente il Genio Maeftro diflegli . 
Io ti dò il buon prò ti faccia ò Girupeno mio, poiché hai acqui- 
ftato vn sì fcclto, e raro gufto nella Profeffionej onde fpero che 
fenza confonderli l'ingegnolò tuo fpirito, habbi à formare vna 
ben ferma, e fondata maniera. Tutte quell'altre Pitture per fé 
fteffe notabili, ed efquifite fono, ma quefte di Titiano oltre paf- 
fano il fegno, ed* io credo, che fé il noftro Raffaello vedute le 
haueffe, li farebbero fingolarmcnte piaciute, poiché, vaglia il ve- 
ro, elleno fono dipinte d' vna paftofìtà cftraordinaria, e naturale, 
che innamora, e rapifee. Ma à fuo tempo darem ben noi le 
douute Iodi a quefto diuin Soggetto. Oh quanta occafione di 
pafeere qual fi fia intelletto ella ha quell'Arte Nobiliifima della 
Pittura, dille Girupeno, ed' io per me tutto volontieri m'immer- 
go in quefto Mare di bellezza , e vengo à compatirne coloro , 
cui nulla s'intendono, o poco fc ne dilettano. Certamente que- 
fti fon degni più di pietà, che d'inuidia, rilpofe il Genio, pofeb- 
chc quantunque de beni di fortuna abbondino, nulla però qua/i 
fenza si bella facoltà in quefto Mondo poflìedono : Anzi direi 
di più, che mentre fentono cosi poco della buona Pittura, più to- 
fto d'ogn' altro titolo fon degni, che di quello diHuomoje men- 
tre elfi non {rimandola la giudicano come che inutile ella fi fclTe, 
potrei con molta ragione per mentecatti ch'amarli , vedendoci- 
chiaro quanto fiano priui dì quei buoni fentimentijche fanno cc- 
nolcere le grandezze del Ciclo, ed* il mezzo, per cui l'Huomo 
può auuanzarfi, oltre vn nobile, e dotto efercitio alla Specula* 
tione d'ogn'altra più recondita Scienza, che dalle mani dei So;r> 
mo Creatore fia mai ftata prodigamente i noi mortali difpenfats, 
Ma folciamo queftì difeorfi, che troppo in lungo andarebbero, e 
tanto più s'io volerti delle preminenze di efla dirne la minima 
parte, e ritornando a noftri primieri eferdtij, arriuiamo à godere 
del bel Palazzo, e Giardino de Lodouifij, quale per tutte le par- 
ti feffcndoui indi a poco peruenuti ) fi refe agl'occhi loro ripie- 
no di mcrauiglie, ed' in particolare per quella delle Statue, che 
in qualità, e quantità lo rendono iòpra modo ftupendo. 

'" ' Di 



14 LE FINEZZE 

Di là non molto lungi furono guidati dal loro ardente, e v\il 
tuofo impulfo nel bello non meno, che ampliamo Giardino de 
Montalti,in cui non riebbero lieuc cagione di conofeerfi brillante 
il cuore, in parricolar Girupeno, per le Pitture d'alcuni Ouaii in 
Tela con le principali anioni del Grande Alessandro i Dipinti ve- 
ramente con genero fa gara dagl'Eroici Pennelli di Domenichino 
Lanfranchi, ed' Albani, e poi fucceftiuamente in altre, d'altre 
di diuerfi iclicifiìmi Soggetti , onde recandone pieni di fittisfat- 
tionc, partirono al fommo grado contenti. 

Attendono alla ^vìpta d'altri Giardini più principali 
della medejtma Cittì • 

C tA T. VII. 

'Euhenti non v'ha dubbio che il far la prat- 
ica ( dille vn giorno il Genio à Girupeno ) fo- 
pra ài quelli antichi 9 e quali animati ia (Ti rieice 
di grand'vtile al buon Pittore , poiché chi ben 
oflerua eglino facilitano il di(egno>e perii mezzo 
loro s'intende qual fia la grada, e nobiltà de Coiv» 
tornile G comprende ciò che fa di meli eri per diuentre al Mon- 
do riguardcuole l'oggetto . Hor tu Girupeno intanto, già che il 
Cielo ti ha dato in forte di poterli non iota rimirare , ma il 
commodo di ftudiarli, hai ben ragione di teco lìeilo rallegrarti. 
CU conofeo , rifpofc Girupeno qoanto , e quale fia la Siclla , 
che mi fauoriice, per condurmi co'kioi benigni influii! verfodcl 
tanto fofpirato fine. Bene, ioggiunfe il Maclìro, non redare- 
mo noi in quello mezzo di girne a fruire tiegl' altri felicitimi 
liti della Città, oue haucremo campo ad'ogn'hora d'accrefccre le 
merauiglie • 

Prefo intanto il Genio per mano il diletto Scolare , gratiofamente 
conduffelo alla volta del Monte Pincio,oucMacftoia tiene il fuo 
Seggio la bellifllma Vigna detta de Medici, per efler'clla da gran 
Prcncipi della Tofcana degnamente poffeduta. Hor qui il noiìro 

Oiru- 




DE PENNELLI ITALIANI. 15 

Girupeno non hebbe meno cagione , che nell'altre di delitiarfìi 
e di godere quel bello che fi ricerca in quella noftra delicati^, 
fìma Profeffione, percioche rimirouui (oltre dcìic Pitture^ le più 
cfquifire Statue , che mai l'antico , e dotto Scalpello in Marmò 
inciderfi Capette, e tra l'altre quella dei famofo Marfia, e della 
merauigliofa Venere, che fituatc (tanno nella principal Galleria del 
Palazzo, come altresì fparfe ordinatamente per il Giardino di mol- 
tiflìme altre fé ne vedono, e rauuilato pofeia il Monte Parnafo,oue 
Apollo tra JeMufc foggiorna s'auuennero inbreuipaffi nella Nio- 
be, Statua non men leggiadra che famofiffima cui per appunto 
qual Carne impetrita rimira afflitta la (Irage de propri j figlij, che 
in varie guife languendo miferabilmente à cagione di loro fuper- 
bia , auanti fé li muoiono trucidati dall'ira d'Apollo, e di Diana • 

A Girupeno, che quiui attonito re (bua dille il Genio Mae- 
Aro.E che ammiri tiì di (ingoiare, che tanto ti vedo al pari di 
quelle Statue, ammutolito, ed'eftratto ? E qual miracolo mag- 
giore pofs'10 vedere, rifpofè il Giouine ( doppo efferfi alquanto 
rifcoJdo^ quanto è quello del poterli praticare mouente l'immo- 
bile, & il duro Macigno prouar tenero, e molle? Difegnarò tutto 
quello fìupendo artificio, e mai defifterò fin chenonhabbi im- 
preco, & imbeuuto il bello nella mente che con l'occhio rimiro. 
Molto ben l'intendi ò mio collante feguace ripigliò il Genio in 
voler far quanto dici j Colo d'vna cola giouami auuertirti ed' è 
che tu non t'inuaghifca a pieno di quei panni, i quali in (e rat- 
tengono negl'andamenti delle pieghe alquanto di durezza , e Tap- 
pi che molti fludiando, e riportando $ù le Carte quefre Sculture, fi 
fono infecchiti, e fenza accorgerfene dati in dura , e poco lodata 
maniera* Per faperfene dunque bene approfittare vi fi ricerca vn 
(aldo, e prudente giuditio,come molti hanno fatto, cioè vn Poli- 
doro, vn Pietro da Cortona, & altri, che accorgendoli molto bene 
di quello pericolofo inconueniente feppero, benché con molta fa- 
tica, difeolìarfene. E quelli noftri Moderni Scultori fi fon'eglino 
auuifati di tanto perniciofo difFetto difse Girupeno, e l'hanno 
moderato? Certo che sì y ripigliò il Genio, e vedrai in primo 
luogo il femofo, ed'immortale Michel Angelo Buonaruoti , che 
ha fatto la forma de panni tencri(firoa > e merauigliofamente pal- 
pabile» 



16— LE FINEZZE 

pabile i e ciò tu puoi ben riconofeere nella Statua del Moisè iti 
$ putrt £ Pietro in Vincola, & anco nell'altre di quella dotta, e por- 
<9u'. H tentofa Mano, quali non (blamente in Roma fparfe fono, ma an- 
cora in Firenze Tua Patria, ed'altroue. Potrai anco vederne de 
pid moderni infino al giungere de noftn tempi di moka eccel- 
lenza i e da ogni forte d'ombra peccaminofa lontani , come del 
Cauaglierc Bernino, d'Annibale Fontana Milanefc, dell'Algardi 
Bolognefe , di Francefco Fiamcngo, del Mochi , ed'altri ancora 
viuenti, che pure alla giornata operano glorioiàmente . Gran cofe 
mi dite di qucfti viuenti Scultori, foggion fé Girupeno,e quando 
ne vedrem'noi dell'opere loro ? Nel feguente giorno , rifpofe il 
Genio , e vi discorreremo fopra per tua , e mia lodisfattione • 

Si parla dì yalorofi Scultori del Moderno tempo* 

C A T>. Vili. 

r ER. ofseruarti la prometea (difse all'altra mattina il. 
Genio a Girupeno ) fon pronto condurti a vedere 
l'Opere di quefti Moderni Scultori ,ò almeno parte 
d'efse , fé bene per la quantità delle mede/ime non 
so quafi doue dare il principio . Penìa però efsef 
bene (già che il tempo ne fauorifee col fuo bel fereno) portarci 
alla fontuofa Villa de Borghefi , oue ne go ieremo in molta Co- 
pia , ed Eccellenti . 

Così andando a quella volta, fen giano tra di loro (in proposto 
di Scultura ) discorrendo di varie cofe, ed'in particolare ( difse il 
Genio al fuo Scolare ) fé per auuentun haucfse fatta ritfleiTìone 
alle quattro Statue che refrano negl'angoli, ò vogliam'dire Pila- 
ftroni di fotto la Cupola di S. Pietro, nlpofegli che sì,ondefog- 
giunfe il Genio, che ne diccfsc il fuo parere, & a quali di else 
s'appigliarcbbe quando gli ne fofse data l'elcttione. Tinte di mo- 
dcfto rofsore le gote il buon Girupeno così rifpofc . Io quantun- 
que non intenda a pieno di fimili facoltà , ri/ponderò per vbbi- 
dirui, e dirò piacermi tutte, e quattro, ma il S. Andrea di Fran- 
cefco Fiamcngo parermi cfserc la migliore, sì per lo decoro deli' 

attira* 




DB PENNELLT ÌTÀLUW. tj 

attitudine > sì per il maneggio del Marmo * come per la gran ma- 
niera del difsegno . Kai ragione ( (oggiunfe il Maefrro ) poiché 
quelle due buone pieghe di panno fanno tutto ii gioco, e fbdii- 
fano l'occhio non folo di chi le rimira, ma etiandio pare, che 
in tutto s'addatti al reftante del Tempio . Che cofa intendi 
tu perciò, difsegli il Genio ? Dico* ripigliò 1' altro, che ha 
inteio il Fiamengo «1 (ito, e l'importanza di eìso, poiché quando H$r re . 
vno entra in San Pieno , ancorché rc(H lontano dalla Statua »/* «•- 
nondimeno la gode , e poi (empre più di mano in mano che vi S'" * 
s'auuicina, il che non auuercbbe, fé di maniera grande non fcfse. 
Io ti feci tal dimanda folo per prouare il tuo giudicio,repIicogli 
all'hora il Genio, e vedo , che vai acquiftando ogni dì ptà con 
ottimo fenno il perfetto conofeimento nelle cole appartenerti alla 
grand'Arte del difegno . # 

Dilsero ancora d'altre cofe del Fiamengo , & in fpecie di quei 
due putti fituati nella Chiefa dell'Anima vicino Piazza Nàuona» 
che apunto d'animata Carne più tofto fi fanno intendere, eh -di 
duro (affo . Molte altre perfette Sculture toccarono ! ; no 
difcorfo , oltre di quelle d'vn tal'Ercole Ferrata del M'Ijjk. 
qual operando tuttauia con fomma tenerezza, ed'intel ■:, 

dà molto bene à diuedere quanto in tanta facoltà egli refi; Pe- 
rito, hauendo fatto vltimamente in Santa Agnefe pure m Piaz- s AgtiS ^ 
za Nauona vna Statua della medefima Santa con tanta grada, è (e. 
Maeftria, che nulla falcia che defiderare a qualunque, benché ha- 
•cfle occhio linceo nell'Arte della Scultura, 

Giunti intanto fuori dì Porta Pinciana pervennero in breue a 
quella dell'accenata Villa, ed* hauutone cortefe Tingrefso , fi 
viddero in faccia bclhflìmo Viale, che tacitamente per efso mul- 
tandoli prefcro cagione di ponderarne molti altri in diuerfe guife 
vagamente difpofti , onde ne recarono con grande ammiratione, 
ma in particolare Girupeno , che più limili grandezze ne pure 
haueua per prima fognate , pareagli d'efsere nel Tcrreftre Para- 
difo . Doppo d'haucr palleggiato con gran loro diletto buona 
pezza per il medefìmo, che arricchito mai fempre di belliflìme 
Statue, e inerauigliofe Fontane fi ritroua, fi riduflero al Palazzo, 
dì cfso che per efser nel centro parue a Girupeno l'incantato d* 

C Armi- 



l8 LE FINEZZE 

Armida, fé non che quefro era d'altra, flruttura fabricato di quel- 
lo delcritto dal Tafso , onde redonne forprefo, non folo per la 
quantità delle prctiofe Supellettiii, e della Magnificenza; delie Sale* 
e Stanze, ma per b moltiplicità delle Pitture , e Sculture atte ad 
appagare l'occhio,, e la mente di qualfìuogffa grand' ingegno « 
Ogn'angolo in fomma fembrauagli vn Ciclo j ma quel che più cau- 
sò in elfi loro flraordinaria merauiglia fu l'Apollo, e Dafne Statue 
JS (colpite dal Cauagliere Lorenzo Bernino, le quali hauendo per 
lung> fpatio contemplate , difsero concordemente cfser quello 
vn riftretto di perfetta Maeflria y ne poterfj da elfi in materia 
tale pretenderecofa maggiore, e quel!o che maggiormente li faceua 
ftupire era ( oltre il puntini di/segno, graria, porportione, & 
aria di Tcfte quali diurne/ il vedere cosi facile il lauono, e di 
•tal mo'o in elsa adoprato lo Scalpello, che più tolto in cera» 
che in Marmò potem crederli impiegato, cd'il Crine difciolto 5 
e le Fogf'ie del Lauro, nel quale fi conuerte la Ninfa, cr3 non 
meno degno fpctracolo aJli due, di quello follerò alla (ìcÙ\ Na- 
rura d'ammi rationej poiché più tolto sfilati , lottili, e veri , the 
tìnti, e da pefante iMartello artihciotemente imprelTi (ì fanno (lima- 
re, ne rirroucraffi alcun Momo gjàmai, che con maledica lingua 
polii lacerare di Opera tale, alcuna parte, anzi l' Inuidia ftc-lTa 
auitricchhn a piedi , lacerando le medòfima , con gran ragio- 
ne haurebbe potuto collocami l'Aurore » Jl Dauide pure del 
medefìmo Caunt/Here per gran pezza ofìeruarono ,- che con vi- 
uace, & ardito mouimento (là in atto di auuentare il colpo del 
fortunato Safio in colui, che Gigantefcamente olrraggraua lì' Po- 
polo di Dio . Tu vedi quel generofo Paftore irato nei volto sì T 
irà J'vn indole Regale però, che t'innamora». In fomma il Ber- 
nino là fatto conofeere in quefto luogo non meno, che in altre 
parti di Roma il fuo grandiffimo g'udicio, e nella Chicfa della 
effrf* Vittoria m particolare ? oue cfpreìie Santa Terefa , che trafitta 
v'vw/a. dall' amorofo Strale del fuo Signore vattene in dolce deliquio», 
e fi come in eftafi fi vede , così eftatico fa reftare chi la rimira^, 
mercè l' eccellenza d'vn tanto Maeftro, che la condufle* 

Per vltimo delle Sculture più infigni di quel fon tuofiffimo Pa- 
lazzo, fi portarono à vedere il balio rilieuo clcuato in luogo 

cmi- 



DE PENNELLI ITALIANI. 19 

imminente fuori dell'edificio /teflo, oue flà rapprefentato per l'- 
appunto Curtio gettandoli a beneficio delia Patria nella vora- 
gine ardente, e ciò però goderono doppo d'hauer considerato il 
Gladiatore, l'Ermafrodito^ .& altre merauiglic della perfetta An- 
tichità . 

Rientrati di nuouo per altra parte nel Palazzo, in vn a Log- 
gia, qual ferue di Galleria a quella fontuoia Mole, e vedendola 
Girupeno tutta dipinta di eccellente Mano, richiefe al Maeftro 
di chi ella foffe, ed' egli giocondamente, nipofe edere del Calu- 
mi tere G io. Lanfranchi, e che di quello Soggetto gli n'hauereb- 
bc,e detto, e moiìrato à Tuo tempo, n.à che in tanto ne potè- 
.uà ofleruare la prciente, che grandemente gli farebbe pfacciuta. 

Così per l'sppunto riuicì, poiché Girupero molto lenti (lì dì 
diletto all'anima per la vifta dt si fatta, gagliarda, e ben fonda- 
ta maniera, e conclufc col fuoMaeiìro eller quelli vn grand'fluc- 
mo, sì per la parte dcJ difsegno, come per quella del colorito, 
ed' in firn* altro , che iì uchiede ad vn' eccellente Pittore <> Fi- 
nalmente dato il totale compiacimento all' ccchio, & all' inge- 
gno, fi dipartirono da quell'impareggiabile Giardino, e rientran- 
do d<- TrcRxma, giuano difcorrerido u\ prcpofìto di Sculture, ed 
c&ita io hoi quello? hor quello, ed* in particolare l'eccellenza 
d'Ai franerò Algradi (del quale tià le fue cofe d* ammiratione 
citarono quella dei ballo rilieuo polla in S. Pietro in Vaticano 
in cui Ila /colpirà l'Hilìoria d'Attila TUgcllmn Dei) . Diedero 
iìne per quel giorno alle cunofità virtuofe- 

Seguita à rr/ederfì il compimento dalla, buona, .Antichità 
fer U Città di ^{oma. 

C A P. IX. 

I là à due giorni da che s'erano ricreati nell'amplif- 
fima Villa de'Borghefi s'inuiarono il Genio, e Gi- 
rupeno alla volta del Vaticano, a fine di dilettarti 
con la confideratione in queir immenfo Palazzo 
Pontificio , come gli riufeì per l'appunto in molti 

C a luoghi, 




20 Lepidezze 

luoghi dì quello, finalmente s'auuennero,per lunghifllmo Corri- 
dore ir» Beluedere, oue in Thcatro entro alcune Nicchie Ti pa- 
rarono loro auanti Statue così perfette, che fu cofa veramente 
fuori d'ogni credere di Girupeno. Qucfto è quel luogo, che à 
tutti coloro, che defiderano diuenire eccellenti nella noftra Pro- 
feilìone riefee di vera Scuola ( diffe il Genio a Girupeno ) ed'- 
cgli quali (tupefatto per così (quafi che di/lì,) incorruttibili bel- 
lezze, riuokofi al iuo Precettore, così parlò» Que/re così prc» 
ciofe operationi tono elleno tutte della Mano di qjei dotti , ed- 
«Antichi Greci, di cui la fama del continuo così bene rifuona? 
Sì fono, riipole il Genio , ò almeno la maggior parte, e furono 
Operate in quei tempi appunto, ne quali non mancauano de'Me- 
/y -cenati, che eluderò animo alle buone Arti j Edi a gran palli ipro- 
^ -nauano alle virrudi con 1 pungoli d'oro i bell'Ingegni, acciò non 
-haucflero ó^ che mai lagnarti ; onde quell* Etadi in cui fiorirono 
sì grand'Huomini , ben fi porern chiamare iecoli d'oro. 

Ma tronchiamo di grana tali diicorfi, che forie porrebbero 
•elTer di nmprouero ad alcuno de noftri tempi, e torniamo a nei. 
Dimmi vn poco ò Girupeno, credeui tu giamai, ó ti farcir, per- 
iuaib vn fimile artificio qual'è qucfto prelente colofio del Lao- 
-conte? Mai nò per certo ( rifpofc Girupeno). Vadino pure, ri- 
pigliò il Genio, ruminando i dotti inuelrigatori tutte le mirabili 
fantafie, che m vano faticheranno per rinuenirc vna à quefta fi- 
migliante, poiché egli è veramente vna delle pnì belle Sculture, 
che fi ritrouino nel Mondo ) ogni virtuofo Soggetto ben ha ra- 
gione d'impietrirli per la merauiglia alla viiìa di fimile Pietrai 
Ma che vado io difeorrendo , mentre la mutolezza di quefto 
fortunato 5alTo m'addita il filentio? 

RJuolgt Afri dunque quiui intimo il gu Arde 
Al Tebro , e all'Antinoo , 
Ai HUo, ed* all' spello, 
Ed' a Ila bella innamorai a Venere, 
E poi ci fermaremo in quel gr*n butti, 
Che fenza gambe , e br Accia, 
Ffenza cafo amerei colà n'Attende) 

Ter 



DE TENNELLT ITALIANI il 

Per entro à quttto giro, anzi nel centro 

JEi Maeftofo Haffv. 

Forfè perche d' intorno 

V bibbi ano a disegnar Giouani efferti . 
Oh pezzo di pietra ini ..<■ imi 'rie, e molto più nobile cosi roz- 
zo , che fé d'oro finitimo tei fòflì . 

Finalmente date le (parie à tkntì ftupori, il Genio fi difpofe 
ancora di far vedere al Tuo Scoiare altre cofe iìupende pur di 
Scultura fa queli'hora ftéffaS poiché condottolo verib il Palazzo 
Farne/e 3 l'introduce nc T Co>n'e di elfo a vedere le Nobilitfìme 
Statue della Flora , del Gladiatore, & altre ; Ma finalmente per 
condimento di tutto, prelso quella dei nmoio Ercole ( cui per com- 
mun parere Compagna non fi rirroua^ fecero punto fermo. Cjue- 
fto Colobo viene (limato perfetto in tutte le parti, poiché, e per 5> 
la tremenda forma dei Contorno * e per la grstia della g-ufta y> 
fimetria, e porpouioncj fi rende a rutto il Mondo per vn prò- )5 
digio ineftimabile • Hor quiui conforme il confueto cflendcui 
buon drapelio ni Giouani che di legnavano, il noftro Girupeno 
fi pofe loro attorno a darli mente, e godendo in vedere bomfl 
fimi ricaui , tutto edificato partifl] con il ilio amato Maeftro, per 
girne fui vicino in altro Cortile pure del medefimo Palazzo, 
oue in vn Caletto di legno i\ © (Tenia da Forafheri la ranto rino- 
mata Caccia del Toro . Fiì fatta quell'Opera da Apo!onio : , e 
Taunfio eccellentifiimi Artefici antichi , e per la quale fi rap- 
preienta la fauola di Zeto , Anfione, e Duce, e quel che più 
rende ammirauone è l'efier ella fcolpira in vn fol pezzo di Mar- 
mo dall'induiìre Scalpello. Moltiffime altre ( diOe iIGenio,) anzi 
quafi infinite fono le Statue fparfe per Roma , che à tuo talento 
potrai ire a ritrouare ', folo i duo' Caualli del Quirinale giouami 
per hora l'additarti, che di Fidia l'vno, di Prafitelc l'altro Ope- 
re fi dicono : Auanti à quelle Machine giunti che furoao, mol- 
to vi fi trattenero,come fecero pure nel ritornare all'alloggiarne!- 
to, del Marco Aurelio a Causilo, gitto di bronzo pollo su la Piaz» 
za di Campidoglio, ed altresì in Piazza Nauona alle Moderne 
del Bcrnino intorno alle merauigliofc fontane. 

S'intese 




il LE FINEZZE 

S'intende quello n>enghi vìfìtAto dalli due de Ti t tori 
giù moderni) e Ilr aordinari/ . 

£ A P. X. 

|A perche piacemi ch'andiamo variando, acciò non 
porti pericolo l'annoiarci fempre le lìefle cofe 
( dille vn giorno il Genio à Girupcno) prendiamo 
virtuofo diporto in rimirar Je Pitture moderne più 
Angolari , che perciò à mio parere non farà fuori 
di fropofito incominciare dalli Nobiliffimi Caracci , li quali vni- 
tamente hanno così bene esercitato la noftra difficile ProfeJTìone^ 
di quello altresì con ifearfa proportione h^bbino rJceuuto dieffk 
il condegno guiderdone. E quanti lono flati quelli Caracci, dille 
Girupenof Di gratia il nome di cflì proferite, gà che con tanto 
gufto da voi ad'ogn'hora vengono «flaltati, econmolra ragione 
( foggiunfe il Genio ) poiché eglino fono ftati i più iublimi Eroi 
nella Pittura, che nebbia hauuto queir o Moderno Secolo. Quelli 
furono tre in numero^ cioè Ludouico, Annibale, & Agoll-no, 
ve ne fu anco vn'altro Antonio, Te mA non mi rammento, che 
daua di fé ftefTo fegni di non orticaria riufata, ma eflendo in- 
volato dalla morte ancor giouancto non fé ne può far molta 
mentione. Ludouico fu il maggiore in ordine all'età} ma An- 
nibale come potrai vedere lauuauzd in quello delU maniera > 
come altresì Agoftino in qualche parte. Hor quefh (Girupeno 
mio ) fono flati, a dirtela ichiettamente^ i veri riformatori della 
Pittura, poiché doppo il Sole del nofìro Raffaello può dirli, ch'- 
ella andafle fempre diminuendo, e tramontando, finche poi ri- 
forfe per mezzo di quello lucidiamo tr'unuirato, e per mezzo 
del quale fi è riueftita di Regio amanto,e rauu/umdofi a pieno, 
ha fatto pofeia di fé degna pompa, non folo per l'Italia, mi per 
il Mondo tutto ) e per dar vn bel principio, andiamo nel Palaz- 
zo Farnefe, oue haurem campo di ron folo godere, ma in vn 
mcdefimo tempo col difeorrer fopra à loro belli iTimi dipinti, po- 
tremo 



DE PENNELLI ITALIANI. 2 ? 

fremo offerirne fruttuofamente molte parti degne d'immortal me* 
maria. 

Colà portatili in tanto, e rauuifando di molte Opere ad Oglio 
fparfe per quella Reggia , s'abbatterono al fine nella famofa non 
meno , che ammirabile Galleria, dipinta à frefeo, quale per Tem- 
pre ad onta dell'fnuidia farà eternamente apprezzata per vn (in- 
goiar portento del Pennello dei grand* Annibale Carocci, poiché 
il difsegno in effe in compagnia d'vn perfetto colorito, eccellen- 
temente trionfa , e gli Artifici) , le Maeflrie , e le vaghe In- 
uentioni vie fempre per quelle pareti ? per merauiglia d'ogn* in- 
gegno, ad ogn'hora nlplendcno. Al primo apparir dunque, che 
fece Girupeno in quefto rariflìmo Mufeo, gli fu cagionata ap- 
prffnfione dalla pienezza di tutto il bello, e dì tutto- il buono» 
che nella Profetinone fì. pofTa pretendere; Ma di alcune viuac'- 
tadi peregrine per il paflato mai da niun'altro prarticate, venne 
con fu a gran contento in cognitione, e doppo d hauer rattenuta 
alquanto la voce, verlo del fuo Precettore feiolie Ja lingua* 
Hor si ch'io vedo a quant' altezza di fapere pud giungere la Pit- 
tura, hor sì ch'io comprendo di qual'efeu'Jtezza folle l'ing^^ ia 
del grand' Annibale , e quanto ragioneuolmente le li conucr.^hi 
il nome di Opo di Scuola, poiché vna tanta machina qu-àì't* 
quella, e lenza pure vn minimo neo d' errore > che altro può 
dirli per verità le non eller ella vn cfemplìre di pTfettione, c<? 
vno ipecchio, e guida per rutrf coloro, che hanno defideno di 
correre in ijuefto Liboriofo arringo f 

Io molto godo ( dille all' bora il Genio ) in vdirti parlare cosi 
fenlu tacite: ti* i jIGa io à queile rare Pitture, onde per perferric- 
nar rnagg'oi mente il tutto, ti eforro all'applicato (Indio delle me- 
defime, acciò di focile vn sì bello ftile polla imprimerfi nelU 
tua ben difpofla Idea, e ritenriua . % 

Ditemi di grafia ( (oggtunfe all' hora Girupeno) quali furono 
quei Maeftri , (opra le di cui Opere Annibale fi efercirò con lo 
Àudio? Il buono , e naturai fuo talento fiì il primo capo (rifpo- 
fe il Genio Jpofcia il mio Raffaello -, Le buone Sculture antiche, 
Titiano, Coreggio, Paolo da Verona, e fopra il tutto l'oflerur- 
'ione fopra dei più bello, e perfetto, che podi crear la Natura 

furono 



24 LE FINEZZE 

furono i Tuoi più can, e veri oggetti. Ma di quali prerogatiue 
fu Annibale più ehe d'ogn'altra dotato, dille Girupeno? Di mol- 
te potrebbe dirfi, ch'egli folle poffeffore , rifpofc l'altro : Ma 
di quella del dar la gratia alle Tcfte, c'1 coftume a Perfonaggi, 
& ad ogn* altra cofa da elio rapprefentata fu inariuabile -, In que- 
llo gran Soggetto fi e annidata ogni buona confìderatione , e 
ciò che in molti difpcrfamente fi è veduto > in elfo per Io più 
epilogato retta . 

Quelli, e fimili difeorfi feguiuano non folo in lotle d' Anni- 
bale , ma anco degl'altri due, quando l'Opere delle loro virtuo- 
fiffime Mani fi diedero per diuerfi luoghi della Città à rintrac- 
mo % dL ciarc > come in S. Giacomo dc'SpagnuoIi la Capella del S. Die- 
s p agnoli g Q ( f c De n vogliono alcuni foue fatta dall'Albini co difegni 
s. Gre- p Cr( ^ ^1 medefimo Annibale ) in S. Gregorio h Tauola col me- 
S r r/m defimo Santo, in S. Francefco di Ripa la belliiTìma Pietà, in 
ce/co M Santa Catterina de Funari il primo Altare à man delira con la 
*^ 4, Santa Margherita j nella Chiefa della Madonna del Popolo, & 
rìnt'de m a ^ tre diuerfe P artI ritrouarono di sì gran Macflri cflTctri flra- 
lunMri. ordinarij; In tanto che clTendofi il contento Girupeno per all*- 
s.M/rri« nora à baftanza appagato, fi ritirò col Tuo Maeftro alla Jua ha* 

del Po- . . . l r & 

po i 0§ buatione . 

Si fgmU il dire d'altri Soggetti principali dì quefti Moderni 
tempi con diletto grande di Girupeno. 

c *a rp. xi. 

Li'altro giorno ( dille il Genio ) già che go- 
de # lfimo hieri delle Pitture folo de' pregiatiflìmi 
Caracci, non fìa bene tralafciare l'alrre de i loro 
più degni Seguaci, che con iflupende, e virtuofe 
fatiche hanno dato, in certo modo di dire, il condi- 
mento à quella noflra grand'Arte. Onde il primo luogo tra que- 
lli parmi effere conueaiente concederli à Guido Reni, quale fo- 
pra gl'altri luoi Condifcepoli dimoftrò in qualche buona parte 

efferfi 




DE PENNELLI ITALIANI. 25 

efferfi auanzato , oltre di che per edere di elfi il maggiore d'età, 
pare fenza alcun dubbio il conuenirfeli . Veramente 5 rifpofe Gi- 
rupcno, io con occasione d'hauer praticato ( nel tempo che 
damo in Roma,) con alcun virtuofo Disegnatore ho vdito dirne 
gran cofe, e quafi quafi pareggiarlo all'ideilo Raffaello, almeno 
nell'aria , ed' elprcflìone delle Te/le, al che io mai ho voluto af- 
fentire^ le prima da voi non ne intende!!! i! parere -, Quantun- 
que i! far de' paralclli ( rifpofe il Genio ) fia per fc fteifa cofa 
poco laudabile , e per me molto odiofa , nulla dimeno in quefta- 
parte voglio dirtene flnceramente il mio fentimenro. Non v'ha 
dubbio, che Raffaello non fia (lato il Prencipe di tutti i Pittori^ e 
quefto titolo gli vicn concefio dall' vniuerfalirà de Saggi , per 
hjuer egli pofled uro, come altre volte ti ho detto, tutti i compi- 
menti , e prerogatiue dell'Arte, ad ogni modo può darfi facil- 
mente , che accada nafecre in terra ingegno talmente fauori- 
to da Dio, e dalla Natura , che in qualche parte lo polli egua- 
gli rc non folo , ma anche per auentura fuperare . Guido 
adunque, eh' è venuto ivi queito noftro Secolo per iftupore dell'- 
ifteffa Natura, non é gran fatto che in alcune eccellenze, e par- 
ticolarmente nell'afa delle fette, come tu dici, fi pofla al no- 
ftro Raffaello paragonare j e certo che in effe hebbe Guido fe- 
licità si grande , e tal gratia , e nobiltà feppeli dare , che bert 
Claudio Achdiini hebbe molta ragione, quando nelle fue rare 
Compofitioni volle honorarlo col nome di Apelle de'nofrri tem- 
pi . E veramente qual cofa di più grato potea defidcrarfi fotto 
1" Italico Clima , quanto il veder germogliare vna sì nobile, e 
decorata maniera, mentre vi fi ammira d'ogni rara bellezza l'efc 
quifito? Fiì Guido Scolare de' portenrofi Caracci sì, ma il deco- 
ro, ed'alcuni altri Epitetò dalla Natura folo, e dal/e vifeere Ma- 
terne puote egli riconoscere . Certo però é, che da effi ne ap- 
prese il vero fondamento, & i buoni, e neceflarij ricordi . Egli per 
fuo maggior merito fi fabbricò vna nouella Scola , onde nelle 
/uè Opere (le dirittamente vengono offeruate) ben vi fi com- 
prendono cofe in tutto difpoftc per bear gì' animi ài chi che fia, 
e quindi auuiene > che ogni Prencipe quafi dell' Europa ha pro- 
curato, e procura d'arricchirli de' parti del fuo mirabile Pen- 
nello. D Tra 



26 LEPIDEZZE 

Tra quelli , e Cimili difcorfi ( tirati da ardcntiflEmo dclidctó 
di vedere gli effetti di vn tant'Huomo,) fi. trouarono peruenuti à 
Monte Cauallo nei Palazzo detto de Mozzarmi ( altre volte de 
Bentiuogli, ) ed iui riebbero cagione di ricrear la villa nella 
non men vaga , che luctdiiTìma Aurora* detta per antonomafia 
di Guido. Qui fopra Carro dorato da quattro destrieri velocemen- 
te condotto Apollo gioco ndiflimo fi rimira. Alcune Donzelle 
che per le hore vengono riconofeiute, quafi vnitamente incate- 
nate, gratiofe, correndo lo circondano 5 e precorfe da leggiadro 
Amorino , ( che con facella accefa fende i campi dell'aria } 
con gran diletto de* virtuofi fi fanne* ofieruare • Qui Girupeno 
riebbe materia di non poco ftupsrfi per vedete vna si nobil for- 
ma di maneggiar colori in frcfco 5 onde attonito dille. Sentomi 
rapire, e vorrei, che a tutti fparfi per lo Mondo, e che il nome 
di Pittore s'arrogano, foffe conceffo di fruire vn sì nobile di- 
pinto, che fperarei di certo ne doueffero reftar paghi non fòlo, 
ma fé gli potere ancora ogni caliginofà opinione dileguar .dalla 
mente, ogni qua! volta però, che d'vuopo ne haueflcro. 

Qui tacque Girupeno, e dietro l'orme del venerando Mae~ 
ftro fi conduffe iui vicino nel Palazzo Pontificio a vedere ìa.fa- 
mofiflìma Annunciata pure di Guido , e come l'altra dell'Aurora 
lopra d'vn Volto in irefeo diuinamente dipinta • Paolo V. fu 
quegli, che ordinò vn fimil teforo nella Capella pfruata. E fc 
& bene non hebbe l'Autore tutta la mercede richieda di itfm. leu» 
di ripieno però di gloria , che è il maggior prezzo» rirornoflene- 
non fenza qualche fentimcnto à felicitare la fua cara Patria di 
Bologna . 

Gran diletto , ed' attenzione moftraua il Giouane in rimirar 
l'Opere di Guido, tanto che il Genio Maeftro così gl'hebbeà 
dire. Piaccmi , che tu vada affinando il gufi© ad ogni momen- 
to, e non dubito, che in quelle Pitture tu non fia per auuan» 
j>?.C0 23rtI nc * sperei Onde volgiamo il pafiò verfo laChicfa de PP- 
fnceini. Capuccini^ che da qui non molto lungi refta, oue vedremo vn 8 
altra delle fue operationi . Cosi vi giunfero,c Girupeno volgen- 
do di fatto Io [guardo dalla parte delira ne riconobbe la Tauo- 
la dell'Arcangelo Michele > e piacquclc in diremo per l'atiitu* 

dine 



RE PENNELLI ITALIANI. 27 

dine macftofa, e nobile maniera del dipingere. 

Di qui partiti, fi eonduffero a gran pani nella Bafiftca di S. \ 
Maria Maggiore, .e fi pofero entrambi ì rimirare nella Capclla u*&1 
Paolina altre Pittare à frefeo del /Odetto fublirne Autore, dalle re - 
quali, e per gl'atti dille Figure, e per la paftofa tenerezza , e 
difinuerftura Colica recarono vie Tempre con maggiore edificatio- 
ne . Doppo montati in Cocchio , che a* queft' effetto quiui era 
pronto, s'auuiarono per iunghiflìma via verfo le tré Fontane fuo- 
ri della Città , oue giunti viddero con loro fomma fodisfattione, 
e contento la non mai a bafìanza celebrata Tauola del martiria 
del Prcncipe degl'Apoftoli S. Pietro : Quiui concordemente af- 
fcrirono eÉerui epilogata ogni bellezza , e ciò che rkhiedefi per 
coftituire vna perfetta Pittura, e tra. l'altre lodi li diedero quella 
dell'efier fiera fenza crudezza imaginabile, parte difficile sì, che 
ad vnirla ìnficme rare volte vien conceduta. 

Cosi ritornando per altra ftrada entro Roma, andauano dfuj- 
dando l'opra delle rare eccellenze di Gu'do . E doue ma/ /diflc 
Girupeno ) potè queft" Huomo formarli vna cosi bella Idea , e 
doue vn sì nobile colorito? Grà parmi, rifpofe il Genio, foauerti 
fatto noto, che la Natura più che altra diligenza di ciò ne fia la 
cagione-, Ma" aggiungi, che Dio, e la Fortuna fece nafeere Gui- 
do in tempo, che li Caracci fioriuano 2! Mondo, per Iaqual coia 
ne rifluito* che egli dandofi l'otto la di loro difeipiina ne diue- 
niffe in iftato ài tanta perfezione, come fi vede. 

A Lodouico però più che ad ogn' altro de' Caracci come col- 
mo di carità fi deue iomsaa lode in quello particolare, poiché 
iènza alcun ritegno dauafi ad infegnarc agl'ingegni ben difpofti 9 
com'era per l'appunto quello di Guido , qua! più d'ogn'altro per 
le buone, anzi ottime parti, e coftumi, che in lui regnar vede- 
ua di tutto cuore l'inftruiua, ed'amaua, ed'eiTo che prudente 
era noi tralalciauaoccafione onde approfittar fi potelle, non tan- 
to con l'oìleruanza degl'andamenti della maniera, e del modo 
delle confidcrationi,quant© per l'attentione de'buoni documenti f «^\ 
che ad ogn'hora li veniuano compartiti da tanto Precettore . Oltre ** 
i ciò Guido per coniglio del medefimo non lafciò di fare ogni 
canicolare Audio, fopra U più efquifitochcritrouar Q pofla,conac 

D * à dire, 



28 , L E P ì 2{ E Z Z E 

à dire, di ciò che fece Raffaello, Titiano, Corcggfo , Paolo, ed 
altri gran Soggetti alla guifo,che il medeiimo Lodoufco con gl'- 
altri due haueuano bellamente operato, e fatto» 

Doppo di hauer paickrto l'animo nell'Opere lodettc, fi porta- 
rono i due cordiali (Timi a riconofeere altri effètti della mirabil 
Mano di Guido, e fu il 5. Andrea quando vien condottola! mar- 
s. Gre. *irio, pofto nella Chiefa vicino à S. Gregorio? Opera anch'elsa 
gono. ftupenda, c facilmente vna delie più fingolari dell'Autoreti per 
l'ordinanza dell' hi/toriato, come per il mirab'le, e tacile dipin- 
gere à frefcoyil tutto colmo di peregrini concetti, e rare erudi- 
tioni. Solo in sì grand'hiftoriato non approuò inferamente il Ge- 
nio certe due Figure , che fenza neceflìta (lannofi pò che mez- 
zo (otterrà, dicendo che più tolto meglio fjra irto tagliarle 
fuori afEmo, potendofì feruire di quel filo p^r qualch' altro accù. 
dente, ancorché non cosi importante quando anche per riem- 
pitura venuto a riconoicere ne folse. 

Di (ce fero a vedere per vltimo dell'Opere publiche di Guida) 
Trinità la belli/lima Tauob nella Chiefa della Trinità di Ponte Siilo , 
fJ onte della quale giudicarono miglior partito il tacerne, che il dirne 
poco} folo conclufero in brcui detti cller quella piò tolto cofa 
venuta dal Cielo, che formata dal Pennello in Terra, e parti- 
colarmente quei due Angioli che ftanno adorando la SS* Triade- 
( gtà che tale è il foggetto del Quadro ) fìngolarmente inalza- 
rono alle Stelle* ed* in tal guifa diedero fine per alJ'hora alle me- 
rauigliofc pennellate à\ Guido . 

Si egiie ti MJcorfo de Trifori C 'ciceri de* Moderni temf>t* 
C a ?. XII. 

^l^^^^OR che habbiam veduto à quanta perfettione fi e 
Svit^S^I c ^° ù valore di Guido primiero Pittore, e Zeufì 
tÌ13!qÌBE nouc ^° ^' <i uc fto nolho Secolo, gioucranne («lille 
il Genio ) far rifklìione ad vn' altro noftro amico, 
che, pure hi operato moltiflìme mcrauiglie in Ro- 
ma > ed' io altre parti. E quelli per l'appunto fora d Caiwgltcr 

Gio, 



DE PENNELLI ITALIANI. 29 

Gio. Lanfranchi , di cui vedetti ne giorni paflan la bella Loggia 
nella Vigna Borghefia , del quale fé ti volerti efporre fé conue- 
nienti lodi , al certo che così facile vfeire non ne potrei, dirò 
folo, ch'egli nacque al Mondo per edere Pittore, e che hebbe 
dalla Natura tali prerogatiue , e doni , quali di rado , ò forfè 
mai fin qui fi fon vedute concede ad altri. Fu egli medefima- 
mcnte ( come Guido ) vno de* veri feguaci de* Chiari/lìmi Ca- 
racche ne riufeì tale, quale per l'appunto l'Opere fue lo palcfa- 
110. Tu offeruarai queite fempre ripiene dì gcneroib ardire \ mi 
accompagnate però ad ogn'hora da vn compito, ed* ottimo dille- ,— 
gno, e da vn cotal gufto di fare condite, che merauiglia, e go- ^ 
dimento grande riefee il confederarle, e tutto ciò a cagione ( co- 
me s'è detto del fuoCondilcc polo ,J dVno Audio eiàullimo {opra 
l'Opere più buone de gran Maeftri, ed'in particolare fopra quel- 
le del Coreggio , di cui egli fu deuotiflìmo , e vero imitatore . 
E perciò egli è tempo, ò mio Girupeno, che et portiamo à ri- 
irouarc alcuna dell'Opere fue, e tanto più perche grandemente 
inuogliato te ne veggio . Così è per certo, rifpofe lo Scolare, 
e non vedol'hora d'ingolfarmi in vn Mare così bello , onde à 
pieno fatiar pofla quell'auida fere , che del continuo m'arde il 
petto per il defiderio d'apprendere da dotti .lìmi oggetti del Lan- 
franchi l'ottime parti, come voi mi lignificate. 

Con quefti virtuofi (entimemi s'inuiarono verfo la Sontuofa 
Bafilica di S. Pietro, nella quale di fufeito all'entrare dalla parte s ' p,etro 
deftra trouarono la Capella del Santiffirno Crocififio, qual fi ve- 
de dal Cornicione in su tutta dipinta à frefeo da queito eccel- 
lente Autore*, Eia Croce in mezzo ilVolro portata in aria da 
quei CeJefti Spiriti con il rimanente delle Figure, fu ftimara da 
entrambi per vno de belliffimi penfien arrichito di grana, che 
giamai fino à quel punto haueflero vedurc. 

Di lì palando auanti per lo fpawofo Tempio , Cimiero oue 
é la gran Tauola del medefimo, con l'H (f/oria del Modica Fìdeu 
Qui contemplatoli per buon fpatio dali'vi o, e dall'altro vn firmi 
operato, il nofbo Girupeno verlo del V icftro ^osi nuiJto dille. 
Io lento, ò mia cara gui <a , rremp rnv d'allegrezza il cuore, e 
pare non capire in me ftclio htrouandoiui au .u ud vna sì gran 

maniera 



g 



<F 



io LEPIDEZZE 

maniera di dipingere» & io di ciò ne godo ( rifpofe il Genio;) 
poiché mofbi fegni ccrtiflìmi efferfi in te di già radicato il buo- 
no di Arte si grande. Ma d'onde nafea vna tanta fodisfattionc 
io ben non faprei dire ( ripigliò Girupeno ) . A cui il Genio, 
Quando vien rimirata ma Pittura da alcuno che fappia,e ch'in- 
tenda , e che poi da effa fi Tenta tirare non meno che dalla Ca- 
lamita il ferro, non deueft argomentar altro, fé non ch'ella fia 
molto perfetta, poiché l'occhio adottrinato di fubito corre natu- 
ralmente colà per ingoiarli entro l'anima quel bello, che vede» 
ed' appunto a te ciò è {uccellò, mentre il tuo intelletto efTenda 
di già peruenuto al buon conofeimento ha prouato il contento» 
che dici , e ne potetti riportare quafi vn cftafi dolci/fimo , & vrt 
arrefto di te medefimo. Dolce cofa é quella che voi dite, ripi- 
gliò Girupeno, ma io che fempre defidero imparare vorrei, che 
mi fciogliefte vn dubbio, e non so fé io h difeorra bene. In 
quell'Opera vi ritrouo vna difficoltà, e non pollo credere, che 
lenza qualche mifteriofo artificio fìa vfcita fuori del Pennello di 
vn sì gran Maeftroj ed è, fé veramente quella Barchetta polla 
di tante Figure efler capace, poiché à me pare, che per via di 
buona profpettiua alcuni di quei poueri agitati Apoftoli ne refti- 
no fuori. Ciò non può negarfìjmà non deue recarti punto d'am- 
rniratione,ò mio caro ('gli rifpofe il Genio,) perche all'Arte viert 
conceflo alle volte il poterli prendere alcune licenze, e ma film e 
quando fi vede f pigliate ch'elle fiano) faccino bene, e che ren« 
dino quiete, e fodisfattione all'occhio ( laluindone però la parte 
effentiale del disegno, e de buoni Mufcoli , non douendofi in 
ciò far da brauo ) . E tal volta puoi accadere, che il valem'- 
huomo hauendo {labilità qualche gran fatica , che renderà la 
fodetta quiete, etiandio per entro all'anima di chi h riguarda» 
e pure riesaminandola vi pouà trouare alcuni crrorctti, con tut- 
to ciò per non Ilare a ripeftarui per entro, a cagione di non in- 
fecchire , la lafeia correre , {rimando miglior partito il farfi co- 
nofeere liberale, che {tentato, e ftitico. Aggiungi , che puoi- 
auucnire, che il grand'Huomo ftandofene considerando, e prò*, 
fondato nell'altezza dell'Arte ( come farebbe dell'armonia del 
# rutto inficine &o ) roo j* accorga delle cofe minori > che per 

altro 






t>E PENNELLI IT 'ALI ANI. 31 

altro da perfone di poco intendimento, e giudicio vengono fti- 3> 
mate di molta cffentialità , e peafano per mezzo di effe poterti ?J 
giungere all'auge di tanta Profcflìone, mentre non fono altro per j 
verità, che ligamenti agl'ingegni > e quafi che ditti euidcntifTunc 5> 
durezze , e fcccaggini peccaminofe » 55 

Per tali ragioni reftando Girupeno molto appagato? andaua 
fempre più rimirando si bel Quadro, effeminando hora l'eroica 
maniera, hora il fiero modo di diftribuir le piazze del chiaro ^ ft L 
feuro, hora la frefehezza così grande nel colorire, ed' hora altre 
eccellenze ài quel valorofo Pennello -, Diedcfi per vltimo col 
iuo Maeftro al dipartire» riferbandofi per il giorno feguentc la 
yifita d'altre Opere della medefima Mano. 

Seguono i due à far rìflejftene /opra le Tìtture del medcfimo> 
Lan/ranchi per la Città dì T^oma » 

C z4 T. XII /• 

?EL feguente mattino il Genio rnuitò il Tuo Difce- 
polo alla vifione d'altre Opere confpicue del Lan- 
franco , e condottolo in primo luogo nella Chicià 
di S» Andrea della Valle, gli fece rimirare la ftu- dre^ " 
pendiflìma Cuppola,. vafta così, che tutte l'altre di M£ 
Roma C toltone quella di S. Pietro J eccede. Alzò lo (guardo il 
fortunato Girupeno à timo il concerto mirabilmente concepito, 
e pofeia venne alle particolarità, come farebbe al gran contorno 
de* nudi, alla ftraordinaria armonia del colorito, alla bontà delle 
pieghe de* Panni, & all'accommodamento di elfi intorno le Fi- 
gure , le quali diftribnite in diuerfi aggroppamene, in vane gui- 
fc, fempre con la vifta del difetto in sii, gl'era cagione di mol- 
tiplicata merauiglia, fi che riuolto al fuo Maeftro,così ditte* 

Voi in quefta mattina mi fate rimirare vn miracolo , ne fa 
icorgo onde fi polla vna sì vaga, ed'artificiofa maniera, con 
maggior facilità di quefta da vcrun' altra, benché dotti/lima Ma?- 
»o> pretendere. Sappi ( diffe all' hora il Genio ) che vn sì no^ 

bile 




3* LE FINEZZE 

ì>:!e fide l'apparp il Cauaglicre dall'Opere del Co reggi o in Lom- 
bardia , e tu Io potrai ben confermare, quando le ftefle nella 
Città di Parma farai per vedere . E quando ciò fia, rifpofe all'hora 
ibi'pirandoGirupcno? Ben torto ripigliò l'altro, ed all'hora quando 
haurai ftudiato qui in Roma, e vedutone di effa ogni più bello. 
Quindi partiti s'auuiarono àS.PaoIo fuori delle Mura, oue vid- 
S <-Jr? ! ' ^ cro ' Quadri & quefto Soggetto, che ftauano già prima nella 
ì àtiu Capella del Sacramento, ed nora appefi nella Sacriftia, à fine, 
M»r». c ^ c l'humidità non li guaftaflc di vantaggio di quello haucua fat- 
to per i'adietro. Quefte fono tutte Hiftorie alludenti al profondo 
Mifterio della Santi (lima Euchariftia , dipinti col luo (olito ardi* 
re, e brauura,e tra l'altre quella deìh Manna, quella degl* Esplo- 
ratori , e l'altra della Cena parucro ad elfi le più merauigliofe • 
Ritiratili dentro Roma, fecero tragitto à S« Giouanni de Fio- 
de Fb. rentini, ed'iui pure viddero del medeitmo Lanfranchi nella Ca- 
reniini. p C ]j a del CrocifiGo parte ad oglio, e parte a freico molte Pittu- 
re tutte ammirabili, e particolarmente il Chnfto in mezzo al 
Volto, che con efquifìto ifeurcio afeendente al Ciclo, rende in 
vn medefimo tempo merauiglia à ProfeUori, e terrore al volgo 
per l'aria maeflofa del Vifo, che in (e ritiene, 
s. Ago. Di qui partiti s'auuiarono per la Via de' Coronari à S. Ago- 
ftmo. (tino, oue ritrouarono di quefta Mano la Capella con l'Hìftorie 
del medefimo Santo, dipinte in Quadri ad oglio con eftremo 
gufto , e ftudio , come nella parte Superiore vna Gloria a frefeo 
medefimamente con grandìflìmo intendimento al di fotto in sii 
condotta. Non lafciarono in quello Tempio di fidar I'occlu'o,oI- 
tre il memorabil Profeta di Raffaello, in vn Quadro d'Altare 
del Guercino, come in vn altro a piedi della Chieia di Mano del 
Carauaggio oue e v il Pellegrino auanti PImagine della Madonna 
con il Figlio in braccio, veramente cola degna per la forza della 
maniera del colorire. 

Finita ch'hebbero quefta vifita, profeguendo il viaggio verfo 

CMpue. Capo le Cafe, giunfero di nuouo alla Chiefa dc'Capuccini, e 

f""' quando fi viddero auanti la bellitfìma Tauola eipofta nell' Aitar 

Maggiore, ou* è rapprefentata l'Immacolata Concezione, rclta- 

rono a pieno fodisfatti, & il Genio dille . Tu vedi ò Girupeno 

quanto 



DE PENNELLI ITALIANI. 3 j 

quanto in queft'Opera ilLanfranchi habbia giudiciofamentc con- 
fiderai il fito <. Già qui lontano riefcc per eccellenza, andianci 
fiora appreflandoj ma io vedo ( diffe Girupeno ) Tempre andar 
migliorando, ne per niun verfo deteriorarli dall' efler Tuo , e là 
così bene da vicino, come da lontano. Apprelfiamoci affatto fé 
pur vi aggrada-, e ciò feguito, oflcruarono vn mettere di colore 
realismo con pennellate vergini, e franche, ed in fomma con- *^ 
fiderato il tutto colmato di grafia, conclufero ( non fatiandefi 
di lodarlo ) efler quefto vno de' maggiori , e nobili dipinti , 
che fi podi defiderarc * Fu loro raccontata in quel medefimo 
tempo, che ftauano rimirando la fodetta Pittura, vn'.Hiftoria 
affai curiofa, cioe\ che quando haueua à collocarli quello Qua- 
dro , li PP. che lo viddero cosi rifoluto , interpretandolo anzi 
ilrapazzato che finito, penfauano al non più volerlo. Ritroua- 
uafi per buona forte in quel tempo nella Chiefa Ferrante Carli 
Huomo intelligente, e che molto ben conofeendo il valore deli' 
Opera, rincrcfccua gli del poco intendimento di quei PP. e ditTcì 
e fece tanto, finche fi contentarono, che folle pollo nel luo- 
go eminente, oue hora per apunto fi- vede,, e poi infinuò che i 
medefimi fi ritiraficro alquanto à rimirarlo, il che feguendo, ed' 
accortili della loro inetia in quell'Arte , ne efler cofa faci- 
le giudicar Pitture , chic/ero perdono, e mai più fecero altro 
moto. 

La cogitinone di queft* Arte nobililTìma viene conceduta folo ?> 
a coloro , che con Iongo frudio ponno di così laboriofa materia n 
i te. mini apprendere. 

rnà girare alquanto lo fguardo in altra Capeiletta Laterale 
viddero dì non minore fefficienza nuoua Pittura pur di ma- 
no del medefimo Lanfranchi. In quello Quadro vi è dipinta la 
Natiuità del Noftro Saluatore finta di notte sù'ì gufto di quelli 
del Careggio così famofa in Modena. Feccia il Cauagliero , Ci 
può dir volando, e con poffeCTo incredibile. Girupeno reftaua 
quafi immobile, e ftupefatto confidcrando i talenti di vn tanto 
Huomo, e non meno fucceffe quando rimirò l'altra Tauola d'Al- 
tare nella Chiefa di S. Giufeppe a Capo le Cafc di là non molfo S f e £ e '*J 
dittante > nella quale rapprefentafi h Vergine Santifiìma, che con c*?o u 

fc atto 



?4 LE FINEZZE 

atto gratiofo arrìcchifcc d'ingemmata , e celefte Collana > in: 
compagnia del Tuo Santo Spofo, il Sena à S. Tercfa , quale con 
intenfiflìma diuotione affittita da Spinti Celefti vaa tal grafia ri- 
ceue. Dille per tanto al Tuo Maeftro, quello badargli per figlilo 
dell'Opere del Lanfranchi efpoftc al publico per la Città di 
Roma . 

& % mietute // profcguimento di ^veder l'Opere d'altri TrìmM >/' 

Soggttti del prefentt Secolo deriuati dalia. 

ò uìoIo, de. Caraccì *. 

C A T- X I K 

'IOtubi decorrerti di molti ("prefe vn ài que'gior- 
h ni àfauellare il Genio à. Girupeno ) di coloro che 
fono fcaturiti dalla vera Scuola de Caracci, ma vo- 
glio contentarmi di fare honorata mentione d'vno, 
o due altri iolamente 3 perche come altre volte ho 
detto s intendo che foloà pochi t* babbi ad appigliarci i quali 
iìano per porgerti in quefta gran Menfa della Pittura il cibo lo- 
ro delicatiflimo 3 e fano , atto folamente à coftituirc in te vna. 
ccmplcffion fotte y con la quale debba poi neh" operare produrre 
effetti confaceuoli per ogni dilettante di buon gufto- 

Accoftarcmoci per tanto all'Opere di Domenichino Zampicri 
da Bologna tutte di vera fofiranza ripiene} fu quelli ancora vno^ 
de fcelti feguaci de gran Caracci j elfo nella fua più frefea etade 
ieruì à Maeftri di adequariffimo aiuto nell'Opere loro, ed" in par- 
ticolare in quella della Galleria Farnefe ( in compagnia dc'fuoi 
Condifcepoli Guido, Lanfranchi, èV Albani ) e benché Domeni- 
chino non giungere Guido in ordine ad vna tal nobile, cd'in- 
arriuabil gratia, fu nondimeno ne fondamenti dell'Arte così fpi- 
inrofo? e di così forte cfpreflGua? che nulla quaiì hauea d'vuopo 
d'inuidiarnelo- E che ciò fìa vero poniamo ad effetto il ricono- 
feere alcuni tratti del dottiffimo fuo Pennello. 

Prima adunque s'aiuiiarono verfo 5* Maria della Vittoria, ed- 

entrati 




S Muri* 
dell 



DE PENNELLI ITALIANI. * 5 

entrati in Chiefa fi portarono ad vna Capelletta pofta à banda 
delira nell'entrare, oue la Tauola ad oglio* con il iettante à vimri* 
frefeo dimoftrano alcune attioni del Serafico P. S. Fra&cefco, e 
rfeonofeiuto il tutto da Girupeno, trattato dal Domenichino con 
«(Iremo gufto, e faciliti, con il (uo Maeftro fé ne parti conten- 
tiflìmo per la volta di S. Gregorio , cioè nella Chiefa vicina oue s G 
per apunto reila l'altra di Guido, che alli giorni adictro furono *«•«. 
medefimarricnte à vifitare. In quefVHiftoria di Domenichino vi 
lì vede 5. Andrea denudato da Manigoldi, che fopra d'vn baffo, 
e rozzo Palco crudelmente con verghe , e ritorte lo flagellano. 
Non può dirfi quanto lodaflero fimil Opera - , ma quando fi die- 
dero a penetrare più adentro l'eccellenze Aie, e le finezze ch'- 
egli feppe vfare per l'efpreffioni neceffarie, ne reftarono in dire- 
mo appagati, e diUeroxhe queft'Qpera non folo poteua compe- 5 
cere con quella, che per contro li ftaua di Guido, ma con qual 
fi vogli altra di chi che fia moderno Pittore.. 

Di qui paniti giunfero di nuouo à S.Andrea della Valle è vid- *• A *' 
dero quanto il medefimo Autore i\. >pe fare per poter concorre- dJitL 
re con T altro fuo Condifcepolo La» -snehi, nella Tribuna del vaile*. 
Choro , in cui Iranno rapprefentate diu: rie attieni del S. Apollo- 
Io, ed' altre virtudi, e ne quattro P< hfcci della Cupola, oue en- 
trano li Quattro Euangelifti, & abei M»e quelle fiano ftarc finite 
con ritocchi à lecco, niente .dimeno -d'ecceìfc lodi le filmarono 
degne, e diifaro concordemente eflere quefta vna maniera da 
piacere sì a detti, come aghgnoranri od meihere, e fopra d'ogn* 
altro attributo, diedero il vanto à Rutilo della nobiltà de con- 
cetti , che veramente doppo l'eroico drflegno, ed* aggiuntato co- 
lorito , mir2.bilmcr.tc in quel grand' Huomo mai femprc trionfa- 
rono . 

Portaronfi pofeia i due in S. Luigi de Francefi , oue fi riuol- J,p"J*J 
fero alla mcrauigliofa Capella di S. Cecilia tutta dipinta dal me- cefi, 
defimo Domenichino ( fuori però che la Tauoh di mezzo, qual 
fi oflerua di mano di Guido,copiata già da vna di Raffaello, che 
retta in S. Giouann; in Monte di Bologna ) . Hor qui renga chi 
fi voglia, che fia intelligente di queft'Arte, ch« re/tarà inuaghi- 
to affatto qcI valore del noftro ZaB>pieri > ben quiui egli fece 

E a per 



. 5 S LE FINEZZE 

-, per immortalarli ogni sforzo, ed* ogni fludio. Amore ,. gratia, e 
conccttofc anioni per ogni canto qui annidano iti abbondanza, 
ed in fomma nulla manca, come tu vedi ( difle il Genio ) acciò 
il- tutto refti perfetto : Con l'occafione di ritrouarfi quiui non 
vollero mancare di accodarli alla Capella di S. Matteo la quale 
veramente e d'vopo confeflada.brauamenre colorita dal fieriflìmo 
Pennello del Caratiamo. 
s.ptetr* Doppo Ci trasferirono à S. Pietro per vedere il S. Sebaftiano, 
XanoLT anch'eia infigne del Domenichino, e di ottime parti eroi- 
camente adorna-, Ma per figillare lo fio ma co a Girupeno, volle 
s cìn>. il. Gemo fai li vedere la Pittura dell'Aitar Maggiore. in S* Giro- 
! ™° lamo rf$Ha Carità- oue quello Valorofo depofitò il Non flus vi- 
canta. tr& del fuo fipere , e pure operolla in tempo di fua età giouani- 
le. Quando il noflroGvrupeno l'hebbe con ineffabile guito rimi- 
rata , reflò quali fuori di fé medefimo, non so fc per Io ftupore, 
o per generosa inwdia , in ogni cafo al Genio piacque il vedere 
nel fuo diletto vna tale alt catione, argomentandola in bene per 
l'auuanzamento nella cogestione del buono -Onde per quel gior- 
no non volle vcdcHc più ..di Pittura, riferbando il ciò fare ad 
altro tempo, cd'in tanto inaiandoli verfo Cafa non tralafciauano- 
di lodare vna tanto (tupenda 5 ed immortai operatone . . 

Si ftofeguìfet il fkr mtnttont de' pia ìvfìgù > * 
Modani Pittori» ' 



C A P. X Fo 

R A 9 gl'altri ò Girupeno ( diffe il Genio ) che dalla 
Scuola de ftudiofiflìmi Caracci fortiflero a farli co- 
nofeere di ftraordinarij talenti vno è tra primi fu 
Franccfco Albani , qual fece così bene in fua gic- 
uanezza in Bologna fua diletta Patria, che riefee di 
non poca merauigiia, enei diuifarc che faremo per la Lombar- 
dia, potrai toccare con mano !a verità di quanto hora ti dico. 
Venne i'Albani qui in Roma, ed'alla giiifa degl'altri fuoi Condì- 

fcepoli 




DE PENNELLI ITALIANI ]j 

fcepoli folleùò dalla fatica Annibale, tanto nella Galleria ^arncfe? 
guanto in altri luoghi. Ma portiamoci à vedere vna delie lue più 
infigni operationi compitale totalmente bella. 

Si riduffero per tanto nella Chiefa di S. Maria cella Pace,oue s.m*. 
effendo con ogni puntualità dipinto dall'Albano tutto il Volto ria del* 
della Capella Maggiore, lo riconobbero di grandiflìma fufficien- UP * ct 
^za , e macfrreuole fondamento. Girupeno riuoltofi al Tuo Mae- 
ftro Genio diflc : Gran Scuola per certo ella è ftata quella ot 
Caracci, dalla quale ne fono fcaturiti quali da mare di Sapienza 
si buon- numero de Fiumi impareggiabili nella noftra Profeflìo- 
ne. Così e veramente ( ripigliò il Genio ) e fono di tal benefi- 
cenza, che inaffiando tuttauia i Prari de buoni Ingegni fono cau- 
fa , che in effi (i vedano germogliar fiori di graniamo odore, 
onde na/ce, che ad altri ìufleguentemente venghi permeilo gu- 
ftare pofeia delicati, e faporofì i frutti. Tutto benillìmo, ripi- 
gliò Girupeno, ma ài quefto Soggetto si grande, ne veJrcrn noi 
in tanto numero dell'Opere lue per la Città di Roma, come 
habbiam fatto degl'altri tré primi ? Nò per certo {'rifpofe il Ge- 
nio ) fuori di alcune poche , che fono nel Palazzo de- VerofpK 
c/sendo eh* egli volendo far preiìo ritorno alla Patri» per cagio- 
ne de fuoi domeflici intereflì , poco in quefte parti fi trattenne. 
Colà poi operò afsaiflìmo, e per lo più in forma piccicla, e(ser~ 
do così il ài lui particolar genio, e talento . Hor di quefH quat- 
tro, che ponno chiamarfì le Bafì , (opra delle quali eminente ri* 
pofafìla gran machina della noftra Profeflìone , tanto baffi per 
hora haucrne detto. Pure per mia confolatione ( ripigliò Giru- 
peno ) non mi efporrefVe almeno il nome d'alcun' altro , che. 
fiati cfsercirato nella Scuola de gran Caracci ?• Compiaccrcte-- 
ne ( difse il Genio ) e fappi , che oltre molti ? che militarono 
attualmente fono di cflì, e che riufeendo perfetti fi du'perfero in, 
quà> & ih là per lo Mondo (e parte di quefti ne vedrai fi à po- 
co in Bologna j o almeno dell'Opere loro ) . Ve re fono flati 
d'altri 3 che per hauer conamore, e genio particolare (tudiato 
l'Opere loro mcraaigliofe, ponno meritare il nome de loro fc- 
guaci. Tra quefti ( oltre di vn Sifto Badalocchi, del quale $ran 
ptincipij.fi. viddexo, e fu dileni Aimo Compagno del noftro Lan-- 

fr aneli? 



cuna 



38 LE FINEZZE 

franchi , quale morte importuna Jo tolfe intempeiìiuanienre al 
Mondo ; fi può mettere tri primi vn' Andrea Sacchi , il quale 
inueftigando fempre con quel buon gufìo Caraccefco il beli©, ed 
il migliore della Natura, fi e formata quella bella Idea, e tene- 
ro dipingere , che lì vede,. 11 Camafsei da Beuagna mi gioua 
dire, che fofse l'altro, quale pure ùudiò per quefta ficura ftra- 
da, e come il Sacchi fudetto operò quali fempre in Roma. Di 
Michel Colonna, che pure dipinfe con limile rimembranza, ti farò 
per fare ancora qualche mentione d'alcuna delle fue digniflìme fa- 
tiche* Dico dunque per farmi da capo, che tu con ogni commo- 
sTitttù do potrai transferirti in S. Pietro in Vaticano, oue vedrai nell* - 
'■ Altare in cui ila cfpofro il Miracolo del Corporale , Opera per 
appunto mtracolofa del Sacchi, colorita, e difscgnata con ogni 
giuditio, fierezza, e nobile maniera* Sotto della gran dipoli 
pure dei mede/imo Tempio ritrouerai ne fondamentali Pilallri 
quattro Quadri di mediocre grandezza , ma altrctanto maggiori 
per eisere flati condotti con finiflìmo guflo , e col lòlito fu© 
particolar fìudio, ed* accuratezza de'conrorni. 
c*puc. Nella Chiefa de Capuccinii Capo le Cafe, potrai vedere vna 
tim. Tauola dalla parte deftra entrando, con vn Miracolo di Sant'r 
Antonio da Padoa, che può dirli non inferiore a niun'altra , 
che fia in quei Tempio. E finalmente ( lafciando da parre mol- 
te altre fue fatiche pofte al publico, ed'in particolare quella del 
S. Romualdo in fine del corfo, oue vedrai vn miracolo dell'Ar- 
te nella Tauola di mezzo ) n' andrai medefìmamente a ritrouare* 
vna in priuato, cioè à dire nel Palazzo di PclefVr/na alle quat- 
tro Fontane nell'appartamento principale nobilmente fui Volto 
d'vna fhnza dipinta a frefeo. L'Opere del Camailei potrai por- 
c ' _ tarti a tuo bell'agio per riconofcerle in S. Pietro , à Capuecint» 
cmi. à S. Sebaftiano fopra Campo Vacino, & in altri luoghi della 
s.sebn- Città, ogn'vna di effe con boniffimo gufto condotte, e con otti- 
/!prL ma fufficienza al Mondo e^pofle. Del Colonna, e Mitelli* an- 
c*mpo cora, che fu fuo Collega, ve ne fono nel Palazzo Spada , e con- 
cai**. (jft ono q UC ([ c in vna gran Sala dipinta dal Volto fino a terra 
con bizzariflime inuentioni d'Architettura, con framifehiamenti 
di Figure? c fa sì bene ogni cofa > che «jon potrai ( ò mio C'ru- 

peno,) 



DE PENNELLI ITALIANI. 3? 

peno qua fi defidcrare di vantaggio ) e tra l'altre offeruarai alcu- 
ni Termini fatti a chiaro ofeuro, i quali refi/ano fopra del Corni- 
cione, che foao dipinti si tenera , e maeftrcuolmente, prenden- 
do il lume dal di lotto in su, ch'egli e vn godimento» e mera- 
uiglia il confìderarne l'artificio*, Scorciano c/fi alquanto ( come 
fi conuiene} per l'addattamcnto della villa, ed in fine fono mol- 
to ben disegnati, e ti sa dire, che molta lode, e credito i due 
veri , e fedeli Compagni per limile facenda ne riportarono. 

Qui tacque il Genio, lafciando Girupcno inuogl/ato grande- 
mente di vedere la Lombardia» Romagna, ed* altre parti per o(- 
feruar, in particola? e, l'Opere di quelli Sue braui Pittori* 

«Sì dif corre dell' Opre , ecF alcune anioni di Pietra da Cortona 

^Moderno Soggetto • 

C aA T. XVI. 

$N quello mezzo, che fi godeuano sì belle cofe, e 
d'i Pitturale di Scultura (diffe vn giorno il Genio 
a Girupeno ) non fia bene ò Garzon generofo di 
padar fotto filentio il gran valore, che in quelli 
hodierni tempi fi fece conoscere nella perfona di 
Pietro Becettini Cortonefe degno Capo di nuoua» e ben fondatt 
Scuoiai L'Opere fue andrem noi riconofeendo* per Roma, o 
almen le pili principali , e publiche, qua! cofa non tanto à me 
riufeirà di diletto, quanto di dupplicato farà per te tv ti liei che 
ne potrai ricauare y Elleno fono grandemente erudite di tutta 
leggiadria, e di comrnun gradimento . Di già più volte ho in* 
telo difeorrere di qucft'Huomo, e delle fue molte freroga^iuff 
C difie Girupcno j e da molti Virtuofi in fommo grado lodarlo 
coll'occafione del prarticarc io per Roma con quells ernie ve- 
nuto in acconcio di vedere ancora de fuoi nobili, eri' ornati/lìmi 
parti-, ma affai più che quello farà per poter giouarmi V edere 
con effo voi ad esaminarli, e difeorrcrui fopra diligentemente . 
Cosi parmi bene ( rifpofe il Genio J ed in tanto non farà fuori- 
di 




4© LEPIDEZZE 

tìi propofito il dirti alcuna cofa della vita di quello Soggetto. 
Fu quelli Giouanc di sfera ordinaria, ma di ottimi collumi, e 
Difcepolo di vn tal Bacci, h cui Scuola frequentò da principia 
con si poco profitto, che da iuoi Condifccpoli,e da altri, Tetta 
■à'Afino veniua cemmunemente chiamato. Egli nondimeno hcb- 
be cagione di dolerli ben sì della fua poco buona fortuna, ma 
non già mai di cedergli, perche datoli con tutto fludio, e con 
ogni forte di fatica al fuperarla 5 riufei d'vnico esemplare a gio- 
uani, poiché vn rifoluto volere, difficoltà inoperabile non ritro- 
ua . Tra le prime Pitture , che l'accredita fiero, furono la belli! - 
*• **'- /ima Tauola in S. Saluarore del Lauro, ou'é dipinta la Natiuità 
^/Laudi Nollro Signore . £ 1' Hiftorie in frefeo nella Chiefa di Santa 
rc - Bibiana con le attioni di detta Sanca, onde colà (limo bene in- 
s.ntbia. j arc j hor hora à vedette. 

Cosi prontamente prefone il camino, vi gtunfero, e ne loda- 
rono di molto cosi beile, ed* aggiu fiate ordinanze, veramente 
con infolito guflo, ed* intelligenza, e con maniera molto pere- 
grina condotte, alle quali, per compiacimento della commune, 
rutto lo Stuol. Pittorefco della Citta di Roma diede al loro feo- 
prirfi il Viua, Viua. In tanto Girupeno ( doppo hauerlc filla- 
mente non poco rimirate,) riuoko al Genio dille. Quelle attitu- 
dini, equelìe nouelle forme di veftir Figure fembrano à me tur- 
te piene di verità , e vi riconofeo per entro tali , e tante belle 
parti, che ne redo al fommo fodisfatto, non credendo già d'in- 
gannarmi con hauerne il gufto punto deprauato ne lontano dal 
buono. Nò che non t'inganni frifpofe il Genio) perche Ce bene 
qui ogni cofa e ridotta à fine con molta fatica , anzi lì può dire 
n con qualche poco di fìento, nulladimeno per il medefimo cafo 
» fi rende maggiormente laudabile l'Autore, ne per l'elaborar, che 
y> fi faccino le cofe,giamai fi merita titolo biafimeuole„ E in tutte 
5 , le virtudi,che fi deuono in quello Mondo effercitaregran con- 
tralto contro fé Hello, e lungo fludio fi ricercale da quello non 
fé ne ponno efentarc ne mcn coloro, che con larga mano, e 
55 dalla Natura , e dal Cielo vengono prodigamente aggiutati j ne 
» deue abufarfene colui , che facilmente le gode , col fidarli foucr- 
„ chio di fé ftcflo> e prclumere co* fuoi propn'j talenti vilipendere 

altrui> 






DE PENNELLI ITALIANI 41 

altrui, percioche fé quelli non vcranno del continuo coltivati 
da caldi 5 & abbondanti l'udori , vedranfi di repente rafTreddire, 
perdere, e miferamente languire, e ne verrà egli fteflo forfi ad 
inuidiar coloro, che fi comprano co' rnedefimi fremi degnamen- 
te la riputatione. *> 

Con limili difeorfi il Genio condufTe Girupcno ( ritornando 
addietro ) à vedere la beila Tancia dell'Anania, che battezza S. 
Paolo , pofta nella Chiefa de Capuccini del noftro Pietro da pp.c« 
Cortona , e foggiunfcli, che offeruafc di quella la (oda, e gran P ll(cmi 
vaghezza , gl'oggetti fpeffi , ma fenza confusione, i facili concet- ?> 
ti, le gratie, ed ogni altra compitezza. Che vuol inferire que- 3y 
ila parola compitezza, interpellò Girimene? Vuol dire ( ripigliò 
l'altro ) il far bene qualfiuoglia cofa, che occorrer polla ih vna 
copiofa Hilloria, come farebbe ( oltre delie Figure) Arehitcttu- :> 
ra, Paefi, Animali d'ogni forte, Vafi , Armi, ritrouamenti d- » 
Habiti , Nflari, Fiumi, Fiori, Frutti, cd'ogn'aJtro ornamento ima- ?> 
girabile , che di tutto quello ti Cortona ne fu verfatimmo non 
folo, ma prattico, e feientiato 2ÌI maggior legno. E quefte vni- 
ucrfalità di cofe egli T apprefe dalla Aia volonterola brama di 
giungere alla gloria ; abenche Tempre congiunta con il conti- 
nuo fhidio (opra le inenarabili Opere di Raffaello , di Poli- )> 
doro, ed' altri , non ifìaccandofi giamai dal bello dell'antico, in- 5 > 
fino a (Indiarne i propri} fragmenti, e niuno come Pietro ( per 
quanto da me fi iappia ) ha con maggior aflìduità notamizzatc 
tutte le cole di Roma così per minuto, e giamai egli raffinò fi- 
no, che non fi riconobbe nel feliciflìmo (laro della Perfettione. '* 
Dicono perciò molti ( replicò Girupcno) ch'egli lafciafic i Pan- •» 
ni alquanto duretti , e troppo manierofi . Veramente egli peccò „ 
quslche poco in quello (nipote il Genio) e ciò auuenne perche 
egli sii le prime volle di fouerchio innamorarli delie cofe anti- 
che, alle quali (come altre volte ti ho detto ) non è bene at- 55 
taccarfegli più del douere. Ma torniamo à noiìn primi difeorfi, 55 
e faccianì'iifleffione ad' altre Opere di quello noftro grand' ami- 
co , che vi /cerneremo di mano in mano elicente il migliora- 
mento, tanto nel fare de rnedefimi Panni, quanto in ogn'alfra 
cofa, e già che fiamo vicino al Palazzo di Pcieftrina, andianui> 

F che 



5> 



5» 



-J> 



42, LE FINEZZE 

che non poco godremo di vna grnde operationc della fua Ma- 
no. Cosi giunti 5 e falita la beiliflima Scala, che fu ftruttura 
( come il refìante della Fabbrica ) def rinomato, e nobile inge- 
gno del Bernini \ entrarono nella vada, e ricca Sala, che quali 
Paradi/o agl'occhi di chi che fìa riguardante raffembra, e confì- 
derato cotanto fpatio, quale e dal Cornicione in sii, comprefoui 
il gran Volto cosi bene in frefeo, e vagamente dipinto*, volea 
il Genio quali per groco domandare à Girupeno il fuo parere, 
fé non l'hauefTe conofeiuto g<à qua fi attratto nella coniemplatio- 
ne, quand'egli con le ciglia inarcare per la ftupore in tal guifa 
creiamo. Grand'armonia e quella , che io improuifamentc rimi- 
ro j E nuli'altro dille il Genio ? A cui G<ru-oeno, à tutt'altro , ma 
quella mi rapifee in eftremo , poiché si ben diuifi compartimenti 
?5 con gl'ornati di cfli>.le attieni nelle Figure? l'arra dzìlc Tede, la 
?> vaghezza, e grana ne ricchi abb'gliamenn , il bel modo d r hi- 
5,, ftoriare, l'ordinanza di lutto le colè , il cc/turne ne Perfonaggi, 
e la grandezza de'Conrorni, che più d'ogn* altra cofa impor- 
ta, mi fono cagione di gran di dì ma merauiglia y Colo d' vna co* 
35 fa relto alquanto fofpefo, ed'è, che per ei3erui cacciato di trop- 
» pò robba, parmi in qualche parte riconofeerui confafione ( ha, 
3> però detto con ogni riuerenza, e folo per ìcnrirne il voftro pa- 
rere). Tu non dici male, ripigliò il Genio \ ma fappi, che gl'- 
Huomrni per non effere Semidei poflono facilmente traboccare 
in qualche di ffetto , ed'in quefto Mondo degni fono d' efiere ap- 
prezzati coloro 5 che folo nell'operare più s'accodano al perfetto. 
ti Che fé vogliamo poi pretendere in tutto, e per tutto /a eccel- 
35 . lenza, di molto c'inganniamo, ne tanto alla mi/era conditione der 
3J rnortah vien conceflo . Biffi folo il dire, che Pietro da Coria- 
ria ne (boi tempi hebbe pochi ò niun pari . 

Uà egli vifiuto affai quefto grand' Huomo, dille Girupeno f 
Sino all'età più grane, ripigliò V altro j ma quello e peggio, op- 
preiTo da mah della Podagra 5 che ad continuo' quali lo tormen- 
tarono * 

Nel mentre fi difeorreua dell'Opere, e della vita di Pietro 
eonduceanfi da quei bel Palazzo il Genio co'l fuo Girupeno vcr- 
lo l'altro da Panfili i pofta in Piazza Nauona : Più bel Teatro 

di 



5> 
3> 
33 



DE PENNELLI ITALIANI. ^ 

di cui alcun giamai penfl di ritrouare , sì per Ja grandezza del 
/ito, come per la quantità dc'belliilirni Palaggi, e Angolarità 
delle Fontane col nuouo Tempio diS,Agnefe,chelo circondano. 
Salirono della bella Magione le Scale, quando appunto ne ritroua- 
rono fuperbamente dipinta dal loro Pietro la Galleria, con ammi- 
rami ancora per le pareti di ella molti bellillìmi Quadri ad oglio, 
che pure eglino attraeuano gl'animi de riguardanti, e batta il dire, 
che vi furono collocati dall'intelligente magnificenza d'vn tanto 
Principe come fu Don Camillo Panfilio, vero Mecenate de fuoi 
tempi. Alzarono dunque lo fguardo alle Pitture del Cortona, le 
quali non iolo piacquero eftrcmamentc al Giouanc Girupcno, ma 
ài vantaggio ancora ( pili dell'altre già vedute nella gran Sala 
Peleftrina) elleno furono lodate dal Genio di Raffaello, per effer 
fiate condotte, giufta il (uo parere, con maggior tenerezza , e fa- 
cilità in ogni genere . Vorrei quafi ( difTe il mede/imo Genio > 
di/correr teco ò Girupcno dell'Hiftorie , e Fauole di quefh , ed' 
altre Opere che andiamo vcdendo,mà io per me ciò poco necef- 
fàrio Io (timo, fapendo beni (fimo etferne tu verfato à pieno. Qui 
folo à noi compie difeorrere di quelle co(e, che ponno efferc di 
buon profitto in ordine alle pajti Pittorefche , e qutftc fanuofi 
già conpfeerc efier attioni di Ènea canate da Virgilio . 

Partiti pofeia di li, fi trasferirono alla Chie(a Nona, quale chiefa 
medefim3 mente, ancorché ampi ili] ma Zia, vien diluuiata da vna Nctt * t 
pioggia d'oro, che degnamente ferue d'ornamento per le Pittu- 
re , e del Volto, e della Cuppold, e del Choro, che per appun- 
to cia(cuna di qiude rimirali dipinte da Pietro da Cortona nell' 
vltimo di fua vita j Con quefte egli figlilo il corfo di tante fuc 
fatiche, poiché d'indi à poco ia Parca colma di gelofia, che mag- 
giori memorie di (e (redo non lafciafle al Mondo,troncò con in- 
jcflorabil Falce della vita di vn tant'Huomo lo (lame. 




Si 



4* 



LE FINEZZE 



3i dinìfa del profitto di Gìrupeno, delia /uà pr attica, e cogrì< 

uoìit mila Tritura,) e del njiaggio intraprefo col 

/ito Maejlro per la <ueka di Bologna** 

CUT. X V l i» 

^||/ON fi può credere quanto il fortunato Gìrupenb É 

■.■'^Sfflf^ f°^ e auuanzato nella Profeflione per la continuata 

vifta di tante belle cofe con la buona a/Utenza 




del Maeftro, che mai lafciaualo trauiarc dalla ret- 
PPWW ra , e ficura ftrada, fi che era giunto à tanto, che 
non gli faceua più meftieri ricopiare, fc non quanto elio per Tua 
elettione (e ne giua compiacendo, come auuenne dell' ecceilen» 
tiflìma, e non mai baftanterrente lodata Tauola di Raffaello pa- 
tta in S. Pietro Montorio, Pittura, che fi come fu il periodo 
d'ogni eccellenza , con riefee impoffibilo il ritrouarfi Encomio 
competente per le di lei lodi . 

Le occafioni intanto da prù parti concorreuano, ed'hauetfa di 
già acqui ftato molto di riputattone, fi che il Genio Maeftro de 
buoni euenti dello Scolare fentiua particolar contento, e brilla- 
tagli il cuore, mentre vedeua cflcre egli flato la cagione di ce- 
si nleuante auanzamento, entro |o fpatio di poco tempo, in quel 
cleuato intelletto i onde ficuro di riportarne honore appreUo T- 
cccelfa , e gloriofa Dama della Virtù , che dato in cura gli Io 
haueua, tutto giuliuo fcco fteflb fé ne (bua. Vna fiata nel ritor~ 
no che ambidne fecero verfo del loro Albergo, il Genio cosi pre- 
segli a dire. Girupcno,egli é hormai giunto il tempo della noftra 
partenza di qui, a fine di fruire con la vifta il retto della belliflìrna 
Prouincia d'Italia, e giouami il credere, che ci renderemo maggior- 
mente contenti, quando farem per (edisfarc in quetto viaggio 
gl'animi nottri, ed'à te in particolare non rimarrà, erte più defiare 
nella ProfeflTione y mentre haurai campo d' cfperim amare con la 
prattica i Caratteri, e le Pennellate de' miglior Huomini , che 
nell' Antico, e Moderno tempo fiano fioriti . Acquiamoci dun- 
que 



£>E PENNELLI ITALIANI. 45 

que,hor che la Stagione della bella Primauera cosi cortefemenre 
c'inuita. Di buona voglia io fon pronto , rifpofe Girupeno, à si 
dolce dipartita, e pongali pure in cffecutione quando à voi rie- 
fcc in grado, ch'io per me nato fono per vbbidire àvoftri cenni. 

Permettendo dunque il Genio , che il fuo Girupeno dalle fine 
ad alcune facende di già intraprefc, fi parti feco da Roma, e 
sfontanatili alquanto, dille il difpofto sì , ma colmo di meftitia 
Girupeno : Maeftro mio amato, io veramente fento diftaccarmi 
il cuore nell' allontanarmi da queft'Alma Città, e prouo effetti 
ftraordinarij di melanconia cagionata forfi dal rimorfo dell'ingra- 
titudine, hauend'io in Roma riceuuti tanti benefitij, come fono 
quelli dell' eflcrmi refo prouetto nella Pittura per mezzo delle 
lue molte, e sì belle Opere, e pure nondimeno fenza lafciarui 
alcun condegno guiderdone, da effa ne parto, e vò lontano. Non 
attriftarti, rifpofe il Genio, poiché non mancherà la tua medefì- 
ma gratitudine eflcrcitarfi quiui à fuo tempo , e con maggior 
vantaggio, mentre haurai hauuto campo di eflerti maggiormen- 
te approfittato per il meezo del vedere in altre parti oggetti , 
fé non in tutto fuperiori à quefti , almeno in qualche altro ge- 
nere non inferiori , e.l'in particolare per quello del colorito.*, 
fi che farai aftretto confeffarti per quefta nouella diligenza affai 
contento. Non pongo dubbio alle vollre parole fdiflcgli Giru- 
peno j ma quel naturale affetto, che porto, e deuo a quefta Pa- 
tria commune, mi fpinge su gl'occhi il pianto, e dentro il petto 
il duolo-, e perciò d'vn tanto impeto parmi cller degno di com- 
patimento. 

Tiàquefti, e fomiglianti difeorfi in pochi giorni fi rrouaro- ; 
no a Siena doue dopuo hiuer rimirato la bella Piazza , & al- 
tre cofe confpicue , fi portarono a vedere le Opere del Becca- 
fumi, nel Duomo ( non colorite, ma graffiate fopra del patimen- 
to ) ammirando nel medefìmo Tempio la Capelìa di Noftra Si- 
gnora fatta erigere dal Pontefice Alefiandro Settimo, oue fono 
ancora alcune Statue del Bernini molto mperbe,ed'in oltre vi lo- 
darono non poco vn Quadro con la Vifitatione di Noftra Signo- 
ra di mano di Carlo Maratti Scolare d'Andrea Sacchi} & altre due 
Statue vna di mano di Ercole Ferrata Milancfc, e l'altra di Anto- 



nio 



4 (5 LE FINEZZE 

ir'o detto il Lombardo , come anco di mano del mede/imo vi fi 
rimira la Statua del Papa fodetto , Per la Città poi vagheggia- 
rono le Pitture del Vanni, che di molte fparfe ve ne fono, ma 
s. cat- in particolare quella deli'Hifroria di S. Catterina nella fua Chiefa 
mritts. con molta amorcuole, e ben foaue maniera condotta, come altre 
di Ventura Salimbeni, Pittore anch'elio molto gradito per vn 
certo modo di gufto fuo naturale, amoreuolc, e buono. 
Tirine Si partirono pofeia per Firenze, oue giunti riraafcne su le pri- 
me il Giouanc Girupeno grandemente appagato per la Aia gran 
magnificenza , come n'era poco prima reftato inuaghiro nel ve- 
derla in lontana profpettiua , 

Si di/corre ) e fi tratta ciò che di Lello , e /ingoiare in Pittura 
Ji contiene telia, Città di Firenze . 




CAT, X V l l h 

EL principio dell'altro giorno raggirando^ li due 
viandanti per la bella f irenze , ed' offeruandola 
colma di fiupori, fpefero lutto il dì con l'altro 
appreflo inconfiderarne Iegrandezze,come à dire 
l'vgguaglianza , e drittura delle Contrade, la fre- 
quenza de gran Palagij, la vaghezza delle Chie- 
de, & altro) fi che non pofero dubbio a conchiudere cffer'clla 
delle più belle, e decantate Città dell'Europa , non che dell'Ita- 
lia tutta. Nel terzo giorno poi paruc bene a/Genio di dar qual- 
che principio alle loro vifitc di Pittura, ed' incominciando per 
alcuni Tcmpij, viddero cofe affai belle, delle quali (come anche 
de fuoi Autori diffe il Genio ) hauendone fatta degna mentione 
il Vafari , altro non ti foggiungo } ò Girupeno , rimettendomi ad 
elio fé non d'auuertirti, che ou'egli parla con paflìone Infodera- 
ta de fuoi , è trafeorfo i difauantagglo de Venetiani , e Lom-' 
bardi, e particolarmente del Coreggio, di cui fisa hauer diurna- 
mente operato} Onde ti valerai del tuo buon giuditio nel rico- 
nofeerne il vero; Ma già le leggerai il Bofchini ( oltre lo Sca : 

HClli; 



DE PENNELLI ITALIANI. 47 

fìdlij & alcuni altri ) Io vederai in ftilc Bernefco , ed' in lingua 
Venetiana eroicamente {raffilato. Ritornando dunque à noi fa di 
me/rieri confettare non edere mancati à quella nobilifìima Patria 
ir ogni genere Huomini ìlluftri, si negl'andati, come ne moder- 
ni tempi, ed'effcre fiata mai Tempre madre di preftanriilìmi Sog- 
getti anche nella Pirttira,e fpecialmente di vn Andrea del Sarto, 
di vn Leonardo da Vinci, di vn Salutati ^ ed'al ri molti nel Se- 
colo trafcorfo, come in quefro preferite fono fioriti vn Bronzini, 
vn Ciuoli, vn Ciampclli, ed'altri limili, che per fé ftetfì, e per 
mezzo dell'Opere loro fi tono refi chiari, e di molta ftirna - , 
Ma iopra il tutto non lafcierò innominati vn Baccio Bandinclli 
orn^menro della Scultura, e pnì d'ogn' altro vn Michelange- 
lo Buonaruoti compimento, e merauiglia della medefima, e deil' 
altre due Sorelle Pittura , ci' Architettura , quale non folo fd lo 
fplendore? e gloria deìh Toi'cana, ma ctiandio l'cdemplare del 
Mondo ru-to. 

Quefte grandezze, che voi óitG di Michel' Angelo ( foggiun- 
fc all'hora Girupenn) fanno maggiormente crciccre in me certo 
curiofo dubbio, che vn pezzo fa mi ftà couando nella mente, 
ed* è : perche mai in tutto il tempo, che dimorammo in Ro- 
ma mi perfuadeftc di fare ftudio fopra delle fuc Pitture , men- 
tre da rutti fono così friniate , e riucrite . Prontamente te ne 
dirò la ragione ( rifpofe il Genio ) che ti farà per mio cre- 
dere, capace di quanto defideri fapcre. In primo luogo dico- 
ti 3 che egli non s r accorto mai ( benché per altro foffe fapien- 
tilTìmo^ ad vna certa, e vera naturalezza come auuenne nel no* 
ftro Raffaello, & altri, i quali adirarono mar fempre vna fìra- 
da facile, e chiara nella Profeffione, e che furono amici di {chi- 
nare alcuni eccedi vitiofi, onde piacemi di raccordimi in quello 
propofiro, ciò che dice lo Scandii nel fuo Microcolmo delta Pit- 
tura à e* 38. cap. 5. che à tuo piacimento potrai ire à vedere* 
oue accenna alcune parole dettate dal Lomazzo nel fuo Libro- 
delia prattica della Pittura l»b. 6. cap#6o. dicendo 

Deuefi guardare il Pittore, che per dimoftrarlì Perirò nell r - ?j 
Anotomia non habbi ad elprimere in ogni Corpo tutti i Mufcoli ?J 
che la medefima dimoftra, fé li vuol'elfercitarc in rapprefentar 

Corpi 



4 S LEPIDEZZE 

; , Corpi naturali j ne MichcrAngelo Bonaruoti hebbe alrro fine, 
che il dimoftrar fempre la profondità de'Mufcoli . Sin qui il U- 
wazzo- Cofa che il prudentiflimo Raffaello molto auuerti , e 
?v ftudiò fempre imitare la mcdcfìma natura, la quale in vn Erco- 
'J le } & in altr'Huomo Martiale dimofhò ben si rileuanti quali tut- 
? j ti i Mufcoli ) Ma in vn Gioitane, cV in vna bella Donna piao 
quele coprire, e nafeondere-, & in altri fucceffiuamente palesò» 
e dimoftrò la Carne coperta con armoniofa morbidezza da dol- 
?> ciffima, e delicata Pelle. Aggiungiamo che l'ideilo M'chel'An- 
3' gelo hebbe à dire, in propofito del tuo merau'glioioGiuditio Vnf- 
35 uerfale dipinto in Roma nel Vaticano , che queir Opera farebbe 
3> per partorire la rouina , e l' ingcfhmemo di molti, e ben ciò hi 
vero pronoftico, poiché non pochi che hanno cercato d'imita- 
re quella maniera fi fono precipitati nella confufione, e per il 
55 mare di quel fuo tanto fapere fi fono trouati nelle fece he, e per- 
M fi miferamente ne dur; fcogli . Vno di quefti , che fu il Figi* 
,3 no Milanefe ne può far ampliflìma {ede » fenza tant'altri ,che dir 
ti potrei j onde per quefti , ed' altri rifpetti 9 e più per quello del 
ritrouarfi eUere la tua vna complctlion diuerfa, non mi fon pre- 
5> fo impaccio d'affrettarti ad vn cotale Audio. Ma noi con quelli 
3> difeorfi fiamo vfetti alquanto dalla ftrada propofhci, ripigliamo- 
j) la perciò 5 ne dilatianci di vantaggio. 

Cosi molto curiofi n'andarono à vedere l'Opere d'Andrea del 
sxaizt Sarto, che fono allo Scalzo ( cosi nomafi per appunto quel luo- 
confra- g d e fti n aro per fuffragio de poueri condannati ) qui operò 
f# quefto dotillìmo Autore in più riprefe à chiaro ol'euro alcune 
attieni di San Giouanni Battifta , effendo che vfciua egli di fo- 
uente fuori della Patria, come vna di effe accadde in Francia 
(chiamato colà da Fra ncefeo Primo,) > quando ritomaua poi rimet- 
teua mano al lauoro, e compiua alcune d'effe H ftorie, quali per 
il Cortile d'effo luogo diuife tuttauia fé ne ftanno, ed' ancorché 
non fodero inuaghite da colori, nondimeno il noftro Girupeno 
fi dichiarò riconofecrui per entro grandiflime bellezze, ed cfler 
cileno condotte con gufto buono, e con fac-iJc, e foaue natura- 
lezza. 

Viddcro pofeia l'altre nel Cortiletto della SS, Annunciata, e le 

giudica- 



DE PENNELLI ITALIANI. 4* 

giudicarono «lei mcdefimo pefo delle prime, che haueuano ve- ri ' a %*ì> 
duro nello Scalzo, e forfè di vantaggio, per effer elleno ridotte Aono*. 
con la ftefla gratiofa maniera, mi vaghiflimamente in oltre con ****** 
colori dilettcuoli, e viuacij E Girupeno fece rifìeiTìone ad vn 
gran dono concefib dal Cielo à quefì'Huomo mentre fu il primo 
nella (uà Patria che ritrouafle f fenza che da altri gli folle addi- 
tata,) vna sì nobile ftrada di fare. Si conduflcro d'indi nel Clau- 
ftro Grande iui anneUo de P.P. nel quale viddero l'Epilogo di 
quanto mai far rapefle Andrea del Sarto, cioè à dire la tanto fa- 
mofa Madonna detta del Sacco } onde vnitamente drflero efier 
quella degna d'ogni mcnteuole applaufo à cagione del fuo pafto* 
fo, e facile colorito* 

Moltiflimc altre cofe potcuano i noftri due Paflaggieri vifita- 
re della mano d'Andrea, non ranro per la Città, quanto per Je 
parti ad effa conuicine , tra fi contentarono per all' hora di que- 
llo, lafciando ad altri tempi il fodisfarfi maggiormente con oc- 
cafione o di paflaggio, ò d'altro accidente, e conclufero per più 
à minuto poterle rmuenire di leggerne la di lui vita in Giorgio 
Vafari, & iti Raffici Borghini. 

Così per quelle di Leonardo da Vinci non fiì di mefHer», che 
troppo s'afFdticaflcro, poiché poche, o qiufi -ntuna ve ne Tono 
rimale ( toltone alcune che fono in Corte di quel Gran DucaJ 
emendo, ch'egli fi dilettò alla gu'fa d'Andrea feorrere virtuofa- 
n>ente per lo Mon^o, e maflime negl'vltimi di lua vita, che ri- 
ttouandofi in Francia , refe lo fpirito a! Creatore nelle braccia di 
quel gran Rè Francesco come a" tutti è noto ; E quanto egli poi 
folle pofleflore d'altre nobili Arti, come della Mathematica, e 
della Mufica &c. ad ogn'vno è palefe . Ma egli è hormai tempo 
che ci portiamo a ricreare, ( dille il Gcmo^ e godere della Gal- 
leria, e Palazzo di quelle Serenifiìme Altezze, le quali per fom- 
ma lor gloria furono mai fempre, e fono i veri Mecenati dc'Vir- 
tuoiì . 

Così parlando il Genio al fuo Difcepofo s'accorfe efTer feco a 
Pitti, oue penetrati fé h nuolfe a dire. Che ti pare ò Girupeno di 
quefto primole sì magnifico ingreflTo? Parmi frilpofe il Giouane) 
che non ceda à niun' altro di quanti io n'habbia fin qui veduto. 

G In 



50 LE FINEZZE 

*n quefto afcendendo le Regie Scale, fi trouaronò nell'ampio* e 
proportionato Salone de Tedefchi, al quale nulla manca per ren- 
der/! adorno 5 e maeftofo . Di qui inolrratifi nell'Anticamere le 
feorfero tutte arricchite di Stucchi, e d'Oro» quali ornamenti» fi 
come erano farti col parere, e col diifcgno di Pietro da Corto- 
na, cosi feruiuano di relegamento alle Tue dotte Pitture, che for- 
fè per le più belle, e facilmente condotte dell'altre fue vengono 
riconolciure, onde il Genio ai noflro Girupeno , che in rimirar-, 
le fé ne ftaua attento, cosi dille. Non ti femori merauiglia , che 
con tanto gufto elleno fi mirino perfettionate , pofeiache quelli 
€ran Principi riconofecndo la virtù (anno far animo agl'Huomi- 
ni illufori, rifueghando feropre loro con gli fpiriti,le menti a co- 
fc grandi. Ma refta hora, che noi veggiamo altr'Opere moder- 
ne, che fono nelPappartamento inferiore , nel quale, finalmente 
introdotti, viddero honorate fatiche dipinte in frefeo dal Colon- 
na , e Mitelli , quali fecondo il loro folito le riduffero à termine 
di gran finezza. Pofcia accompagnati per il reflante del Palaz- 
zo, e per il Giardino, offeruarono delitic, e grandezze indici- 
bili » e quindi del Palazzo vecchio nella GaJcria , che fra tutte 
dell'Italia (sì per l'infinite curiofiradi, sì per gl'arredi fuperbi, e 
Pietre pretiofe da induftreMano lauorate ) porta il primo vanto. 
Viddero pure in quefto memorabil luogo Pitture diuerfe tanto 
d'Antico, come di Moderno Pennello, onde in tutto fodisfattt 
fé ne partirono, non cefiando mai d'innalzare alle Stelle le gran- 
dezze della Sereniflìma Cafo Medici * 

Si fa noU l'ar ritto in lìologna del Geni» di T^ffaello , 
e di Girupeno fm Dtjcepolo . 

C A T. XIX. 

V* primi albori del feguente mattino fi pofe alle- 
gramente te noflra felice coppia al fuo deftinato 
viaggio verfo Bologna , e fatto alto al fine della 
prima giornata nella Terra di Fiorcnzuola > giun- 

fero 




S. Mi- 



DE PENNELLI ITALIANI. 51 

fero nel? altra verfo la fera in detta Città , oue per dare vn bel 
principio al rimirare le defidcrate Pitture fi portarono nel di fé- *Upm 
guente fuori della Porta, che conduce à S, Michel in Bofco, e 
prendendo la ftrada più adagiata dalla parte finiftra, che va à 
Capuccini , hebbero bell'occafione di vedere nella loro Chiefa la c«/>««- 
famofa Tauola del Chrifto in Croce di Guido , che per dargli *"• 
ogni più gloriofo cpitetto quello fol nome le balta. Giunfcro 
pofeia à S. Michele oue, auanti di entrare in Chiefa, rimiraro- c s he \ 
no non folo la bella Felfina , che 3 pie di quell'erto pompofa- ofro. 
mente fen giace j ma l'immenfa pianura di Romagna, e Lom- 
bardia, nella quale invn girar d'occhio (e gl'offerfero in bel prò- 
fpctto diuerfe Cittadi , gran quantità di Caftclla, ed' infinità di 
Ville. Quando fallii per alcuni gradini fi v/ddero in Chiefa tut- 
ta adorna di (efficienti, e rare Pitture, e di Stucchi dorati, oltre 
il diffegno dell' Architettura molto eccellente > come altresì il 
Choro, che di quantità d'illuftri, e ben Jauorati rimedi fi troua 
compito. Finalmente calati alquanto à baffo per altra porte, fi 
ritornarono in vn Clauftro di forma ottangolare con/butto, e 
mirabilmente d'ogri' intorno dipinto. E ben, che dici ò Girupe- 
no,il Maefrro parlò, di quefto sì nobil modo di colorire, addi- 
tandogli d'ogn' intorno il ti; r to? Dicoj rifpofe quegli , che cosi 
bella, e concorde inegualità di maniere altro non poter'ellcre, 
che vna vera fcaturiggine della fioriti/lima Scola de Caracci, ef- 
fendo che per quanto ii eftende il mio giuditio vi riconoico per 
ogni parte il loro gulìo, e la loro direttone. Così e per appun- 
to ( diflc l'altro) . Ma mira vn poco, fé il Ciel ti guardi , e po- 
ni particolar attentione à cucH'Hifrona colà in quel iato di mano 
di Lodouico, col miracolo di S. Benedetto , cui con la benedir- 
tione diicaccia il Den onio fopra di quel Macigno alfifb, e l'altre 
due pur del medefimo 3 cioè oue fono quelle belle Femine , che 
tentano il Santo, e l'altra ou'é quell'indemoniato che fa nel 
comparir del medefimo mille furiofi ftorcimenti , il tutto col- _ 
mo de. concetti, di gratiofe attitudini, ed' ogni cofa addattato al ^J* 
coftume di ciò che il Pittore ha pretefo rapprefencare. In vero, 
dille Girapeao, che queft'Hiftone , con cuafi tutte l'altre, che 
qui fi vedono » non foto degne fono d'eflcrc (ludiatc , ma etian- 

G z dio 



52 Le finezze 

dio ài cffer porte alfa Stampa per commuti dilettai e benefìu'o. 
Alcune ve ne fono, rifpofc il Genio, parte per mano di Simon 
geferefe, e parte da altri, e quali fempre all'Acqua forte. Ma 
«gli è douere, che ci fermiamo .1 confiderà re di proposto quella 
che colà tu vedi di Guido, degna veramente di molti (lima riflef- 
iiene, sì per la ftia nobiltà in ordine alla maniera ( giufta il con- 
fueto di quell'infigne Mano), sì per l'aria amorofa delle Tette, 
eh? rapirono, sì per li mrouamenti degl'abiti, che fono de più 
peregrini, come per ogn'alr ro ; che cagionar pofla merau'glia nciT 
Arre. E poi per compimento di tutto, come di maggior manie- 
ra fi può di/Tegnare di quello fiano quei due termini à chiaro- 
(curo , che recano dalle pani di quell'Opera? Oh Guido fpec- 
ehio y decoro, e gloria della tua diletta Bologna, e ben'ella ha 
ragione ili girne per tè fuperba* mentre ha faputo produrre al 
Mondo vn sì gran- miracolo nella Pittura ! 

Girupeno doppo d'hauer veduto, e fenrito la gloria dì quelli,, 
che operarono in quel pregiatHIìmo Clauttro, reftaua con gran 
defiderio ancora di vedere il retta n te delle Pitture fparfeperla 
medefima Città . Onde pregò il fuó buon Precettore di vifita- 
re in quell' itteffa giornata altre merauiglie del Pennello, accia 
pcteUe renderfi il fuo cuore fé nor> in tutto fatio, almen con» 
tento. Così compiaciuto da quegli, calarono al baffo, e rien- 
trando per li Porta di S. Mammolo fi conduflero quali nel cen- 
tro della Città, riaoltandofi alquanto alla parte Orientale di effa; 
per feguir poicia di mano in mano l'ordine per ogn'altra parte 
sue*». Cosi conducendofi in primo tratto in S, Domenico fubito nel- 
la prima Capelli a man dettra offeruarono la Tauola del S- Gia- 
cinto f che retta quafi per contro all'altra del S. Raimondo ) am- 
bedue di mano di Lodouico Caracci , come dell'ideila mano an- 
cora l'altre Pitture che ttanno per dietro il Pulpito, confittemi 
in tré fpatij in frefeo, ne quali lì vede vna Carità , vn S. France- 
se, & vn S» Domenico. Già il buon Girupeno per la vitta d* 
altre Pitture offerirne in Roma , s'era incominciato ad'imbeucre 
del dolciflìmo latte Ciìracccfcoj Ma quefte confirmarono mag- 
gia giormente in effo vn non so che di noucllo niifto molto confa- 
centc alla di lui naturale inclinatone > lui vicino adunque fi fer- 
marono 



DB PENNELLI ITALIANI. Sì 

ma renò alianti la Taaola ( non mofro grande quanto alfa latita- 
dine, ma immenfa per la Tua bellezza ) di mano di Guido > oue 
ftà" così cfqui tornente cfprcflà la flrage degl'In noccnti , che ben 
quella folo farebbe badante a far palefe al Mondo a quanto fi 
cftendcile il valor di vn tant' Huomo . Vicino à quefta vid- 
dcro la fontuofa Capella, ou'é riporto in vn'Arca di Marmo, 
diligentemente fcolpita , il Corpo del Gloriofo Patriarca S. Do- 
menico ; l'opra della quale in ampia Tribuna pure di man di Gui- 
do ftà dipinto in freico il medefìmo Santo rapito al Ciclo in mez- 
zo de Piedi del Redentore, e di fua Madre Santiflìma, oltre buo- 
na comitiua d'Angioli, li quali Tuonando varij fbomenti, in atti- 
tudini diuerfe, gratiofe, e nobili, in tanta gloria fituati intorno 
ad elio giocondi fé ne ftanno» Dalie parti delia Capella poi of« 
ieruarono alquanto, due grandiflìme Tele dipinte dal Maftcllet- 
ta, e prima d'vfcire dalla Capella s'auuenncro in due altri gran 
pezzi, 1* vno de quali di Lionello Spada fi fa brauamente cono- 
scere, e l'altro in niuna parte inferiore di Aleffandro Thearini fi 
palefa. Per contro à quefro Santuario vn' altro non men degno 
di confideratione n'ammirarono, che per edere dedicato alla Ver- 

fine del Samifiìmo Rofario, vi ftà dipinto nel mezzo del Volto 
Adonta di efia Signora ( come tutto il retto deih Capella con 
belliffimi ornamenti, e di Stucchi finti me/Fi ad' oro , e di altre 
nobili inuentioni ) vergato fi vede dalli valorofi Pennelli del Co- 
lonna, e Mrtelli. 

Viddcro il famofo Palionc, o fia Stendardo dipinto di man di 
Guido, qual per appunto conieruafi fono de più Chiaui in que- 
fro medefimo luogo *, elio per voto publico fu fatto in honore 
della SantilTìma Vergine, e di tutti i Santi Protettori della Città 
in tempo del Contaggio del 1630. 

Non fi fermauano li due, Maeftro, e Difcepùlo atlanti ciafeun 
Opera, che incontrauano, più del douere, ancorché per altro 
laudabile foflc, che troppo vi farebbe fiato che bre . Ma sì be- 
ne a quelle da elfi ftimate'lc più ìcelte, e le migliori , che tale 
era il loro principale feopo, a fine di fucchiarne qua! Pecchia il 
dolce mele, e perfetto, che per Girupeno fi potette pretendere. 
.Viriti diChiefa piegarono alquanto à man deftra,epcruenncro à 

S. Gio. 



54 LE FINEZZE 

jfonri* S* Gio * ,n Montc ' c ! uando viddero in tanto Temp/o ( oltre !.i 
' famofiflìma Santa Cecilia del loro caro, ed' impareggiabile Raf- 
faello, la copia di cui haucuano gii riconofeiuta in S» Luigi de 
Francefi in Roma ) vna gran Tauola del Domenichino, Opera 
in vero, eVper la copia grande delle Figure molto ftudiate, e 
per li penfieri, e concetti liiperbi, e peregrini ( tutti alludenti 
al SS. Rofario à cui detta Tauola vien dedicata ) di molta ftima, 
e di fuprema bellezza la giudicarono. Viddero anco per il refto 
della Chiefa altre due Opere, delle quali molto fi compiacque- 
ro , Pvna del Guercino, e l'altra di Piero Faccini ( Autore anch' 
effo de migliori del fuo tempo in Bologna, & allicuo de Caraccio 
schri- [>i qui (i portarono al Monaftero, e Chiefa di S. Chriftina, 
% oue goderono di vna molto rara Pittura delia mano degl' ifteflì 
Caracci pofta ncll' Aitar Maggiore, oue ftà cfpreffa la Trasfigu- 
ratione del Signore • Ritornando alquanto addietro vollero ri- 
crearli la villa nella Sontuofa Fabrica de PP. Gefuiti , S. Lucia» 
Pofcia ripigliato il filo del loro camino, giunfero iui appreso à 
S. Bernardo, oue è vna Tauola di mano di Lodouico. 

Di là con boniffima Iena di caminare, e con auidità di veder 
fempre Pitture eccellenti fi portarono fuori di Città circa mezzo 
de'scti. miglio nella Chiefa de PP. Scalzi, oue trouarono vna Tauola 
*'• dipinta dall'ammirabile riabilita di Lodouico . Tornando indietro 
chiefa per la Porta di Strà Maggiore, giunfero alla Chiefa de Serui» 
dtstrui <j ouc offeruarono di molte bell'Opere, ed' in particolare due 
Quadri d'Altare dell'Albani, come fuori di efla, fotto il Portico 
vicino la Porta principale vna Pittura in frefeo di Nicolò dell'- 
Abbate) foggetto medefìmamenre molto ftimaro. E i.ella pic- 
$, To . ciola Chiefiola iui vicina di S. Tomafo vna belli (Un a Tauc-la di 
*»*{<>• mano di Guido della fua prima, e più forzofa maniera. Pofcia 
feguendo auanti giuniero nel nuouo Tempio di S. Bartolomeo in 
s. Bar. pi azza Rauegnana , e vi ntrouaron per entro vna del meJefi- 
tomt. ^^ Lodouico, con vn S. Carlo , come vn'altra dell'Albani con 
vn' Annunciata ricca d'Angioli, nobile, e raramente efpreffa. 
Altre Piwure viddero fui Volro à frefeo di mano del Colonna, 
oltre altr' Opere, ed' in particolare per i Cantoni della Chiefa 
altre Tele dipinte? che punto non le di/piacquero. Diffe all'hora 

il 




canti 



DE PENNELLI ITALIANI. 5 5 

il Genio al fuo Girupeno. G,à veggio Thora cfler tarda, e poco 
reftarci in queiìo giorno da poter difeernere Pitture) però rif- 
ferbiamoci per il venturo à maggior noftra fodisfattione . 

Sì continua il riconofare il bello delle Pitture per leu 
Città di 7>ologna. 

C A % X X. 

[I schiaratosi à pena l'aere del giorno feguen- 
te, non fu pigro il virtuofo Girupeno in girne a 
ritrouareil fuo caro Mac(lro,che non meno di lui 
iìaualo con anfia attendendo. Così ripigliato il lo- 
ro eflercitio, voltarono alquanto verfo la parte di 
Settentrione, e fu la prima ad effer vifitata la Chiefa de Mendi- **«»*■ 
canti, nella quale ( oltre la Tauola de Caracci , che rimane nel ' 
lato deflro nell'entrare, ou'é dipinto Chrifto quando chiama all' 
Apoftolato S. Matteo ) viddero due Quadri d'Altare Irraordina- 
rij non meno per la grandezza, che per effer flati efpreflì dalia 
pretiofa mano di Guido, l'vno fituato nell* Aitar Maggiore, oue 
è Chrifto morto nella parte fuperiore con la Vergine piangente, 
& Angioli mcfti dalle bande, e nel ballo li Santi Protettori della 
Città con diuerfi Putti j e l'altro, in cui fi vede il S. Giobbe con 
diuerfità di Figure, che gli prefentano (doppo le tante afflittioiit 
patite ) e doni, e tributi .- 

Dirimpetto à quella vi e vna Capella con Quadri di mano di 
Giacomo Cauedone anch'elio digniflìmo Scolare de Caracci, e 
quando Girupeno vidde maniera così paflofa, ed'in vn fiera, ri- 
uolto al fuo Maeftro ditte grandemente piacerli , e tanto più 
quanto che gl'arriusua nuoua col nome ancora dell'Autore di 
effa. Sappi, foggìunfe il Genio, che poche Opere fi vedono del 
Cauedoni in quella Città :Haueua quefti oltre i) fondamento de! 
buon diffegno, vn cotal gufto sii la ftrada di Titiano, cerne tu 
vedi, che riefee di iìupore à chi ben vi confiderà. Ma paniamo 
ad altre Pitture. 

Entrarono 



5(5 LE FINEZZE 

^crfo- entrarono per tanto nella Chiefa del Monaftero di S. Orfola 
di li per appunto al dirimpetto, in cui offeruarono due bellifll- 
mc Tauole de medefimi Caracci, (ma la principale nell' Aitar 
Maggiore, che col Martirio di detta Santa, anzi dell'vndici milla 
Vergini lue Compagne fi fa vedere) cagionò loro non ordinario 
ftupore, per mirami vna così bella, e confufa diftintione,come 
di crudeltà, e fiera barbarie ne Manigoldi, e di placidezza, e 
Chriftiana cofranza nel volto, e nelle attitudini delle Verginelle-, 
& effetti di sì fatta maniera di dipingere fu la vicendeuolczza de 
Pennelli di tutti, e tré iCaracci, che ben fpefTo vnitamente li 
fapeuano d'accordo mirabilmente trattarci ed il Genio confeflan- 
doui vn gufto efquifitiflìmo, ed vn mifto tra il Coreggio, e loro 
ftefli , ne vfcì tutto contento con il ilio caro Difcepolo, doppo 
hauer ofleruata però la Pittura dell'altro Altare del Colo Lodoui- 
co tutta bella, e leggiadramente disegnata. Si portarono pofeia 
s.M*r. à 5. Martino de PP. Carmelitani, nel cui Tempio dalla parte 
finiftra della Capella Maggiore fa pompa di fé medefìmo vn Qua- 
dretto di mano di Agoftino Caracci con entroui vn S. Girolamo 
da rifenriti contorni eccellentemente disegnato . 
s. Bar. Di q ì partiti giunterò à S. Bartolomeo detto di Reno, doue 
diReno. hebbero occafione di rimirare, anzi d'ammirare la ftudiofifilma 
Capelletta nell'entrare fubito à man finiftra del Colo Agoftino. 
s.cU- Ritornati alquanto addietro entrarono in S. Giacomo, in cui vid- 
ttm. dcro vn S. Rocco fopra Quadro d'Altare deglMteflì Maeftri. Et 
vna Capella di Pellegrino Tibaldi beniflìmo disegnata , ed'accu- 
ratamente condotta a perfezione . Nel paflar poi che fecero per 
la Strada di Gallerà, offeruarono in frelco Cotto vn di quei Por- 
tici vn belliflìmo dipinto di mano di Lodouico , ed'cfpnme 
quando Pilato prefenta Chrifto «ngl' Hebrei , e da fl.gclli , e da 
fpi ne mali (Timo trattato. Vifìuronodi h nohroolto lungi la Chic- 
8. ita- ^ ^ c ^* ^ c ^'O rat ono di S. Filippo Neri , oue fi compiacquero 
ri* di grandemente di vedere alcune Figure in frefeo, ed' vna Tauola 
G*ltcr* ac j gi, vnitamente in vna Capella di Francefco Albani .Altre 
Pitture di Francefco Ceffi allieuo di Guido, che alle pareti del/a 
medefima Chiefa appefe fé ne fbuano, molto ripiene di boniffi- 
ini termini Pitrorcfchi con gran gufto rimirarono i cd'vn Altare 

in 



3E PENNELLI ITALIANI. 57 

in vna Captila con dentro dipintoui S. Filippo Neri in habito 
Sacerdotale , affittito da due Angioli dalie parti di mano del 
Guercino da Cento le fu cauia di edificatione. 

Si trouauano pochi palli lungi dalla Chiefa Cattedrale di S» s ^ elrp 
Pietro, quando doppo haucr considerata la vaftirà, e ricchezza 
di sì gran Tempio, alzarono lo fguardo (opra della Tribuna deli* 
Aitar Magg'ore, e viddero vn* operato di mano di Lodouico, 
quale non parendogli effere riufeito di Tua folita fodisfattione, /e 
ne accorò in modo tale, che poco doppo lafciouui la vita. Di 
qucfto inconueniente ne fu cagione la perniciofiflima adulatione "^ 
d'alcuni fallì amici, che coli' aflkuratlo efler quella vna delle mi- „ 
gliori Pitture del Mondo, fecero si che leuatene le mani, e dis- 
fatti i Ponti lenza hauerla confederata di tutto punto come fareb- 
be (laro conuemenie, la difeapri, e lafciolla al ludibrio della mal- ?> 
dicenza, che mal sa compatire i falli alrruf, e mafllme in q'.iefta » 
difricilillima Profe&one, nella quale nefce così facile Io fdiuccio- jp 
fare in errori à cagione dell' innumcrabili difficoltà, che per ella n 
fi ritrouano. 

I due noflri virtuofi PaiTaggieri già mai fi fhncauano di rimi- 
rare le cole della Città di Bologna onde perciò fi portarono dal- 
ia parte, che incorni, .u a riguardare veilc Ponente, ed' entran- 
do nella picciola Chiefa di 5. Sebaib'ano, viddero vn egg regia ^nt".' 
Ta trillila di mano dell' Albani, Peicia in quella di 5. Gregorio, 
ouc s'accorfero efierui due bel'iilìm' Qjadn d'Altare, vno della ' io r *' 
folita ed* erudita lufficienza di Lodouico, e l'altro del rinomato 
Gw. Francefco Birbien Guercin da Cento, che appunto per efler 
vno de primi parti cfpofti al publico in quella Città vien merita- 
mente (limato ancora vno de migl-ori di quanti mai ne faceffe 
in fua vita, poiché lo Itimelo di acquietar nputatione ad vngio- 
uamie, e generofo cuore di gran forza riefee, e fi pofpone ogn* 1IV 
altro interefle all' bora quando vi è il defiderio di giungere al 
merito della gloria . 

D\ là fortendo per la parte della picciola Porta, e trauerfando 
folo la (trada, fi trouarono in S. Giorgio i in quefta Chiefa pure s.Ghr 
hebbero occafionc di godere affair e fu il vedere vn Quadro d* g ' ' 
Altare di mano d'Annibale > dalla parte finiftra entrando, con la 

H B.V. 



58 LEPIDEZZE 

B. V. affìfa fopra di vn Pilaftro, Chrifto Bambino in bràccio i e 
due altri Santi dalle pani» di ftile veramente in tutto eroico, e 
(odo. Dall' ifteflb Iato rimirarono vn' Annunciatione in Figure 
meno del naturale, & vn' Ancona grande , o vogliam dire Qua- 
dro d'Altare, l'vno, e l'altro del lolo Lodouicoj fra in queft'vl- 
tima dipinta con grandi/lima, e ftraordinarfa bellezza l'Hiftoria 
della probatica Piicina . Altre due Opere ofleruarono nell'ifteffo 
Tempio , IVna delle quali rapprefenta iì Battefimo di Chrifto di 
mano dell'Albani > e Taitra à quefta contigua, da Simon Cantarini 
da Pefaro incominciata, con la Regina de Cieli nella parte lupe» 
riore, e non so qual Santo nel (ito inferiore, ma per cagion di 
mone vJrrice, pofeia finita dal fodetto Albani» ìnncfto per cer- 
to molto giuditiofo, & adequato. 

Partiti da quella Chiefa, s'accrnfero i due a profeguìre la lo- 
ro ftrada , à fine di rimirare ne luoghi publici tutte, o almeno 
la maggior parte dell'Opere de Caracci, ed' altri', s'auuenncro 
cojwfr. nella Chiefa delle Conuenite,oue à mano deftra de'l'AltarMag- 
™*. giore trouarono eflcrui vno de migliori efrratti del PcnneHo,cd* 
à frefeo, & ad'ogli® che mai conduceflc Lodouico. 

Di qui fi portarono à gran paffi fuori di Bologna , quafi vn 
c#w/* miglio alia Certofa, fabbrica inucro oltre modo infigne, nella 
di cui Chiefa vi riconobbero moItifTime cofe di ftima, e princi- 
palmente il memorando Quadro del felice paflaggio all'altra vita 
di S. Girolamo, si per il riceuimento, che in elio fi fa in quell- 
vftimo punto dell'Autor della vita, e sì per effere flato efpreflo 
dal dotto Pennello di Agoftino Caracci. Non poteuano il Ge- 
nio, e Girupeno darfi pace per cosi impareggiabile Pittura, poi- 
che iui non mancano perfettioni in ordine al diflegno, e colori- 
to, non vi falta Io fìudio circa del tutto inficine* od a parte per 
J& parte ciò che nell'Hiftoria fi ricerca, come arie diTcfte, cfpref- 
^* fioni afFctruofe, gratiofe attitudini, ed' in fine per quanto fi pof- 
fa pretendere ogni cofa perfetta . 

Doppo quel sì bel Quadro ne viddero per la Chiefa auanll 
l'Aitar Maggiore, e prima d'entrare in Choro, altri due bellitfì- 
xni di mediocre grandezza, con la FIagellationc,e h Coronato- 
ne di Noftro Signore pur di mano deMaeftri Caracci. In faccia 

poi 



DE PENNELLI ITALIANI ^ 

poi al già detto di Agoftino,ne (coprirono vn'altro di mano del 
Guercin da Cento, con vn S. Bruno \ e per il retto della Chie- 
fa altri tratti de Pennelli viddero riguardeuofi , come à dire di 
Francefco Gefli, di Elifabetta Sirani ( vergine honeftiffima , e 
virtuofa , gloria , e decoro della fua Patria » e dolce delitia del 
fuo Genitore Andrea, che pochi anni fono rimanendone priuo, 
può dirfi ch'ei per tutto il reftantc di Tua vita ne giffè come lan- 
guente, e forfennato^ ed'altri Soggetti. E per fine entrati nella 
Sacriftia, ammirarono con occhio attenti/Timo la Predica di S. 
Gio. Battifta della lolita mano de Caracci, che è per il (ito delle 
Figure, o ria ordinanza, e per i concetti appropriati per vna ta- 
le attione fi dichiararono confo fetidi mi . 

Rientrati di nuouo in Città per h parte, che piega a mezzo 
giorno fi trasferirono alla Chiefa di S. Nicolò ouc ponderarono s.nke. 
vn'Opera delle prime d'Annibale Caraccio pofeia fecero tragitto lo - 
in quella di S. Francefco, grande, ed' antico Tempio, oue tra le s.f™** 
molte Pitture che vi feorfero di diuerfi valent'Huomini, vna ia •"/'•• 
particolare per la (uà gran bellezza reftò poi iempre impreffa 
nella mente di Giiupeno, e hi quella del Quadro dell'Adonta di 
mano dello ftefso Annibale, tutta dotta, e tutta ammirabile, di 
modo, che fola perle ftdsa merita grand' encomi) , ed* vn' altra 
ancora della Conucrfìone di S. Paolo di mano di Lodouico> che 
per l'elquifitezza de Contomi , e per la gratia del disegno fi fa 
grandemente da tutti (limare. Diedero d'occh'o in .oltre ad'vn 
Quadretto che rcfla dietro dei Choro di Piero Faccini, qual pa- 
re (come nell'altr* Opere (uè ) cosi e v bene impattato , ch'egli 
adoprafse macinata la carne, in vece de (oliti colori. 

Di qui non lungi peruenuti nella ricca Chiefa di S. Salii atore, 
viddero altre bclliflìme operationi di varij Autori , ma in (pecie ù am ,' 
vn' Afsonta pure de Caracci, ed vn'altro Quadro d'Altare con 
S. Gioieppe, Figura, in compagnia dell'altre * maggiore del vero 
di mano drl Theanni, & vn Redentore fopra del Choro, che 
con gran Maeftà C\ vede in atto di benedire 5 del ma ifempre de- 
corato Pennello di Guido . D' indi fi portarono à S. Paolo i ve- s . ?**/# 
dere etiandio cofe mirabili) « diucr(e, e particolarmente vna Ca- 
pella di mano di Lcdouno dalla parte delira nell'entrare inChic(a 

H z con 



Co LETIV^ZZZE 

con vn' altra mi annefsa del mentouato Cauedom'ì e più atlanti 
vna del Guercino con vn S. Gregorio pregante per l'Anime del 
Purgatorio affai fiera, e copiofa di Figure. Si fermarono più eh* 
in niun altro luogo nell'Alrar Maggiore, che ( attorniato da più 
Quadri ad oglio appefi attorno al Choro ) ftaffene arricchito da 
vn paro di Sratue incile in fini/Timo Marmo dal dotto, e non mai 
a ■ baldanza decantato Scalpello del Canali iere Alcfiàndro Algardi 
Bolognefe, e talmente il Genio, e Girupeno ne reftarono edifi- 
cati, che non fapeuano celiare di lodarne hor l'eroico fapere del 
diOcgnc-, & hor l'eccellenza nel trattar sì fatti Macigni. 

Partirono, ed' introdotti che fi furono nella picciola Chic/a- del- 
IfolùJ. ^ c Monache di S. Margherita, fecefegli auanti vn Teforo impa- 
reggiabile di Pirrura, cioè a dire il Quadro d'Altare del gratiofo 
Parmigianino, Girupeno offeruò per entro ad effo ( oltre vn fe- 
lice, e perfeuiilimo diffegno ) vna gentiliflima maniera sì per i 
moti delle attitudini j co:ne per ogn'altra coia, e diffe hauer inte- 
55 fo, che Guido, feritalo da vn fuo cariilimo amico pregato à dire 
» di qua'f farebbe elettionc, o di quefta , ouer dell'altra Tauola di 
j> Raffaello pofta in S. Gio. in Monte^doppo lungo contegno efcla- 
mò, Quella, quella di S. Margherita del Parmigianino. Haurà 
forii voluto intendere ( rifpofe il Genio) in quanto alla maniera 
*Q* più facile, e più libera , fempre amica de Lombardi, della quale 
veramente ban ragione d'irfene glonofi, e fuperbi. 

In tanto accorgendo^ d'edere al fine, e d'hauer quali cir-con- 
data h Città rutta , parue bene al Genio portarli ( prima, che 
entrare nella Chiefa Patronale ) in quella di Sani' Agnelc per 
vedere vn famofo, e affai gran Quadro ài mano del Domenichi- 
no, vrgo 7 intcfo, e fecondo il fuo confucro beniflimo Hiiìoria- 
10, ed in cui veramente vi trouarono efpr elio con mirabil modo 
il Martirio deìU Santa, abbondante altrctanto de concetti, quan- 
to fi rirroua di Fiqure . 
s. amo. Doppo h conobbero nella Chiefa di S. Antonio Collegio Mon- 
jh4. talto, e qui pure vi trouarono di che ftupire, poiché oltre due 
ben intefe Anconette dalle parti della Chiefa , «li mano di Fran- 
cefeo Britij, in vna delle quali con vna Corona d'Angioletti in 
alto molto belli j fi fermarono di propofito nell' Aitar di mezzo 

de 



DE PENNELLI ITALIANI. 6*1 

dcCaracci, che in vero più (oda, e maeftreuolmente ftudiato 
non può defideratfi, e ben s' accorle il noftro buon Girupeno 
quanto qucfti Eroi di Pittura volefiero in efJo far protia del loro 
fapere, e tra l'altre cofe fingolan, che vi offeruafle furono alcu- 
ni Piedi , e d'intorni di Gambe cosi ben di (legnati, che il vero, 
ne può refbre per così dire perditore, & al di (otto', quali annef- 
fa à quefta vi é la Chiefa del Corpus Domini, in cui pure vi tro- Cerpu , 
uarono da lati di deotro della Porta Opere infigni de meciefirm d«*«« 
Caracci, ma più di tutti efìi vi riconobbero il Carattere di Lo- 
douico, tantoché trouandofi al fine di vedere, come fi è detto, 
le più famofe Pitture ne Tempij di Bologna, fi ritirarono al cen- 
tro della Città nella Maeftofa Chiefa di 5. Petronio, ed'iui me- s.Pttn- 
defimamente hebbero i due viandanti molta occaficne confefiarfi ««• 
ben impiegata la vifta per vn Vafo cosi magnifico, e per vna 
fimil Fabbrica poco anzi mirabilmente rcfhurata, come ancora 
per alcune Pitture molto rare, che in fé raccoglie, ed' in fpecie 
per vna con vn S. Rocco del Parmigianino. Non ifdegnarono an- 
co di dar mente ad vn'ahra Tauola di vn S. Michele di mano di 
Dionigi Fiamengo, il quale merita gloria, le non per altro, per 
quella dcll'efler fiato egli il primo Precettore di Guido , la di fi- '^v 
genza di cui sii le prime da efso Guido apprefa, gl'era riufeita 
com'cfso (ìefso attefhua di grandiflìmo giouamento. 

Vfciti fuori della Chiefa , fi diedero a rimirare la facciata di 
efsa, che riguardcuole fi rende per le rare Sculture ( delle quali 
vna ve n'é d'Alfonio da Ferrara,) e bcjfiì nlieui in diuerfe manie- 
re compartiti . Non poterono non merauigltarfi in quel punto 
della vafia , e ben ordinata Piazza adorna di Portici, ed'altri fu- 
perbiilìmi Ed.ficìj , e più della bella Fontana incifi à Bronzi con 
la Famofa Statua del Gigante, Opera dell' ingegnoiò Zan Bolo- 
gna. Quindi riuolro io fguardo ad vna Pmura d\ mano dell'Al- 
bani , che retta per appunto folto ad vn Volto per contro della 
medefima Fontana, e ne venne dipinta per gara di alcune di 
Guido che Copra la facciata del maggior Palazzo mirabilmente 
efprefse fi vedono. 

Prima poi di ritirarli vollero ancora vifitare la Chiefa, ed Ofpr- ciuf* 
tale della Mone, nella cui vi ritrouarono alcune cole de Caracci, *#*- 

e del Mmu 




6l LE FINEZZE 

e del Faccini» sì che edificatiflimi per tante merauiglie vollero 
per alì'hora dar fine* rifserbandofì all'altro giorno, d'ammirare 
l'Opere ne luoghi priuati , fapendo beniflìmo per fama efseruene 
in quantità, e qualità confidcrabilc. 

Si fi pale/i il refi ante delle Pitture de gran Caraccio ed % altri 

principali Soggetti , che fi trottano nel publtco , e nel 

pr\uato delta Città di Bologna . 

C A T. XXI. 

ti lalciò /correre qualche giorno dal Genio prima di 
dar fine con il iuo Girupeno alla vifita dell' eccel- 
lentiffime Pitture de Caracci > e degi' altri Profcf- 
fori , ad effetto di prendere qualche diuertimento 
per la troppo continua applicatione; onde perciò 
conducendolo in diuerfì luoghi della Città , non 
folo à vagheggiar Tempij , Palagij , e Portici iuperbi , rrà fi 
ridufse (eco in ameniflìmi Giardmi,e fra gl'altri in quelli dc'Poe- 
ri, e dell'Accademia del Porto » ne quali reftaua Girupeno am- 
mirato, non ta ito per h villa degl'alti Boichi, vaghe Fontane, 
Pefchiere, & odoro Je Spiaggie, quanto per le belle, e ben intefe 
habitationi,che quali in Trono in mezzo ad elsi rimanendo col- 
me d'ammirabili fuppcllcttili fi fanno (da Forefhcn in particola- 
re ) ftimar degne d'eterno decoro, e fama } e benché di tanti 
effetti merauigliofì rcftafse Girupeno à pien fodisfarro, non rima- 
nea perciò ch'ei non andafle tempre in mille modi ruminando 
per le cole della fua tanto amata Profe/Iìone* E perche tra le 
rrmltiplicità delle Pitture ne haucua ofseruato molte dell' Albani, 
rivolgendoli al Iuo caro Maeitro,ccsì difse. Vaglia il vero òmio 
Duce, che le virtuole fatiche di queft'Huomo fono à mio parere 
appropriate per quelli ameni/fimi luoghi, efsendo che la maniera 
di lui è totalmente attiua a Dichiarare qual fiali annoiato, e tor- 
bido intelletto, giuda per l'appunto la gioia, ed' il contento che 
fpira dalle lue rare bellezze. Tu dici benc> ripigliò il Genio 9 

poiché 



DE PENNELLI 1TLAIANI. 6$ 

polche Peleuato talento, e naturale inclinatone dell'Albani fu ?> 
tèmpre di rapprefentare oggetti amabili , fauolole attioni, Deità- 
di , Amori , Ninfe Marittime , e Bofchereccie, e fìmil'altre innu- 
merabili capricciofe , e Poetiche fantafie i nella cai facoltà fu 
egli notabilmente gratiofo verfato , e prattreo . Ei viflc fé noi fai 5> 
fopra il decimo lettimo luftro con ottima profperità , fu di natu- 
ra giornale, & allegra, affai commodo de beni di fortuna, e fo- 
pra il tutto dcuotiiTìmo del polirò Raffaello à fegno, che qualun- '"gV 
que volta nominar lo fentiua , con molta riucrenza il capo feo- 
priuafì. 

Doppo quefte, & altre cofe dette chi Genio della wlta^ e dell' 
Opere dell'Albani al fuoGirupeno, fi accinte di nuouo con mag- 
gior lena che mai à cercare altre Pitture ne luoghi prillati della 
Città , ed introducendofi primieramente nella Cafa de Faui per 
contro la Madonna di Galicra, vi trouarono vn Fregio dipinto in 
frefeo a chiaro ìcuro con l'Hiftorie Troiane di mano di Lodoui- 
co Caracci , ed altri (noi valenti allieui, ed in particolare del fo- 
detto Albani . 

Doppo fi portarono nel Palazzo de Magnani à S. Giacomo, 
doue rimirarono nella ftupcnda Sala il famofo Fregio con l'Hi- 
ftorie, e fatti de primi Fondatori di Roma Ronnilo, e Remo. 
NobilifTìme fatiche efpreffe à vicenda d'ogn'vno de Caracci fono 
quefte, le quali rilegate vengono da fuperbiflìmi ornamenti, cioè 
3a Termini fìnti a chiaro (curo , da diuerfifà de Felloni, Mcnfo- 
le, Puttini, Vafi, Frutti, Fiori, Mafcheroni, ed altre diuerfe, e 
dilettcuoli immaginationi, edà fegno tale ogni cofa compito, che 
Girupeno non potendo (ottenere il fi!entio,che buona pezza ha- 
uea per merauiglia rattenuto, mercé si bella leena, cosi verfo del 
fuo Maeftro, parlò» QuefV Opera > che da me fommamente per 
eccellenti fTima Vicn riconofciuta,parmi eccedere ogn'altra di que- 
fti eruditismi Maeflri , fenza eccettuarne ne pure quella della 
Galleria Farnefe di Roma . Tu non prendi alcun' errore in ciò 
( rifpofe il Genio ) poiché quiui è vna tal maggior morbidezza, 
e frefehezza di fare, vn fingolariflìmo gufto nel d'intorno de 
nudi, ed' in oltre vna facilità, e corrente vena di dipingere, che 
ogni intendente appaga, e fa che con ragione ne rimane mera- 
uigtiato. P artili 



6"4 LE FINEZZE 

Partiti finalmente da queir Errario cosi beilo di Pitture i nò- 
stri Fcrcftieri, fi conduffero alla volta della Cafa Sanpieri di Strà 
Maggiore, in cui oltre diuerfi Quadri pur« da molti de mentouatì 
Pittori dipinti ad oglio , ed altre fopra delle Volte in frefeo con 
alcune Forze d'Ercole^ viddero molte belle Operationi del Gucr- 
cino,mà principalmente flupirono per vna Figura di vn S.Pietro 
di mano di Guido ad oglio di vna tal forte maniera, e da così 
nobile , & eiquifito gulìo tirata , che il medefimo Genio fu for- 
zato a dire cller quella Pittura cosi colma è perfetta di gntie 
che ben potea paragonarli a quelle del fuo Raffaello. Veduto 
quello fi portarono fenza intcruallo vicino à 5. Domenico nella 
Cafa de Marchefi Angelelli, ©uè viddero l'impareggiabile, e fa- 
mofo Quadro della Refurrettione di Noflro Signore di mano d* 
Annibale, tutto ripieno ancor'effo di concettofi accidenti, e irà 
gl'altri ofseruarono vn bellilfimo penfiero, cioè à dire Io flupore, 
che moftra vna di quelle Guardie, accennando col dito cfser* an- 
che figillato il Sepolcro^ quando pure n'era vfeito il Redentore, 
e gloriofamente riforto. 

Per condimento delle cofe d'Annibale vollero vedere l'altro 
Quadro etcì Figlio! Prodigo in Cafa Zambeccari vicino S. Barba- 
tiano, e ritrouandolo quali dilli più degl'altri eccellente, affer- 
marono hauerui quell'Autore impiegato tutto il fuo talento, e fi 
come quello della Refurrettione pareua fofle flato cfprcflo con la 
rimembranza del loro Raffaello, cosi quello con l'Idea del Co- 
reggio fregiato lo confeflarono • Contcntianci per hora, dilTe il 
Genio,) hauer veduto tante bell'Opere in quella Città jfolo d'vna 
mi refta farti cognita l'eccellenza, e farà per appunto vn indolcirti 
maggiormente il palato, ó mioGirupenojeflendo ella vn rutto di 
quanto fi poffa in Pittura defiderare; Egli è quelli vn Quadro 
( come tra poco farai per vedere ) della mano del tanto caro » al 
noflro Raffaello, Parmigianino, e lo peffiedono i Zani in Strà 
Stefano, per entro vi vedrai fapprefentata la Beat'ffima Vergine 
con Giesù Bambino, e perche fi vede in atto di porgere alD'uin 
Fanciullo frcfchilfima Rofa,il Quadro della Rofa denominato ne 
viene. Giunti per tanto coìà,trouòGirupeno molto più effer ve- 
ro di quello il fuo Macflro di sì degna Pittura gl'haueua per 
iftrada narrato. PWi 




DE PENNELLI ITALIANI. 6$ 

Doppo bauer dimorato per alcun tempi in Bologna , e 'vedute, 

e difcorfo dt tutto /' appartenente alla Profejfionc > 

partono i due per altri luoghi* 

€ A T>. XXI L 

Entri fi andaua quella indiflblobil coppia tratte- 1 
nendo nella Nobililfima Città di Bologna, noti re- 
fhua Girnpeno d* esercitarli , e di porre ad' effetto 
quanto il fuo ottimo talento nella Pittura lo porta- 
ua-, onde non poche delle di lui fatiche trattate con 
fommo fuo vtile, e profitto, rimafero per quelle degni iTìmeChie- 
fc, e radunanze in compagnia dell'altre. Vn giorno lo ftefToGi- 
rupeno riuolto al fuo Precettore così difie . Defidcrarei che mi 
facefte noto quelli, che doppo i Caracci , e loro ragguardeuoli 
feguaci (de quali ne habbumo già fatto ampia mentione ) in que- 
fta Città habbino operato cofe degne d' eccella lode . Al cer- 
to, nfpofc il Genio, che Gìo. Francesco Barbieri da Cento per 
mio parere fi refe il puì cofpicuo decorato , e degno Pittore, e 
per proua di ciò molte farebbonole ragioni , che te ne potrei ad- 
durre, quando tu fin da Roma con gl'occhi proprij non hauelFi 
veduto ie digniffime Opere lue, ed in particolare la ftimatiffima 
Tauola in 5. Pietro della Santa Petronilla, quella nella Vittoria, 
l'alrra-inS. Pietro in Vincola, Sciti diuerfi altri luoghi , come qui 
in Bologna parimente di molte hai hauuro degna cagione ofler- 
uarne, e fé bene egli non fegui lo fìile ( per certo modo di di- 
re-) così nobile, gentile, ed' eleuato della Scola de Caracci, rieb- 
be nondimeno in le ftefso tante parti laudabili, fecondo dettaua- 
gli il fuo naturai talento, ed in particolare quella del profondo > 
« Pittore/co modo di colorire , che può ben dirfi eh* ci non 
andaffe à niun'altro fecondo. Egli hebbe al pari di qualfiuoglia, 
che Pia fiorito in quefta noftra Virtù della Pitturala Madre Na- 
tura per Maeftra 3 c da niun'altro intendefi hauer egli riceuuto 
.Scola j fuori che qualche poco dali'amorcuolirtìmo Lodouico Ca« 

I cacci. 



66 LEPIDEZZE 

racci . Continuò egli per timo il tempo di Tua vita a disegnare, 
$i à dipingere indefcflamcnte j e riconobbe mai fempre fauore- 
uob la Fortuna» poiché in ogni luogo fnarfe la fama del di lui 
valore; onde da ogni, benché ftraniera Mattone, kì gradito, fti- 
maro, defiderato, e degnamente premiato} dimorò egli molto 
tempo nella Tua Patria di Cento, & adornolla non meno delle 
lue rare Pitture, di quello la lafciade ch'ara dell'accreditato (uo 
Nome, e polcta qui in Bjlogna tenendoui lunga ftanza,c fplendi- 
damente panandotela, finalmente, in concetto vmuerfale d'Huomo 
Pio, gloriciamer.re terminò i fuoi giorni, con hauer falciati com- 
mocitiìimi de beni di fortuna Benedetto, e Gelare Gennari fuoi 
dilettili! r<i Nipoti , i quali rutrauia calcano coraggiofamente le. 
pedate di vn tanc'Huomo in quefta Nobiliifima ProfciTione. 

Ma per feguire il tuo volere, ò mio Girupeno, dirò che in Bo- 
logna fono Itati di molto nome, doppo i Caracci, anco vn Cauc- 
doni^di cui con gran tuo piacere alcuna cola vederti, vn Garbie- 
ti , vn Lutto Magari, vn Britij, vn Leonello Spada, vn Thea- 
rini ( che di qucfti pur n'hai ve ufo ) vn Valerlo, vn Curti , vn 
Maftellerta, ed' altri , effendo pure tutta quella ferie ftata pro- 
dotta ulla luce dalla Itudiofiflìm? Bologna . Anco vn Gefli, che 
pur n'hai ofleruato, e più modernamente vn Sirano, vn Bolo- 
gnini, vn Canuti, vn Cignani, vn Tarulli, che viuono alla gior- 
nata, e che fono la gloria della Città» da me ti vengono fatti no- 
ti» Del Cantarmi di cui molto potrei dirti (ancorché non di Bo- 
logna, ma di Pefaro folle naturale) per hora parmi tacere le lodi, 
dirò folo, ch'egli fiì molto deuoto di quella Scola, e vi operò per 
fino à tanto che portatoli à Mantoa lalc/ò in quelle parti» nella 
fua più florida età, con poca fortuna la vita. 

Datoli fine dal Genio à limili racconti, cominciò a motiuare 
verlo di Girupeno della partenza per la volta di Liuorno, à fine 
poi di là imbarcare per Napoli, ma prima di ciò fare volle vili- 
tare alcune altre Pitture, che gl'crano reftatc nel gran Palazzo 
del Reggimento, cui li rende ammirabile per la fua vafblìima 
forma, e facendo in elso l'ingrefio, e faliti le Scale, che con- 
ducono all'appartamento del Confaloniere , viddero alcune Fi- 
gure in frefeo rapprefentanti diuerfe virtudi formate dalla man di 

Guido, 



DE PENNELLI ITALIANI. 67 

Cilicio 5 tutte Nobili, e tutte gratiofe. Afcefcro pofe/a altra Scafa, 
che giunge à finire nella Sala Farnese , oue viddero mohe fati- 
che di diuerfi Moderni Pittori, ordinato così dal Porporato Eroe 
Girolamo Cardinal Pamele digniflìmo Legato di Bologna crea 
gl'anni del 1660. 

Doppo vifitato il reftante di quell'immenfa Mole, di molto ne 
recarono (bdisrattij e contenti . Ma prima ài partire vollero per 
vkimo irfene à rJuerire la Sacrata, e Miracolofa Immagine di 
Noftra Signora della Vita, inuocandola à voler loro predare buo- 
ni euenti nel futuro viaggio, e con tarocca/ione viddero vna 
bell'Operetta in Quadro d'Aitare con vn Annunciata di Guido. 
Di là con molta diuotionc vfeiti, fi andarono ad' allenire per la 
partita nel giorno feguente.. 

JSi dì/corre del/' ìntraprejo (viaggio dal Genio-, e Gtrttpeno 
per la rvolt<t di ^(apoli . 

C A P. X X I I L 

^fij^^Suf ON tralafciò alcuna cofa onde cooperar potefle ali* 
/;", : ?? ìfe accelleranza della mollala noftra infeparabiIcCom- 
7ÉJ!&^-(k| pagnia, ed'vfcita su h prim'hora del giorno per la 
&jyp|||j| Porta, che conduce à Lucca; coli a gran palli vi 
^55ì^^R giunfe quantunque il viaggio per fé fteflo li riufeif- luccMi 
ic alquanto diiafìrofo a cagione degl'Appenini , che del continuo 
quafi hebbe per Compagni. In que/ta Cmà non fiì di melìieri 
di troppo fermarli ad ofieruar Pitture , fuori che nel Duomo, in 
cui viddero vna Cena di Noftro Signore di mano del Tinroret- 
to con abbondanza di .Figure « ed vn' altra di Federico Zuccari. 
Intefero ancora come nella Chiefa de PP. Domenicani vi era vn 
non so che di buono ; n à perche non fu loro dal tempo pcr- 
meffo il vederlo, ne andarono afeiutti. 

Prefero per tanto il camino verfo Pifa,oue giunti vi fi ferma- 
rono per qualche giorno, confiderando d'vna Città cosi valla l'an- 
«ichiitìmc eruditionijc del Duomo (doppo haucrui rimirato alcu : 

l 2 ne cole 



Pì/a, 



6*8> LE FINEZZE 

ne cofe del Beccatami J fi fermarono a rauuifarne il grande non 
ramo, quanto che minaccieuolc Campanile, cui per V ingegnofa 
(uà ftrumira pari non ritroua. 

Huomo Seguendo tuttauia il lor viaggio fi conobbero giuhti in Liuor* 
no, e considerata l'importanza di quella Piazza per il traffico y 
ed in vn medcfimo tempo il diffegno delia Fortezza de! Sangalli, 
s'imbarcarono, con prima occafìcoc fopra dt buona Filuca per la 
volta di Napoli , oue doppo non molti giorni da profpero Ven* 
to accompagnaci ne peruennero alla villa sii la punta dt-PufiIIi- 
poj e parue loro, che la giocondità del rito, e la falubmà dell'- 
Aere vninmente d'accordo gl'inuitafTe quafi ad vna terra di pro- 
miflìone. Rinuigoriti per tanto i Marinari con gli fpiriti la voga, in 
breue tempo binando alla finiftra La dcl'tiofa Spiaggia, oue é 
Mergoglino, e Ghiaia rifiedono , ripieni l'odorato da infolita fra- 
granza, cagionata da fpeflìflìmi Cedri, e Geli'omini, fopra della fo- 

xapoii. (pirata Riua con gran letitia approdarono. 

Grafìe, e hudi à Dio diedero i no Ari Forcftieri per si felice 
arnuo,e molti giorni prima che fi daffero alle Pitture andarono 
meditando della bella Partenope le grandezze, e conclufero effer 
ella in riguardo al fito , e per altri capi fondata nella pili bella 
parte d'Italia, e che il Monarca H'fpano vna fimi! Reggia fra la 
inuluplicira.de fuoi Stati ritrouar non poteUe. In quefte, ed'al- 
tre gioconde confiderationi palleggiando per si bei iuolo, lafcia-* 
rono feorrere , come fi è detto, alcune giornate.. 

.£>/ ciò che girando per Scapoli il Genì?> e Girupcno mila*- 
Pittura, dt fìngoLre ojjcruajjèro , 

C A P. XXI K 

E R non eftere il Genio di Raffaello punto prattico 
della Città, hebbe per bene aflìeme con il fuo fe- 
guace Girupcno di prouederfi di qualche /ufficiente 
guida, onde condurre li porefle su le prime ne luo- 
ghi 5 don e collocate fodero le più rare Pitture, poi* 

che 




DE PENNELLI ITALIANI. 69 

che facendo pe<nfiere di rotto partire, non tornaua loro in acc©n- 
cio mendicar da (e mcdefimi per immcnfìtàsì grande quello, che 
con licue aita facilmente far potevano. Così incontrattfi in vrt 
virinolo, e compito Giouane nella Profclììone, e Scolare ( per 
quant'ei diftc) dello Spagnolette Giofeppe di Riuiera, furono da 
eflb prima condotti in S. Domenico, oue rimirarono vna Tauo- s. d*- 
la dipinta con diuerfi Santi del loro caro, e dignififìmo R.iffael~ »•"»«■• 
lo, e pofeia nella Chiefa de PP. Gerolimini feceli far tragitto, in chiefeu 
cui otferuarono vn Quadro d'Altare di Pietro da Cortona con^ Gfr " 
enrroui vn S. Alelho, c< vn altro di braacefeo Getti con vn S. 
Girolamo. Salirono del Conuento alcune Scale, e v.ddcro in vn 
appartamento de mcdefimi PP. alcune belìiflime Pitture in Qua- 
dri ad oglio della nobile mano di Guido Reni, quali dipinte, e 
donò ad vn fuo caro amico Sartore, in quei tempi ch'egli per 
appunto colà per fuoi intcrefìi pcruenne. 

Viddero anche vn Quadro del famofo Spagnoletto eoa 
dentro vna Madonna Santitlima » che adora il Bambino come in 
vn Pr^ >pe, e di tutto molto appagati recarono. Di là il fagace 
Anicac ( che tale appunto era il nome del giouane conduttore) 
li guidò d'indi non molto lungi ncirinfigne Cattedrale , oue alla s.Gej* 
banda de Ara entrando rimirali la grande non mcnoy che ricchif- r 
(ima Capella del Tcforo, e quiui ben riebbero oc e a fio ne di rin- 
gratiare chi ve gl'haueua accompagnati, poiché per ogni parte 
limiranuifi mcrauiglie non tanto di Pittura, quanto di Scultura, 
cd'ogn'alrra cola, cftendo tutta la materia, fi puoi dir pretiofa,ed* 
il lauorio non punto inferiore , onde ne refbrono come incan- 
tati (ncn ottante haueflero a Ouefatto l'occhio in Roma, Firenze, 
Bologna, ed altre Città), e ben giudicarono conuenirfi à quetta 
Capella il nome di Teforo , mentre ineftimabile per ogni (uà 
parteàchiche fia giuditiofo fi rende. Ma doppo hauer confiderà* 
to i Quadri degl'Altari , che fopra grò de Lettre dì Rame furono 
dipinti dalla mano dello Spagnoletto, Domenich;no,e Cauallier 
Mafiìmo,(e tutti tré ftudiofamente condotti )e!euarono lo (guar- 
do ad altre maggiori Operationi fatte da i rari Pennelli dei me- 
defimo Domenichino* e del valorofo Lanfranchi. 
Tutto ciò che dal Cornicione fino alla Cuppola è del primo*. 

cd'iL 



ro 
Duomo. 



7 o LE FINEZZE 

ed'il Vaio dell'ideffa Cuppola dell'altro, ed'ogn'vno d'cffi s'era 
diportato gen croiamente col fuo talento (ingoiare ; Quando per 
venire à qualche particolarità, fidarono la confìderationc ne pe- 
ducci della mede/ima Cuppola, ne quali Dcmenichino molto va- 
gì , e dottamente hauea efpreflo quattro virtù principali , con la 
/uà (olita, e compira maniera. Per l'intorno poi pure del mede- 
fimo feorfero per alcuni fpatij in fìrefeo diuerfe attioni di S. Gc- 
naro Tutelare di quella Chiefa in vero molto pontualmcnte con- 
dotti. Ciò veduto, e considerato con loro gran fodisfattionc > fi 
diedero per total compimento à rimirar la Cuppola, la quale ha- 
uendo G'rupeno compresa per cofa quafi inarnuabile, fu vicino 
à paragonarla all'altra di S.Andrea della Valle in Roma, ed'hcb- 
be è dire, che molto Urano li parea che Domenichino, il qua* 
le fu richiedo prima à far tutta l'Opera del Teforo non l'hauefle 
egli medefimo col fuo Pennello terminata. Dirouui, ripigliò all', 
hora Aniclio, morte impedi queda Scenda, e non potè tirarla 
à fine come il Cardinal Buoncompagni Arciuefcouo in quel tem<- 
pò (è. fuo Paefano,chcà ciò chiamato J'haueuajhauerebbe del** 
derato. 

Cominciò il Domenichino la Cuppola, ma pr>ma di compirla fi 
jportò a bailo come vedete a terminare il redo . C'ò non è buo- 
na regola ( replicò il Genio ) ne deuefì lafciare imperfetto quel 
che reda al di fopra per hauer poi a ritornarui , poiché à molti 
pericoli dà foggetta la Pittura, che rimane nella parte inferiore, 
y} potcndofi ella guadare, o per mouerfì, ò cadere de Ponti, oue- 
» ro per gettar Acqua, Calcina , Polue, o fìmili altri accidenti , co- 
5> me bene fpeflo accade alla giornata \ Ma feguire pure ò caro 
Aniello il vodro difcorfo>cd'ecco che in quello termine dando 
le cofe fdifs'egli ) la Parca inuidiofa, come poc'anzi vi dilli, 
n' inuolò quel raro Macdro, quando doppo non molto penfare 
quei Deputati, e Fabbricieri col con fen rilento del mrdefìmo 
Cardinale Arciuefcouo, pofero l'occhio fopra del Linfranchi, 
( e veramente a qual' altro meglio fi poreua addogare vn fìmil 
pefo, fé non ad' elio, che nato era folo per dipinger Cuppole 
S'incontrò però quiui vna non picciola difficoltà, poiché inten- 
dendoli il Cardinale, & Fabbricieri? che il Lanfranchi douetfe 



>j 



proseguir 



DE PENNELLI ITALIANI 71 

profeguir l'Opera incominciata dal Domenichino, elfo mai a ciò 
yoJlc acconfentire, dicendo non effer conueneuole metter mano 
a lauori da altri già principiati, allegando in o/tre doppie ragioni, 
ed* in particolare quella del non rirrcuarfi egli di genio in tutto 
vniformc à quello del Domenichino, e per confluenza diuerfo 
di penfieri, e de capricci, perloche ne farebbe riufeita confufio- 
ne confiderabile, ed'vn mefcuglio degno di biafmo, anzi che di 
lode, onde pero potean' eglino prouedere a quanto li fra uà bene, 
che egli era rifoluto di non farui altro. Refi perciò capaci li fo- 
pra/ranti alla Fabbrica da quette , & altre circofhnzc, fi rifol- 
iero lalciar Operare a ilio beneplacito, e talento quel gran cer- 
uello quantunque la lpefa già fatta, e che doucua getrarfi al ven- 
to folle ài molto riheuo. Tutte quelle caule fono molto calzar- 
ti f ditte all'hora il Genio ; ma io aggiungo di pitiche tra que- 
fti due valorofi Concorrenti, e Condifcepoli vi ha mai femore 
gara, e particolare emulatone, proceduta forfi da gelofo hono- 
re, volendo facilmente :1 Lanf,anchi far palcfe quant'eWi folo 
valeUe appreso l'altro, fé bene in ciò non gl'era mancato altre 
volte campo, ed'm particolare m Roma di venir fcco a forni- 
guanti cimenti. Qui, ripigliò il buon Aniello il fuo principiato 
difeorfo, e difle. Accintofi il Cauallier Lanfranco alfa facendo 
la fece per cosi dir volare in pochifllmi mefi, e cosi glonofamen- 
te come vedete. Veramente ( di (Te all'hora Girupcno) non può 
negarli che il Lanfranchi non fi dimoflraUe, sì in quefta, Coìtie "^ 
in tutte l'altre fue Opere vn valorofo, ed'ortimo Pittore, ripieno 
mai Tempre di fode viuezze, tenero ad ogn'hora, facile, e fiero, 
e del continuo nuolto al gufto del fuo gran Coreggio . 

Finalmente fenza partirli da quefta infigne Capella, ricrearo- 
no in oltre l'occhio in molte Sculture, e Getti di Bronzo, Opere 
molto eroiche di Giuliano Finelii chiarimmo, e ben degno sii e- 
uo del Cauall/er Bernino. Qui lodando per minuto si grandi, e 
nobili fatiche, vfeirono da quel ricchillimo, e facrato luogo per 
pattare con il loro conduttore Aniello altrouej come di co'à ncn 
lungi peruennero a S.S. Apolìoli, oue pure viddero dal Corni- 
cione in su dipinto ogni cofa dal medefìmo Lanfranchi, fi chc/S?* 
a ragione ftupirono di tante lue continuate fatiche. Per configlio 

poi 



7* LE FINEZZE 

>s. Me P ' della medefima guida (Importarono verfo la Chicfa di S. Paò? 
lo de PP. Teatini* e viddero dipinto tutto il Volto, ed'altri firi 
dello fteffo Tempio dalla mano del Cauallier Maflìmo Stanziont 
Napolitano, di cui in effetto lodarono l'habihtà, e la difinuoltu- 
ra della maniera) anzi il Genio non poco reftonne fouraprefo 
mentre per ['addietro non gl'era peruenuta all'orecchio ài vn tal 
Soggetto à pieno la notitia, e quantunque non fi feorgefle in effo 
totalmente l'imbcuitura delle migliori Scuole, fi vedeua nientedi- 
meno vn* ardente defiderio verfo dell'ottimo fare, & in ifpecie 
di quel di Guido, del quale ci n'era deuoti (lìmo, poiché più vol- 
te ( come lignificò il medefimo Aniello ;) gli era vfeito di bocca> 
che n'inuidiaua coloro, à cui era toccato in Torte efferc in Bologna 
a frudiare le ài lui rare, e nobili Pitture , e che (e foffe irato 
ceno di viceré ancora dieci anni , cinque volontari n* haurebbe 
ipefo in praticare l'Opere lue,, Egli fece però affai (entrò a di- 
re GirupenoJ ed* io vederci volonticri altri effetti di quefta mano, 
quando però me lo permettere il mio Precettore. Molto di ciò 
fon contento ( nfpoie il Genio ) poiché affai di buono vi fi tro- 
>ua nelle cofe del Cauallier Maflìmo. Non ne mancano (foggiun- 
k Aniello ) nella Città di Napoli, ed io non reilarò>gà che cosi 
vi piace, d'additaruele.» 

Paffarono d' indi à poco nel belli/Timo Tempio ie\ Giesù , la 
ieiGU vaghezza veramente del quale riefee incredule à chi iolo n'in- 
f ** tende il dire, e non Io vede. II Genio, e Girupeno, che per fama 
fapeuano cflerui del Lanfranchi le (olite Peenellate, ad effe ch'- 
erano nella Cuppola, di Cubito auido rfuolfero Io /guardo, e con- 
tinuato per buona pezza à considerarle, e rirrouatele di peian- 
tiflìmo fapere , ài là .confolati partirono per la volta d' vnz vagz 
Trinità Chicfa , che la Trinità delle Monache viene appellata . Qumi 
hi»nA- giunti, non tanto per vna Pittura di vn S. Girolamo di mano 
che. dello Spagnoletto, quanto per vna bizzarri/lima, e gratiofa frrut» 
tura fcaturita dall'ingegno àel Cauallier Cofimo Fonfeca Brefcia- 
no, recarono appagati iTimt, fi che per quel giorno fi contenta^ 
rono d'haucr cotanto veduto.» 



Segui 







DE PENNELLI ITALIANI. 7$ 

Segue il tir fi delle Pitture , ed' altri particolari della 
Cttta di Napoli « 

€ A P. XXV. 

I t n a t i s i à prendere alquanto di ripofo , ò per 
meglio dire rcficia mento, vollero tener feco I* ho- 
norato loro Conduttore per hauer più largo il com- 
modo di difeorrere di varie cole , com'à dire de 
loro pattati viaggi, e di quei da farli} delle me- 
cauiglie vedute 9 e che fperauano vedere, e finalmente di ridarti 
à dire ddle molte prerogative della bclU Partenope, come in 
effetto i! Cenio in particolare cfaltauanc hor h benignità , e 
temperie del Clima, hor fa pinguedine, e fertilità del fuo terreno, 
atto mai Tempre à produrre ftraordinarij, e faporiti frutti } hot 
delle D«me, e Ca uà li ieri l'innata gentilezza, e cortesìa, ed 'hor* 
più che altro la capacità, e bellezza dei Porto, i Gattelli', le 
Chicfe generalmente vaghiflime, e belle , le rare habitationi , ecF 
maitre cole appartenenti a poter coftituire la pttj bella Città d'ita- 
ite, per non dire de! Mondo tutto. Vennero poi à dire della fe- 
licità degl'ingegni si dell' vno 5 come dell'altro fedo, dei bizarro 
domar de De/rnen, ed'altre particolaritadi, che lungo farebbe il 
ripetere. Toccarono in oltre alcuna cola delie pafLte calamita- 
di, cioè Terremoti, Guerre, e Pedi, e pur da qui traforo argo- 
mento della granJezza di quefta Città, che non oliarne sì atroci 
difauenture la vedeuano abbondante d'ogni bene, florida, e folta 
più che mai d* innumerabile Popolo . Non v'ha dubbio (difie 
Aniello) che per tanti infortuni; il pouero Napoli non ila re/ta- 
to alquanto auuilito, e (hipido, n:à fperafi mediante h pruden- 
za > e giuftitia di chi fauiamente Io gouerna habbi tantofto à tu 
forgere più che prima, e che habbinoà rifuegliarfi i gcnerofi (pi- 
riti di molti, che per sì grandi viciffitudini fi trouano in parte 
addormentati, e fopiti. Ma feguitiamo (g'à che ve ne vedo vo- 
ghofi)à ricercar Pitture per altri luoghi della Città . Cosi facciafi 

K frUpofe 



74 LEPIDEZZE 

f rifpofe il Genio) poiché molto anfiofo coiv il mio Giruperìo me 
ne dtchiaro elTere ► 

Condufleii per tanto il fèruorofo Anielfo alla volta di S. Mar- 
nino, e perche la ftrada più breue era ancor più rigida 5 fece à 
bello ftudio, che prendeifero quella «del Vernerò^ quale- per riu- 
feir più adagiata 5 hebbero parimente agio di difeorrcre d'alcune 
cole della loro Tempre amata Pittura » E mentre confiderauano 
l'artiflciolò, ed'ampio Stradone per il quale poggiauano, e le bel- 
le vedute, che per effb fi godcuano, G;rupcno verta di Aniello 
così prefe à dire» Palefaremi di gratia s'egli è vero, che Dome- 
nichino .-nella Cuppola delTeibro haueQe fi.ito le lue Eigure fo~ 
pra di vn Tapeto , ò Panno che vogliaro dire <r Vcriflìmo ( ri- 
fpoie quegli , e di ciò il Domenichino fi efcuiaua con dire ha- 
uerlo fatto anche in Roma Raffaello. Qui' fi- pofe a troncar ii di- 
feorfo i! Genio % non permettendo, che di fimdi materie fi met- 
,~» teflcro in Campo , foio dille, che il dipinger Cuppole non era 
^ cola facile per ogni Pittore, benché per altro valòrofo, e che 
pochi- Coreggi , e Lanfranchi erario per ritrouarfi in aleuti tem- 
po mal- 

Così pafiandofela in altri difeorfì allegri, ed'à proposto perfoiU* 
s.Ma?- leuar la fatica dell'intraprefa Strada» quando fi trouarono finalmen-» 
ìhopp, tcs £ j e c j me & q UC j Colle, cui atlanti la Chiefa di S.Martino ri- 
a,? tiene vna va fra, e bea prcportionata Piazza, dalla quale per l'e- 
minenza del fito, G gode vna delie più belle ville, e gioconde*» 
che immaginar fi pollano, poiché non (olo la grande, e gentili f- 
(ima Città vien dominata, ma il Mare ftefJo, che facendogli Con- 
ca , arreca fenza dubbio dolcilfimo ipettacolo a riguardanti « Ri- 
volgendo poi l'occhio dalla parte delle fpalle (e li fece conofeere 
in vn più alto, e ben fondato feogìio il Gattello S* Elmo, dall- 
Arte , oltre quello ha fatto la Natura maggiormente fortificatOj 
fi che per sii vaghi oggetti , e radoppiate Scene dilettofe, il bril- 
lante cuor di Girupeno non capiua entro fc medefimo, anzi ef« 
fendofi aflìcme col Tuo caro Macftro quafi dei tutto dato in pre- 
da alla merauigiia , giudicò bene alliccile con cflo dare a quella 
il total compimento coli entrare in Chiefa, nella quale, e per la 
^aga Architettura ; e per l'ordine dcll'adornatilfime Capelle, s'auU 

farono 



3E PENNELLI ITALIANI. 75 

farono ambedue e (Fere in vno de pili grandi, e celebrati {petta* 
coli dell'Europa tutta, godendo non meno nel di dentro, di 
quello haueano fatto poco anzi nel di fuori per 1' impareggiabile 
veduta. Ma in particolare in materia di Pitture, delle quali fìùV 
mente alcune del CauaflierMaflimo effaminanJo, ritrouarono di- 
pinte in frelco, e con bella, e ioaue maniera ridotte à fine. Po- 
/eia con aftretantc peregrine inuentioni, e con fingolar gudo ne 
viddero in varij compartimenti per la fpatiofa Volta /opra eoi 
Cornicione del pregiato Lanfranchi; Ma /opra il tutto i dodeci 
Apodoli furono da loro ccnfeJTati per merauigliofi , vedendoli 
rosi maeftrcuolmerrte toccati, e con la villa al di /otto in sii quan- 
to bafta per non renderli diipiacenti all'occhio . Non reftoro- 
110 per fine di contemplare il belliflìmo Quadro, che rimane in 
faccia del Choro, cor. entroui vna Natìuicà di Noftro Signore di 
mano di Guido ( e f ù per aucntura vna dell' vltime fue Opere ) 
e neli' ideilo Choro in cleuata pane alcuni effetti del Pennello 
del Gauallier d'Arpino in frefeo con la fu a lolita ipiritofa cd'ec- 
cellente viuezz* efpreife alcune Figure rimirarono. 

Calati pofeia al baffo ncila bella Parrcnope ( doppo però ba- 
yer vffhato vn piccio'l Camerino nel Concento di que' Padri, 
che Certo/ini fono , dipinto medefimamente i frefeo da vn 
tale cognominato Raffatllino, .allieuo molto degno di Pietro da 
Cortona,) non recarono di vi/rtare moiri beili (Timi, e principali 
Tempij, ed' in quelli dando pascolo alia Vida , iuanfì beando 1 a- 
nima .• s'auueniuano ben fpe£o nelle Pitture hor dello Spagno- 
letto 5 co' bora d'altri, che pur nel tempo deuo in quelle parti 
fìoriuano. In queflo mezzo Aniel/o venite in parere di far noto 
alli due Foreftieri alcune cofe di Michel' Angelo da Cariaggio» 
che con occafìone dei Tuo paflagg/o à Malta f trattenendoli alcun 
tempo in Napoli ) lafciò del (uo Pennello, ed'vna dt quefte fi fu 
vna Tauola d'Altare fausta nella Chieia di S. Anna de Lombar- 
di, ou'é la ReflurcKÌone di Chndo, come altresì vn'altra nel 
Tempio della Mifericordia (opra l'Aitar Maggiore, nella cui per W*fa 
appunto vi efprefle le Sette Opere della M fericordia con modo utfai- 
pittorefco,ed'in tutto bizzarro} e doppo ciò hauer veduto Ti tra- "ni* • 
Striarono di bel iiuouo nella lòdctta Chicia di S.Anna à rimirar più s ; A r nnm 

& z cunoia- h* r di. 



» 



7 6 LEPIDEZZE 

curiofamente l'altra, e quando offeruarono il Chrifto, non con* 
d'ordinario far fi fuole, agile, e trionfante per l'aria, ma con queU 
la fua ficriilìma maniera di colorire, con vn Piede dentro, e l'al- 
tro fuori del Sepolcro pofando in terra, recarono per fienile ftra- 
uaganza con qualche apprenfionc, tantoché richiefe Girupcno 
al Genio fuo Maeflro fé potea immaginarti per che òà haueffe 
fatto il Carauaggio. A che nfpofe il Genio. Quantunque quello 
Pittore babbi dato tu tal bizzaria,e che per efla ne fia (tato gra- 
dito, piacendo ad ogn'vno fa BOui;à dell' inuentioni, non refta 
però ch'ei non ne polla venirne ( da coloro, che fannoj alquan- 
to biuSmatOy effendo vicito affai da quel decoro T che fi conuie- 
ne alla Perfona di Chrifto Signor Noftro . Per finirla e ftato 1 
queft'Huomo vn gran Soggetto, rnà non Ideale, che vuol dire 
non faper far cola alcuna lenza il naturale auanti. Molto attento 
ftaua à quefte cofe il Giouane Girupeno , quando finalmente 
giuda lo ftabilimento del predo partire per la volta di Roma , 
(ou'cra pur neceflario ripaflare,pcr poterfi pofeia portare in altri 
luoghi d'Italia,) paruc bene al Genio- di non più trattenerli, ma 
volle prima goderli di proposito tutta la faida di Pufilipo, e le 
delitie di Pozzuolo, fi che condottoli colà con la medefima com^ 
pagnia, e guida, ad ogn* altro pendere diede bando per all'hora 
che a quello del godimento in mezzo a sì bella, e del noia Ride- 
rà ritrouandola ad ogn'hora fpalleggiata da iuperbi Palagi) con il 
famofo Gattello di Mergoglino,in cut riueritc dubberò le Offa* 
del Gran Poeta Sanazzaro, e dato vn* occhiata alle molte gran- 
dezze che iui intorno hanno nobiliflìma la Reggia, fi portò ali? 
accennato Pozzuolo la doue facendo diligente rfleflione col fuo 
Girupeno à tutti i luoghi fauoleggiati da Virgilio, ed' haucn- 
do veduto nella Chiefa Maggiore molte belle Pitture in ùckey 
del loro preclaro Lanfranchi, ritornarono molti contenti, e fodis- 
ferri su la fera verfo Napoli , oue licenciato il concie AnielIo 5 
prefero ( doppo il conuenicntc ripofo ) nel feguente giorno la- 
àeftinata partenza, 

tm&m ■ 

J&MtiB 




DE PENNELLI ITALIANI, 77 

Ritornò per p&Jfaggto in Rema > J fine gli douer poi preferiti 
il ^viaggio <vtr/ò Peniti* , e d'alt re partì. 

C A F. X X V L 

fA t 1 le fpallc à Napoli la no/Ira vfrtuofa , e curici 
fa coppia , e voltata la faccia ver quella parte , che JkR* 
conduce a Roma, colà in breui giornate peruenne- mm - 
ro, e riuedendo le Pitture, fecero proua fé quelle «"Sv* 
crefceuano di concetto, ò pure reftauano alquanto ■* 
al difotto per le cofe vedute in Bologna, ed'altri luoghi, cd'offer- 
uando il Genio che il fuo Scolare non faccua nel mirarle tante 
merauiglie come prima fatto rnuea, argomentonne auanzamen- 
io in elfo nella Profetinone} onde vn giorno interpellandolo cosi 
li diffe • Parmi eflcrri inoltrato nel conofeimento , doppo che 
vederti in grati copia le cofe de'Caracci , cd'hauerrenc quelle 
fatto notabile giouamento. Certo Io fpcro ( rifpofe Girupenojl e 
penfo /Scuramente, che le loro Opere ( eccettuatene quelle del 
noftro Raffaello, di Polidoro, e di pochi altri ) non la cedino 
in niente all'altre, fc bene ciò non poflb dire liberamente non 
hauendo veduto per ancora la total mcrauiglia dell'Arte, cioè i 
dire quelle M Coreggio, Titiano, Paolo, Tintoretto, e Parmi- 
gianino &c. Chiara cofa e v per certo, che i dotti/Tirai Caracci 
(ditte il Genio) fono flati lucidi, e chiariSSmi Soli, che co' loro» 
raggi hanno fgombrato ogni torbido^e tenebrofò dubbia d'igno- 
ranza , ed* hanno ridotto la Pittura ad vna Via facile, vera, e da 
ogni confufione di fpinofi» «d'intricati virgulti per lo paflato ri- 
piena, e di modo che ad vn ben difpoflo , e giouanile ingegno,. 
i iefee di grandiflìma fodiifattione, e diporto il pafTeggjarui (opra* 
ÌAi che farai per dire all'hora quando vedrai quel felici (lìmo Ma- 
re della maniera Vcnetiana,. che poc'anzi da te fu accennato? 
Veramente non veggio l'hora di peruenirui( rifpofe il Gioitane /t 
Ma temo che il concetto formato non fìa per atterrirmi, anzi 
(fogg'unle l'altro ) io ne lpero il contrario, e che. fiano que'bc' 

coloriti 



3> 



# 



7 | LE FINEZZE 

coloriti per dare animo al perfpicace tuo intclIctto,e ti habbitìól 
fardiuenir pramco,mà lenza ftrapazzo, 5: ardito,mà fenza teme- 
rità. Hor cìi tutto gloria al Cielo, replicò Girupcno, ma intan- 
to prima di partire facciamo (celta ( fé pur cosi vi piace ò mio 
caro Ducc^ d'vna mezza dozzena de* più bei Quadri, che fiano 
in Roma, acciò poi da me venghino in ogni tempo ad effere 
nel cuore fcolpiti . Bella cunofìtà per certo, e bizzaro capriccio 
ti è venuto ò mio caro(rifpo(e il Genio) poiché eflendo quella 
Città il Capo d'ogn' altra, come della Pittura e la Reggia , 
feguendone quefta clcttione che dici, fi potran dire per con- 
feguenza i pili bei Quadri del Mondo > Ed' eccomi pronto al 
compiacerti (ancorché mal volonticri io proferisca di quefte fen- 
tenze, eflendo ciò facile l'incontro dell' indignatione di moiri) . " 
In primo luogo dunque ti dico, che tu metta l'Opera famoli (fi- 
ma del noftro Raffaello in S.Pietro Montorio,ncl feconde, quel- 
la di Guido alla Trinità di Ponte 'Siilo , nel terzo i altra d'Anni- 
** baie Caracci in S, Cattcrina de Fanajri, nel quarto parmi poterlo 
3> meritare la Tauoìa in S- Girolamo delia Carità di Domeniehino, 
nel quinto l'altra nella picciola Chic/a di S. Romualdo vicino ai 
Corfo di mano di Andrea Sacchi, e per il fedo luogo poi mi n- 
trouo affai confufo à dirtela^ poiché hatiendone à metter vna del 
?5 Lanfranchi, temo le altre deli'ifteffo, con ragione non habbmo a 
W dolerli , perche vanno nel valore molto dei pan : Ma per non 
M far torto 1 niuna delle tré, ò quattro, che tengo rinchufe nel 
petto, tutte nominarolle. Quefte fono le due nella Chiefa de 
Capuccini, l'altra in S* GiofefFo i Capo le Ca(e, e I'vltima quel- 
55 la del Modice Fiàei in S- Pietro . Veramente (\ii/Te all'hora Ci* 
55 rupeno) bella Jcelta, e degna del voftro accurato giuditio è fta- 
3> ta quefta, ed'io ne faprò (in che viua tenerne diftinta memoria; 
5> Ma già che tn'hauete feopcrto il voftro interno (entimcnto, por- 
tiamoci di nuouo auanti a ciafeuna di effe, acciò io ne polla con 
mio gran conforto rieffaminarne l'eccellenze, e delle grandi loro 
prerogative le cagioni in miglior forma di prima riportare . Cosi 
fi faccia (rifpoic il Genio ) poiché douendo noi ben tofto di qua 
partire, potiamo da quefto latitiifimo banchetto portar «ofeo va 

tal delicato poft'pailo. 

Cosi 



?) 

» 



DE PENMELLT ITALIANI, y? 

Così dato ad effetto i loro bramati deGri > conobbe Girupeno 
non calarli nelle mani alcuna d'elle, come di molt* altre Pitture 
gl'era auuenuto/ per la cagion Codetta della vifione di quelle di 
Bologna, ma più torto le confcfsò crefeiute di grado, effendo 
elleno veramente vn finiflìmo» cftratto di ciò che nella Pittura ft 
può confederare * 

Sì dichiara, come il Genio y e Girupeno fi fermarono per alcm 
fiatie di tempo di nuouo in Roma • 

C tA Po X X V l L 

'ON f3arue fuori di proposto al Maefìro Genio, che 
il Tuo Girupeno per qualche giorno fi trattenere 
ancora in Roma, non tanto per prendere ripofo 
delli paffati viaggi, quanto acciò poteffe coli'oc- 
chio, e col difcorfo riflettere alle Pitture co! rumi- 
narle* e ftudiar maggiormente* ad effetto di poterli tanto più 
impoiTeflarc nel ben fondato diffegno di RatfaeJIo, Polidoro, ed* 
in quello delle buone Statue . Cosi- mentre tra di loro molti col- 
loqui) faceuano, Girupeno non Iafciaua otiofo il Lapis, ed'il Pen^ 
nello con fuo particolar diletto, ed'appfaufo vniuerfale.. 

Auuenno vn giorno 5 mentre per ìor diporto, e per folleuare 
dalle continue applicationi i fpiriti, che il Giouane faceffe alfofc 
fettuofo Maeftro quefta domanda, cioè. Quali follerò flati gli 
Autori più degni, che haueflero ferino di 'Pittura, e quali per 
cfso medeftmo li più aiti ad abbracciarli? Niuno (rifpole il Ge- 
nio) che fparga i fuoi fudori nella virtù à benefirio altrui deuefì 
Sprezzare, benché pofsa auuenire? che Tvno più dell'altro colpi» 
tea nel legnoj e fé per auuenrura tu fofH vago di fàperc anche ii 
nome di tutti quelli , che foura di quefta materia hanno mandato 
alla Stampa a fuo tempo volentieri te lo farò noto * In fommo 
grado f rifpofe Girupeno ) mi farà caro , e volentieriilrmo fenti- 
io la ferie di rati Scritrori ~ Giouami però per hora rauertirti, 
difce T altro, che quando farai per leggerli non debbi inuaghirti 

d'o^n/ 




8o LE FINEZZE 

cTogn'vno d'etti, poiché anzi potrebbero apportarti dannbi che 
altrimenti > eflendo che vi fono in alcuni Cali) tante, e sì intri- 
cate opinioni, e foffifticherie, che malageuole ti riufeirebbe In- 
fame fuori. Ed'è occorfo tal'vno che coi farui di fouerchia ri- 
fleflìone, perche ben fondato non ritrouoflì,ne rimaneffe auilup* 
pato qual vagante Augelletto nella Rete: Tra i moiri però, che 
ti potrebbero recar giouamento, io penfe, che farebbe il Libro 
delle Vite de' Pittori Veneti, intitolato le Merauighe dell'Arte 
del Cauallicr Rodolfi, il quale oltre l'effer veridico, e giudo (in 
ordine alle Pitture delle quali ei fi mentione ) riefee a; co dilet- 
teuole nel particolare dell'elegante dicitura, e per edere di Itile 
adorno è di belliflìme deferirtioni di termini Poetici , di Fauole, 
ed'infinite erudittioni notabilmente arricchito. Ti potrefti anco 
feruire delle Vite del Vafari, che in tanta diuerfirà di efie ne po- 
trefti cauare qualche cofa di curiofo, e buono. Giudico in oltre 
Euclide eflcr per te ottimo in ordine alla Giometria molto necef- 
faria a Pittori. Vctruuio, ed* il Vignola per l'Architettura. La 
Profpcttiua di Pietro Accolti pure ti potrcbb'cflerc di gran gio- 
uamento. Se poi ti veniffe talento di rinuenire alcune cofe, co- 
me de Segreti intorno al far Colori, apparecchiar Tele, e cofe 
fìmili, potrai leggere il B'fagno , Raffaello Borghini , ed' altri, 
ne io per me qui voglio eftendermi in quefta faconda , non ef* 
fendo altro il mio Rete le non che tu attenda à fericrà maggiori , 
poiché tali cofe fi vanno apprendendo, e praticando alla gior- 
nata con non molta fattica . 
^ Ma oh Dio, che in tal proposto di fcriuere ài Pittura, mol- 

ta cagione ha di lagnarti il Mondo, poiché fin' bora ogn'vno che 
55 di effa ne ha detto, fi è lafciato per Io più intendere fecondo il 
35 fuo eftinto,e genio particolare : Ma fc vn Raffaello, fé vnTuia- 
5> no, vn Coreggio, vn Paolo da Verona, e fimili haueffero fcrit- 
yy to, quali cofe non fi fedirebbero per benefitio publico ? Quali 
documenti non fi cauarebbero da loro dettami ? E quai Tefori 
in fine non fi raccoglierebbero da quei pretiofi caratteri ? Horsù 
5> Girupeno mio finiamola, e riftringiamoci à dire, che il buon Libro 
» per iftudiar maggiormente effere /a Madre Natura, poiché quel- 
:5 la (i deue immittarc , efiendoci fiata cfpofta dal Soiìimo Motore 

più 



DE rPENNELLI ITALIANI Si 

più d'ogn'altra cofa per verace nortra Maeftra. 

Mentre cosi andaua difeorrendo il Genio, paleggiando per fa 
Città col Tuo Gifupeno, s'auuennero auami la Chicia di S.Carlo s.c*rt* 
de Catinari , onde per entro ad* efla portandoli , s'accorfero efler- ^*"' 
ui Pitture nobiliflìme di Domenichino, che fopra gl'Angoli della 
Cuppola filafeiano pompofamentc in frefeo vedere. Rapprefcn- 
tano quefte le quattro Virtù Cardinali con grandiofe muentioni, 
accompagnate da dolce, e foaue maniera ben Tempre /olita dell' 
Autore. Così /opra della Tribuna dell'Aitar Maggiore viddero 
drpinto dal Lanfranchi tutto il /ito, ma nel tempo appunto quan- 
do ci fi trouaua ai Un <Je fuoi anni, e perciò alquanto fianco. 
La Tauola poi ad OgJio del fodetto Altare s'auuiddero efferc 
ftata trattata dal Pennello di Pietro da Cortona , ma fuor di mo- 
do bella con dipintoui quando S. Carlo confola gì' Apertati : in 
quefta lodarono più d'ogn' altra cofa la bella ordinanza delle Fi- 
gure, cd'i fiti e sbattimenti lafciati à tempo i artificio veramente *^^ 
di molto guidino, difficile da efieqairfi, è che ciò riefee folo à <^ 
que' valent'liuomin^che intendono, e poflìedono bene l'eccellen» 
za dell'Arte. Doppo quefto riuolicro le luci ad vnsltro Quadro 
Laterale della Chiefa di mano d'Andrea Sacci.: colorito, e dise- 
gnato con diremo gatto, e diligente efquifitezza , e ftudioi tan- 
to che vfeiti di Chicla diffe G'rupeno al fuo direttor Maelbo. 
Io vado penando, che per li Ternpij quafi tutti di Roma vi fia^ 
che vedere di belìo nella Pittura. Certo che sì, rifpofe J' altro, 
ma però le più perfette habbirm noi già rinuenute, egli è ben 
vero, che in infinito andarebbe fé di tutte ne volemmo far dc« 
gna annotatone , contentiamoci dunque per hora, poiché in al- 
tro tempo ne potrai per te ftcflb prendere ogni fodisfattione, co- 
ma ancora pafeern à pieno la villa ne i molti Giardini de Prin- 
cipi , ne i varij Palagij» ed'in ogn'altra nobile curiofùà, auuegna 
che la Città di Roma( doppo veduto che haurai meco il rcrtan- 
te del bello dell'Italia ) haurà ad edere la tua per m anente ftanza> ed' 
in tanto allertianci noi alla partenza per la volta di Venetia, e tan- 
to più che il tempo così bene addatfato à ciò pare ne vada l'imi- 
tando. Così nuolgendo i paffi verfo ou erano alloggiata fi pofe- 
to in punto per il ler vicino partire . 

L ^intende 




8z LEPIDEZZE 

S % ini inde U mojfa del Genio* e Gìrupeno per la <volu di 
Vtnetta > ed* altre parti della Lombardia. 

C A T. X X V l l L 

%&ÉlM4gJi lx a l m e n t e rifolutr i noftri affemiofiflìmi vian- 
^Q^CjgS tfantJ (e n'vfcirono di nuouo dall'Alma Roma, à 
1 fiiic di veder iempre pregiate 9 e rare Pitture, on- 
de giungendo à Foiigno Città pofta alla Falda de- 
INtfW^ gì' Appenini su la bella, e fruttifera Valle Spolett- 
ila, non trafeurarono vna bdliflìma Pittura di mano del Gran 
Raffaello, che funata fbffene nella Chiefa delle Monache di S» 

y». "* Chiara 5 ed'hauendo otferuato con quanta riputinone , e decoro 
vernile conìeruata vna tal gioia, di li Ci partirono confolatiflìmij 
e perche non lungi da Perugia p:r. che mezza giornata fi ntro- 
uauano, ncn vollero reftare di portami fi, e tanto più s'muoglia- 
rono di ciò fare, quanto che fàpeuano hauerui da Giouanetto 
fatto lunga dimora, folto la dircttione di Pietro Perugino il lo» 
ro Principe Raffaello. A mezzo il camino appunto s'auuennero 

-'#/>• in Aflìfi Patria del gloriofo Serafico S* Francefco, e con l'occa- 
iìone di riuerire le Offa fuc Sacrate , viddero aflìeme colf anti- 
chifììma Chiefa moke Pitture à frefeo della mano di Omabue 
Fiorentino, e di Giotto fu o Difcepolo, oue riebbero adito i no- 
tòri Pellegrini dì difeorrere di quei rempi andati , ne quali ancor 
bambina auuolta in fafee (e ne /bua la Pittura,per douer poicia 
doppo \\ corfo di 400. anni in circa diuenir Gingarefla ne' noftri 
giorni . 

ferula Profeguendo il viario giunfero a Perugia, oue non vollero 

tardare d\ prendere corte/c Guida, cui doueiTe per ogni parte 

della Citrà ,ed'in breue accennar loro le migliori Opere, che in 

s. u- publico fi rirrou afferò-, onde accompagnati in S. Lorenzo Chiefa 

remoti Cattedrale ridderò in effa di molte buone Pitture, e tra l'altre di 
Gio. Antonio Scaramuccia, del Baglioni, del Barocci, ed* altri, 
tutti affai moderni 9 C {efficienti Soggetti >ed'in particolare ilBa- 

rocci* 



2>£ PENNELLI ITALIANI. g} 

rocci» del quale la Famofa Tauola della Dcpofitionc di Croce 
fidamente, e con gran gufto, ed'attentione venne dal Genio, e 
Girupeno oficruata . Vuldero in oltre nel medefìmo Tempio vi- 
cino alla- Sacriftia appefo ad' vna parete vn Quadro in Tauola di 
xnano di vn Luca Signorelli dì Cortona, ed' ancorché egli fòlle 
dipinto nel paffato Secolo, nel quale non bene ancora era cognita 
la tenerezza, nondimeno Io rauuifarono eflère di molta forza, e 
paftofità, oltre di vn buon disegno., ed' eftrema diligenza com- 
pito. Per vltimo pofero i' occhio nella Tauola dello Spofalitio 
della Bcatitlìma Vergine di mano di Pietro Perugino - , quantun- 
que molti vogliono che fia di Raffaello , ma il Gemo ciò non fu 
per approuare, dicendo folo poter edere che vi haueffe lauorato 
alquanto, come quegli, che fouente /'ancorché Giouincttoj preda- 
uà aiuto col Tuo felice , e grato Pennello a! diletto Maedro. 

Dal Duomo la guida li conduffe à S. Seucro luogo pofto (opra s _ Seugm 
fa più eminente parte quali della Città , oue rinuenirono Opere r«. 
in frefeo di Raffaello di gran compitezza, e di dotta facilità ri- 
piene,^ non lenza meraviglia dell'ideilo Girupeno à cui era pun- 
gente ftimolo il veder limili operati-, efpreflì ancor da tenerellc 
mani. Di lasiì calarono nclh Piazza Piccola, oue i PP. Gefuiti Colltft9 
hanno il loro Collegio, e veduto nella Chiefa vn Quadro dell'- dtp'.r. 
Aflunta di m3no del Romanelli, entrarono in Sacriftia, nella qua- Gt f uU% » 
le rimirarono vn bel-Oj e vaghiilìmo Quadretto dipinto con ioa- 
xie maniera dal /Odetto Batocci da Vrbino } egli e quedi vn ri- 
pofo di Maria Vergine mentre col Bambino Giesù, e S. Giofep- 
pc fé ne va in Egitto. Furono guidati pofeia per vie alquanto 
Jcofcefi à S. Franccfco de PP. Conucntuali, e pur qiu'ui hi loro S J/ C **' 
additata vna Tauola con vn Aflunta di man di Raffaello, e ben 
in quella lenza dubbio hebb' egli fuperato il fuo Precettor Pie- 
tro, vedendoci di molto ingrandita la maniera , si per la Filono- 
tnia delie Tede, come per la tenerezza delle pieghe de' Panni, 
e tutt'altro che fi poffa fpcrare da vn fertilifiìmo, e pcr/picace In- 
gegno com'era il fuo • Fecero anche molto lunga feflìone fopra 
la bella Copia della mano di Giolcppe d'Arpino, cauara da vn 
Originale del medemo Raffaello, la quale per la fua fuprema bel- 
lezza, effendo delìderata da Paolo V. h poucra Perugia pnuata 

L 2 reltonne, 



84 LE FINEZZE 

reftonne; il /"oggetto che in effà vi ftà efpreflk é di Chrifto mor- 
to, mentre vien portato a! Sepolcro ■» Alcun non penfi gà mai 
k ba/lanza poterla lodare, e benché ricauata ella fia è riufcita 
nondimeno di fornma perfetticne. Due, o tré altre Tauole d'Ai* 
tare pur nell'iftella Chiefa ritrouarono edere di Pietro Perugino, 
dipinte con la lolita iua maniera alquanto feccherta sì, ma però con 
buona fimetria di diffegno per altro* Pofcia di là partendo i due 
€tnfr A . con la guida, s'auuennero nella ricca, e bella Confraternita di S- 
diTmu F f ancefco, ouc rrouarono eHerui otto Quadri di non ordinaria 
frante grandezza di mano dei mentouato Scaramuccia , che per elferc 
^ # * troppo amico, anzi congiunto dei noftro Girupeno, le ne taccio- 
no per modeflia le lodi, lafciando ad altri il giudicare della- di 
fui ilifficienza, e Pennella.,. 

fBtfr * n( ^ Sl ^ ltl P cr alquanto* pervennero- nella Chiefa Noua de 
&cn<t. PP' dell'Oratorio, nella quale non mancarono vedere (oltre vn# 
hcììà Architettura ) d\ bclliffime Pitture, cioè a dire la Concct- 
tione nell'Altar Maggiore, ed'vna Nattuità della Madonna in vna 
Capella Laterale ambidue di Pietro da Cortona , vna di Andrea 
Sacchi con il Bambino Giesiì in braccio del Vecchio Simeone, ed 1 " 
vn'altra 9 ch'é il flgillo di tutte: con vn? Adunca, dell' impareggia- 
bile mano di Guido »- 
s >Agcr~ Di là partiti grunfero à S. Agoffino, e poter* in S. Maria No* 
s Mari ua ^ v ^dero &» ambidue quelli Tempij di buone Pitture , di 
N0»a." m ano di Pietro Perugino, di Gio.Battifla della Marca, e d'altri» 
ma nel primo cremarono particolarmente- vn'Annunciata di ma* 
no di quel d'Arpino,come vicino ad efsa di mano di grand'huo- 
mo Scultore vn bel Ritratto in Marmo cui ferue d'ornamento- 
al depoflro del dotto, e rariflìmo Ingegao di Marc' Antonio Eu- 
genij Primario Auuocato in Roma ne Tuoi tempii 

Doppo vicitr alquanto fuori della Città, godendo delle fuper- 
biflìme vedute della Campagna , andarono à ritrouare fa Chiefo 
usnte & Monte Luce, nel fa cui diligentemente ponderarono vn Qua* 
Luce, dro dipinto in Tauola con dentro TAisunta di Noftra Signora di 
man di Giulio Remano, e benché molti afserifchino c(scr ancor 
quella dipinta da Raffaello, non però il Genio lo volle approua> 
te, ma difsc cfser cola rarìflìma > e raerauiglioia •> 

Molte 



ÒE PENNELLI ITALIANI. S$ 

Molte altre cofe della noftra Profeffione poteuano i due Vian* 
danti vedere per la Città di Perugia afsai [ufficienti, ed' erudite? 
ma fa guida che molto era intendente, li conduce à contemplar- 
ne alcu ìc poche , e rrà quelle quelle d* vn luogo infigne su fa 
Piazza appellato il Cambio , oue con molte Pitture i frefeo di 
Pietro Perugino, vi ri mira dalla parte Anidra entrando, il ri- 
tratto, finto entro vno Specchio, del medefimo Pietro ► Di qui 
poi furono accompagnati prima à S. Maria de Foffi, oue fi coti* s ; mm- 
piacquero fuor di modo di vn Quadro d r Altare pur di man di JJJg.*"* 
Pietro, che Ct vede entrando à man deflra ( oltre vn rì'on so che 
altro, che leda all'incontro ) e pofeia à S. Pietro de Monaci Be- s.vietr» 
nedettini, e vedutone della Chiefa non folo la bella ftruttura, ma 
la flraordinaria ricchezza, applicarono Io (guardo nelle Pitture, 
che reftano dalle parti della Nauata Maggiore (opra degl' Archi, 
di mano di Anton/o Alienfe, veranente afsat degno, e celebra- 
to Soggetto, Ma quando il Conduttore della nobil Compagnia 
difs<f , che quell'Opera douea , e potea cadere nelle mani d' An- 
nibale Caracci, e che poi non fuccefse, ò per cagion cTauaritia» 
ò d'altro, ne compianlero il caio, e vollero impazzirne di difpia- 
cerej chiudendo il difeorfo, col dire che molto diffidi cola rie- 
fee il fa per far fcclta de' Soggetti in quella difficile Profeffione. *|v 
Entrarono in Sacriftia per vltimo, e veduto in picciola forma tré 
belliffimi Quadretti della più fina efquifitezza > e diligenza che 
mai fapefse vfar Pietro , ripafsarono per Chie/a à far riflelfione a 
due Quadri ad Oglio nella Capella del Crocififso di mano di 
Franccfco Ceffi da Bologna, che pur ritrouarono molto buoni. 

Giunfero ( ritornando addietro) anco nella Chiefà di S'.Dome- *• D °° 
tiico» Tempio grande e maeftofo, oue oltre alcune Pitture, vid- 
dero vii belliffimo Quadro dedicato al Rofario di mano dclLan- 
franchi di facile, e gran maniera vergato . Rjpaflando di nuouo in 
Piazza , fi fecero condurre a San Francefco del Monte per rico- ^"f/i 
nofeerc altre Opere di Pietro, ed'ancorche guade afsai, e rouf- Mente. 
nate dal tempo , le (limarono di molto per la giuftezza del dif- 
fcgno. 

Difendendo da quell'erto rimontarono fopra de' loro Defirie- 
fij che al piede di efso allettiti ftauano>e ringhiato con afFetto 

chi 



86 LE FINEZZE 

chi gl'haueua feruiti per la Città , s'auuiarono alla Terra della 
c«//«/« Fratta per la volta di Città di Cartello, non per altro fé non per 
cafidie r j cono f ceru i due Tauole d'Altare, vna di Raffaello nella Chiefa 
di' S« Francefco , e l' altra del Parmfgianino in quella di S. Ago- 
ftino, il che con grandiflìmo lor contento hauendo fatto, fi die- 
dero fubito à profeguire l'intraprefo viaggio verfo Loreto . Ma 
vrbine. per vedere la Città d'Vrbino Patria gloriofa dell'impareggiabile 
Raffaello non calie loro di dilungarlo alquanto ', onde a pena ef- 
fendoui giunti, fen girono cocne fitibondi à lambire , e baciar le 
Mura della di lui Paterna Cafa, doppo di che afperfi quali gl'oc- 
chi di pianto per la tenerezza, fi fpinfero per molti luoghi delfa. 
Città à veder Pitture de diuerfi Maeftri , e particolarmente nel 
Duomo, del Barocci, e poco fuori d'Vrbino à Capuccini del me- 
defimo, così di vn Timoteo Padre del proprio Raffaello, il qua- 
le- per conoscere fé fteflo poco habile agl'infegnamenti del Figlio, 
in ordine la grandezza del di lui ingegno, lo accommodò poi 
fotto la direttone del già rinomato Pietro Perugino . 

Apprendino «ia quefto i Padri à non effer cagione della rouina 
de propri; Figlioli, ed* imparino i Fis}i à non lafciare addormen- 
tarli i fpirti con lo ftarfene (empre à fianchi de loro Genitori > 
ogni qualunque volta però non venghino conofeiuti da citi habi- 
Ii per gl'additamcnti della Virtù . 

S'intende l' arrìdi k Loreto, ed' altri ìm^hi del/ì dut^ 
amav'ijjìmi iMaefiro , e Difctpòlo. 

C A P. XXIX. 

rtiti da Vrbino per la Strada che conduce alla 
S. Cafa di Loreto peruennero doppo dicci miglia 
Tofltm* PJ^j^qiJS» di camino à Fofiombrone , Città non meno antica, 
brent . §^^^^ che nobile dsll'Vmbru, pofta alleRiue del Metau- 
W^&vrJirf ro , quiui fi fermarono à rimirare due Quadri d'Al- 
tare vno del Barocci in S. Agoftino, oue (là efprefla la Natiuità 
ài Noftro Signore, e l'altro del Zuccari nella Chiefa del Santif- 

fiaao 




DB PENNELLI ITALIANI. 87 

fimo Rofario, cu* e dipinta h Vergine Beatiflìma del Titolo di 
dem Chiefa, e doppo cflerfene grandemente compiacciati» ri- 
prelero il loro viaggio giungendo per la via di Icfi di lì à due imt*„ 
giorni aliai ftanchi alla medefìma S. Caia. 

La mattina doppo d'hauer prel'o ripofo > fi portarono à quelle 
Sacrate Mura, ftrmgendole, e baciandole teneramente, e (alu- 
tando la Gran Madre di Dio , fi fentiuano per la ibucrchia gioia 
quafi liquefarli in lacrime I« vifeere, ed'alla confiderationc di ri- 
crouarfi in quel Cclefte habiracolo , fi riconobbero fuori d'ogni 
humana cura, e penfierc come beati. Ma doppo che (i furono 
rifeoffi alquanto dalla dolciiTìma meditatione del profondo Mise- 
ro deli' Jncarnanon del Verbo, e c'hebbero dato all'Anime loro 
il condimento Diuino, fi diedero a contemplare quel vafto , e 
maeftofo Tempio, e di efio la Sacriftia nella quale viddero efpo- 
iro il ricco, ed' ineflimabil Teforo , & in oltre vi comprefero 
di molte memorabili Pitture , come à dire di mano del Caual- 
lier Chnftofaro Pomaranci , del quale rimane dipinta la gran 
Cuppola della Chieda, in cui pur vi fi vede del Barocci, e (imi- 
li Soggetti . Ma quello che fece più effetto nel cuor di Gtu- 
pcno di niun altra cofa fu il vedere vn Quadro d'Altare ncli'in- 
greflo della Chiefa à man dcftra di mano d'Annibale Caraccio 
con la iNatiuità di Noftra Signora 5 e tanto balli il dirne eOendo 
di quella mano. 

Doppo tré giorni, che vollero godere di quella diuinizzata 
Collina, partirono per la volta d'Ancona noi più lontana di là nc>n * 
che mezza giornata, doue giunti, e confideratanc il belli (fimo 
Porto, cu'altre cofe cofpicue, fi fermarono non poco in riguar- 
dare alcune Pitture nella publica Loggia de Mercanti di mano 
di PelcgrinoTibaldi veramente molto confiderabili ', Ma quel che 
più loro premeua era il rauuiiare l'Altare di mezzo in S.Dome- „' tn ? c ° f \ 
iììco che già haueuano intefo cUcre di Titiano, e cosi anco d'vn 
altro del medehmo Autore nella Chiefa di S. Frane efeo Alto-, on- 
de in ciafeuno di quei polli peruenuti ne ammirarono la facile Àu». 
paniera , e (omma maeftria . 

Di lì à pochi giorni con buona congiuntura di Vento vollero *" ke *' 
imbarcarli per Rauenna 3 la doue fenza quali accorger/rne col " 

fauore 



S.Fran, 

ce/fo 



Ti*. 



88 LEPIDEZZE 

fauore del medefimo vi fi ritrouarono, e ponderatone la grande 
antichità, ed* altre cofe memorabili > fi riuolfcro à vedere la ce- 
Dumo. Icbrati/Iìma Tauola della Maana di man di Guido in Duomo nel- 
la CapellaAldobrandina, cosi fecero anche per il rcfto della Cit- 
tà in vedendone d'altri /ufficienti Soggetti } Si diedero pofeia à 
Termrn feguire il camino per terra verfo Ferrara, ed'iui pure goduto per 
qualche giorno il bello della Città con la vifta deiJ'inefpugnabilc 
sJT."*" Fortezza, e del Cartello oue rifiede il Legato 3 riuollcro l'animo, 
Cajlilb conforme il lor confueto, à ricercar Pitture, e ne viddero alcu- 
ne de i due Doflì Fratelli Ferrarefi, di Girolimino da Carpi, di 
SF Hortolan da Garofolo, dello Scaricllini, e poi vna di mano di 
tefexj Lodouico Caracci nella Chrcfa di S-Francefca Romana ? e fimil- 
Romana mentc j e j medefimo vn H'rtoria nella Confraternita contigua à 
feZul' S. Franccfco, e per vltimo fi conduflero in S. Giorgio poco fuo- 
viciooà ri della Citta a vedere vna Tauola d'Altare del tanto rinomato 
s e f r ran Guercin da Cento della fua prima , e forte maniera . Auanti poi 
s el di partire vollero vifitare alcuni Sfantiolini nel fodetto Cartello 
S*j, dipinti dotta, cd'eruditamente da i Doflì, con Fauole, Baccana- 
li, ed' altre fantafie, condotti con tanta leggiadria , e gratia, eh* 
egli è vn rtupore, e gran diletto ij rimirarli. 

Finalmente fi partirono per la volta di Venetia,e paflando per 

cM«lt* Chiozza vollero offeruare alcuni dipinti ad Oglio fòpia di gran 

s.MariaTclc nella Chicfa della Madonna di Marina su la maniera Vene- 

£jf* m tiana. In quefta piceiola Città vollero ripofarfi i doe Viandanti, 

cfTendoli di già fopragiunta la fera, irà la mattina vegnente prefo 

l'imbarco, in brcu'hora peruennero alla vifta dell'Inclita, e famo- 

Vtnetìa f a Città di Venetia in cui per tanto tempo il buonGirupeno ha- 

ueua defiderato ritrouarfi , e fembrandoli vn miracolo il vedere 

dall' humido Elemento forgere vn sì vado Teatro, e maeftofa 

Mole, credeanfi fognare. Quando finalmente giunti alle Colonne 

delia gran Piazza di S. Marco pefero le ginocchia à terra, e nn- 

gratiando il Cielo, ne baciarono quel Suolo, in cui ben fapeano 

eflerui raccolti infiniti Tefori di Pitturale per i quali con sì gran 

defio, da Paefi natiui haucuano ri molle le proprie piante, 



SA 




DE PENNELLI ITALIANI. 8* 

Si riccenta tome li due JHaeftro , t Difcepolo incornine Uno i 
fruire ti bello nella Pitture dell* Cittì di Veneti* . 

C A Pe X X X. 

'E fi vuol rinuenire la bellezza , che in qua! fi vó~ 
glia genere da mente humana bramar fi pofla > 
vengane k Venetia, che qui la più raffinata, e la 
pili compita ritrouafi ( dille il Genio à Girupeno) 
e noi con efperienza potrem' dire anco della Pit- 
tura di cui tanto grido ne fpande per Io Mondo la Fama. Cosi 
per mezzo della memorabil Piazza pattando » entrarono nella 
Chicfa di S. Marco, a fine di rendere le domite grafie per il sw«*« 
loro felice arriuo a chi fi deueua* e nel medefimo tempo fi die- 
dero a rimirare alcuni lauori fatti a Mofaico , e tià i primi certa 
Nicchia, oue fi riconofee vn Sacerdote, che inalzando le Brac- 
cia ai Cielo, di colà sii fi vede apparire vna Mano che lo bene- 
dice, e ciò fu fatto col Disegno di Titiano; alcuni altri fin fi 
veggono à quella vicini, trattati col medefimo Mofaico in di- 
cerie Hìftone , e tutte co' diflegni de'primi Maeftri . In oltre 
fparfe per la Chiefa viddero molti pezzi di Quadri ad'Oglio 
tòpra delle Tele dipinti dst dùierfi, come del Bsflano , Safuiati, 
AUenfe, Palmi, Varoctari, Vecchia, Pilotti s Titianello, Viua- 
fini, MafTei j &c. 

S'auuanzarono pofeia f vfeiti da quello Tempio per la parte 
del Cortile del Palazzo^ sii per la Scala de* Giganti, cosi detta PMhxx» 
per due grandi Statue a piedi ài effa di mano dello Scultor San- * **"* 
ìbuino, ed* in capo della quile trouando vn picciol piano ( pri- 
ma d'entrare ntlrampliflìmo Appartamento Regio Ducale) vid- 
dero in forma mezzana quattro pezzi di Quadri di mano del 
Tintoretto, e venendo CirupeiiO ottenuto dal Genio ftringer 
le labbra, ed' inarcar le ciglia, anz' ai pnì impallidirli alquano 
per la vifione di maniera inafpettàta, e da efio mai piì veduta* 
Animo difleglij ò mio caro, e preparaci per cofe, lenza dubbio 
^ H di 



7 <?o LE FINEZZE 

di quefte maggiori . Quiui per entro danno conferitati, fé tu nof 
penfi i cereri ineftimabili della noftra bella Profeflìone : Ma non 
intendo» che molto ad ogn'vna d'effe dimoriamo, poiché non la 
finiremmo mai, e ne mancarebbe il dì. A qucfto rifpofe Giru- 
peno. Deb prendiamoci in'quella parte vi priego, ogni noflro 
agio,poiche egli e grande il diletto, e maggiore il profitto che (por 
ro cauare dal rimirar sì fatte Opere ,. e ben à noi farà perrneflo 
il poterle ofseruareinpiù riprefe. Io che femprc fono per com- 
piacerti * ed* àquefto fine t'allìiìo nella Virtù ( tifpofc il Genio > 
voglio cerne defì<Jeri per l'appunto fi efsequilca» 

rVìemre così di/correiiano, s'innoltrarono nella prima Sala, e 
Vìddero dalia parte delira merauiglia inafpettata- in vn gran Qua* 
dro efprefso dall' eccel-lentiftìma Pennello di Titiano , oue vien> 
J%£ rappresentata con maeflofa attitudine l'Immagine della Fede, con 
^* altre Figure, ed' Angioletti. In, quella G. r-upcno ritrouò vna fa- 
cile, e vera ftrada di ottimo dipingere, accompagnata da vna 
tal quale libertà altre volte da elio mai più intJa, ne veduta r 
fi che paruefegli aprire per fouerchio di contentezza il cuore » 
ed* alzando per iffupore gl'occhi al Cielo r (e li pararono d'im- 
prouifo auanti altri ftupcndi oggetti, che nel Ciclo per appunto 
della Sala erano dal gran Tintoretro efprcflì, onde rimanendo 
quafi come incantato per sì belle fatture d' ognintorno efpo- 
ite, ne veniua òsi fuo caro Maefiro con vifo giocondo tuttauia» 
in nani mito . 

S'auuanzarono doppo quella in vn'altra Stanza , o fia Sala , 
auanti di entrare in quella del Collegio, e vitrouarono con molto 
lor piacere alcune Figure fatte a chiaro oscuro di color turchino 
di mano di Paolo da Verona, ed* entrati finalmente nel gran luo- 
go del medefimo' Collegio, fi viddero auanti gl'occhi delitie in* 
cAimabili di Pittura, sì della mano del medefimo Paolo, come 
di quella del Tintoretto , onde ripieno d'infolita amrnirationc 
il buon Girupeno proruppe verfo del fuoMaeftro. Onde auuie- 
rc , che quefte egregie fatiche ( ancorché corrino moltiffimi an- 
ni, che fono irate formate al Mondojl Iona di tal frefehezza, che 
>j sulla manca al credere efser' elleno dipinte folo biefi> la ragio- 
„ rip di ciàs rifpofe il Genio» di che efsc non furono (Untate da 

quei 



DB "PENNELLI ITALtANI. 91 

quei franchi, e dottiffimi Pennelli , e da quelle mani per V addita » 
ero afsucfarte per mézzo del gran ftudio all' iftefsa maefrreuole „ 
franchezza , e quando a tanto s'arriua , dubbio non v'é, che i 
Colori per moltiflìmo tempo non fi conléruino. Ma che m'affa- 
tico nel dire , mentre quefti gentili (lìmi Ingegni Venetiani ha- 
ucndo Tempre manifefhto al Mondo l'amore verfo della loro ama-» 
ta libertà, l'hanno anche ad'ogn'hora con Comma fplendidezza 
Caputa esercitare sii la cima de'PennelIi? Aggiungi che Dio ha J? 
fatto dono particolare a quefta Natione, mentre la fece lem p re 
nafeere per ordinario iftrutta dalla Natura per dipingere facil- " 
mente. Gran priuifegij in vero fono quefti, foggiunic Girupcno. ** 

Entrati pofeia in vn'aftra Sala detta del Pregadi vi ammiraro- 
no altre Opere sì del Tintorctto, come del Palma, ed* altri dcU 
h buona maniera Venetiana • Nella Capclletta del fodetto Pre- 
gadi viddero vn Chrifto in Emaur di mano di Titiano . Nella 
Sala poi del Confegho de Dicci rimafero grandemente contenti 
in comprenderui il tutto adorno di ottime» e di eccellenti Pittu- 
re j fc bene à )più d'ogn'altra fecero punto fermo in quella dell'- 
Ouato di Paolo, e 'e rspprctemafi Gioue adirato, che con gran- 
d Mrna pofssr.z fulmina alcuni Vini, o fìano Cali nfleruati à 
q\ (i'Eccel.o Confegiio. Hor qui più chein ru'un*altra parte Gl- 
iene quafi fuori di fé ftefso sfliisó lo fguardo, e non potea fa- » 
ì di lodare hor l'inueoticyne , (oltre il Diflegno) hor il colo- „ 
WK), ed'hora il ben coi.fìderato compartimento delle Figure, 
che con la vifta del difotto in su ne rimangono cipolle, ed in 
lommaogni minima parte di tal' Opera, riufciuagli di mcrauiglio- 
ia fodiifartione, di jnodo che hebbe à dite al fuo diletto Mae- 3* 
ftro, che mai di; Paolo da Verona fi farebbe tanto immaginato, „ 
quantunque la fama con fonora Tromba da per tutto decantafse 
le di lui iodi, alche rifpofe il Genio. Quefti,ò Girupeno,è fiato 
vn Soggetto cosi buono, dotto, e naturale, che vniuerfalmentc 
per le fuc inuentioni, e vaghezze e flato al fornaio applaudito, ** 
e gradito, ed' in Bologna mi fu riferto da certo noftro amico, 3 , 
che vna fiata efsendo Guido Reni interrogato di quale di tutti i 
Pittori del Mondo fi farebbe egli eletto lo flato quando gli ne 
foke dato l'arbitrio, cklarnò. Paolo, Paolo, Gran ccftmnonian- » 

M z za, e ») 



33 

3> 



3> 

3» 



pi LE FINEZZE 

za, e confermatione è quefta del valore del Veronefe ( difse Gi- 
rupenoj. Ma feguiamo a decorrere fopra d'altre Pitture ( ripi- 
gliò il Genio) che à te portino effere di profitto . Vedi tu colè 
fopra di qucfta medefima Soffitta quell'altro Oliato, in cui vieti 
rapprefentato Giano , e Gioue ? Egli è di mano di vn Battifta 
Zdotti Veronefe,il quale molto riufeì valente nella Profeflionej 
QueU'a!tro*Onato , che pur vedi all'oppofto fianco, ou'é dipin- 
ta Giunone, che verfa profufamente dal Cielo ricchezze, e che 
Venetia fé ne iìà in atto di raccoglierle, egli e' di Paolo, e ben 
Io conofei, così l'altro ancora, ou'é quella Donna di fattezze di 
volto così bella, con quel Vecchio mezzo veftito alla Pcrfìana. 
Oh godimenti , oh deli tic che fi prouano da, quei ch'intendono 
^S* nel contemplare rimili ( e quali diflì J lòpranaturalij>itturc pro- 
ferì fofpirando Giruprno! Hor dunque ripofiaino per horg ; , ri- 
pigliò il Maeftro, che poi à\ nuouo giorno tornaremo al filo de' 
noftri Pittorefchi diuifamentu 

Segue fi U contemplai ione delle letture nel fyldStfg 
dì S> Marca. 

C A P. XXXI. 

IO p p o , che il noftro Gir'upeno hebbe data la ne- 

ccfTaria quiete al Corpo , nel giorno feguente ftì 

dal Genio ricondotto a profeguire l' incominciato 

ftudio delle Pitture nel Ducal Palazzo, che per 

efferne, fi può dire, ripieno, fi raggirauano per 

molte dcfle fue Stanze à vederne} quand'ecco s'auuenncro in vn 

ampliamo Salone, che per trattaruifi n egoti j:Sopremi di Stato, 

Sala del Gran Confeglio appellato ne viene, Hor qui auuenne, 

che mentre ftauano godendo di quei varij, e ftupendi dipinti, 

fouragiunfe Marco Boichini buono intelligente, ed' innamorato à 

gran fegno della noftra Profcffione , in fauorc della quale piti 

d' vn Volume da eflb dato alle Stampe molto addattatamente d 

vede*, e perche genuliflìmo cra,doppo haucr detto loro il fut 

nome, 




DB PENNELLI ITALIANI. 91 

nome» ftrin/ero affieme amicitia tale, che pregato fi dì/jpofe ad 
eflere in loto compagnia, non folo per rinuenire ogn'vna delle 
Pitture di quelhmmenfa Magione, ma l'altre etiandio del refto 
della Città , e luoghi circonuicini. Andauano adunque vagando 
con la vifta hor in quefta , ed'hor in quella parte di sì fortunata 
Salaj Quando in più d'ogn'altra la fermarono fopra dell'Opere 
di Paolo, e del Tintoretto, parendo ad effi cfler quelli le due 
Stelle Polari di sì ammirabile firmamento, e che rifplendetfe- 
ro alla guifa de i due maggiori luminari], ed'ofleruando il Bo- 
fchini , che Girupeno ftaua tutto immerfo coli' occhio , e colla 
mente nel centro del Salone à rimirare il grande, e ftraordina- 
fio Ouato di Paolo, ritiroflì con il Genio di Raffaello alquanto 
in dilparre per diuifar con elio feco fopra gl'affari di Pittura , e 
non conoscendolo per quello, che egli era, fi riduffe à far feco 
alcuni Paralelli, e diffegli. Hauete mai veduto ò gentil Fore- 
stiere di Cimila e sì dotte maniere di Pittura per altri luoghi dell' 
Italia? alche il Genio modeftamentc così rifpofe . Non v'ha » 
dubbio ò mio Bofchini , che quefto modo di fare così tenero, 
dolce, facile, e naturale non fi renda degno d'effere da ogn'- 
vno confeffato per eccellente al maggior fegno , anzi da edere 
ofTcruato, cd'immitato,da chi che fia,che defidcrio habbia d'ini- 5> 
poffeffarfi di quell'Arte NobililTìmaj non retta però, che in altre 5> 
parti non vi fiano Fregij pregiati, e mcrauigliofi del Pennello, 3 > 
ancorché diuerfi di maniere, e di gufto. Così va bene, ripigliò }) 
il Bofchini, iri vorei che mi dicefle più particolarmente fé in 
Roma fi vedono fimih clcttioni di feorci al di Cotto in su come 
in quefto sì ammirabil'Ouato fi comprendono, il medefimo Raf- J > 
fa elio ha egli fatto mai altre canto? Sentite ò mio Bofchini , ri- 5> 
fpofe il Genio, a diruela su le prime, io vorei che lalcisflìmo ,, 
di mettere in campo di fimili diicorfiCper altro alquanto odiofi) 
e poneiTìmo da parte il dar fentenze di quefta forte, e che non 
fi toccatTe per niun modo la ripuratione d'alcuno, ma in partico- M 
lare di Raffaello, poiché effendo egli deficatiiTìmo, e fimile all' » 
Armellino, non deuefi al purilTìmo credito dell* fua candidezza » 
apprettarti ombra veruna di macchia, ne pur col femplice pen- J5 
fiero j ed' egli che dalla Natura , e dal Mondo vita dichiarato 

per 



55 

5) 



99 

5) 



04 LE FINEZZE 

per il Prencipe della Pittura, non fi deue offefa, ancorché mi-] 
nima recarli già mai} ma io ben io doue volete portami à fe-] 
rire, ed* a baftanza pur troppo ve ne fpiegafte nella voftra 
Carta del Nauigare quando dicefte ch'egli nella Loggia dcGhi- 
w gi in Roma per isfuggire di far Figure in ifcorcio prefe parti- 
ci to d'introdurui la fìnta Tapezzaria, ò fia Drappo colà (opra di 
„ quel Volto riportato, quafi ch'egli non fofle flato valeuolc à far 
quattro ignudi fc le folle piacciuto al difotto in sùjE puoifi ben 
5> credere, che il mio Raffaello non habbia fatto ciò che voi dite 
w fenza qualche addattato miftero come farebbe, che effendo quel- 
" la Coggia luogo di delitia,eda effere fpeflo frequentata da Prcn- 
5j cipi, e gran Dame, non habbia filmato à proposto l'introdurui 
feurci, come quelli, che non portano quel diletto all'occhio di 
tutf'j fé pur non fono veramente intendenti dell'Arte noftra dif- 
55 fieilidima. Aggiungere che l'inclinat-ione naturale di lui fumai 
" fempre amica di non faticar le m?nti altrui co' rigori dell'» frefla» 
?? ma ben sì di renderle gioconde per m*zzo del iuo amorolo, e 
dotto Pennello. Onde perciò vi dico, che miglior partirò rie- 
fee in ogni tempo il dir bene di Witti, e parlar con quel l'offe* 
quio che fi deue, e tanto pili :di va Raffaello di cui non . v'é chi 
non conferii edere flato egli il prmY Huomo cici Mondo Àol 
trattar il Pennello. * 

In qucfto mentre eJTendofi alquanto rifcoffoGìrupeno d.iU'im- 
mobilità in cui l'hauea pofto la vinone dell Oj.to di P^olo , fi 
riuolfe all'altro del Tmtoretto in vicinanza di quello, con inu- 
tarui prima il medefimo Genio fuo Precettore, e dille. Gran 
forza di colorito e quello, che in diremo gradi/ce all'anima mia, 
e rendemi tal conforto qual mai haurei immaginato le pur hora 
noi proiHiTì. In fine fi nuotarono addietro nella facciata prin- 
cipale del Salone, ouc in grandi/lima Tela ftà rapprclentato il 
Paradifo, Opera della non uien felice, che veloce mano del 
Tintorctto, e quiui doppo efTcr fiati per buon fpatio d'hora con* 
templandone le tante variate attitudini , la bontà, e terriblezza 
** de dintorni, con h gratia , e morbidezza del tutto, diffe il Gc- 
3) nio, che quel folo Quadro poteua efler bafteuole a render' im- 
mortale al Mondo V Autore > e poter efler d'.ctfempio a colora 

che 



'<f 



DB PENNELLI ITALI ANI 9 5 

che nella Profetinone (quantunque pofltedino l'intendimento del 
Diffegno , e dell' Arte ) fono timidi , inefperti , pufillanitni , e 
che mai (1 rifloluono à trattare con libertà vna minima Pennel- 
lata. Veramente, dille all'hora Girupcno, molta- cagione hanno 
hauuta gl'Autori che di quefto Quadro hanno fcruto , mentre 
offendo vn Paradiio l'innalzarono alle Stelle. Ma per non fer- 
marci tutta la giornata in quefta parte ( ancorché fofle d' vopo 
lo ftarui per sì belli Oggetti difle il Genio ) porrianci altroue, e 
conduceteci fé Dio vi guardi, ò cortefe Bofchini, à vedere il $• 
Pietro Martire di Titiano così famofo , e tanto da noi defidera- 
to . Molto di buona voglia fon per compiacenti rifpofe quegli» 
e di fatto mouendofi, con U porfi in Gondola* in quattro voga- 
te per cosi dire giunfero à S. Gio.e Polo. D:fmontati , e giun- t " P J* 
ti che furono apena su la foglia della Porta incominciarono a 
godere de Frutti di sì bella > e decantata Pittura, per eSere dal 
mede/imo limitare dittante non più di venti pa(H in circa, e Men- 
tendoli à lei tirare, s'incominciarono ad'accotnmodarfi nella de- 
bita diftanza , à fi-ie di confederarne à pieno le di lei ineffabili 
bellezze» e veramente tutto feguiua con godimento grande del 
Bofchini, qual non ceflaua mai di vdirc hor dalla bocca dell'- 
vno, & hor da quella dell'altro immenfc lodi verfo di sì eroica 
Tauola. Ma vno dc'maggiori pregi j, che dar li fentifTe fu quel- 
lo del grand'accordamenr© del tutto inficme, e del giuditio gran- )? 
de, che Titiano balletta vfato nella confideratione d'ogni diftan- ?y 
za , eflendocht da lontano fi comprendeua vna belliffima mac- 
chia, ò vogliam dir mafia cagionata dalle gran Piazze de chia- 
ri, e de feuri pofti à tempo, onde ogni più vero intelligente 55 
poteffe reftarne con molta ragione contento' infieme, e ftupefat- »• 
to, e feguendone poi l'auuicinamento potelle conofecre quanto 5 >. 
folle ftata la fua grande, cd'artifltiofa Maeftria • Quindi il Ge- 
nio» e Girupeno per vna tal vifione s'andauano (ernprc più di- 
chiarando fodisfatti, e maflìme quando ofleruarono la tenerezza 
delle Pennellategli due Pattini impalati come diCarnc,Ii quali 
calanti dal Cielo tra fulgidi (lìmi fplendori, recano foaui, e bril- 
lami al S. Martire la gloriola Palma » E da nfledì de i medefimi 
fulgori impreffi nelle Foglie d'vna gran Pianta, che mcrauiglfo- 

fegoctrte 



§6 LE FINEZZE 

farcente in prima villa d'vn bel vago Paefe vien fituàta \ grati 
diletto prcnderonojCosJ per l'applicatione intorno dclManigoI-- 
do affaflìno, che con 1* accompagnamento della Mufcolofa Vita 
c/prime mirabilmente la crudeltà del volto , compitamente Tetta- 
rono li due Forali ieri edificatile non penfarono punto à conclu- 
dere effer quegli vno de'più bei Quadri, che mai vfciflcro dalla 
yalorofa mano del gran Maeftro Titiano. 

Partiti pofeia di là molto contenti con il loro Bofchini ( qual 

tutto intento al compiacerli era ) fi conduflero a vedere il bel 

Cornuto di Paolo da Verona, che dentro il Conuento dell'iftcf- 

fa Cbiefa nel Refettorio fi troua : fui pure fra quei cibi dipinti 

& hebbero occafione di pafeere da douero l'intelletto a caufa di si 

vaga copia d'Oggetti, come d' Architetture, diuerfirà di Abiti, 

di Fi/ònomie de* volti , e dì varie altre bellifTìme immaginario™'» 

onde nulla più rimaneagli che defidcrare. Di là partirono fodis- 

fatti sì , ma non merauigliati, effendo già nota loro la gran fuffi- 

cienza di Paolo 3 & inuiandofi vninmente verfo la Chicfa di S. 

s.um Francefco della Vigna peruennero prima à Santa Marina a in cui 

■* rauuifarono, al folito dì Venctia , prcclanifime Pitture di Paris 

Bordone, ed' altri, e sii la Piazza d'eQa Chiefa fi fermarono à 

contemplare vna Cafa dipinta da Andrea Schiauone à chiaro ofeu* 

ro, come i/refTamente vn'altra di Profpero Brefciano. 

Inoltrandoli pofeia per vna irretta Calle fi conobbero su la 
n.fre*. Piazza del già accennato S* Francefco della Vigna , nella quale 
eefe»dti {là fonato il Palazzo del Legato Apoftolico. Entrati in Chiefa 
****** non mancarono alla purgariflìma vifta del Genio, e di Girupe- 
no Oggetti buoni, e guftofi nella Pittura, ma in ifpecic in quel- 
lo che reità à man finiflra entrando tra le prime Capelle, efpref- 
(o da Paolo in Quadro d'Altare , cue tra l'altre Figure vi è 
quella del S. Antonio Abbate, che per /ingoiare vien riputata, 
e qucftaTauola per la fua grand'ecccllenza meritò d'efTcre inta* 
gbata à Bollino dalla dott»fIìma mano di Agoftin Caracci . Nella 
Sacriftia poi ne viddero vn'altra dellMftclfo Paolo dipinta ad 
Oglio (opra il Muro, con dentro alcuni Santi auanti J'hnagine 
di Noftra Signora, e Giesù Bambino. E finalmente nella Cape!* 
Ietta della Concettionc ritrouarono vn' eccellenti /lima Pittura di 
aiano di Gio. Bellini. Si 




DE PENNELLI ITALIANI. 91 

Si comprende quali cofe per mezzo del B«Jc bini fi vedono dalli 

due Forejiieri m materia, dì Pittura per la Città 

di Veneti A* 

€ A P. XXXII. 

<?M paradisati per così dire il Genio, e G?ra^ 
peno per haucr goduto del S. Pietro Martire di 
Titiano , e del Cenacolo di Paolo, furono pregati 
dal Bofchini ad'aflotigltar ruttauia la villa in vn'af- 
tro Quadro del TintorettOt ma eiu che inebriato 
fiauean l'occhio per gì' Oggetti veduti , parea non gran fatto fc 
ne curaftero, fembrando loro molto malageuole il credere di po- 
ter vedere cofe d'altretanta fodisfatticne . Quando il Bofchini 
accortoli di ciò, rinouare riftanze,diu r e . Ancor eh* io fappia i 
virtuofi animi voftri hauer (rimato al maggior fegno le cofe an- 
tecedenti, nulladtmcno ardifeo dire eUer qua fi poco al parago- 
ne di ciò che farete fior hora per rimirare. Come, rifpcfe il Ge- 
nio? Ancora ài maggior perfezione del S. Pierr© Martire di Ti- 
tiano ? Giurìa il ero parere ci farà tate «ripigliò l'altro, lottanti 
mi rimetro femore al giudrtio de' più faggi di méj egli è ben 
vero, che io nei mio Libro della Carta del N T auigare m'ingegno 
far credere efiere il più bel Quadro di Venctia,e per conseguen- 
za dc'fimofi del Mondo, anzi che per hauer lo fopra de* Cieli 
inalzato, alcuni per troppo fuo partiate m'hanno tacciato, men- 
tre io ho fempre creduto hauerne d'erto poco. 

Nel tempo, che icguiua quefto difcorlo, rirornmano addietro 
per la medefima ftrada, e quando furono su la Piazza di S. Gio. 
e Polo, li ^cce il Bofchini penetrare nella Scuola di S. Marco, Scuoia 
e falitt i gradini che conducono nella Chiefa , gl'inulto à bello £/ r "^ 
ftudio a diu'fare fopra moke belle Pitture del Palma, ed' altri, 
quando riuolgendo per vlumo lo (guardo nel Quadro del Tin- 
toretto n'inarcarono li due Forefhcri di fubito per lo ftupore 
il ciglio, e dandofi l'vn l'altro vna fettemeiia occhiata, vollero 

N con 



LE FINEZZE 

j> eoa quella approuare quanto il Bofchini gl'hauea detto, effer ?e- 
, ro, ed' cflendo ftati gran pezzo in filcntio rimirando coki sì bel- 
la , confettarono vnitamente edere quell'Opera l'epilogo della 
3 ' fierezza, della forza, dell* intendimento del Di degno , e (opra 
w ogn'altra cofa del colorito j folo difsero al Bofckini, che nel Ti- 
5> ranno quale vien rapprefentato nel Soggetto vi hauerebbero de- 
5, fiderato maggior decoro, e grandezza , non difringuendofi dall' 
altre Figure a cagione ddfhabitó alquanto ignobile, ma non per 
quello intendeuano deteriorare l'eccellenza dei Quadro» 

Calati a! bafso fi pofero in Gondola , e facendoli tragittare a 
Mmmt Marano fi diedero in efso à vi (ita re molte di quelle Omcipe oue 
li tanto celebrati Criflalìi lì van Embricando . Doppo fi vollero 
irasferire, fecondo \\ lor Confucio, à contemplar Pitture, onde 
dalli loro guida su le prime furono accompagnati nella Chiefa 
*ìa1uvs di S. Pietro Martire, cd r ii\ eiia viddero due della (olite Gioie 
di Paolo da Verona, come altresì Pitture di boni/fimi Autori» 
a. Mann D'indi li condulle à Santa Maria degl'Angeli Monaftcro di Mo- 
dt s H nache, cd'iui pure viddero vn non so che di Paolo fotto all- 
gl ' Organo, e pofera per la Chiefa d'altri valenti Soggetti,come di 
Paris Bordone, Gio. Bellini, Sdluiari, Goletto, e Benedetto Ca- 
gliari 6^c . Di modo che, dille ti Genio» in ogni tempo fotto 
«petto Adriatico Cielo fono nati, e per quantità, e per qualità 
Huomini illufori nella l'itrura . All'hora il Bofchini colmando/» 
d'allegrezza, conoicenr^o efter'ogni parola del Genio fenza adu- 
Jatiene imagin^bile,djfle. Seguitemi pure, che trouarcte ad ogn* 
bora cofe di fodisfattton maggiore, e cosi auueniua per certo, 
' Vg> poiché non entrarono in alcuna Chiefa di quell'Ilota flori#Iima, 
V che non vi trouafìero Opere (ingoia ri, e sii l'ottima maniera 
Venctiana francamente tirate. Nel Duomo in particolare ofler- 
s M*'f U3rono vn Chnfto portante la Croce di Gio. Bellini ,in S. Maf- 
fee. J feo vn' Architettura di mano del Bruni moderno Pittor Brefcia- 
no , della quale molto fé ne compiacquero, e moire Opere de! 
Palma gioume, il quale fu brauo imitator del Tintoretto. In 
sciate S* Giacomo delle Monache di S. Agoftino mirarono con molto 
w«. lor piacere vna Tauola di Paolo, in cui vi è dipinta la Vifiia- 
tionc di S. Elifaberra, come pure del medefimo le Portclle dell* 

Organo» 



DE PENNELLI ITALIANI. 99 

Organo . Nella Scuola di S. Giouanni offeruarono vna mcraui- #"£ 
gl/oià Tauoladcì Tintorctto> cd'in Cafa Treuifana pure hauerw deu*»- 
done hauuro I'ingreffo hebbero di che reftare appagatiifimi, e *'* 
particolarmente per la vifta d'vna Pittura, che rapprefenta il 
Redentore, di mano del Saluiati . 

Si portarono pofeia in altre parti di qiiell'lfolettecirconuicine, 
che per cagione di tante belle Pitture le fortunate fi potrebbero 
chiamare, e ridottifi in quella di Mazorbo , trouarono in Santa y *" 
Catterina vn' altro ["uperbiOìmo operato di man di Paolo, non 
so che del Saluiati , e d'altri Autori, 

In Burano poi nella Chiefa di S. Mauro pure vi rinuennero BHrM9 
dì Paolo. In (omnia guidati dal .Qofchini, andauano il Genio, e 
Girupeno iollazzandofi per quelle delitioi'e Lagune, cd'in molti 
luoghi haueuono cagione d'arredar la Buca ad' effetto di confi- 
derare diuerfe bella cole, ( prefeendendo anco della noftra Pro- 
fciìione ) come à dire. Giardini, Palagij, ed' altre fimili vaghez- 
ze . 

Perucnuti in oltre, doppo buona difranza à Lio, e veduto ciò ih, 
che di buono nella Chiefa di S. Nicolò C\ contiene (* che pur afsai 
vi fi troua ài Pittura ) fi conobbero ver la parte ài mezzo gior- 
no, in ordine alla Piazza di S. Marco vicini alla famofa Chiefa, 
e Monaftero di S.Giorgio Maggiore , qual poco lungi daila me- *; Gt "+ 
defima Piazza, anzi all'incontro refta nobilmente fituato. Qniui g gi0rì . 
approdatifi, ed' entrati affieme col Bofchini in quel tanto cele- 
brato, e ricco Tempio, e fatta particolar r.fìeiTìone alla dia ftu- 
penda Architettura, conuerfero lo fguardo alle Pitture ,le quali 
quafi tutte furono rauuifate clfere del Tinroretto, pcrloche riuol- 
to Girupeno al Bofchini, ài(se. Il Tintorctto campò egli mill'- 
anni in quefto Mondo, e dicJc mai ripofo alle membra, che lai- 
co dipinte? Non è da credere (l'altro rifpofe ) quant'ei riufcifse 
nel prefto, e bene, e quanto il di lui Pennello fofse di flagello 
in quel tempo à gl'altri Pittori, mentre qui fi tutte l'occafioni 
erano da cfso, per qualfiuoglia prezzo ingordamente diuorate. 

Non y'hà dubbio, che in parte il Tintorctto era da compa- 
rirli, /bggiunfe il Genio, mentre non poteua in Te rattenere vn' 
jmpulfo si grande datogli dalla Natura nel dipingere» rrà però 

N z cotanta 



5> 



loo LE FINEZZE 

cotanta aofdifi non tempre riefc' in bene, e fa tal'hora le Opere 
trascurare eia! Jor neceflario ftudio, lineamenti, e corretttoni, on- 
de ne auoi'ene che rollano poi bsrfagliate dall'altrui maldicenze. 
Ma già che habbiam veduto tanto del Tintoretto, conduceteci 
à vedere l'Opera infigne del Cornuto nel Refettorio di qucfti 
Vaòti) che ben per fama lappiamo eflerui dalla felice mano di 
Paolo eggregiameftte dipinta . 

Ceri doppo hauer veduto nella Sacriftia alcune Pitture del 
Salumi, di Matteo Punzone > ed' altri, come pure nella Stanza 
elei Capitola vn' Adultera di mano di Rocco Marconi, furona 
per mano guidaci dal Bofchini nel desiderato Refettorio, e quan- 
do fi vidc'ero su la Porta di eflo ; £ che fé li parò d 'auntiti quel 
fon ruolo» e ricco Banchetto delle Nozze di Cina G<dlilf*a,ciela- 
maronOrC Maeftro, e Difcepolo ad vna voce. Gran Paolo Ve- 
?5 roneie, che ha poffeduro così bene l'Arte della Pittura» e che 
fi è refo valeuole à far reftarè incantati coloro, che foitifcono 
la Fortuna di poter rimirare i f«"»oi nobilitimi effetti. 

Veduto ch'hebbero, e confcflato i due virtuofi Paflaggicri di 
tant'Opera il decoro, l'inuentione, ed 'altri quafi infiniti attribu- 
55 ti, tutti contenti aflìeme con il loro Bofchini fé n* vlcirono di* 
?) cendo ì meglio poterli fperare di godere coli* occhio, tacen- 
do, che penfar con ia lingua, e con la penna sì fatte opera- 
tior.i propalare, e vano cllerc il pretendere poter fare fopra del** 
le medefime proporticnati gli Elogij . Haurcbbero però mag- 
giormente goduto , fé li foffe fta'o conceflo il poter rimi- 
rare altro firn il Conuito pur di Paolo, che altre vol- 
te nel Refettorio de' Padri Semiti fituato fc ne 
fraua, ed' bora per gran liberalità della Sc- 
reniilìma Republica meritamente pof- 
feduto dalla Real Corona di 
Francia , 



5> 






si- 




DE PENNELLI IT ALI ANI. 502 

Si comprendono ìa&téuìà Altre wtrAHiglie nella *Pìuur& 
per U Città dì Veneti* • 

c xA p> x x x 1 1 r. 

O credo ( ditte nel giorno feguente Gìrupeno aì 
Tuo diletto Maeftro ) che Venetia fia vii ricco • 
Fundaco, cucro vn Celere Mercato di Pittura? 
poiché fin'hora riabbiamo quali per ogni pane 
veduto adorne fin le Piazze, e le Facciate delle 
Cale, non che de' Tempi j, di belliflìme cofe, e 
di tal maniera, che altro per mio credere non vi manca per com- 
pire il rutto, the il Suolo ftefso ne appaia vergato da colori. 
Veramente ( rifpofe il Genio) io fono del mede-fimo parere, e 
penfo che quella Città (oprauanzi il credere di quelli, che non 
fanno la forte, almeno per qualche tempo, di ftantiarui, poiché 
pure in ogn*alcro genere ella ne rimane à pieno abbondarle j Hba- 
fta il dire, che ón i molti priudegif, e preregatiue ch'in fé ritiene, 
dì quattro in particolare faftofiffima ella ien vada: cioè di Ver- 5? 
gme, di Miracolofa, di Ricca, e di Bella, e per far vedere ciò- 
ch'io dico efler vero, ella in primo luogo: ma mentre votata 
proseguir nelle lodi lopragiinie il Bolclnni, che con gran glo- 
balità, ed' allegro vifo, ch:ef? loro del ripoio delia notte palla- 
ta, ed efCi corriipondendo con alrretanta cortefia difsero, che 
bene, e G'rupeno in particolare, che per maggior godimento 
affermò elserfìgli rattenute, anco dormendo, le ipecie delle Pit- 
ture vedute nel giorno antecedente . Ciò nafee dallo tua fi/sa 
application^ (fo^giunfe ilGen^o^ ma in quefta giornata preferi- 
te ne vedrem noi altretanteò gentihflimo Bocchini ? Ben lo /pe- 
ro, efso rifpofe, ed'in ipecie di Paolo da Verona mi perfuado tar- 
ili godere gran merautglie, come altresì di Tuia no, e del Ti';- > 3 
toretto , triunuirato ben gloriofo in Pittura per quefta gran Città )? 
di Veneria . 
U Genio per tali promcfsc affirettò coi fuo Girupeno il girne 

verio 



to* LE F I U^E Z Z E 

verfo di quelle, onde entrati in Barca, il Bofchini ordinò à Gon? 
dolieri s' inuiaffcro à lenta voga per il Canal Grande . Cosi im- 
feoceatifi in quel Paradifo Tcrreftre ( fé però lece il chiamare 
con quefto nome vn nobile» e Rcal paleggio in Acqua j {pal- 
leggiato dalle bande da continui, e fpperbi Palagij, pur da quel 
humido letto tergenti} improuifo, e giocondo fpettacolo fi dichia- 
rarono veder gì* occhi de i due Forestieri . Difmontarono in 
ehh/éu brieue a" riuerire il Tempio della Salute di fuperbiflìma Struttura 
uifti. nouellamente coflrutto. Quiui fi trattennero per buon fpatio di 
tempo a rimirare le rariffrme Pitture, che in fé raccoglie tanto 
di antichi , quanto di moderni Autori , ma principalmente alcu- 
ne del gran Titiano gli fecero non folo arredare il palio, ma 
per cosi dire rimanere immobili . Confifleuano quelle in vna 
granTauola d'Altare cntroui dipinto la venuta dello Spirito San- 
to, quattro Euangeliftl , ed' vn' altra Tauola non molto grande 
con alcuni Santi, che cingono in mezzo S. Marco, cui bizzar- 
ramente fopra di alto, e ricco Piedcftallo macitofo rimirali. 
All'hora dille il Genio nell'orecchio di Girupcno- . Apprendali 
da quello quanto fia lecito il pigliar/! licenze da veri Pittori: 
quelle Ci chiamano arditezze, le quali non tutti l'vfano, perche 
vfar non le fanno. Ma paflìamoauanti già che il noflro Bofchr- 
ni verfo della Sacriflia pare ne inuitij e colà giunti rimirarono 
alcune belle Pitture del Palma, del Saluiati, & altri. Ma in fpe- 
cie il Quadrone delle Nozze di Cana Gallilea, fieri Almamente 
colorito dal Tintoretto, e per fegno ch'egli fé n'era affai con> 
piacciuto vi faille il proprio nome, cola che lolo due altre vol- 
te fatto haueua . 

Pofcja clcuato la villa in alto, recarono forprefi dallo (lupo- 
re quando viddero tré pezzi di Quadri fopra della Soffitta efprcf- 
fi ottima, e diurnamente da Titiano. Doppo hauer ciò lunga- 
mente oùeruato con due altri Quadretti , l' vno di Gio. Bellini , 
e l'altr© di Lorenzo Lotti gentiliflìmo Pittor Bergamafco , ripi- 
gliarono il lor viaggio per Gondola, per entro la quale non rc- 
flauano di lodare inceffantemente à vicenda le Opere meraui* 
gìiok vedute in quella Chiefa , ed' in particolare quelle tré di 
Titiano nella Sacnftia, la di cui maniera il Genio molto preme* 

che 



DE PENNELLI ITALIANI. 10$ 

che s' imprimere nella ben difpofta Idea di Girupeno, onde per 
ciò non mancaua ramentarli hcr le belle Piazze del chiaro ofeu- 5> 
ro, hora l'artificiofo intendimento del difotto in sù> hora il ter- 
ribile contornar degl' ignudi, hora quel bel modo di (tracciar 
Nuuole 5 hora il giud.tio in hauer così ben'intefo l'Orizonte con- 5> 
fìderato per apunto fuori del Quadro, hor l r accordanza del co- >> 
Jorito, hor i fuolazzi de* panneggiamenti , ed'in fine d'ogn'altra » 
coia il bello. Interrogato per tanto Girupeno dalMaciìro di qua- 
li delle tré gioie haurebbe eletta per più ringoiare, così riipofe. 
Io veramente quantunque ciascheduna d'effe ftimi di frraerdins» 
ria perfcttione, quella nondimeno del Caino, & Abele parmi 
fecondo il mio talento la più pretiofa, e ciò perche j qual mag- 
gior gufto può pretenderli da chi che fìa dotto ingegno nella n 
Profcflìonc , quanto il rimirare cotant' armonia di diflegnsre, e 
colorire, e con maniera così facile ambiduc sì principali fonda- 
menti condotto? Quelle due diuerfe carnagioni non rendono el- " 
leno vna vaghezza llraordinaria agl'occhi di chi le rimira? La ** 
frefehezza, e maneggio de' colon, li ben'intefi accidenti , ed'in j> 
fomma ogni qualunque cofa non è egli ftato da quel merauiglio- J? 
fo, e dottiflìmo intelletto raramente in quel Quadro eflequito? 
Il Genio non folo affermò ciò che diceua lo Scolare efler ve- 
ro, ma radoppiando al medeiimo Quadro in gran copia le lodi, 
foggiunfe . E degl'altri due, e m?fl:mc di quello ou'è dipinto il 
Dauide, che hauendo veciio li Gigante Golia, fé ne (là ingi- 
nocchiato su l'eftinto Colo fio a render grat'e a Dio per tanta 
vittoria, che ne dici ? Non ti par egli fori'e degno d'altrctanta 
confìderatienc , e di giamai dimenticarfcne? Certo sì, che turro 
è ftupore, ripigliò Girupeno. E cesi 1' vhirno di tflì ou'è rap- 
prefentato il Sacrificio d'Abramo non parmi rren dcgr.o ài ftu- 
pore degl'altri due. Ma in tanto, mentre queflc sì fate preroga- 
tiuc veniuano degnamente compartite (opra quei tr è g/oiiofi pez- ' 
zi di Quadri, Il trottarono predo la Chiefa, e Scuola della Ca- Scuoia 
rità , al cui luogo eflendofi accodata la Barca d'ordine dc\ Bo- *"** 
fchmijf che fin'ali'hora eia lì. to tutto pendente in fentir le JoJi 
del (uo gran TitianoJ difmur.fzrono » e vedendo per la Chiefa 
molte laudabili Pittarci tu' vna angolarmente di Gio. Belimi, 

in 



104 L E FINEZZE 

in cui per entro fi vede ( oltre molte Figure miraeolofa mente 
dipinte, & vna ben'intefa Architettura ; la Regina de' Cieli fo- 
pra di alto Seggio affifa . Ma doppo entrati nella Scuola fi pofe- 
ro à contemplare vn'altra gran Tela , in cui Titiano ( per quel 
che corre la fama) in età giouanile impreffe, con ogni fpirito,Ma- 
ria Vergine Fanciulla , che falendo i gradini del Tempio viene 
attefa dal Santo Vecchio Simeone, ed 'euui in oltre quantità gran- 
de de Perfonaggi , ne quali vengono effigiati molti Senatori di 
quel tempo. Hi (òpra il tutto il Genio con Girupeno fi fermò 
à por mente ad vna Figura di certa Vecchietta, che à Iato della 
Scala ftaffene attenta aìla tondone così al viuo,con vn Ceftello 
d'vuoua, dipinta, che d'Aero d'accordo efler'ella quali non fin- 
ta, ma vera; tale fi diede à diueder Titiano ne primi fiori deli' 
era (uà; hor qual doucan poi fperarfi negl'anni p'ù maturi della 
foa lunghifllma vira U iodanza de i iaporofi frutti* 

Si fìegue dalli tre à ryeder femore mtou$> e (lucendo Pitture 
per /'Ine/ita Città di Vtvttta . 

C A P. X X X I V. 



S. Stef- 



^C ; v--^€^ NTRATI in Gondola fecero tragittarli fui Cam- 
%j^^l? P° & S. Sterno, appunto dirimpetto alla cìnta 
mt % Scuola della Carità, e feoperto in vn'iftante altre 

^li^fe^l^ Pitture, che Tono alla publica villa fopra le ViC" 
0mmW% c i ate d'alcune Cafe, non folo del Salutati, dfell'A- 
Jienfe, ed* altri ci fimil Giade; ma etiandio od mcdefirho Gtor* 
gione da Castelfranco, od che non meno fi rallegrarono di quel- 
lo fé ne ammirafifero. In. li per configlio del Bolchini entrati in 
Chiefa, viddero altre bell'Opere di più Autori, ma nel Clauftro 
del Moniftcto operatìoni delle migliori del Poi denone li furo- 
no manifefte, le quali fopra degl'Archi per la parte ài fuori con 
loro gran pregiuditio ali' ingiurie della Tramontana rimangono 
efpoftc; anzi al giorno d'hoggi per la medcfima cagione reftano 
quafi totalmente diiìruttc . DiCe alI'Kora il Genio alla Compa- 
gnia, 



UE PENNELLI ITALIANI. 105 

gnia» à grandi mifcrie refta la noftra Profèlfione foggetra,ebcn 
fi vede in quefte Pitture, che per quanto n'appare dal/e vcftt- 
già, doueuano anch' elleno effere dì forte v e gagliarda inaniera 
alla confuetudine folita del Pordenone. 

Di qui ripigliando il viaggio pur Tempre per Acqua ( giuda 
i! parer della guida ) fen girono alfa volta di S. Sebaftiano * ri- 
conoscere le-famofc Pitture di Paolo, tanto dalli noftn Foreftie- 
ó desiderate. Qui giunti panie apritegli il Paradifo, e riflefTc- 
rono in vn'iftante, che di sì fatte eperationi la Fama molto men 
del douere ne (piegale le glorie , e che altrctanto (caramente 
diportata fi forfè 3 quanto che l'Autore prodigo(in dilpenfar i 
cicchi errarij del (uo vafto,ed'illuminato intelletto per ogni can- 
to di quel Sacre» Tempio^ n'era ftato col fublime (uo Pennello» 
E ben fi vidde quant'egli haueffe impiegato l'affetto in quefto 
luogo, mentre volle ancora ingemmario nel fine del Periodo di 
Tua Vita col depofito delle (ielse virtuofe Offa Tue. 

li merito di tanti nobili parti non diede luogo al Genio, e Gi~ 
tfupeno di formar Iodi , ed' encomi j à Paolo a proportione della 
loro moltiplicità , e tanto più che fapeano eflerne flati da fecon- 
diilìme labbra, e peregrini ingegni; ma vi e più che con la vo- 
ce, con la penna ((e ben non mai à baftanza) efpreilì, e cele- 
brati. Solo attcndeuano à contemplare in compagnia dtlBolchf- 
ni quello copiofilTìme operationi in tante forme diuife. Quius 
in frefeo per le pireti ben intefe Architetture: colà su nella sof- 
fitta ad'Oglio in tré compartimenti mcrauiglie fi fan vedere co.i 
l'Hltone della bella Hcfter rilegate intorno da Fettoni, Puttiai, 
e Statue finte à chiaro ofeuro, che mirabilmente campeggiano: 
della Captila Maggiore, e della Cuppola di fopra con la (olita in- 
nariuable fufficienza dipinto il tutto s'ammira • Ma (opra og'i- 
altro attributo, che ve iua dal Genio, e Girupeno dato a Pao- 
lo, era quello dell' cfprellìua, ( dicendo quefto nafeerc iolo da 
gran prattica , e fondamento di fapere,) ed* in oltre di vn leggia- 5? 
driflìmo mirto tra il fi-ro,ed' il Coaue. Le Portelle dell'Orga- 
no, che fono anch'elici. o prctiofe per la ben' mtefa, & ordinata 
Hiftoria della Circoncifionc, gran gioia li cag.orarono, poiché 
vi fi vede vn tal modo facile, e di(tinto,chc chiunque v'uthgire 

O * il 



>5 



106 LE FINEZZE 

il guardo , ne retta in vn contento, e lieto, in fommà qtiant© 
dall' eie nato ingegno di Paolo fi potè mai fperare quiui con lar- 
ga mano profulamcntc venne preftato . Non ottante le cofe giàr 
dette-, vi fono anche racchiufe in qucfto Tempio Opere d'altri 
Soggetti illuftri» ed* in fpccie di Andrea Schiauonc : ma di Ti- 
tiano, del quale vna picciola Taaola vicino alta Porta della Ghie- 
la, oue ftà rapprefenuto il VefcooO S.Micoló, à dotti riguardan- 
ti rtefee (mediante la ina belia^faciK", e nobile maniera) di mol- 
ta con lo! atto ne <> e ti a l'altre cole che vi Ci ammirano egli e N vn 

?? Angelo mezzo sbaititnentaro, che tiene vna Mirra Episcopale di 

55 ftraordinaria compire zza, e perche quelli beli' D'eretta retta 
commoda per effere rimirila da vicino, diede ago à Girupeno> 
di oderuar le per minuto le Pennellare, e co.r quanto e qual mo- 
do fodero da quelI'E-oe di Pittura, frettai, e francamente fLte 

35 trattate <> 

II BoichinJ che hauea cornprefo efler rfrnaft i prattici Forafife* 
ri per tante bellezze, noi che edificati , ripieni di confulatioae s 
inuitolli doppovn cosi nuto imbandirnento zd vn'altio pofpatto 
della medefima mano di Paolo 5 cui ftaua per appunto prepara* 
to nei Refettorio de* Padri ? ma primi ri' accottimiti pacarono 
nella Sacriftia, nel Soffitto della quale oltre belli tóme colè di 
Paolo, e d'alcuni altri Soggetti , e per le pareti medefìmameote 

^y molti buoni Qaadn del Bjaifatio andauano difcoprcndo. Ma en- 
trati finalmente in Refertono arredarono il palio al iudetto Mae«- 
ttofo Conato, ed'oileruandone la funtionc -, già che viuo, e 
mouente ogn* oggetto (embraua, rimalèro quali fuori di loroj 

5? finalmente pottifi ili propofito ad oUeruare vna « bella Pittura, 

jy minutamente reUanynauano , non traLfciando d' esaltarla de? 
continuo come conueniua , Girupeno tra l'altre colè diflc a! 
Tuo Maeftro, Oh Dio, e con qtral gufto ettremo ftà diflegnatoj 
e colorito quefto d/uin Quadro? Quali effetti > quali elpreilìoni, 

3* e quali attitudini vegg'io 5 che à fé mi tirano, anzi rapiicono? 
Nella Figura della Maddalena oh come ben vi fi comprende ftar- 
fene non folo ntt retto il pentimento, ma raccolta, ed°cpi!ogata 

J^ h vera, e perfetta contrizione ► Il biondo enne ifteflb,chc ven- 
^* tillando all' Aura > sa far l'officio» d'amorofo Zendado mentre 

ce 



55 






DE SPENNELLI ITALIANI. 107 

ine afeiuga le Piante al Redentore da amariiTìme Tue lagrime af- 
perfe, atto non fi rende ad intenerire ogni qua! più fi fia indurato, 
e pertinace cuore ? ma ciò ch'io dico, e che par prefeendere dal 
filo de noftri Pittorefchi difeorfi , non e però che fia così, po- 
feiache ad vn Pennello dotto, ed' accreditato com'era quel di 
Paolo da Verona , e conuenicnte l'efpreflìua di fimiglianti erFer- 
tì, ed'arTcttij In verità difle il Genio che per giungere col mez- 
zo dell'Arte ad vn tal legno par non fijno badanti l'humane 
fatighe, ma che vi vogliono gratie , e doni particolari cui fole 
ponno efler conceduti da Dio, come fi vede apertamente edere 
fucceflo in quefto Pittore, mentre pare io faceffe na (cere per ren- 
dere ftupido chiunque l'Opere lue rimira . Ma euui altro in Vc- 
netia, dille il Genio al fido Boichini, che poflfi eguagliarli à tan- 
to:* Penfo che sì, rifpofe quegli, à cui, ripigliò Girupeno, an- 
dianne dunque à riconoscerlo, ancorché ciò con fatica polla cre- 
der/i • 

Così rientrati in Gondola d fecero portare alla volta del Pon- Tante & 
te di Rialto : aflìfo intanto fé ne ftaua il Giouane G»rupeno, e 
Tempre tenea la man fu'l Fronte per potere in quella forma im- 
primerli vnite, e radicate le fprcie vedute per entro la memoria. 
Onde giunti al fu detto nobil Ponte, cui pompofo , e fìnge lare 
fabricato d'vn* Arco folo fa di fé fteflo maeftofa moftra , e tale, 
che ben fpalmara Naue fccto di edo agiatamente palleggiar v. 
puotc, viddero iui aneflò (forfene il Palazzo, o fia Fondaco de' 
Tede/chi, nel quale sì al di dentro, come al di fuori s'arrroua rete. 
adorno di venerabili, e riguardcuoli Pitture, cioè dalla parte, /**»• 
che rifponde fopra l'Acqua di molte Figure , & Architetture di 
mano dì Gtorgionc da Calici Franco, e dalla parte di rerra di 
quella di Titiano ottimamente dipinto fi vede» e fpecialmente 
fopra la Porta del medefimo Fondaco vna Figura d' vna Giudit- 
ta dì fortifllma maniera condotta s'ammira . 

Quindi con la folita direttone del Bofcbini ritornarono in 
Gondola , e prendendo vn largo giro peruennero al cofpetto di 
cofe tempre rare, e fingolari, e fpecialmcnte nella Chiefa di 
Santa Catterina Monaftero di Monache, di cui nella Capella s. cai- 
.Maggiore fi contempla la glorio/a vifione dello Spofaljtio di detta tnmaa 

O 2 Santa 



Fondu, 
co do 



io3 LE FINEZZE 

Santa, per mano di Paolo formata: ne qui penfi alcuno ritroair 
più bell'iauentione, ne maggior decoro, e nobiltà per il /ogget- 
to, che fi rapprefenta, e baili il dire, che Agoftin Caracci fé 
l'clcggefie per vno degl' cflemplan del fuo intelligente, e rare 
Bollino. 

Si trasferirono di là non molto lungi nella Chiefa de* Padri 
GitfHtti. Giefuiti, ( altre volte de Crociferi )c viddero in effa il memora- 
bil Quadro d' Altare onde vien rapprefenrato il Martirio di San 
Lorenzo dall'egregio Pennello di Titiano, e nell'Altar Maggio- 
re vna heliiiiìma Allunta di mano del Tintoretto, quantunque 
venghi fouenre (limata di Paolo per efser tutta imprefsa fui di 
lui gtiflo, cosi pQtea quello Aurore per fimil via dar à diuede- 
r _, re ai Mondo quant'ei folfe padrone di guidare il Pennello à 
^f fuo piacere, e talento: podcHo che forfè ad altri in alcun tem- 
po mai fu conceduto. 
s m*- Compito ch'hebbero fui di vedere, fi fecero condurre à San*^ 
rUiUit ta Maria dell' Horro, nella qnal Chiefa rifiede il non più oltre 
atrio. Bell'Opere dt\ Tintoretto, ma prima il Genio, e Girupeno die- 
dero d'occhio in vn Quadro d'Altare, à man finiftra entrando, 
di mano del Palma vecchio, effondo quella vna delle fue piir 
ilupende operationi, &-ad vn' altro di Gio. Antonio Licinio da 
Pordenone Vice Titiano in terra . Delli Bellini , del Vandaich, 
dei Viuarini, cd'altri trouarono adorno vn si gran Tempio , ma 
non porendofi più rattenere s' inuiarono alle due tanto bramate 
merauigltc dell'Aree, quali reflano per appunto nella Capella 
Maggiore, a lati deir Altare euui in vna efprefla l'Hifloria del 
Vite! d'Oro , come nell'altra la Refluretrion della Carne. Par- 
uè loro d'effer giunti in vn Mare di ciò, che polla defiderarfi 
nella Profetane, ed' in cui ogni fludiofo, e dilettante col fuo- 
capace intelletto ( pur che voglia ) nuotare agiatamente . 
Hor quiui il Genio, e Girupeno non fecer'altro moro con la lin* 
gua, nel tempo che fi trattennero a riguardare cotanta meraui- 
glia, (e non di quello del dire non poterli defiderare di vantag- 
gio à cagione dell'immenfità delle Figure, come per gl'innume- 
r> rabili concetti, onde riuolti al Bofchini molto fi rallegrarono fe- 
?> co pcc Itf lodi che haueua faputo degnamente dare a quelle due 

Opere 



DE PENNELLI ITALIANI. top 

Opere nella fua Carta del Nauigare . Finalmente doppo efferfi )5 
irarrenuti per buona pezza in tante peregrine, ed'in finite bellez- 
ze, fi diedero à contemplare la Tauola del medefimo Autore» 
oue fi feorge Santa Agnefc , che prega per il Figlio del Prefct- 5> 
to, e trouandola di raffinati ffimo gufto, ed* amore perfettionata, * J 
non più fapcuano, che pretendere dalia padronanza di quel ve- 5J 
lociflìmo, e difinuolto Pennello • 

Rimaneua ancora tanto di giorno, che ben poteuano fperare 
ì due Forcftieri d'ellere dal virruofo Bofchini condotti à godere 
di qualche altra vifita, ond'egli vedendoli in ciò bramofi , ordi- 
nò à Gondolieri, che con ogni celerità li conducefls à S. Maria **»'* 
Maggiore tanto che giuntiui, oltre di moire Pitture fparfe per la $*£"" 
Chiefa di molta eccellenza per effere della mano del Tintorctto 5 p'. 
ài Paolo, del Baflani il vecchio, e d'altri, ammirarono con gran-, 
di/lìmo lor gufto, cd'ateentione l'eiquifrta, anzi eccellente Figu* 
ra del S. Gio. Battifta dì Titiano, che dando in atto di predica- 
re , fi confiderà w mezzo d'vn merauigliofo Paefc, onde difTero 
fra di loro, che la rarità delle Pitture vedute in quel giorno era 
cofa incredibile per quelli à cui non veniua dato in forte di pò* 
ter iortire lo Hello di quello à loro era accaduto » 

S* intende ciò che propongono i due njirtuofì doppo di haut* 
confederate l Opere più meratéigliofe di Veneti* » 

C A P. XXXV. 

Li'aitra mattina il Bofchini , conforme hauea* 
promeflb, fi portò à rirrouare i due Romani Fore- 
fticri, ma però con qualche fentimenro, eflendo- 
che per quel giorno, com'ei dille, e forfè per mol- 
ti apprefio non potcua clfere à feruirli à cagione 
tiì alcuni fuoi domeftici affari all'improuifo fopragiuntdi , e tan- 
to puì moftraua di ciò ramaricarfi, quanto che haueua propofto 
in quel punto farli vedere !a tanto rinomata Scuola di S. Roc- 
£P> figlilo» e compendio de i generofi ardimenti del Tintorcttoj. 

Gli- 




no LE FINEZZE 

di effortò nondimeno à girtene colà fenza tardare per poter fai 
giuditio fé pure quella potcua flarc a paragone delle altre mi- 
gliori Opere fue. Il Genio, e Girupeno ringhiandolo infinita-' 
mente di quanto per fino all'hora hauea fatto, e delhneommodo 
per loro prefo, gli differo che fi farebbero altre volte abboccati 
affieme, effendo che penfauano trattenerfi per qualche tempo 
ancora in quella Città, non effendo il douere partirfene prima, 
che fé ne foffe fatta per Girupeno buona imbeuittura di quei sì 
«obilmodo ài colorire, e che per ciò commodamente penfaua- 
no, oltre l'Opere principali, veder tutte l'altre, ancor che di 
pregio non eguale alle gà icorfe, il che intefo dalBofchini mol- 
to reftò fodisratto,e volle, che per loro maggior iftruttione s'ac- 
compagnaffero del fuo Libretto , poco anzi pollo alle Stampe 
fotto il titolo delle Miniere della Pittura, nel quale come hau- 
rebbero potuto oOferuare fi era da Cuodiligenteaientc fatta men- 
tione di tutto ciò che di Pittuta in Venetia, e fuo Riftretto in 
publico s'attroua , onde riccuuto il Libro, d\ nuouo lo ringhia- 
rono. Partito il Boichini, dille il Genio al fuo Girupeno. Va- 
glia il vero, à dirla fra noi , che iìam correrti à conf.ffarc la 
maniera di quello Paefe eder di maggior tenerezza, ed* impa- 
55 ilo, che quella delle noftre parti , poiché leuatone il mio im> 
55 pareggiabile Raffaello, e pochi altri, qual* altro camino mai per 
j? quefle Strade cosi facili , e belle ? Ma proseguiamo nel ricono- 
{cimento di effe, e particolarmente in quelle del Tintoretto ,g| 
che cosi fi era riabilito di fare per co>ìfiglio anco del proprio Bo- 
cchini. 

Si conduffero per tanto ver la Scuola di S. Rocco, oue tro« 
/fischiarono occafione di farne maggior conccrrodi quello ne h.uicffcf 
Rocco, fatto prima di giungerui, poiché incominciando per oidine à ri- 
mirar le Pitture nella parte inferiore, recarono su le prime affai 
foprafatti , guarandofi i'vn l'altro con ciglio innalzato per tante, 
e sì innumerabili operationi di quel grand' Huomo. Ma quello à 
r.ulla che hora veggiamo (ditte il Genio Ji i/petto n quello ftà di 
fopra ((e pur è vero quello che dice il Libretto del Bolchimjc 
pur qui vediamo fei Quadri così grandi , e sì bene H floriati. 
.S'inaiarono pofeia per gì' adagiati gradini j quando fopra i piani 

ci'efli 



DE PENNELLI ITALIANI. nr 

«Tedi tra molt'altre Pitture del medefimo Autore, vi trouarono jj 
frami/chiato il famofo Qaadro dell'Annunciata diTitiano. Com- ?> 
pire ch'hebbero le fudcice Scale, ed'cnrrati nel vafto luogo del- 
ia Chieia, incominciarono per eosì dire à fìrafccolarfi in vede* 
re si farre, ed'eroiche fatiche dell'i iidefcflb Tintorctto, non tan- 
to per le p.rcii limare, quanto per ogni parte del Soffitto} ma ?* 
il più Impernio pezzo panie à G'rupeno etier quello del Mira- ,.> 
colo dei Seipeme ( he per appunto refta ir> me/zo al Cielo di 
quell'ampio Vaio ) sì per cagione del numero grande delle Fi- 
gure, come per h varietà de' concetti in mille giti fé fparfi da 
qudi'm morrai Pennello. N'à po/cia quai do furono entrati nel- '> 
la óra za chiamata dell'Albergo , luogo doue h Scolari fanno le 3? 
loro Congreg.ìrioni, e che vs trouarono, oltre molti Mdterij del- J? 
la Paffione di Nbftro Signore , tuiti eccellentemente condotti, 
quello detti Orocifilfione ranto per lo Mondo famoio ,. e che fiì 
poi intagliato doll'infìgne mano d'Agoftmo Caracci ', all'hora sì, 55 
che trattandofì delle Pitture del Tmroretro , fi conobbero col- ?? 
mati d'ogni più «fi ngolare ibdisfatrione-, onde dille il G?nio,que- 5 , 
fte Pitture fono di tale , e di sì folìeuata fofrraenza, che pon- 
no di Lcile eflcr cagione deirauuiiimento di molti Pirrori , non 
tanto per la lor bellezza , come per la copiofiià degli °g-««v, 
getti, arricchiti mai fempre di penfìerì diuer fìttimi,, e nobili. ^>5 
Ciò detto fi pofe a godere col fuo Girupeno fer za punto aprir ?> 
bocca dell' Ouatc, che retta fopra il Solfito de! medefimo Al- „ 
tergo, in cui Ci vede il S. Rocco al di lotto in su così ben rap- • 
prefentato , ch'egli é vna mcrauiglia a con fiderà rio*, e ben con 
ragione quello fu l'origine, che gli folle allogata l'Opera tutta 5> 
di qucll'hifignc radunanza e >"> 

Non porcu ano refrare maggiormente contenti il Genio, e Gì- 5J 
rupeno- per così bella foraggine dr Pitture, qirando cabri al baf- 
fo, ed' entrati nella propria Chela di S- Rocco, viddero cote ck' : *f* 
fupeibilfime del Pordenone, cioè a dite la Cuppola , edVn Ar- dl *»«* 

- ,* * i • n f C\H ROCCO. 

mano à man nniftra entrando, in cui ira dipinto vn b. Marnno 
à Cauallo, che comparte del (uo proprio Mantello al Pouero, 5> 
con ahre Figure, Opera in vero di fingolare ponderatone. Del » 
Tintorctto tuttauia non mancò loro di chccScrware ne i quatrro » 

Quadroni* 






5> 



9> 

5) 



Quadroni» /ìtuati in vicinanza dell'Aitar Maggiore > per eJTerui 
entro rapprefentate le più principali attioni del fudetto Santo, 
cioè in vno quando fana gl',Animali, nell'altro quando guarifee 
?5 i Contagio/i, nel terzo quando ftaftene carcerato, e nell'vltimo 
^5 quando coll'allìftcnza degl'Angioli rende lo fpirito à Dio, il cut* 
55 to condotto da vn tant'Huomo con particolare amore, e ftudio» 
Viddero anco nella mcdefiina Chiefa vn uclliflìmo , e famofo 
dipinto, che rapprefenta Chrifto portante la Croce, di Tit/ano. 
Rinuennero parimente poltre vn Chrifto quando rifana il Para- 
35 litico di mano del Tintoretto ) vn certo Gonfalone ò fia Stendardo 
l> appefo di Soffitto della Chiefa, che non ben per fa lontananza 
?) feorgendofì panie loro edere di mano di Annibale Caracci. In 
fomma ogni co/a degna di mcrauiglia confeiTarono eflere in quel 
Tempio, e Scuola di S. Rocco } che Scuola per appunto può 
con molta ragione riufeire ad ogni Gioitane, che defiderio iì ri- 
w troui hauere per giungere a gran fegno nelle cole della uoflra 
5> Profeilìone. 
* -ffto- Nella Chiefa di S. Nicolò ini vicino, rauuifarono altri portenti 
frs£ d'ella bella Pittura , i qu.ili principalmente con/ìftono in vna Ta- 
uola fituata nell'Altar Maggiore con alcuni Santi, grafiofa, e pit- 
torescamente efprcfll dal nobile giuditio di Titianoi Mi in pre- 
gio innenarrabile ritrouaii tra di quelli h Figura del S*Sebalìia- 
?' no, che fembra non finto com'egli è in effetto, ma vero , e vi- 
5> uo com'egli è finto, ed' è di proportione sì naturale, e tacile, e 
5,* di tal maniera camofamente compofta, che ad ogn'vno delia 
Profeflìone porge materia da ilupire. Oh quante merauighe, 
• jtpdifìe Girupeno, può produrre quest'eccellente Profeilìone, ogni 
^ ? ^T qual volta venghi sù'l bonifiìmo fondamento, ed ' ciani fico gufto 
5> esercitata . 

? , Si portarono in quelP ifrefs'hora nel Magnifico, e granTem- 

x.rm. pio deFrari de PP.Conuentuali oue ancora ntrouaiono (ingoiati 
^ fatiche del medefimo Titiano, cicé a dire il Quadro dell'Aitar 
Maggiore, in cui ftà efprefla l'Aflonta di Noftra Signora, ed'vn 
** altro vicino la Porta Picciola, dedicato all'Immacolata Concet- 
W «ione, ©uè al baffo vi è vn S. Pietro, ed'vn S.Giorgio, e tutto 
pi con gagliarda sì , ma in vn dolce maniera efquifìcamcnte pen- 

neiteg- 



33 
55 



DE PENNELLI ITALIANI. 



ni 



helleggiatej ma fra le altre, euui il ritratto d'vn Nobile Gioua- ?> 
netto, che piacque oltre modo per la Tua facile chiara maniera , yy 
e fpiritoia attitudine à noftri due ftudiofi viandanti . Auuicina- 
uafi l'hora di ritirare al loro alloggiamento, quando non volle- 
ro tralafciare ( ancorché in qualche diftanza fi rirrouaffero ,) la 
Vtfita di S. Maria Formoia , in cui haueuano di già intefo effer- risF.tr 
ut vna fontuofa CapeJla del Palma vecchio, ed' in effetto perite- mè fi* 
liuti, che vi furono non recarono punto defraudati del concetto, 
che formato ne haueaiio- confederarono per tanto la Figura prin- 
cipale, quale è di vna Santa Barbara, con va tal difìr.uoko, e de- 
corato atteggiamento, e di sì vaghi abbigliamenti adorna , ed'in 
specie vn* acconciamento di le&a sì nobile, e peregrino, che re- 
carono ambedue edificati al maggior fegno 9 e ibdisfarti . 

S'intende doppo qualche fratto di tempo la partenza da Vene- 
ti* del Cerno , e di Gtrupene <-ver/ò r Padoa, ed'- 
altri luoghi « 



?> 
?> 



C A P, XXXVI* 




\Q l t o ftauano lieti per l'incredibili, e copiofe Ope- 
re vedute, i noftri virtuoìì Foreftieri , e per tal ca- 
gione non potean cosi torto penfare alla partenza, 
anzi che a bello (ìndio l'amoreuoli (lìmo Genio an- 
daua trattenendo il fuo amato Girupeno, acciòche 
non folo commodamente potere vedere quello che reitaua di 
Pittura, ma per mezzo di tante buone maniere hauefre campo 
di ftamparne nella fua memoria vn' ottima retentiua. Così per 
appunto l'applicato Gi'ouane fscca, hor comparendo alP.cme le^ 
più raffinate bellezze, hor indonnando le medefìme per farh ^i 
buon prattico, ed'hora altri modi, onde fé n'hauefse ad incami- 
nar fempre più alla perfettione . Non lafciaua però già mai in 
quefto tempo di efsercirare il Pennello, e con quello il Lapis, 
e la penna in ricopiare, e notare l v Opere del diuin Tuiano, del 
compito Paolo, e del tremendo Tintoretto 

P Ma 



n 



>> 



?I4 LE F I . ^ R Z Z E: 

Mi per folleuarfi anco tal' fiora da continui ftudij fi portaua 
aflìeme co! fuo Maeftro ad' alcune virtuofe conueriationi, non 
mancandone in Venetia , come farebbe nell'Acadeniie ài Belle 
Lettere;) in quella della Mufica , ed altre Cimili ° Finalmente ef~ 
fendo giunto il tempo delta Primauera , e Girupeno auanzatofi 
ne particolari della (uà innamorata P rofe Alone , fi rifoifero alla 
psdea.. partenza 3 e cosi inuiandofi verfo Padoa per la via. del dclitiofo 
Fiume della Brenta colà felicemente in breue fi conobbero. 

Fermaronfi per qualche giorno, e con molto gufto in quel!'- 
antichi/lima Città-, della, quale doppo hauerui veduto le cole pid 
memorabili^ fi nuolfero all'oiseruationi delle Pitrure a e tra l'altre 
c»\ef^ vna ne riconobbero nella Chiefa degl'Eremitani di Andrc3 Man- 
de gii tegna in vna Tancia, alia finiftra dell'Aitar Maggiore*, ma poi 
"fan? " P cnctrat ^ nella Sacriflia, fi viddero in faccia vn belhfJìmo Qua» 
dretto con vn S. Gio. Battifra che. predica al Deferto cosi al vi- 
uo, e di sì nobil' attitudine comporto, che in vna ibi Figura nul- 
la più Ci può defìderare,e poiché più occorre le noa il dire chc- 
clla fu vergata dal Pennello di Guido Reni t- 
Ìif n J? Vfàù da quello luogo fi portarono à riuerire ilSanto dc'Mi-- 
fadon, racoli nella fua Chiefa, e vedutane (doppo hauer inchinate quel- 
le Sacrate Oda/ la Sactyftia con le fegnalate Reliquie, ed' il re- 
frante ài quel vafto, ed J antico Tempio, s 'incarni narono di colà 
s gì»- p ' on molto lungi alla Chiefa di Santa Giuftina> e la riconobbero 
fi'-na. efsere delle più belle d' Italia ', in efsa fa pompa di fé l'erudiriilì- 
ma Pittura poh: a nella Capelia Maggiore di mano 4i Paolo da 
Verona, quale per appunto fu intagliata dallo flupcndo Bollino 
d'Agoftin Caf2cci,mofso à ciò fare non da altro, che dalla fua 
(ingoiar bellezza . Si fpinicro pofeia per certa Scalinata ài quel 
fontuofo Monafrcro, in cima delia quale fopra la Porta della Li- 
braria fu loro additata vna gentili/lima Pittura in picciole Figu- 
re àcì medefimo Paolo, cd'eraui dentro efpreiso, alla guiJ* dell' 
altra nclÌ2 Chiefa il (oggetto del Martirio della Santa- con sì or-- 
timo gufto, frudio 5 e viuace fpirito „ che iempre di elsa, Giru*;- 
peno hebbe poi continua la memoria . 
vice». Partirono in fine per fa volta di Vicenza, e doppo efserui 
*•*•■ pùntila riconobbero come per vn Gioiello in ordine alla (in 

ag^iu, 



DE PENNELLI ITALIANI. 1 1 5 

raggiuftata polizia, e bellezza. Si portarono oue vna Pittura dì 
Titiano lotto di publica Loggia fi fi ammirare j il volgo però La ^'^ 
dice di Paris Bordone. Intciero ancora come nel Refettorio de' Mtate. 
PP. della Madonna di Monte v'era vn belliflìmo Cenacolo di 
mano di Paolo, ma quefto non fu permeilo loro poter godere, 
a difetto della brcuità del tempo, folo fi fodisfcc ero colla villa 
dell'Adcration de Magi deiliftcUo Autore, Quadro pofto in S. 
Corona: e d'indi con occafionc d'vna virtucfa Compagnia» che»*. 
gli obligò al prestamente partire per la volta di Verona, felice- 
mente ed' in breue bore colà contenti peruennero. Ma per ha- 
uer voluto fruire della magnificenza, e bellezza di quella Città 
prima d'applicarli alle Pitture, vi confumarono vn giorno intie- 
ro, e pane dell'altro, mai celiando di lodare hor h vaghezza 
del fico, hor la temperie dell'aere, ed'hora .altre grafie concellc 
à quella parte cosi delitiofa dalla Natura.. E doppo e/Ter fi fpcc- 
chiati nell'antichiilìmo Anfiteatro, ne gl'Archi, e ne Ponti iopra 
del Fiume Adice con le vaghe Profpettiue loro, vollero vede- 
re ancora il nobile Giardino de* Giudi, e doppo hauer le fuc 
dclitiofe ftrauaganze, cd'amenc bizzarie ch'attamente confidera- 
ue, dille il Genio non hauer quegli occafione dmuidiarnealouu" 
altro d'fralia,. 

Stanchi aiquanto,non peròfatij i noftri curiofifììtni Virtuofifcn! 
gian ritrouando le magnificenze della bella Citt*, quando filtrin- 
fero al loro principai fine di veder Pittine, e le prime, nelle 
quali diedero d'occhio furono quelle del Ricci, e del Farinati, 
che in diuerfi luoghi cìclla Città in frefea (i lafcìano vedere . 
Qui CdilTc ii Genio ) hauer quei Soggetti operato con affai gc* 
nerolo, e rifoiuto (lile , ed'i gran legno fui gufto Venctiano. 
Di Paolo poi diletto figlio di quella Patria in S. Giorgio feoper- s.a** 
fero due rare, e beliiilìme Opere, vna delle quali fi vede a man I*- 
delira entrando, folto dell'Organo, ed'cuut efpreilo S. Barnaba 
Apoftolo, qual rifana vn' Infermo, col Libro dcgl'Euangelij in 
mano, & altre Figure, che conducono alcuni languenti al San- 
to,)! tutto guidato con foaue, e gagliardi/lima maniera. E l'al- 
tra dell'Aitar Maggiore oue^Paolo fuperò quafi (e Hello, in ciu (i 
.vede il Santo Soldato Giorgio, che vanendo (pogliato deh" armi 

P 2 da 



tió LE FINÉZZE 

da Mi'-iiiln , e perfuafo da Fallì Sacerdoti all' idolatria ', fhfTené 
inginocchioni rit.uigorito dalla Vergine Santi (Tima, che dal Ciclo 
gl'aflìfre in mezzo alfe Virtù Teologali. Ella é-quefta Pittura di 
t?ì gufto, e raffinata maniera, e- di così viuace e decorato co* 
Iorìro, che molte lodi particolari diedero è Genro, e Girapcno 
all'Autore. Conobbero poi efler dipinta fopra del Geflo, e per 
y* ciò rimanerne così frefea de colori» che pur hicri, e non quafì 
« vii fecola i come ella è in effetto, iembra formata. Quefto mede- 
mo modo di dipingere (dille il Gemo à Girupeno^ fi cofturoa- 
uà altre volre sé le Tauolc, come ha fatto hora Paolo su la Te» 
^ la, onde reftano per verna come tu vedi lì Colori bell'i flìm i , e 
• >? frefehi, quantunque vi vogli per mio credere vna gran pratri- 
?> ca> cdefbezza in diften Herueli fo-pra. Mi vien talento di pro- 
55 uarne la riuicica, rifpofe Girupeno, e di fodisfarmi, mentre tan- 
to mi piace fonuentione* 

Da quefìo Tempio furono feortati nel Refettorio de PP. Bc- 
* P je!ii- rse ^ eu ' in * à vedere il beili (limo Cenacolo di Simon Leprofo,Opc- 
ni. ra anch'efla infigne di Paolo, veramente degna non iblo d'cile- 
re vifitara da Pittori Italiani, ma da Stranieri ancora, eflendo 
ampnì ch'ella rella così adorna dalia verità, che nulla in ella, quali, di 
Gì/il fr mo a PP ar ^-- Ma veduto dall'Abbate di quel Monaftero ( che 
tippo iui per accidente appunto fi ritrouaua ) il gran godimento de i 
spini» j l}e ^ore'^^n per Sì bel Quadro, piacqueìi alquanto d'intorbi* 
tKìdaJ\ dàrgi ilo dicendo k>ro che fé netrattaua la vendita* come poi fegai 

Partiti da quel luogo i nobili Peregrini^ vollero eflere,come 
J J^' tlh fi conueniua, nella Chiefa Cattedrale à \rifitare il Quadro d'Al- 
tare nella Orpella delta Famiglia Nichifols, oue vien rapprefen- 
tata l'AfTonta della Vergine dal Pensilo dotti (fimo di Titiano 3 . 
e ciò lalciarono artificioiamenré per l'vltima cola delle publiche, 
comeche furono- poi a vederne delie prillate in Caia dei Pona,Mu- 
felli , e Cortona, oue ( percioche lungo farebbe il dire »! tutto, 
che vagheggiarono de più rinomati Pittori,) b'afteià folb riferire, 
che ad'eiìi non mancò in che pafeerc con la villa l'intelletto per 
mezzo di molti varij, e compiti dipinti . 

La mattina vegnente parendo loro il tempo affai difpoflo, er 

beniflìrno» 




Mmìia 



DB, PENNELLI ITALIANI. ny 

beniflìmo à propofito, fi partirono per la volta di Manica, di 
douc poi tencuano fermo pendere ( prefo c'rnucilero il giro di 
Cremona ) di tornare addietro a ripigliare il filo vetib Brefcia> 
che retta anch'efia alla (bangi ran za di Verona alla falda delle Al- 
pi 5 e che conduce per diritto camino à MiLno. 

5 'intende ? arrivo detti due *P<tJplggieri à Mantoa, e auAnil 
dì pretìofò vt (rw<tvg in Tutur* . 

C tA P. X X X V l h 

#%f|?hviNVTi à Manroa come haueano (ìahilko , 
i due intelligenti Forefticri (in poco meno a' vna 
giornata, spigliato conucneuole alloggio, all'alrra 
mirtina doppo alquanto di fileremo, s'auiddero 
eUere in vna delle più, beile, e ben difsegnate Cis- 
ta d'Italia, e fcelro per loro /corta vn gentil perfonaggio per 
nome Francefco Grotti, fi portarono nella Chiefa del Duomo, Duo?»* 
TseMa quale viddero (oltre vna bella Purr.ra del Mazzuoli co;r- 
fanguinco del famofo ParmigianinoJ vna Tauola con S. Antonio 
Abbate di mano è\ Paolo da Verona, vn'ahra dì vn S. Martino 
del Farina-ci, ed* vn' altra di vn S. Girolamo di mano di GìuHo 
Campi Cremonefe. In S. Andrea poi, Chiefa infigge, e Padro- $ - An - 
naie mirarono neh" Aitar Maggiore la Tauola della mano eccel- 
lente di Andrea Mantegna Mantonno, ancor che molti lo vo- 
gliono da Padoa , e benché queft'Hjomo mrfeiise alquanto du- 
ro, ed'afeiutro di maniera, ciò non fu per alrro , che à cagione 
dell' e/ser egli nato, e fiorito in quei tempi, ne quali ancora la 
tenerezza era poco cognita, e meno pratr-icara nel Mondo, an- 
zi per il medefimo ca(o Andrea fi rete maggiormente riguardo- 
uole, effondo aggettati (lìmo, per altro, in nirro ch'appartiene al 
Dilsegno, fimetna, & altre molte prerogative, e beile confide- 
rationi da elso con molta facilità polseutue. 

In molti luoghi della Città n'andauano il Genio» e Girupervo 
per veder Pitture, quando furono dal geniiliilìmo Grotti con- 
dotti 



IÌ8 LE FINEZZE 

Ghfuitl dotti nella Chiefa de PP.Giefuiti, nel di cui Choro vidderòtri 
gran pezzi di Quadri della mano di Pietro Paolo Rubens, così 
merauigliofamencc dipinti-} diffegnati, e con tal iìerezza, e mo- 
uimcnto di Figure condotti , che nulla più giudicarono poter 
darli per coftiture l'eccellenza dell'Arte, ed' in ipecie alcuni ri- 
fratti al naturale lodarono in eftremo per la gran franchezza , e 
maneggio del colore, riconofciutoui per entro 9 come ogn* al- 
tra parte di quell'Opera.» 

Hor mentre ch'iui ftauano vòlontieri trattenendoti , il Grotti 
loro conduttore penfaua di farli vedere cofe di maggior rilieuo, 
cioè a dire l'Opere del tanto rinomato Giulio, Romano, noa 
meno bramite da Girupeno, che dal fuo Precettore mercè la ài 
loro granJitfima fama- 
Di cO'à dunque partironfi con il Grotti, il quale non folo ce> 
lebraua la virtù di cfiTo Giulio nelle cofe appartenenti alla Pit- 
tura, ma ancora le fue belle Architetmre ina loro per la Città 
additando, e palio palio à be,llo itudio vedo il Palazzo del Prin- 
cipe dominante li conduccua, ma prima di giungerui , li fece 
p3lTarc per vn bello, e diritto Stradone, in cui nella facciata di 
vna gran Cafa ofleruarono qinfi affatto lacerata dal tempo vna 
fingolar Pittura di mano dei Pordenone, onde pei limile mife- 
ria ne compianfero grandemente il cafo,ma ndolcirono l>en to- 
rto l'amarezza degl'animi loro con la villa d'altre della medefì- 
ma mano, quando per entro l'iltella Cafa aliai bene con alcune 
Fauole d'Ouidio viddero girli couferuando. Giunfero finalmen- 
te, feguitando fempre l'orme della loro ben prattica Guida nel 
Palazzo Ducale, ed'afcefone i gradini , fi conobbero per molte 
Sale , ed'Appartamenti, per i quali considerandone del prudente 
Giulio la giuditiofa flructura, fempre più reftauano edificati. 
rS'aucnnero poi in vna maggior Sah,o vogliam dire.Giìlcrh, che 
non folo dal fuo Diffegno ridotta à belliffi ni comparti di Stuc#- 
co , e d'Oro era., ma etiandio adornata dal proprio Pennello con 
moIt'Hifrorie Troiane vergate in frefeo, le quali quando il Ge- 
nio hebbe buona pezza confideratc in compagnia del fuo Giru- 
peno, colmo di dolce gioia dille eUcrfi Giulio per maggior fua 
gloria, e per fortuna di quei Prcncipi diportate meglio, e pMl 

tene- 



DB TENNELLI ITALIANI. 1 19 

teneramente di- quello hauea fatto per lo paflato in Roma. E 
ben sì pare- che l'Huomc ricfca più vigoroiò in vn hiogo, che 
in vn'aitro per esercitare la Virtù, ed* il talento datogli dal Cie- 
lo.. 

Doppo hauer difcorfò di molto in quella adornatiftima Sala, e 
dati i condegni encomij alPOpere di Giulio, fi portarono in vn" 
altra Galleria^ oue il Grotti additando alli due Forefticri molti 
fìti vacui, che prima erano flati fregiati da belle Pitture ad' o- 
gl io del l'i (le ilo Giulio, ed'alrreranti fpatif per fotto & quelli, in 
cui di Titiano fi erano merauiglie altre volte vedute, ed'hora à 
pena vna Tefta di vn'Jmperatore fblo fi comprende edere auan- 
zata all'inuiicreta,e tur io fa Soldatesca nel tempo dei memorabJ. 
Sacco di quella Città : e meno male farebbe flato fé nello lue!-- 
!ere si belle, e Angolari Gioie non fodero rcftaie trucidate, e 
guade; Cafo in vero altretanto compaiTioncuoIc 5 quanta degno» 
d'vn'eterna , eù'ìnfelice rimembranza ©- 

Sen giuano fpariando tuttauia per quella fplendididimi Magio- 
ne, confideranno hora le molte Gallerie, hora la gran quantir.?. 
delle Stanze-se delle Loggie con Quadri eccellenti da ogni par- 
re appefì: quando finalmente ( doppo edere flati in alcuni Stan- 
zini, o Gabinetti nella parte fuperiore del Palazzo, in cui vici- 
dero cofe di grandilfima dima, e fcherzi di natura colmi di ogni 
curiofitade) fi portarono non folo fuori di là, ma della Porrà di 
S.Scbaflia«o,oue lungi da elfi vn fol tiro di balcftra flafienc fi- 
stiato il bello,- ed* ameni (fimo ■ Palazzo del Tj Fabrica per ap- P*l*X^ 
punto anch v ella eretta dal DiiTegno dell'ideilo Giulio Romano, ^\ 
•d'adorna così di Stucchi, e d'Oro, che arreca per ia moka 
gratia, e ricchezza non ordinario fruporc à chiunque la rimira, 
e ben s'appofe il Gènio, che il dotti/fimo Giulio hauena impie-- 
gato tutto il luo fapere in fcruino di quel' meriteuole Principe- 
Mecenate. Entrarono pofeia nella Sala, e vedute molte beile, e* 
curiofe fantafie cip re fife da quel raro Pennello, fi porrarono in vii- 
de'canti entro vna Stanza di quella ftraordinarra Fabrica: (poiché- 
in forma quadrata elh (i coroptcnda per appunto eretta )w\ \\- 
Jtouarono le tanto ia elfi bramate Paiole d\ Pfiche, e varamen- 
te- ad'ogn'altro operato di Giulio quello giudicarono poter edere; 

amepo— 



ilo LE FINEZZE 

antepofto, poiché le bellezze di quelle Pitture, e la di loro in- 
telligente finezza fuperò di elfi ogni afpettatiua, e per maggior- 
mente riempire di gaudio, intefero dal Grotti, che quanti intelli- 
genti di Pittura perueniuano a Mantoa, e che haueuano fortuna 
di vagheggiare quell'eroiche fatiche, con il rimanerne in cftre- 
mo contatati, ne di ceuano gran cofe. Ben qui fi conofee parlò 
Girupeno il gran talento, che Tempre hebbe Giulio in fimili va- 
ghi Oggetti, la dotre potè dare facilmente anche à diuedere 
quanto egli foflevero,e condegno feguace del noftro dium Raf- 
faello. Qui non vollero fard à dire le particolarità^! , e l'eccel- 
lenze, come della grstia, dello fpiriro, della vaghezza, dell'aria 
delle Tefte, de'ritrouamenti degl' Habiti, delle Membra la giu- 
da proportione, e finalmente di quel che più rilieua dell'ottimo 
Diflegno per ogni parte efquifìfo, poiché troppo quelle premi- 
nenze per (e frette erano euidenti , e palefi. 

Partiti di colà ( non fenza qualche repugnanza per il diletto 
grande che haueuano ritrouato nelle Pitture di sì amorofa Stan- 
za^ fi fpinfero auanti prima di peruenire nella Sala de Giganti, 
in altre Camere, e contemplando paffo pa.(To i parti tempre del 
medefimo Pennello , parea loro nuotare in vn mare di conten- 
tezze, e fra l'altre cole viddero rapprefenrati i dodeci Mefi dell' 
Anno con altretante Hiftorie alludenti agi' iftctfì. Alla perfine 
giunti nella fudetta, e rinomata Sala de'Giganti , di cui per ha- 
uerne più d'vna Penna eloquentemente (entro, non iftimò 
d'vopo il Genio farne altre dicerie, g'ouandole folo il 
dire verfo del fuo Girupeno hauerlo quella in- 
uentione fatto reftare in vn iftante quafi in- 
orridito per la gran buona rapprefen* 
tatione di quelle gigantesche , e 
tremende Figure, onde per 
ciò hauerne !' Autore 
ottenuto il fine , 



mentre ogn 



vno che vi giunge , per sì gran 

verità* fi fentc riempir l'Olla 

d'infoino terrore, 

S'inten* 




LE PENNELLI ITALIANI. 121 

S'intendono le meraviglie vedute fuori di Jlìantoa dal Cenio } 
€ Gimpeno m materia di TPttture , e d' altro . 

C A P. XXXVIII, 

V t t o inrefo il Grotti ad incontrare il eufto del fi 
due virtuofi Paflaggieri,penGÒ all'altra manina con- 
durli fuori di Mantoa, oue potefiero con l'occhio 
appagare anco l'intelletto, cd'hauendo à quefto fine 
approntato vn bel Calcilo , verfo dell' ameniifimo 
Marmirolo,laugi dalla Città cinque miglia per ben diritto , e largo Marmi- 
Stradone, con elfi loro fece pafiaggio. Apena entrati in quel de- roh - 
litio/o Teatro, vi prefero à palleggiare, e confiderandone quell* 
ampltflìme fpiaggic d'ogn'intorno ripiene d'animati Macigni, lem- 
braua loro da quei di Roma non eiler lontani, già che rulla qui 
mancaua di quanto in quell'Alma Città di fontuofo fi ritrouaj ma 
poiché hebbero follcuata la loro ftudiofa mente con la vifione 
di limili ùiacftofe grandezze, entrarono con la loro cortefe gui- 
da per entro il Palazzo, che di Pitture, e d'altri prenci! arredi 
lo ntrcuarono Regalmente ripieno, e perche in gran copia le pa- 
reti da diuerfì bei dipinti veniuano adorne, non parueli bene il 
dilatarli di fouerchio nella confidcratiore di cflì à e gionc della 
mancanza del tempo, fclo giouoìli così ìj 11 a sfuggita di dare à 
ciafeuno d'effi,come fi conueniua, la decente lode. 

In vna gran Sala però vollero alquanto trafeneruifi , poiché 
con molto artificio viddero dipinta vna beli (firn a Architettura 
per le mani di Francesco Villa Mhlanefe,qual molto piacquegli 
effaltare non tanto per l'inuenrione, e per la maniera del dipin- 
gere affai renero, quanto per altri diuerfì requifìti. In fommo 
grado fodisfati di là partirono, e rientrati in Cocchio, ripiglia- 
rono il viaggio indietro verfo della Città, ma quando furono di- 
ttanti da ella vn miglio in circa, fecero piegare alquanto à man 
fmiftra, finche auenendofi per entro vno fpatioio, e lungo via- 
le, tutto da folte, cd'alt.'flinie Piante fpalleggiato, peruen : iero 

Q all'ultra 



122, LE FINEZZE 

all'altra Vilk» che per effer ftata fabricata dal cenno di Carlo 
PAuorL Secondojper iua delina, e vezzo, volle darli il nome di Fauori- 
ra. Quiui medcfimamentc, e Macftro, e Difcepolo ofleruarono 
spirare il tutto grandezze, e ftupori , e non tanto al di fuori ne 
Giardini per il Soggiorno di Flora, di Pomona, di Pan, di Cin- 
tia, e ài Nettuno recarono incantati, cjuanro aldi dentro della 
Fabricapet qucllodc Vettruuij,de' Fidij,e degl'Appelli ne rima- 
neflero poco men che attoniti, cdiffcroche il direttore di vna tal 
Mole non poteua e Cere (lato che vn grand' Eroe, aricchiro di 
fenno,e giudin'o non ordinario. All'hora vedendo il Grotti quan- 
to i dneForefticri rimaneflero edificati ('particolarmente per ha-- 
uer veduto di Guido vna Venere, di Vandeich vn Baccanale y 
di Titlano vn* Ecce Homo, e d'altri fioritiiTimi Autori pregiate 
Pitture, (ed' in fpecie alcune cofe di vn'Eenedetto CaftiglioniGe^ 
nouefe, che haucua hauuto gratia, e genio particolare nel far 
gl'Animali , ed' altri ornili Oggetti tutti dal Naturale ) di He loro 
come quei Sereniflìrco Principe non (ole fi era dilettato del buo* 
no di cjuc(K'Arte nobiliffisia •> ma che l'haueua ctiandio con fuo 
^ fornaio piacere esercitata. Ciò intefo il Genio , proruppe > Oh 
$g& quanto bene illultcrebbc alla pouera Virtù, fc da tutti;, o alme- 
no in qualche parte da gran Signori veniise in quefìa forma prat* 
ficaia! All'hora sì potrebbe!! fperare il rifsorgimento delle di lei 
cadute'» ed' i Secoli paifari, e (elici dell'Oro» 

£)i colà finalmente vfeiti, e rientrati in Mantoa 5 non 
fìniuano di dire delle tante-, e variate gran- 
dezze vedute, ed' in particolare 
della bellilTìma Fauo- 



rita 

* 




»j 




DE PENNELLI ITALIANI. 12$ 

Si fa pale/è U partenza di Pianto a % e l* oprino m Qre« 

moriA detti due nottri Peregrini* e U [oro ofser- 

mùone *uerfo delle "Pitture* 

C J P. XXXI X. 

Et l*a l T r o giorno doppo d* hauer ringraziato 
quell' amatore della Profcilìonc Franccfco Grotti 
per la Tua diligente aflìftenza , fi poièro i due Fo- 
reftieri in esmino verfo Cremona , la doue giunti n r J™* 
la giudicarono, com'cila è iti effetto, per vna bel- 
la, degna, e nobile Città, ed'oltre di ciò quando l'hebbero con* 
ifidcrara cosi ricca, ed' abbondante di Pitture, ne recarono con-r 
tenti al maggior fegno, e prefero argomento^ che quei Cittadi- 
ni molto fi dilettaffero di facoltà cosi beila, della quale braman- 
do i due Virtuofi minutamente rinuenirne ogni miglior' opera- 
rione, tomamente à ciò fi accinfero; ed' il primo effetto, che il 
Genio faceffe prouare al fuo Girupeno fu la famofa facciata per 
la parte di dentro del Duomo, dipinta dal valorofo Pennello di llLm - 
Gio. Antonio Licinio da Pordenone, cue con pienezza di ad- 
dottrinate viuacitadi fra cfprefla in frefeo, da foaue infierire, ?> 
e terribii maniera la totalmente penofa morte del noflro Reden- f*> 
forc fopra del Monte Caluario: ne di giungere colla mente à ?> 
maggior verità di quella alcun già mai ufpenfii imperciochc ?5 
oltre li requisiti tutti dell'Arte , par che quiui epilogata vi 
fia la buona maniera Lombarda, il che diede gran cagione al 
Genio, e Girupeno d'innalzarla al wrzo Ciclo. Doppo hauer 3 > 
da quella Pittura, e da altre iui annefie del medefimo Autore :> 
tolto lo fguardo, rimirarono giù nel baffo dalia parte finiflra „ 
nel!' entrar in Chiefa vn'artifiuofa Figura di vn Chriflo morto 
poflo in ifeurcio, che non poca mcrauiglia cagiona agl'atlanti, «av 
che ia tutto la cognizione della Profpettiua non hanno, poiché piti ^' ? 
difcoflandofi,che da elio fi fa, più fi dilunga: ciò nafeere , di/Te » 
il Genio, per la buona forza del Diffegno, elei Pordenone >? 

Q^2 c Giru- 



124 L E FINEZZE 

5> e Girupeno (ledo, quantunque intendente » non potè però non 
n predarli gran lode, e prenderne qualche forte d' ammiratone. 
Nel medefìmo Tempio» oltre vna belliffima Statuì ch'ini dà 
eretta, viddero altre cofe fuperbe, ma nel Choro offerirono 
vna ad effì non per anco ben cognita maniera di dipingere, cioè 
k dire de Fratellr Campi Giulio, Antonio» e Bernardino • A 
quelle Pitture molte lodi con viua voce predarono, mercé la 
tompitezza della gratta, che in effe feorfero, e per la forma del 
Disegnare, e modo leggiadro di mettere il colore» 

N^l fortire poi, che fecero di cjuelfji Cirr .-tl-ife, viddero dali r 
altra banda del C'irido in icurcio già detto, veltro (ito ad effo* 
compagno con dentro vna Reffurettione Jel medefìmo Salua- 
irore, fitta à frefeo per la mano di Bernardino G^tti detto il So- 
iaro, Pittore anch'elio di gran nome per la Lu inficiente, ag* 
giudara , e foda maniera. 
. ^0. 1° S. Domenico Tempio anch' egli venerabile, e grande, vf 
menici, trouarono medefìmamente di boniilime operationi, ed' in parti- 
colare vna Nodra Donna con Chndo morto dirimpetto della 
Capella Maggiore ('per quanto gli panie) del medcfimo Soiaro* 
Doppo di che prefero per ifpcdienre d'andare alla defiata Chie- 
s s . : . fa di San Sigismondo y qual reda fuori della Città vn miglio in 
w»ud9. circa, la doue giunti che furono, sì il Genio, come Girupeno 
ftibito Ci diedero à confederare l'Opere famofe delli foderti Cam- 
pi, ma quelle di Giulio più didimamente riconobbero edere de- 
gne di maggior riputarione di quelle degl'altri due* su le prime 
rifletterono fopra il Volto della Nauata ó\ mezzo, e viddero co- 
fe affai fuperbe r ma ne Bracci della Croce , ò lati che vogliam 
dire delia Capella Maggiore, di molto heòbero che confederare 
di più efquifito, e ijpecialmeme ne quattro Spatij, oue rapprc- 
ifenfati danno li quattro Dottori della Chiefa- dell' ideffo Giulio, 
?y ne quali parue haueffe fatto ogni sforzo , onde Girupeno molto 
3) ammirato fé ne daua nell'eflaminare vna sì facile, ben fondata, 
e maedreuole maniera , ed'hebbe à dire efler tale da poterfi pa- 
ragonare à qualfiuoglia altra de Pittori Lombardi da effo iìn*- 
3/ ali'hora veduta, e per appunto gif fu riferto da vn di quei Mo- 
?> nacij che molti Foredieri incendenti, e prattici affermano Io 

fteflo, 



>9 



DE PENNELLI ITALIANI. n 5 

fteffo> ed'efferc finti i Campi in molte cofe de i principali Pit- „ 
rori 5 che s'imbeuellero da fenno il buono gudo del Gorcggio . 
li quanto al Coreggio non pollo per anco dirne cofa alcuna , 
dille G'rupeno, per non hauerne veduto che pochi/lìmo, fpcro 
però in brieue ciò debba fuccedere per le Città di Parma, e Mo- 
dena, oue iì sa per fama hauer'egh additato al Mondo di lunga 
mano i gran portenti dell'Arte*, veggio ben'io nondimeno, che 
quede fatiche de' Campi fono ài grand'eccellenza , ed* oltre li 
quattro Datori, vi rimiro qued'ahrc H ftorie in forma picciola 
molto aggiudatc, e belle. All' bora, dille il fudetto Monaco f il 
quale molto delia Pittura moftraua intenderfi ) gà che hauete 
veduto ,ò virtù >ll Forcdten ,le memorabili Opere de* Campi, 
piacciaui (le par così vi è in grado ) di riconofeere alcuu'alrrc 
pure di vi valorof} Autore natiun, etiandio di quello Paefe;, e 
così dicendo li gu;dò nella Cnpella Maggiore a vederne 1 Late- 
rali, confidenti in due gran Quadri à frefco,di mano di vn Ca- 
millo Boccaccmi , ma prima di applicarli à qurdi, infirmò loro 
alzar la vida nella parte fuperiore del Volto a fine di confedera- 
re altre degne, e nobili fatiche del mentouato Soiaro. 

Reftauano rutrauia il Genio, e G'rupeno grandemente gudati 
per la vida de* fudetti Quadri del Boccaccino, come che il tutto da 
vna affai cc!m.i 3 gratiofa , e nobil'ulea elprello fi rimira*, quando 
l'accennato Padre riuolto a loro così dille. Di vna degna,e cunoi'a 
Hidoria giouami il r.igguagliarui . Il Boccaccini , le noi lapete, 
fu Giouine fpirirolb , difinuolto, e bizzarro, ed'haueua per fuo 
naturai talento il formar grate, e foaui le filònomie delle* Tede, 
onde perciò mouendofi ad'inuidia certi fuoi (ciocchi, e maligni 
emoli, hebbero a dire che dagl'occhi folo,e non da altra cagio- 
ne tal bellezza po'cr piouenire,e che leuandone le luci farebbe eoa 
quelle mancata rfheme ogn* altra grana, e leggiadria. Ciò rifa- 
putofi dal Boccaccini 3 volle far ammutolir codoro, con altro 
che con parole, pofeiache nafcendogli l'occalìone di quedi due 
h:doriati> formò o^n'vwa delle Figure, giuda che voi vedete, con 
(ingoiar bizzaria lenza delle pupille, e ciò nonodantevi lì conv 
prende il lor bcllMficio non reftarne in conto alcuno otiolo . 
Qnj è forza ( dille il Genio ) conlclTare, ehc nella forma dell'- 

incatfa- 



» 



126* LEPIDEZZE 

>? incavatura, e non dal colore del bianco, e nero dell'occhiò, pé£ 
n fi deriuare ogni gratia nelle fifonomie , onde non é mefticri Io 
fpenderc il tempo intorno alle palpebrilo fimiTaltre minutie,mà 
''«•bensì alle cole più importami, che vale à dire attaccamenti prò- 
?3<§T portionati, belle oliature, ed' ogn 'altro che polla renderli con- 
y> fiderabile preflo chi veramente intende di sì difficile facultade. 
,5 Ma bel capriccio per veriràfùcotcfto, (eguitòil Genio: ed'io per 
me credo, che verfo il valor degl'Huomini in ogni tempo allen- 
tale i fuoi dardi l'Inuidia, ma che però ancora ne reftafle in vn 
* y medefimo tempo dalla medefima Virtù e fiaccata , e vinta. 

Furono polcia condotti nelle Stanze dell'Abbate, ò Eorefteria, 
che dir vogliamo, ou'hebbcro ben giufta la cagione di rallegra- 
re vie più fempre il cuore per vedere molta varietà d'oggetti di 
Pittura, e fra l'altre d'infinito pregio giudicarono vn Quadro ài 
X J aolo ds Verona, come altresì vn'di Guido Reni, che con- 
forme il fuo lolito di gran nobiltà fi feorge, e tanto più per ef- 
ferui effigiata la Regina de Cieli , che feco defila, e per le fìcUa 
iempre la foftiene vnita. ; 

Confolatiffimi ambidue li noflri PafTaggieri per le correfìe rt- 
ceuute da quel buon Religioso, doppc hauerlo ringratiato fi riti- 
rarono in Città, della quale per tante belle cofe, che incelante- 
mente sì per le Chicle , come per le Facciate delle Cafe vedea- 
no, refrauano femprc più edificati. 
s.mat. Entrarono nel picciol Tempio di Santa Margherita, e quando 
gkvru*. n'hebbero rauuifate le Capelle cosi ben dipinte, e ftudiate, le 
vollero, in prima vifta poco meno che afserire del Parmigianino, 
quantunque di la non molto le rauuifa/seroeflere ài Giulio Campi, 
e di vn tal mifio poltre il buon Dilsegno, e Colorito) cri grana, 
e di ftraordinaria leggiadria le comprciero-» che ne furono per 
impazzar ài gioia . 

Di là poi partiti, giunfero alla villa d'vn bel Quadro nclCho- 

tòhm'é ro ^' S« Bartolomeo, e pofeia in S.Pietro, Chicfa infigne de'Ca- 

s pieno non,c * Regolari, in cui viddero dell'Opere del già mentouato 

Bernardin Gatti, cioè à dire vna di effe neil'Altar Maggiore, e 

l'altra nel Refettorio con gran copia di Figure, e di belliffimi 

concetti adorna . 

Partono 




T>E PENNELLI ITALIANI. n 7 

Tir tono per la njolta, At BrefcU % e felicemente 

rvi peruengonoi 

€ A T. X L . ... 

'Ivnta l'hora di mouerfi da Cremona] prefero per 
ilpediente di retrogradare come s'accennò à Bre- srefem 
icia, qual rifiede come l'altra di Verona alle Falde 
de' Monti Alpini, e perche il viaggio non è più ài 
vna giornata, vi arriuarono su h fera anche aQzi 
per tempo; ma à pena- /puntato Apollo co'Iuoi fulgidiflìmi raggi 
à rallegrare il Mondo, che nel giorno Tegnente i due Forestieri 
furono con moka prontezza ritrouati da vn diligente Giona ne 
anch'elio Pittore nomato Pompeo, ad effetto di feruirli ài f:or~ 
ta per la Città, poiché della loro venuta g'à n'era flato ber.iflì- 
mo informato, onde il Genio, e Girupeno accettata la concila- 
di tal'efperto Giouine, fi conduflero feco per diuerfi luoghi di 
quella bella, e vaga Patria, e su le prime entrati nella Chiefa ài 
Noftra Signora delie Gratie, mirarono il tutto che per efia ftaìfi'** H* 
collocata, poiché fi feorge in quel Sacro Erario ('oltre Io /pirar /.. gm-J 
lutto diuotione) il colmo del iontuofo , e del magnifico- Dop- ne - 
pò dr che furono à^ Pompeo altroue guidati a vifitar Pirture di 
quei fuoi Paefani, cioè à diredi Girolamo Mutiani, àcì Roma- 
nino, di Lattantio Gambara, del Moretto, der Rofa , e d'altri, 
che dalli due Virtuofi furono alFai celebrati, ed'in particolare il 
Moretto , 4 ed'il Gambara, mentre l'Opere loro rattengono dimoi- ?7 
le eccellenze, etra lealtrc porta ogn'v no d'eflì il nome ài fieriflì- >? 
RJOjC prattico Disegnatore, e Coloritore, ma dell'vliimo gran- 35 
demente ammirarono li ftrani capricci, e fantafie, efprcile con 
modo difinuolto fopra delle Cale dette della Città, tra le quali e* fa 
vi offeruarono la bizzaria ài alcuni Mafchcroni à chiaro oicuro* de f 1 *' 
e tutti per la diuerfìtà, e ftrauaganza molto ddetteuolij emanic- 
fofamente ridotti à perfettione. Quefto Lattantio (difiò Pom- 
peo) nufcì molto maltrattato dalla fortuna ? e dall'Inuidia , cui 

hebbe 



zara 



128 LE FINEZZE 

hebbe forza di dominarlo, benché peraltro ei fotte di gran meri- 
to, come qui fi vede, è quantunque dalla Patria non vcnifle 
creduto per quello ch'in effetto era, volle nondimeno colla pro- 
pria habilità farglielo confettare. Per certo (ditte all'hora il Ge- 
nio, che quando il poucro V'ituofo da quella cieca Dea non 
vien folleuato, retta (non ottante ogni fuo induttriofo faperej 
oppreflo, auuihto, e ttupido à (egno, che poco non vince fé re- 
fìtte à colpi rei , e non fi lafcia adormentare affatto infino à ri- 
durli ad cttcr vicino con li fpiriti languenti, alla morte. 

Ma conduciamoci in altri luoghi, ditte Pompeo, ne quali Pit- 
ture fingolari non mancano. Eccoci pronti vintamente rifpofero 
ì due virtuofi. Cosi mouendofi,in pochi p^fli fi crollarono à S. 
s.pietro pi e tfo, oue viddero molte belle fatiche à guazzo, & ad oglio 
fopra delle Tele del Moretto, tirare à fine co*i molta efquifi- 
[ ' tezza-, doppo di che in^lrizzaronfi a S. Nizaro, oue fi rinuiene 
vn'O )cr\ di Tiriano in fito alammo eminente foura del Cho«* 
ro , Lì quale confìtte in vna R (iurettione, in vn'Annunciata, in 
" vn S. Sebastiano, &. in vn S. Nazaro vettiro di ferro, con an- 
che vn rifritto. Qjaudo Giruuc«>o vidde fai nobile P.trura, e 
impattata d'vna verità cosi gjande, dijje al Genio Maett-o. in 
fomma pare à me che quando mi r trouo alianti le cole dj Ti- 
tiano mi fi aprico per l'interne pub io le vifcere del petto ique- 
fto auuiene, rifpofe il Ge;io dal ruo huon conofcimento, e dal 
vero, e buon fondamento di vn tant'Huomo, oue per \i ro^c- 
fimo cafo tu non vedrai da-ì fuo mai cola, eh? ncn u fembri ttu- 
penda,& ad ogYhora di fottenuto ftile. E gran fauore può dir- 
li riceuctte dal Cielo Tinaro, mentre fispra rum i'fuoi Paelani 
pare habbiariceuutola Coro(ia,che vale a ^'re ella 'egli ftaro vno 
de primi Pittori del Mondo. 

Partirono in quetto dalla indetta Ch'efa i Foicttt'cri Compa- 
gni, con il loro Pompeo, il quale mentre per la Città li condu- 
ccua à vederne le bellezze, gli andaua decorrendo in quefta,o 
fìmil guifa . Conciofia cheTinano fia tenuto in gran pregio, co- 
me fi conuienc, nonn'imeno Paolo da Verona viene da noi altri 
Brekiani filmato del medefiroo grado, e fapere , e di carattere 
non inferiore: e tale, che polii ilare fc non auantaggiofo, alme- 
no del 



DE 'PENNELLI ITALIANI. tip 

nò ed pari con chi che fia , che habbia quefta difficile ProfeA 
fioneeffercitato. Affai prudentemente discorre quefto (Jiouine 
{ ditte all'hora con voce alquanto balla il Genio à Girupeno,;) 
poiché Te ben vogliamo giudicare, Titianofe fi meritò il nome 
<li Diuino 5 mercé le prerogative eh' hebbe nel dipingere ; Paolo 
anch' elio per le Tue tante compitezze, e per efferc (lato così vni- 
uerfale,chefì puoi dire giungeffe all'auge d'ogni eminente fapere, 
pare non meritai* Epiteto mcn degno j fi che queftidue Sogetti, 
anzi Eroi di Pittura ponno girne vnitamente del par: à gloria Tem- 
pre del Veneziano Emisfero . 

Giunfero finalmente alkrChiefa di S.AftrajScà man finiftra su le s . Afr* 
prime fé gl'ofFcrfe il giocondo fpetcacolo del Martirio della Santa, 
efpreffo dal rariffimo Pennello di Paolo. II Genio dopò di hauerlo 
esaminato al quanto, afficme col Ilio diletto feguace, confeflolloper 
vno de mirabili penfìeri, e capriciofe ordinanze, che fino ali- 5 - 
hora haueffe veduto :e Girupeno in particolare ne redo così edi- » 
iìcato,che difle efler poco fortunati que' Pittori, à quali non ve- „ 
nia dato in forte vna fìmil gioia rimirare; ed'effendo interpellato ?J 
dal fuo Macftro Genio qual prerogatiua maggiore in eiTa Opera 
vi riconofeefie , rifpofecffer quella, per fuo credere , r?c!la quan- „ 
tità degl'oggetti, rapprefentact fenza confufione imaginabilej ciò ■ 
nafee , tornò à foggiungerc il Genio, per lo buon diftaccamento «^ 
de Colori, e del ben'intendere la degradatone de medefìmi , del- **** 
la qual cofa alcuno non può farne acquiflo fc non per mezzo di '> 
vn lungo, e praticato ftudio , ed vn ottima difpofkion naturale 5 > 
come tante volte hai dalla mia bocca fenrifo. Altre cofe buonif- ^ 
lime di Pittura ritrouarono nella medefima Chiefadi diuerfi Autori, 
come dei Tintorettc^c-del Badano, & vna in particolare ài Giulio 
Ccfarc Procaccini , che li piacque in eftremo, non hauendonc ve- 
dute per fin'aU'hora di quella mano, come fperauano efler perfuc- 
cedere in Milano, oue aflicmecol Tuo Fratello Camillo fapcuamo 
hauer militato col fuo k,fficieni.flìmo Pennello. Furono pofeia ac- 
compagnati dalla diligente guida nel publico Palazzo , e dopò ha- ^ 
ucr'm eiso ammirare legrandezze,fi condufsero per molte d\ quelk p ot itji 
Officine, nelle quali fi fabbricano con tanta macftria, ed'ccccl- 
lenza i Fulmini di morte i ed* ancorché il Genio > e Girupeno non 

R haueffeio 



Pai an. 

Z» drt 



ijo L S FINEZZE 

hauefsero riuolti granimi à limili induftriofi Artifici}, prefcrò non- 
dimeno gran piacere in veder cosi bel Lauoriojcd'impoflìbile giudi- 
carono il poterli ridurre a miglior pcrfcttioncquel fi duro ,& in- 
fierito metallo» 
Dumo. Per vkimo poi veduto il Duomo vecchio*, anzi antichifàmo 
(ouc altre volte venne ad'effer dedicato dalla Cieca Gcntilitàal- 
li bugiardi, e falli Dei) e nell'i fteffo tempo il faperbo princi- 
pio del nuouo, fi chiamarono contea ti filmi, e fecero punto con 
la fera al loro alloggiamento , doppo hauer però ringratiato il 
correfe Pompeo della buona a (li (lenza, ed' ottima fcorta in quel, 
giorno per Città si dcluiofa, e bella . 

Come fin *v<inno i due Amor indi Amici yerfo 
Bergamo , e tMthno. 

'Ll'altra mattina, fenza perder punto di tempe, pc» 
Ja firada battuta (opra de buoni (lìmi Deftrieri s'in- 
uiarono alla volta della Città di Bergamo (Madre fe- 
conda di belìi , e lottili Ingegni,) cui (laflene col- 
locata fopra di alto , e gratiofo Colle, non lungi 
anch'elfo dall'Alpi alla guifa di Brefrìa, e ài Verona,e fecero alto 
nel baffo Borgo di S- Leonardo, poiché per eflcr l'hora affai tarda 
non fi curarono di falir quell'erto, che conduce alle cime della 
medefima Città , come poi fecero nel nouello mattino 7 non relra- 
s.narto- rono però it) quella ftefla fera di girfetie alla Chiefadi S.Bartolo- 
hmm ' meo, nel Choro della quale feor/cro con loro grandi flima fodif- 
fattione la famofa Tauola ad* oglio di mano di Lorenza Lotti 
Naturale della medefima Città di Bergamo, in cui vi ftà mirabil- 
mente dipinta la Vergine Noftra Signora col Figlio Bambino in 
alto; e dalle parti vi fono molti Santi Protettori della Città, cioè 
li Santi Stefano, Scbaftiano, Domenico, e Tornalo d'Acquino: 
s nel baiamento alcune Hiftoriette del Santo Protomartire* ed' in 
m»i$n». S. Bernardino CChicfa poco lungi dalla fudetta) viddero parimente 

dell'»- 




DE PENNELLI ITALIANI. 131 

dcll'ifteflo vn Opera molto gentilmente condotta, qual confitte in 
vna Figura dcllaRegina de Cieli, di vn S. Giofeppe, S« Bernardo, 
eS.Gio. Battifta, con due Angioletti al di (opra, che (ottengono 
vn Panno di Seta, &vn'altro al piede,che accorda con ibmma gra- 
fia vno Stromento, ripofandolo fopra del ginocchio con inge- 
gnofa politura . 

Doppo di quetto* difpotto ilGeniocol fuo feguace, come fi dif- 
fc,per ia feommoda (alita nel matein nouello, s'auuennero nella pie- 
ciola Chiefa di San t' Andrea , nella quale ritrouarono vna Tauola ' dre ^ 
del Moretto da Brefcia, e vedendola più che mai adorna della Tua 
(olita fierezza Ai colorito, la giudicarono vna delle Tue più bel- 
le. Cosi difeorrenjo di varie cofe concernenti al merito de Pittori 
di quelle parti, peruennero al colmo della Città, cioè à dire su la 
Piazza , e fi-guitando il camino , vfeirono alquanto fuori della 
medefima per l'altra parte 5 che conduce alla Fortezza* detta per 
antenomafia Capella^ ed'entrati nella Chiefa de Padri Scruiti di 
S. Gotardo, mirarono alcune degne fatiche del Moroni, che molto s f t otA9 
le piacquero; Ma' ritornati addietro (deppod'hauer goduto di bellif- 
iìme vifte,) fi portarono a vedere cole fempre più ccnfiderabili 
nel famoio Tempio di Santa Maria Maggiore; oue doppo di \at-s.M»i* 
uer'ofleruato Pitture buone, di varij, e fondenti Soggetti, ed'in J^^*"" 
particolare vna bellìffima Tauola dei Badano 5 fermarono anco 
l'occhio in moke cofs à fre(co di Ciro Ferri ben degno imitatore, 
e duetto Scolare di Pietro da Cortona . 

Si trasferirono pofeia nel Palazzo del Podeftà , oue ofierua- 
fono (opra i Soffitti d'alcune Stanze, e Sale molti bellifiimi Hitto- 
riati al difotto insti de Pittori Baffani , che fé bene in Venetia ha- 
ueano di si degni Autori affai veduto, nondimeno quefti gli piac- 
quero in eftrcmo,per comprenderli accollati di molto sii buon 
gufto di Titiano . Dilìc all'hora Gtrupeno al fuo prode Maettro*, 
Voi però non hauere meco altre volte cfahato gran fatto l'Opere 
diquefti Bafsani, della qualcofa né retto non poco ammirato , e di 
ciò vorrei fapernela cagione: Io non he di foucrchio premuto di 
ciò fare ò mio caro (il Genie rifpofe) non perche non fieno elleno 
colmate di bontà, e degne di qualfiuoglia henore , màhòteco tra£. 
curato alquanto tal faccndaà bello ftud io, acciochccfscndo di ta- 
li 2 lento 



xyi LE FINEZZE 

lento affai diuerfo,non ne veniflì ad'efsere da quelle fraftomatO,cr 
per confcquenza in pencolo di confonderti in qualche parte . 
Sono fiati eglino quefti Bafsani cosi particolari in far tutte ferte 
d'Animali, e vi hanno hauuto in elfi così particolar genio, e di- 
ipefuione , che poche cofe fi vedono del loro , che non vi fiano 
per entro framifchiati : onde verlb di te ( che come ho detto 
i\ ritroui haucr digerente temperamento, ed'inclinatione^ ho 
iempre fchiuato tutt 'altro di quello,che per tuo profitto poteise 
far di meftieri : non dico io perciò, che tu habbia ad efser ne- 
mito di rappreientare anche qualfiuoglia forte d'Animai- ((e po£ 
libi! fofse) all'occafionii ma più lodo il {apertene fcruire a tem- 
po, e quando d'vopo re ne faccia per le tue Hiftone, lenza pren- 
derteli per tua particolar Profeflìone come han fatto li Bafsani , li* 
quali per alrro ii ridissero in ogni tempo con tanta eccellenza^ 
che riufeireno mai fempre di curiofità rnarauigìiofa. 

Q»iefti è Cimili difeorfi fouentc dalli noftri Viandanti fi anda- 
vano proferendo, quando tra le 2hre cofe di lor fodisfattioDe, in- 
tefero, che in quella Città, non folo vi era chi fi dilettaua di 
quefta nobil Profeilione, ma che di molto ne conferuaua gli ef- 
fetti , facendone afTicmc con U raccolta anco la douuta ftima ,.. 
onde ne ringratiarono il Cielo, che pure iti qualfiuoglia parte 
della Lombardia ella esaltata ne rimanefse. 

S'andauano accorgendo fra tanto che piegaua al fine quella* 
da loro ben fpefa giornata: e perche dall'alto della Città gli ven~ 
ne adicaro il gran Milano, più s'inuogliarono al predo partire 
per quella volta, ed'efsendoG à gran legno auanzata la calda Sta- 
gione, prefero per buon partito metterli in viaggio su le frefchs 
hore della lera* fi che Girupeno hauendo a pena dato di piglio 
ad alcun riftoro, fi pofe col fuo cariflìmo Maeftro, e con buo- 
na guida in iftrada, fauoriti ctiandio dal benigno Raggio della 
Luna : quando giunfero in breuc fpatio di tempo alla Terra di 
VAuer$: Vaueroj delitia di molti Signori Miianefijsì per trouarfi amenif» 
fima di fito, come perche fi rende in ogni tempo felice per la- 
temperie dell'Aere, e fuauiià del Clima. In quello luogo così* 
giocondo furono riccuuti dalla splendida munificenza del Conte 
D. Paolo Monti 5 cui oltre delle molte» e rare virtudi che lo 

tengono 




DE PENNELLI ITALIANI. jjj 

tengono adornato , quella della Pittura in efso riluce non poco, 
pofciachenonifdegnandorall'hora trattar colla Penna anco il Pen- 
ne/io, non lafcia quafi del contìnuo con faggio, e nobil modo eser- 
citarla. Doppodi hauer efperirnentato,i due edificati paffaggic- 
ri, dì tanto Caualicre l'innate gentilezze, fi partirono con gran- 
didima anfia il vegnente mattino per la volta di Milano. 

Arrivo del Ctnlo à &ii latto con ììfuo Gir tipetto*. 

i 

C A P. X L I L 

'Osto ch'hebbero apena il piede entro Milano sln- 
uogliarono di vederlo per minuto, onde non prima 
difecfi da Dcftrieri, che fi pofero per fé iteflìfenz- 
altra foggettron di guida a vagarne V ampiezza . 
Si portarono in pròno luogo, com'egli era di do* 
ocre, nel famofo, e gran Tempio del Duomo, e quindi riue- ***** 
yito , & adorato il grand' Iddio, e le Oda Sacrate di San Carlo, 
fi diedero à confederare di tanta Struttura la richezza, eia inagni- 
ficenza y ed'anccrche perGotticafi rìconofea, non -celta però clic 
non venghi gradita al maggior fegno: e quando anche altro non' 
vifofledi marauigliofojla qualità ed'il numero grande delle Sta- 
tue 5 che vi annida, sì al di dentro, come al di fuori , farebbe equi* 
-baiente à rendere ftupida^non che paga ogni qual più fi voglia* 
anima fchiua , e dirrìciie d'accontentare. In quanto poi alle Pit- 
ture, che fparfe reftano per quell'immenfo Sacrario in buon nu- 
mero fi contano, e quafi tutte foffidenrij e buone } ma tra le al- 
tri, due Tauole di Federico Barocci ,( fé bene vna d'effe rimani 
poco più che sbozzata,) è le Portelle degl'Organi , che fono di- 
pinte da varie mani, (come à dire di Camillo Procaccini, del Fi- 
gino,edcI Meda J piacquero alli due ForeftierJ non poco. Res- 
tarono pofeia informati come in occafione della Fefta del Glo- 
tiofo S. Carlo quefto gran Tempio veniua adobbato da molti Qua- 
dri, dipinti à guazzo siile Tele con l'attioni fuepiù fegnalate, tri 
li quali di fc ftcflì faccuano pompofa moftra,alcuni dd Cerano^ deli 

Moraz--. 



134 L E FINEZZE 

Mcrazzoneji due Poli principali della Città di Milane, nella qualei 
come gli fu riferro eranaanche fioriti ('oltre dcìli fudetri ) vn Giulio 
Cefare Procaccini fratello del mentouato Camillo, vn Daniel Cref- 
pi , con molti altri ancora : ma ne pili moderni tempi vn Caualierc 
Fra ne efeo Cairo, del quale, per mezzo delle fue eccellenti Pit- 
ture ne farebbero rettati grandemente fodssfatti; onde conquef- 
tc, ed'altrc buone fperanze vfeiti dal Duomo s'auuiarono verfo 
mM dcll'Infisne Chiefa della Madonna cfiS. Cclfo luogo Piojepouer- 
*udis. nato da primi Caualien della Citta ^e per ogn altra parte riguar- 
ceifo. dcuole, ma in particolare per la fuperbiffima Facciata, qual ripie- 
na fi vede, C oltre della rara Architettura 3/ ) di belli/lime Statue, 
sì antiche 3 come moderne 5 e irà le altre per vn bafTo-xilieuo 
fituato fopra la Porta principale incifo dall'egregio Scalpello del 
virtuoso Annibale Fontana . Per entro la Chieia poi non mancò 
loro in che trattener la vifta, poiché il Cerano, ambidue li Pro- 
caccini, ed' altri valorofi Soggetti Milanesi fanno de loro Pen- 
nelli honorata diraoiìratione . 

Viddero anco in vna Capella dalla parte dcftra entrando, vna 
Tauola oue é dipinto vn S. Gerolamo adorante noitra Signora 
col Bambino:il tutto pofto in mezzodì bel Paefe,e di vna gloria 
di Spiriti Celefti della mano di Paris Bordone, e nella Sacrilhatl 
ben conferuato 5 e famolo Quadretto del loro Raffaello , di cui 
molto Ci rallegrarono. 

Ritornati addietro s poco dittante da quetto Tempio, s'abbat- 
àtiuJ tcr( >no nell'altro dì S. Paolo Monaftero Nobihffimodi Monache, 
Mona- e pur quiui confidcrarono (oltre le buoniiTime Parure per entro 
é '" laChiefa de Pittori Campi, e J-omazzo) la magnifiche ricca Fac- 
ciata per il di fuori della quale dal grand' ingegno del Cerano ne 
fu formato il Diflcgno. 

Indi pofeia fi conduflTerofper fòlleuarfi maggiovmcnte^nella fa- 
G*UeriM rnofa Galleria del Nobile Manfredi Scttala, il quale oltre il ritro- 
* uarfi di perfpicaci,e virruofi talenti, retta adorno di così inarriua- 
bilì ,c dolci maniere, che li nottri Pellegrini ne rettarono, per cosi 
dire, adoratori, ed'in cftremo confufì,non che appagati j in quetto 
Mufeo, oltre non poche Pitture di vagla, vi s'ammirano nontan- 
eo le jnerauiglie prodotte dalla Madre Natura» quanto le ansficiofe* 

e di 



ns 



DE PENNELLI ITJLUNì. ÌSf 

e di tal forte,e quantità) che pochi Prcncipi d'Italia ponno van- 
tar/i in fimile materie poflederdi vantaggio. 

Non lungi da quello luogo così (ingoiare fen'girono à fruire 
di vn molto celebrato Quadro di mano del Guercin di Cento , „ • ^ 
rntro la Chiefa dell'Infignc Hofpital Maggiore, in cui fi vede ci- m^ 
predo il Mifìcro dell' Incarnatìon del Verbo » condotto col Tuo gtcr * % 
mai Tempre gagliardo modo di colorire. Nello iìcflb tempo hcb- 
hero campo dì ponderare quella fontuofa Fabrica, qual veramrn- 
tecon ragione viene annouerata tra le più" belle, e maeftofe non 
che dell'Italia, dell'Europa tutta . Si accontentarono per quel gior- 
no di hauer tanto veduto, riferbandofi per gl'altri app re fio di pro- 
feguirc le grandezze di quell'immenfa Città . 

Sìeguefi da no ftrl Pellegrini ti njeder non filo le Pitture wfì* 
gni } ma ancora altre cofe con/piene della Città d^ Milano* 

C A ?. x l iti 

E' giorni feguenti fi mollerò e Genio, e Gì ru peno- 
con maggior «lefiderio, che mai à veder Pitture, 
onde portatili in primo tratto nella Chiefa del Giar- 
dino de Padri Riformati , vi viddero vn Quadro s. m# 
d'Altare di buono, e maeflreuol gufto delia mano Z*iJdi- 
di Giulio Cefare Procaccini, con entroui vn'Adoration de Ma- »•» 
gì, vn'altro del Cerano di vn Chriflo alla Colonna , anch' edo 
brauamentc Pcnnelleggiato , ed'altri molti, che per breuità fi tra- 
lafciano. 

Si portarono di là verfo la Chiefa di S. Angelo pure de P..P, s An ^ 
Zoccolanti, nel Choro della quale molte Pitture a frefeooflerua- /*. 
rono di Camillo, e quelle tutte fui Volto, veramente di beile 
maniera, e di confederato Difiegno. Per entro al Conucnto poi in 
mezzo a i due Chioflri, ammirarono del fopradetto Giulio Cefare, 
e Cerano altre due operationi valorofamcntc condotte, enell'W- 
timo Clauftro tré Hiftorie del Morazzoni, degne anch'elle vera- 
mente d'eterna .memoria, delle quali ne lodarono in particolare fa 
fpirito, e la bizaria del fare » Di 




%16 LE E 1 2< E Z Z E 

s cario Di colà vfciti , fi conduficro iui non lungi nella Chiefa de P.P. 

r*dri Scalzi, nella quale vi ritrouarono Pitture buon idi me, e fodc,ma 

St * Ui ' particolarmente di Daniel Crcfpi Soggetto fcielto,cd'elcuato, e 
che mancò al Mondo in età giouanilejdiHoratioVaiani Fiorentino* 
e due eruditiffime delia mano del Caualicr Cairo , vna delle qua- 
li al piedi della Chiefa rimane dalla parte finiftra, l'altra alato 
della Capella Maggiore fi rimira: Quefta in fua giouentiì opera- 
ta, e quella nel fine di fua vita con diuerfa maniera dipinta^ 
Quefta efprefTa fui gufto di Paolo, ed'altri Venetiani, l'altra su 
quello del Morazzone all'hora fuo fpccchioi In quella vi ftà di- 
pinto Zaccaria mentre benedice S.Giouan Battifta, in quefta li 
SS. Pietro, e Paolo, che appaiono alla S*Madre Tercfa : Mentre che 
quefte, cd'altre buone Pitture iuano per quel bel Tempio ofler- 
uando» fi fece loro auanti vn certo Frate Ambrogio Con uerfo di 
quell'Ordine, quale moftraua efser molto prameo nelle cofedclla 
noftra Profcflione, crentcndoildefideriode i dueFcieftien , eh'- 
era di vedere delle rare Pitture , e particolarmente quelle de! 
Caualicr Cairo, difse loro, che fi portafsero in Brera, ed' in San- 
ta Catterina, ed'altre parti, che haurebbero vedute cole di molra 
confiderationc della manod'vn ta;jt'huomo,cfscndoegli flato per 
altro, il decoro, cd'il foftegno di queft'Arte nella Città di Milano. 
Rmgratiato Frate Ambrogio, fi partirono , e pafsando auanti la 

s.Mar. Chiefadi S.Marconon vollero tralafciar d'entrarui > e vedendo vn 
si grande, e bel Vafcywdauano rimirando ciò che per efso di confi- 
derabile vi eradi Pittura, ed'in prima di tutto s'auuennero in vna 
Capella del Lomàzzo Pittor Milanefe, ( e che di quefta Profef- 
fione tanto ha fcritro ) la riconobbero bella sì , ma per quanto 
giudicò il Genio di fouerchio folta d'oggetn , ed'm particolare doue 
ha finto la gloria, onde difle al fuo Girupeno, che doue de ftar 
auuertito di non cacciar robba più del Jouere nell Opere fue, ac- 
ciò non gì* hauefle a cagionar confufìoni*, nà che pai tofto alla 
guiia di tant'altri valent'Huommi fi fapeflc fgombrard'auant,ciò 
che poteffe offender lì vi fra degl'Huomini che ftnno. 

Si portarono d'indi nella Capella Maggiore, oue dA\c parti la- 
terali viddero due gran Tele dipinte, vna del Cerano, e l'altra 
di Camillo Procaccini, grand' armonia, e ftrepito de' colori mi- 
rarono 



2>2 PENNELLI ITALIANI 1*7 

Cafóne ili quella , e molto efatto DiiTegno oflcruarono in que/b, 
onde ali* vna, ed* all'altra diedero le conuenienti lodi . Pofcia 
viddero per alcune delle Capelle non so die di confiderabile, ! 

ed' in particolare in vna vicina à quella del Lomazzo , cui par* 
ueli (tanto Ce ne compiacquero ) eflere di Giulio Campi Cremo* 
nefe. 

Partirono di S. Marco, e giunfcro à S- Mafia di Brera Cd- Stenti 
Icgio de PP. Giefuiti , e come hauean prefiflb fi diedero fubito 
in traccia delle Pitture del Caualier Cairo» che per apunto vna 
ne refta dalla parte deftra fubito entrando con dipintori S. Car- 
lo» che communica il B. Luigi Gonzaga per la prima volta , e 
per certo» che hebbero campo di molto dkiifarui fopra, poiché »" 
offeruandola di cftrema cfquifitezza * non ceflauano di confettar- » 
la colma di quelle molte parti, che render poti no famofa vna y> 
rara Pittura, e vi andauano, Tempre più che vi rimirauano, (co- 
prendo eccellenza, e gufto di dipingere della p:u verace finez- 
za. Così ad vn 'altro dell'iftefla mano pure nella medefimaChie- 5> 
fa,diedero d'occhio, oue fi vede l'Apoftolo dell'Indie S. France- y> 
(co Xauerio, che languente al piede d'vn Altare, riceue la vifio- 5> 
ne delli quattro Dottori delia Chieda , cosi nobile» e Pittoresca- 
mente efpretfì , che ben si pare, che l'Autore hauefic hauuto 
auanti gl'occhi ogni più bello eftratto delle cofe di Paolo da Ve- 3> 
rona» e di tutta la maniera Vcneriana» fi come nella prima pa- » 
reua hauer tenuto come per ifpecchio quelle del Coreggio in- » 
fieme>e di Titianoj mifto per certo l'vno,e l'altro in cui ben fi 5> 
può comprendere quanto il Cairo fede in pofleflo del buon gu- 
fto, e del Ditfegno* pofdachc fenza dì quelli malageuolmente 
puoffi a" tanto arriuarc . Viddero ancora nelmedcfimc Tempio» " 
vicino alla Porta Maggiore à man (Iniika entrando* vn'Altare 
con Pitture di Bernardino Louino, e non so che altro di mano 
di Bramante, Potori ambedue de' primarij, che ne loro tempi 
fiori (Ter o „ 

Di là partiti » e ripieni di molta fodisfatrionc per l'Opere del 
Cairo» ne giunfero à veder vn* altra nella Chiefa di Santa Cat- t. Ca- 
terina d'iui non raolro dittante, qual per buona pezza conrem- JJ"^. 
piarono con fommo lor piacerci cfsendo ndl' Aitar Maggiore >*». 

S in cui 



138 LEPIDEZZE 

in cui vien rapprefentata la Vergine Noftra Signorai che tiene 
in grembo Giesu* Bambino , quale in atto vezzofo fpofa con Ce- 
Icftiale Anello la Tua diletta Catterina ,con Taflìftenza anco del 
vecchiarello Giofeppe: e tutto entro vn Paefe con eroica fodez- 
za rapprefentato . 

Non fi def(le dalla noflrd Compagnia il rimirare il bella 
delle Pitture d\ JvliUno* 




Pìatz* 
de'Mer- 
etnti . 

Cerdufo 



S.Tritn. 

ce/co . 

yy 
33 

3J 
*3 

33 

*. Am- 
brogio , 



C A P. X L I V. 

>M ripoiacano per cosi dire il Genio, e Girupe* 
no per la voglia grande, che haueuano del continuo 
in riconofeer Pitture, quale era catta > che a pena 
daua loro luogo di prendere la neceffaria quiete . 
Per tanto nel giorno venturo *'inuiarono ver quel- 
la parte della Cina, che conduce alla Chiefa delle Gratie, di 
già anticamente fatta erigere dalli Duchi di Milano, ma pattan- 
do per la Piazza de'Mercanti,ouc oltre la bella Fabrica de'Dot- 
tori Collegiali, e della Palatina, viddero alcune Pitture à frefeo 
affai (ufficienti, e buone} indi pattando alCordufo ponderarono 
vn certo dipinto (opra d'vna Facciata di Cafa di mano del Mo- 
razzone, oue fi vede vna Madonna con il Figlio Bambino, S. 
Giofeppe, & vn* Angelo, che fuona con belliilìma gratia vn Vio- 
lino, ogni, cola maefrreuolmcnte condotto . Pofcia fi viddero 
doppo buon pezzo di ftrada vicini à S- Francefco, nella di cui 
Chiefa entrati , n'andarono a vedere il preclaro Quadretto di 
Leonardo da Vinci, fituato nella Capella della Concezione, che 
rimane alla finidra dell'Aitar Maggiore , e ponendoui con gran 
confideratione curiofo Io (guardo, non Io trouarono inferiore di 
quello che veramente la fama di lui va rifuonandoj fiero, ben 
disegnato, e per niuna imaginatione offefo da durezza, quan- 
tunque diligenti filmo in fé fteflo ne ila» 

D'indi partiti, entrarono nella Chiefa di S.Ambrogio Tempi» 
antichittimo, e nobile Collegiata, ed' oflciuatone alcune Pittu- 
re, coi 



DE PENNELLI ITALIANI. r$<p 

re, con vna in particolar di Gaudentio a* guazzo su la Tela, ed 
vna del Cairo ad oglt'o} deppo di che s'inuiarono tuttauia ver/b 
le Graticj (e ben prima s'auuennero in 5. Vittore Monaci Oli- s.vuto* 
uetani, e Porgendoli Chiefa di molta importanza, e bellezza "" 
vi fecero per efla non poca rifleflìonc con offeruarui parimenti 
Pitture di buoniflima mano,ed',in fpecie di Daniel Crcfpi à fre- 
feo, & ad ogiio, che riconobbero di gran fortìcienza, e chiaro 
fapere. Camillo Procaccini anch'elio in quefto Tempio palesò il 
folito Tuo valore j Enea Salmczzi da Bergamo medefimamente in 
vn Quadro per entro iiChoro fece lofteflb. Del Figini pure vid~ 
dcro molte fatighe in quefto luogo , ma non già di quel pefo 
( come diQe il Genio ) dell' altre fatte prima della (uà andata in 
Roma . Del Cairo finalmente quattro Quadri riconobbero lima- 
ti nelle bande di dentro della Porta Maggiore, e poi per figlilo 
esaltarono la belliflima Capclla Arcfe 9 con ogni fplendidczza 
vltimamente eretta. 

Alla per fine giunfero nel desinato luogo di S. Maria delle s : *** 
Gratie,ouc doppo di hauer girato l'occhio per la Fabrica di fuo- r uGrÌl 
ri, che è di Gottica Architettura, entrarono per entro facendo *. 
lo fteffo , e ponendoli ad ofieruar Pitture alla minuta , ritroua- 
rono tra le più Angolari cfler quelle di Gaudentio, cioè à dire, 
il S.Paolo ad'og!io,e la Capclla con la PafTionc diNoftro Signo- 
re a frefeo , il tutto per eccellenza ridotto à fine da quella felice 
mano : e ben il Genio ^Maeftro nel rimirar l'Opere di queir 'Huo- 
rno hebbe campo di ricordare il capitai grande che di lui fece 
in Roma il fuo Raffaello , mentre fece fi argiutare nelle Stanze 
di Torre di Borgia in Vaticano , ma quello che compì il gufto 
dell'i ftefio, e di Girupeno fu quando viddero la famofiflìma Ta- 
uola delia Coronatone del for diletto Titiano , e riufeì tale la 
confolationc in contemplarla , che hebbero à dire vnitamente 
efler quello vno de migliori Dipinti, e più pretiofi,che mai vfei- 
xi follerò da quella ecccllentiffima mano, che vuol inferire edere 
de migliori , e più riguardcuoli Quadri del Mondo . 

AIAWA 

S 2 Si 



14° 



Z E FINEZZE, 



Sì rvtdmo altre co/i sì in puh/ico, tome in f rinato àah 
dite mila medejìwa Città di Milano . 

€ A P. X L V, 



"Ardue- 

/conato. 



Hibliote 
ta Am 

ir e fi*. 




*EM girono tuttauia gl'anhelantiv/rtuofi ne giorni fé- 
guenzi a ritrouar nouclli Oggetti , onde poteflero pa- 
fccre colla mente anco rintellcttOjà caufa fèmpre dtU 
rauanzjmcn?o di Girupeno nella Profefltonc, qua- 
le per non difcofhrfì da quello hatrea fatto ne 
giorni adietro>fl pofe à pregare il Genio fuo Direttore, acciò vo- 
leUe introdurlo ne luoghi» etiandio priuati , purché vi potere 
ritrouar buone Pitture, ondaci per compiacerlo per all'hora , lo 
conduflc nell'Arciuefcouato, oue vidderovna molto copiofaGal« 
léria de Quadrile quello più r il ieua * rutti degni, ed* eccellenti; 
badando il dire , che fu raccolta dal purgatiflìmo giuditio db] 
Cardinal Cefare Monti, quale non tralafciò (pela alcuna acciò vi 
poteflero campeggiare pezzi grandi de primi Autori , comedi 
Titiano, del Palma vecchio, dei Tinrorctto,e d'altri molti* 

Si portarono in quel giorno rnedefìmo nella Biblioteca Am~ 
brofiana specchio > e fplendore della Cafa Borromca, poiché dai 
Cardinale Federico Arciuefcouo di S.Mcmoria vna machina sì va» 
fhj.cd'imporranre di Libri, e di Pitture sui fu ripofta . In quello luo- 
go i due veri Virtuofì furono accolti dal Dottor Pietro Paolo Bo- 
fch», Soggetto molto riguardeuolc , erudito, e xii non ordinaria 
dottrina , ed'il quale meriteuolmenre gode in vn tanto luogo la 
carica di Bibliotecario: Da qucfti furono condoni nel Salone del- 
le medefìme Pitture, nella vifra delle quali infinitamente fi di- 
tettarono, eflendouenc molte di Autori di prima claffe, come di 
.Tinano, di Paolo, e d'altri limili, oltre degl'incfrimabili Cano- 
ni di Raffaello, e di Leonardo da Vinci, per le quali cofe Giru- 
peno riuolto al Genio, cosi diffe ; Veramente quefta gran Città 
può con ragione girfenc fattola , mentre in fe,rattienc vn fonile 
Teforo di n©ftra ProfcffiouC} cd*io per quefta raedefima ragione 

retto 



DE PENNELLI ITALIANI. 141 

jfcfto à pieno confalo, non che ammirato: Di qui fi portarono 
rn vn fubito nell'altra Stanza de'Rilieui, quali à benefitio de Gio- 
carti affìerne colle già dette Pitture può dirfi ch'efpofte al pubfi- 
co rimangiano. 

Reftaro doppiamente appagati quando non folo intesero» ma 
viddero in effetto eCTerui vn luogo fui anello deftinato per I' A- m?£ 
cademia del Diffcgno : E qui deuefi non picciol vanto ad Anto- ***•• 
«io Bufca, e Dionigi Buflola, Soggetti l'vno,e l'altro ragguardc- m "*~ 
noli, i quali pochi anni fono con molta loro induftria, e fatica 
la feppero rimettere in piedi, e dare con modo fhbilc, e ftrmo- 
fotto la protcttione della medefima Cafa Borromca .- Appoggio 
in vero di tal forre, che giammai può dubitacene là caduta. In 
quello nobile, e virtuofe Congrego fi va tuttauia esercitando 
con indefeffo modo la più fccha Giouentii della Città, onde fi 
potrà fempre Iperare la riufcita di molti : e che Io fteflo Milano 
polla per tal mezzo in breue chiamarli Padre de buoni, ed' or- 
timi Maelìri nella Pitturala! pari di qualfiuoglia altro luogo deìl 5 
Italia . 

Infine acomiatatifi dalvirtuofo Bibliotecario n'andarono al _ , 
Luogo Pio di Santa Corona iui vicino, in cui viddero altre lau- »„. 
dabili Opere a" frefeo de Pittori Louim , molto fàcili, e ài amo- 
rofa maniera, onde confeffarono, che in ogni tempo, ponno fio- 
rire al Mondo Huomini di vaglia in queft'Arte nobiliffima . 

Non tardarono di colà prendere la ftrada, che conduce &S~ $ L 
Lorenzo, Chiefa, e Collegiata delle piti Iìifìgni di Milano, e z0 . 
doppo d'haucr rimirato di ella l'ampiezza,! a bizzaria dell'Archi- 
tettura, e le anrichitiìme Colónne, che reflano al di fuori, s'en 
girono à trouare il Tempi» della Vittoria, Monaftero Nobile v e cÀfc/fc 
cofpicuo di Monache, in cui ofTeruaror.o con rrrclra attcntione d«ti^ 
poltre della nouella Fabrica)il Quadro dell'Aitar Maggiore con Vutn - A - 
l'Adonta di Maria Vergine di mano di Saluator Rofa , Soggetto 
non folo egregio nella Pittura, ma preftantiilìmo ctiandio nella 
Pocfia , ed'anco dell'illesa mano dal Iato dell' Euangelo del me- 
defimo Altare vn Paefc aliai grande, e così bello, che la noftra 
intendente coppia a fieri cflcr e ofa m era ui gli ola, e (ulguflo vero di 
cecili di Titiario» Due altri Quadri d'Altare reftano «eira me- 
de fima 



142 LE FINEZZE 

dcfima Chicfa Nno di Gio. Ghifolfi, e l'alleo di Giacinto Bran- 
di, Pittori ciafehedun d'eflì d'honorata 5 e digniflima memoria. 
E perche fi ritrouauano in parte , oue poco viaggio vi voleua 
s. eh. per giungere à S-Euftorgio, Chicfa de PP. Domenicani, in efsa 
fttrgio. tra poco vi fi conobbero} e molte cofe degne di rifleflìone per 
l'antichità loro vi rinuennero, e tra l'altre fu il depofito de i 
Santi Tre v Magi,i Corpi de quali f perche di qui ne furono mol- 
to tempo fa inuolati,) ripofano nella Città di Colonia j l'Arca <Ji 
S. Pietro Martire tennero efserc medefimamentc di molta confi- 
dcratione, sì per confcruaruifì vna tal Reliquiari per cfsere la- 
uorata à molti badi rilicui diligentemente, e foftenura da alcune 
Colonne» che con bell'artificio diftribuite vi fono. Quando per 
vltimo poi nelle parti finali della Chie/a s'auucnnero in vna Ca- 
pella dipinta à frefeo dall' eccellente mano di Daniel Crefpi , 
con il fuo Quadro d'Altare ad'oglio,oue è vna bcJIiffima An- 
nunciataci tutto di buono impatto* di gagliardo colorc^ed'à gran 
fegno ftudiato. 

Ritornarono per all'hora verfo il centro della Città, acconten- 
tandoli per quel giorno di quanto haueano veduto, e difeorren- 
do tra di elfi di molti affari, finalmente fi rifolfcro di trattenerli 
anco per qualche tempo nel bel Milano. 

Parafi alcuni me fi fi pur tono il Genio ì e Gimpeno per 
dtuerfi luoghi dello Stato ài Milano, 

C A 7>. X L V I. 

abilita la ftanza di Milano per il tempo già 
prendo, fi andauano tuttauia trattenendo 1 duoi 
cari, conforme il lor folito, nelle vi'ite delle Pittu- 
re, sì per i luoghi publici, come per i prillati, on- 
chufK» i®PN»% de vna fiata tra le altre nella Chicfa della Pace, 
tatti C ^ e rc ^ a ^ uorl a ^ uant0 dell'habitat© , furono à vedere vna Ca- 
r*dri pclla fene per apunto viene ad effer la prima entrando à man 
zecco, finiftraj cu j re ft a adorna da due dotti Pennelli» cioè da quello 
. - di 




DE PENNELLI ITALIANI. 14 5 

di Daniel Crcfpi oue e S. Carterina tra le Ruote con ignudi be- 
nifljmo disegnati , e da quello di Bernardino Campi Cremonefe 
con la Decolatione deU'iitefTa Santa , ma non furono tardi in ri- 
conofeere vna Capella al dirimpetto di quella* tutta dipinta dall' 
erudita mano di Gaudentio molto efquifìramcnre, e con mirabil 
gufto perfettionata . Si che ritornati adietro molto edificati fi ri- 
trouarono fui Cor/o di Porta Romana, oue entrati nella Crefa 
delle Monache dei Lantafio, vi feorfero effere nel? Aitar Mag- i* n i* 
giore vn Quadro di vn'Aflonta di mano di Carlo Francefco Pan- f t0m 
fil-v Soggetto afiai degno, e per il maneggio, e tenerezza del 
colore molto ben fauorito dalla Natura , come erano alcuni altri 
viuenti in quel tempo , cioè à dire vn Gio. Sterfano Montata", 
vn Comari, 1 iof rinominato Buica, ed'altri buoni Soggetti Mi- 
lane!? . 

Si trasferirono pofeìa nella Chiefa di S. Antonio de PP.Tea- . 
tini, che de Pennelli del fVior3zzone,del Palma giouine,diGiu- ni$ t 
I10 Cefare, di Camillo, del Pigino, del Moncalui, del Cerano, 
del MalofTo, ed' altri fi rirroua affai ben monito, come ancora 
de' Fratelli Carloni Genouefi tutto i] Volto della Chiefa braua- 
mente dipinto à frefeo rimira/i-, Ma oue più fi fermarono fu fo- 
pra il Quadro , che rifiede nella Capella del B. Andrea d'Auel- 
lino di mano del Cairo, e in vn' altro d'vna Natiuità di Noftro 
Signore di Lodouico Caracci « 

Proferirono la loro ftrada verfo la Chiefa della Paflìone de' e*f t o M 
Canonici Regolari, nella quale ritrouarono ne bracci della Cro- 
ce due Quadri riguardcuoli, vno d'Antonio Campi, e l'altro di 
Gaudentio, il primo con Chrifto in Croce, il fecondo con la 
Cena del medefimo Saluatore, così vaga, e gentilmente colori- 
to, che il Genio al fuo amato Scolare infinuò di molto il fatui 
efattiflìma rifleflSone . Viddcro le Portelle dell' Organo molto 
ftudiofe di Daniel Crefpi , e nel Refettorio vn gran Quadro à 
frefeo con molta copia di Figure di mano del Lomazzo. 

Di là fecero tragitto nelle parti centrali della Città, e fi con-' 
duffero prima, che in altra parte, in S. Raffaello, nella qual 9. &f. 
Chiefa fccUero due, anzi tré Quadri belliflìmi,vno de quali vic-f* clh ' 
ne ammirato, effendo dcll'ccceUemiflìmo Morazzomye l'altro del 

bizarro 



144 L E F I 5^ E Z Z E 

bizarro Cerano, e quelli fono fituati vno per contro l'altro de* 
Iati della Capella Maggiore* il terzo poi, in cui vi fi vede di-, 
pinto vn S. Matteo vien riconosciuto in vn' Altare, della man 
del Figino, cd'è qucfti confellato generalmente per la fua più 
bell'Opera polla al publico, hauendola egli e/preda auanti an- 
dane à Roma à ftudiare le cofe di Michcl'Angelo Buonaruoti, 
quali per la lor troppa profondità riufe irono, in riguardo alla ca- 
s.fedt- pacità del Figino anzi pernitiofe, che altrimenti, 
**> Si conduflero pofeia d'iui non molto lungi à S. Fedele de PP. 

Gicfuiti , oue copia di belle Pitture rimirarono, cioè di Giulio 
Cefare, del Cerano, del Figino \ E à\ Camillo in particolare vna 
Trasfiguratione,Opera forfè la migliorcche vfciffc da quella mano, 
s. gì». Peruenuti alle Caie rotte, cioe v nella Chiefa di S.Giouanni, vid- 
ea/»"' fc ro m c fJ a vna Pittura di Saluator Rofa con cntroui l'Anime 
del Purgatorio, ed* vn* altra dei Caualicr Cairo, con h Decol-» 
latione del Santo Prccurfore, foda, e colorita bene ai potàbile. 
MoHMjle Di quiui al Monaflcro Maggiore n'andarono, la doue pure 
w*M*g- viddero Opere fuperbe in frefeo di Bernardin Louini. 

In fomma lungo farebbe fé ridire fi voleilcro tutte l'Opere 
belle , che i due Foreftieri iuaao vedendo di paflaggio per le 
Chicfe di Milano, in particolare de' Pittori Paefani, quali per 
ordinario furono mai femprc ben difpofti , e dotati di buona na- 
turalezza . 

Quando doppo alcuni pochi mefi auuietnandofi la bella Sta- 
gione dell'Autunno ( per folleuarfi ) il Genio rifolfe girfene da 
Milano per qualche giorno col fuo Girupeno a fine di vifìtare i 
luoghi cireonuicini , che già fapeuano efferuene de* belli/lìmi \ 
S' incaminarono per la volta di VcraJlo, non ranro per la ài* 
uotione del Sacro Monte , quanto per veJere le Opere di Gsu- 
dentio, e d'altri, che cola intcndeuano efieruene in gran copiai 
Siche imbarcatili nel Nauilic, che conduce à Turbico,c colà 
prendendo caualcatare fi conduflero felicemente fino alla Terra 
vl'W 9 - di Oleggio, e godendo di vedere Paefe così bello, e fruttifero» 
Rum*- peruennero la fera a quella di Romagnanoj quando la mattina 
!•***• vegnente paffando per il Borgo Sefia fi trouarono con grandillì- 
vtr*ih, mo lor guflo, e di uotione à yeralloi quiui alquanto ripofatifi* 

vollero 



DB PENNÈLLI ITALIANI, 145 

vollero per quel giorno contentarli folo di riconoscere quel luo- 
go Mercantile,, e pieno d\habitami , e di vedere alcune poche 
Pitture nd!2 Chiefa de P. P. Zoccolanti della mano del mento- 
usto Gaudentio . 

Nell'Alba feguente poi fu! frefcojdato di bando ad ogn'humano 
penfierc per attendere al Celefte 5 fi accinfero li due virtuofi Pe- 
regrini, alla l'alita del Monte, che non poco diffìcultofa ricfccjed 
4 mezzo i] camino incominciarono à trouar Ca pelle, nelle quali 
ogn' attiche della Vita del Noflro Redentore, ('mediante molte 
Figure di rilieuo, che in effe r-utauis fi vedono ) (tauui diuotiT- 
fimamente rapprefentata ? Le medefime Capelle quiui flanno 
con vn gratiofo( benché roteo ordine,) in diuerfe parti del Mon- 
te collocate, e quelle Tono al numero di 50. in circa , chi di 
rozza, e chi di nobile Architettura coiìrutte, quali picciole, e 
quali grandi, fecondo che il (ito, e l'Hiftoria lo comporta. Ma 
ego' vna però attiffims ad intenerire ogni qualfiuogliapiù inau- 
rato cuore immerfo nelle colpe, 

Hor quiui il Genio, e Girupeno incorri melarono à vagheggia- 
re voltarne* te le tré care Sorelle, Pittura, Scultura, ed' Archi- 
tettura, effondo che ( per Monte si erto ) cialcuna d'effe pare , che 
<Ja douero trionfano . Le Statue fono tutte di terra cotta colori- 
ie 5 ir.à le più riguardinoli fi riconoscono efiere di maro di Gio- 
vanni d'Enrico, condotte mai fempre con difinuolmra, e buon 
Diflegno, à tal fegno, che in compagnia pure dell'altre, d'altra 
mano? e per la moltitudine grande? ogni Forefliere ne refta ftu- 
pido , cd'amnvr-ato . 

Le Pitture poi, che fono m ciafeuna di quelle diuote Capel- 
fe vengono nconofeiute di diueril Pittori, ma più (limate fono 
communemente quelle del famofo Gaudentio, del .Morazzo- i ,e 
di vn tal Tantio d' Alagna, di cui non hauendone il Genio, e 
Girupene mai più veduto altro, molto li piacquero, e diflero tra 
di loro, che fc quello Soggetto folle con quel buon fao talento 
naturale vfeiio fuori a farli conofccre 3 ctiandio it\ vna Roma, 
vie più, è di gran lunga, ne farebbe nfuonata la Fama} e freero 
«anta, e tal nfiefììone fopra delle lue fat'ghe, che aflai rafiomi- 
gliarono il genio di lui a quello di Paolo da Verona» non min- 

T candoiu 



145 LE FINEZZE 

candoui il buon Difsegno, l'c/premone, la viuacità, e giuftez* 
za nelle Tette, la facilità nel colorire? ed' il rutto condito con 
amorofo finimento . 

Nella Capclla poi, ouc fra rapprefenrara la Crocififlìone del 
Saìuatore recero più dimora, che in niun' altra- hauefsero fatto 2 
riconofccndola non folo di forma maggior deli altre, ma quello 
importa} dipinta tutta di man diGaudenrio, con tanto amore, e 
faefehezza, e così colma di quantità d'Oggetti, ('già che la rap- 
jprefentatione di si gran Miiìcro lo richiede/ e di tali bizzarie- 
d'Habiti, d'Armi, di Caualli, e Sbiraglia adornata, che difsero* 
j due Virtuofi atlanti non hauer mai quel dotti fiìm'Htiomo di- 
pinto meglio inniun'ahra parte d'Italia. Riuerito c'hebbero ogn° 
vno di quei Santuari] , ci* Santo Sepolcro (anch'elso puntualiilì- 
gnamente alia fomiglianza di quello di Gicrufalemme Scolpito , e 
collocato/ fecero tragitto nella Chiefa Maggiore , che reftando 
anch' efsa in teda d" vna gran Piazza bella fommirà del Monte , 
re viene con molta fplcndidezza , e magnificenza dalia pietà 
de' Benefattori , tuttauia edificata . Qm'ui adorando la grani 
Regina del Cielo nella fua Imagine, e le molte Reliquie: vid- 
dero per la Ciappola con infolira inuentione, copia di Statue da 
per tutto in efsa fituate , ed'cfpofte all'eternità dalla valorofa 
mano di Dionigi Bufsofa Scultor Milanefe* Calati pofcia al baf- 
fo nel Borgo, diuifando (òpra le cofe vedute, vi fi fermarono 
per tutto il recante di quel giorno , a cui di feliciflimo diedero 
il nome. 

Indi allo (puntar dell'Alba nouclla, per la via del fatico/o Monte 
detto delia Colma, giunfcro all'ameno, e dclitioio Lago d'Orta, 
laRiuicra di cui così vaga per ognintorno, fece sì, che li Fora- 
. (rieri rimanefsero ripieni d'ogni confolatione, e vifitando in pri- 
%.Qmlu mo fatto la Chiefa di 5. Giulio, qual refta per appunto in gra- 
tìofa Ifoletra à mezzo il Lago fituata: e vedutoui con molte Re- 
liquie anche vna bell'Anconctta di vn'Afsunta del Caualier Cai- 
ro , fi fecero portare nella Terra medefìma d* Orta , dal fuono 
Mmt della quale il Lago ftefso il bel nome prende . Quiui doppo d* 
fH SMIU cfserfi reficiatirlalirono per Piaggia afsai adagiata, (opra del diuo- 
«/«! to. e Sacro Monte di St Francdco à vifuar k Capclle, le quali 

quantun-j 



DE PENNÈLLI ITALIANI. 147 

quantunque non riefchino di tanta compuntiene alla «uffa dell'I 
alrre poco prima vedute, & riconofeono nientedimeno poco in- 
feriori , ma dì vie più maggior vaghezza , sì per l' Architettura, 
come per il fito più (coperto, e vario à gl'occhi di ciafeheduno, 
che vi peruienej onde à ragione poteuano chiamarli contenti/fi- 
eni , mentre che in vn'ifteffo tempo potean concedere giocondo 
pafcolo all'anime, ed'* corpi « 

Partiti, (doppc haucr goduto di molte Pitture fparfe per le 
/udette Capeliej edin particolare d r sicune del MorazzoneJ e per- 
ucnendo in poco d'hora per Barca alla Terra d'Gmegna:Afcefe- 
ro à Causilo ed' in termine bricuc, fi ritrouarono su la Rjua del W ^" 4 
Lago Maggiore, alia vifla appunto delle due famofe Ifole deBor- 
romei, la notitia delle quali era di già peruenuta all'orecchio del 
Genio di Raffaello, tanto che nbn volle refhr di goderle anco di 
perfona, e non oftante che folo h Pittura fotte il fuo principali 
«icopo, non rimanea però, che dell'altre colè belle con il fuo Gi- 
rupeno non prende/Te particolar cura, e diletto, e ma/Iìme fé 
cileno ha uè He ro da donerò il condimento, o dependenza dalla 
braui operationi, come in quefte pur troppo euidencemente fuc- 
cedea : poiché alla natura aggiuntaui vn merauig'ofo Artificio, 
fcatorito da fpiritofa, e raffinata prudenza, altro che vr. miraco- 
lo, e d'Arte, e di Natura dir non fi ponno. 

Approdati per tanto alla prima di effe, che per delitia, e vez- 
20 Ila bella denominata ne viene , vi furono con gratiflìmc ac- 
coglienze riceuuti dal Conte Vitaliano, cui feppc ( nella manie- m q> 
ra, che hoggi fi vede) per ogni verfo, adornare col fuo accor- vu*h». 
ffo non meno, che bclhrtìm© ingegno, vna. sì vsfta mole. E Z-mZ' 
certo» che da qualfiuogh'a i chi venga concedo pcrui i! piede, 
per vnica,c più torto cofrrutta per incantefimo, che altrimenti 
vien creduta: Da quel Conte Vitaliano, dico, l'animo fplendi if- 
fimo di cui talmente alleVirtudi ftà riuolto, che ogn'^lrra gran- 
dezza, o cura pare venir pofta in non cale, e che Tcff-r Mece- 
nate di tutte le belle Arti, folo pare effer fuo particolare ifrinto» 
Hor doppo di hauer hauuto il totale ingreflo,i due allottati Paf- 
iaggieri, ne vennero accompagnati per la fontuofa habitatione, 
«pai di fuperbiflìmi Arredi arrichita fi rimira : ne era di quelle 

T s la 



* 



148 LE FINEZZE 

h Pittura il fecondo luogo (là occupando, poiché con gran pre- 
gio in molto buon numero pompofamente rifiede . .Indi fi ritro- 
varono in ameniflìmi Giardini, che fi come affittiti da ogni beli* 
snfluiTo Celcfte j cosi 03 Flora > e da Pomona in ogni tempo 
ì ''empiuti ne vengano. Viali, Hi bi turi, Teatri Bofcarccci, a Iti (fi- 
rn e Piante, Statue, Spalliere, Spruzzi d'Acque abbondanti, ed* 
altre delitie in ^uefta parte lenza dubbio ritengono la Reggia, 
« finalmente àè-> che l'human penfiere può concepir di vago,c 
eli (lupcndo, lutto fi vede in qu?fto memorabile Scoglio, che 
pcunpofo dall'hurnido Elemento alteramente forge: Ma per figli- 
lo d'ogn'vna di quefte mcrauìglie, e per far che retta fiero rmg- 
giormcnte edificati, feceli fentire il Coxite vn belli/umo Dramma 
Mtificalcjcosì magnifica, ed' aggiuitatamente rapprelentato,quan« 
to mai di alcun altro Prencipe nel centro di magnifiche Gttadi 
huieflero h nottri Viandanti veduto. 

Vosero doppo i douuti complimenti alrroue volgere col perì- 
Ùdu. ^ ero ^ fteffi» ci°è * dire neH'altr'Ifola. del Duca Antonio Bor- 
ca An. romeo, non purdi vn miglio dall'altra di(ìante s di che pure, e 
&"<>. P er ^ fodezza della Fabrica,e per l'altre (uè proportionategran- 
met. dezze, recarono à gran fegno lòdisfatti . Partiti s'en girono con 
lor gran giubilo 3 e diuertimento, ricercando tutte le più belle 
tòrti di quell'ameniffimo Lago, Cm che giunti ad' Arona,c\: An- 
gela, luoghi confiderabili per il lor forte fito, e medefimamente 
Feudi della (Iella Gaia , fi diedero alquanto al ripofo. 






Tajfìno w&ntì Genio >e Girupemrà <vedef fcrnprs 
co/è nuoue per t contorni ài /Milano a 

C A P. X L V I r. 



Vtrtfe. 




N v a c h i t i per h cofe vedute , s* inuogliarono 

aaaggiormcntc li nofrri Paflaggieri di nnuenirne 

dell'altre, e così perfuafi, fen girono à Varci'e, 

BP r g° grolTìiììmo,e confideratone la ricchezza del 

traffico» entrarono nella Chicfa Maggiore, nella 

quale* 



DE PENNELLI ITALIANI. i^ 9 

«jnale di Pittura aCai ben fi n'troua , sì per vna Cucila dipinta 
in frefeo dal Morazzonc, come per vna Tauola d'Altare del 
loro dilettiffimo Lantranchi, con entroui vn S. Carlo orante à 
piedi di Maria, che attorniata d^ alcuni Spiriti Celefri tiene gra- 
solamente il Figlio in grembo. 

Dì colà nloliero nel giorno icguente d'inuiarfi /òpra il Sacro 
Monte, il che fuccefle doppo hauer veduto alcune Pitture nella 
Cala de Marchefi Ongoni della mano del Caualier Cairo, e d* 
altri , e quando fi furono fpinri auanti due miglia per la Pianu- 
ra , fi frollarono a njedi dt Ha falita dei medefimo Monte, ed'in- 
cominciandolo ad «Rendere con gran loro diletto, e diuotione, 
s'auuenncro in vna dtìic prime Capelle, ch'eCTcndo al numero 
di qmndeci , vengono dedicate allt Miirerij SacratilTìmi del Ro- 
sario ) quella prima dunque dell'Annunciata fi dice, ed' è fatta 
alla fimilitudine dall'Originale, che (ì troua à Loreto j Seguiua- 
no vedendo 1 altre, le quali ài Pittura non meno, che di viuaciili- 
me Statue, alla guila deife già vedute ne giorni auanti à Veralìo, 
cd'Oita,fono beniffimo compite \ Quando ne rirrouarono alcu- 
ne, anzi quafi tutte, che poltre la ncchifsima Architettura, con 
la quale, ienaa principio di rifparmfo fono erette ) reflano Di- 
pinte da brauilfimije valenti Soggetti, etiandio viuenu -, Seguen- 
do vn bell'ordine} fi vede in fine d'ogni quanto Miftcro vn ftw 
perb. (furto Arco, o Ila Porta Trionfale, che di sì bel pendere j 
come d'ogn'altra magnificenza, retarono il Genio, e Girupeno 
edificati al maggior tegno} cV ad ogn'hora auanzandofi l'opra di 
quell'erto fi trouarono su la foglia del fofpirato Tempio di No- s Ua „ 
ftra Signora, nel quale doppo ciTerfi conibJati nell'anima con ria d*t 
rendere i domiti oflcquij, relè le debite grafie, e riuerite molt;; ****** 
Sante Reliquie, calarono al baffo per donde erano .(aliti . 

Prefero pofeia la fi rada , che conduce alla Terra d'fnduno, 
la doue riceuuti con gran correda dall'ingenuo, e virtuofo Dot-. 
toreTomafo Buzzi per due giorni vi fi trattennero con loro gran 
iòdisfattionc a ripolarfi; quando prefone iì congedo con ifeam- 
bieuolezze d'affetto , s'inuiarono verfo Milano per la Strada più 
dritta di Saronne, in cui giunti, vibrarono l'Infigne Chicfa della ***»ww 
Madonna, e vi icorTero con raolto lor piacere Pitture di Om- 

denti© 



C ^ 




I 5 o LE FINEZZE 

dcnrio fopra della Cuppola, e perche prima di condurti à MuV 
no tntcndcuano ancora di veder altre cofe degne, fi fermarono 
Uhuu ad annottare nella Terra di Lainate, alquanto fuori di ftrada,oue 
U mattina vegnente per tempo goderono della belli/lima Villa 
Vifconta* che tra le fue tante delitie vi comprefero framifehiate 
quella d'alcune bclliflìme Pitture di Camillo Procaccini, finiate 
attorno à fontuofa, e limpida Fontana. Pallaron poi all'altro 
luogo del Caftellazzo de Conti Arconati, in cui viddero (oltre 
C4M- molte grandezze) alcune bellitlìme Statue portate con difpendio 
J *^°' non ordinario fin da Roma fteffa ; doppo di che fi partirono 
per la volta di Rhò, Terra di molta confideratione , ed' entrati 
nella Chicfa di Noftra Signora viddero Pitture del Morazzone, 
, e diCarmllo, e toccando auanti giunfero tuttauia alla Certofa 
di Gari. di Garignano , nella di cui Chiefa molto fi compiacquero dell*- 
*»*>••' Opere à frefeo di Daniel Crefpi , Scorgendo veramente in effe 
con le molte eruditioni , vna facilità gxande di fare 5 accompa- 
gnata mai fempre dal confueto fuo flwdio. 

Come doppo il ritorno del Gemo > e Girupem à JììiUno 
prendono partito di girfint ^uerfo Geuou* .• 

€ tA P. X L V 1 I I. 

[Ivisando il Genio Maeflro, co'l fuo Difcepolo 
Girupeno, che lo dar così fermi non riufeiua di 
frutto conforme a! defiderio loro, rifolfero di tras- 
fcrirfi fino a Gcnoua, cd'alrre parti, onde imitanti 
Giviofa é%S&$ffi^ verfo Pauia fi portarono prima alla Certofa , da 
di?*ut* ^gijg Qj tt à non pj^ jj cinque miglia difrante. Hot qui vollero 
fermarli per qualche hore , ad effetto di poter godere d* vna tal 
Fabrica Infigne, non men che famofa ( e non v'ha dubbio che 
m tanta vifta non reiratTcro foprafatti di contentezza) poiché fa- 
cendofeli auanti ( mentre erano nell'Atrio) la nobile, ed* antica 
Facciata della Chiefa con Gottico Diffegno sì, ma compito a! 
maggior grado * « da quant'tà sì grande di Marmi Hiftoriati à 

bailo 




LE PENNELLI ITALIANI. ij* 

baffo rilicuo, e per ogn'aftra circoftanza arricchita ne filmarono» 
bene fpefi i paffi,che ve gl'haueuano fatti peruenire. 

Penetrati pofcia entro la Chiefa, ed'auanzandofi adagiatamen- 
le fino al Choro, ed'Aitar Maggiore, viudero il Volto da ogni 
lato Dipinto (con molta fierezza, e bramirà le attioni principali 
di S. Bruno, ed' alcun* altre del Tcftamenro nuouo) dalla mano- 
dei mcntouaro Daniel Crefpi Milanefe, e doppo d' hauer pofto 
l'vno, e l'altro di etti molta confideratione in quelle, le confef- 
iarono delle migliori dell'Autore. Se n'andauano pofeia diuifan- 
do per lo reftante della Chiefa à rimirare le ben ricche, & ador~ 
ne Capette, quando principalmente vnaTauola d'Altare di buo- 
niifimo gufto dipinta dal Cerano fé li fece auanti, in cui feppe 
rapprefentare Noftra Signora, San Carlo » e San Bruno con buo- 
na, anzi ec celienti ffima maniera, e fierezza di colorito ; Così 
anche recarono paghi quando viddexo le altre Pitture d'Altare^ 
e più particolarmente quelle di Pietro Perugino, del Cairo, e 
del Guercia da Cento, & altre. Onde per vltimo doppo d'ha~ 
ucr vifitato la Sacriftia, i Clauftii, ed'altri luoghi del Monafte- 
fo, ogni cofa fpirante grandezza, il portarono in bricue fpatic* 
di tempo entro Pauia. fétuì ^ 

Giunti in quella Città fi conduffero nel Duomo, oue vid-Jero 
il principio d' vna molto magnificare fontuoia Fabrica d'ordine Du9mt% 
Compofito, e nel medefimo tempo l'occhio loro rcftò affai pago 
dalla vifta di molti Quadri: per le pareti di ella appefi, dipinti 
dalla mano di Carlo Sacchi naturale di effa Città* e confeffaron- 
Io per vn Soggetto fpiritofo, di brauo Pennello, e che teneffe 
la ftrada del buon gufto Venetiano* Tra quelli in fàccia del 
Choro viddero altro Quadro di mano di Carlo Antonio RolH 
Milanefc, Pittore anch' effo molto ftimato dalla fua Natione» 
Seguiron pofeia a rimirare altre Pitture fparfe per quell'antichi/- 
ma , e Regia Città , e principalmente alcune di Daniello , che Maitff1lw 
reftano nella Chiefa della Madonna di Loreto, ed'in quella dell' »*diL*> 
Hofpital degl'Incurabili, l'vn, e l'altra d'affai profondo fondanaen- fet0 \ 
to. Vn non so che altro di bclk^ancorchepiùche mezzo guado //^{^ 
dalla Tramontana viddero fopra le Mara del Monaftero detto ***•&!. 
del Senatore di mano di Sfamante > e ne compianfero il cafo . ™f™£' t 



r$V LE FINEZZE 

£ ? . ^. Alerà Tauoh d'Altare in S. Rocco di man del Tearino da Bolo- 
gna rimirarono molto ben intefa,e tanto, che fa giudicarono su 
ìc prime di Lodouico Caracci fuo diletto Macftro, ed'in effa 
ctAejx. (\ ?Vi] { cfpreffa la Dccollationc di S. Gio. Battifta . Di due altre 
nudi*. Pitture pofte in Altare fuori della Città nella Chiefa di S. Maria 
»* * de PP. Scalzi di Giulio Cefare Procaccini rimafero erandemen- 
fp.stzi-it appagati. Così fecero d' vn' altra di vn SMatteo di mano de 
*'• Campi in 5. Francesco funata i ed' il fimile d'vn Quadretto ap- 
ttho™' pefo in alto nella Sacriftia de PP. Domenicani Chiefa di S. To- 
*• Te - mafo, che per quanto poterono feorgere lo giudicarono di Ti* 
m *f 9 ' riano, ed'in quefto v'é dipinto vn Chriiro in mezza figura por- 
tante la Croce». 
Finalmente vedute le fontuofifà di molte Fabriche , ed'in par- 
ccìitgìo ticoìare quelle delli due Collegi; Papa, e Borromei, cioè à dire 
del ta. efe] Papa, perche eretto dalla Felice, e Santa Memoria del Bevu- 
to Pio V. di Cafa Ghislieri, e Borromeo perche infrituito, e fa- 
colUgio bricato fu dal cenno, e dalla Pietà del Gloncfo S. Carlo di que- 
JZ°' fto Cognome : Nel Salone di quella gran mole viddero due 
grand' Hiftorie in frefeo della marno di Federico Zuccari , di fa- 
cile, e piana maniera, alla ^uiia di molte altre vedute in Roma, 
ed'altroue. Si diedero poi à confldcrare il memorab I Ponte «(opra 
del Fiume Ticino, cd'clpenmentate le cortefìe, e più d'vn par- 
ticolare fauore da quei gentili, e fpintofi Ingegni, prefìtto a Gi- 
rupeno , prendendo amabilifftmo congedo verfo Genoua ripi- 
gliarono il defhnaro camino : ed' emendo pafsati per Voghera, 
sbietto e Tortona, vi fecero la loro entrata per la parte di S- Pietro d'- 
d'Arena Arena con grandiflìma allegrezza, e contento, potendo molto be- 
ne argomentare da quei fontuofi Palagi; pofti all'intorno quanto 
doueuano efsere ovvili del centro di sì (uperba Cittaj onde dep- 
CeoMM. podi hauer dato vn'occhiata alla gran Lanterna, (cui fcrue in tem- 
po di notte di fanale, e guida a Nfauiganti) vi entrarono, e s'au- 
uiddeio efsere (sì per la quantità del Popolo, come per li flra« 
ordinari) -Edititi j ) in vna delle più cofpicue Città del Mondo, 
awm- non che dell'Italiane nel pa/sar'auanti s'imbatterono nel belTcm- 
twta. pio delI'Annuntiata de PP» Zoccolanti, e ritrouatolo di gran fon- 
tuofità} tanto pex l'ordine dell'Architetture, per le pretiofe Co- 
lonne» 



DE PENNELLI ITALIANI. 155 

ièonei éd'altri materiali, qnanto per le Pitture, cd'/rt fpecie per 
fucile di Gio.Battifta Carloni Soggetto di molro vaIore,nc vici- 
tono affai fodisfatti . Il fecondo Tempio da loro vifitato fu 
quello di S. Sire de PP. Teatini, ed'iui riconofeiuto pure vna - sir , 
fplendidiffìma ftrurtura di Fabrica, arricchita al pari d'ógtvaltra, 
©tiandio da molti terfiflìmi, e ben lauorati Argenti. In oltre po- 
terò l'occhio fopra alcune Pitture fatte in frefeo, ma ritoccate 
in fecco del medefimo Carloni molto vaghete belle. Di là po- 
feia partirono facendoci aditare la Cbiefa di S» Stefano ( qua! fo- s -**€* 
pra di luoge alquanto eminente vicino alla Porta dell'Arco fé ""* 
ne rimane) poiché ben fapeano per fama colà trouarfi vna Ta- 
uo'3 col Martirio del medefimo Santo, dipinta da Giulio Roma- 
no, fi che giuntiui la considerarono per affai buon (patio di tem- 
po, e volle quafi il Genio proferire elIere(non ©frante che trat- 
tata foffe con la folira diffidenza di quella dotta mano ) alquan- 
to di fouerchio copiofa d'Oggetti, ma per modeftia volle tacerlo, 
<e col fuo Girupeno portarli in altri luoghi . Sen girono dunque 
<ìi Cubito nella Chiefa non molto grande di SS. Filippo, e Giaco- ss - Fi - 
mo, qual refta fuori di Porta della Garzuolo', oue viódeto vna $£,' 
bcHa Tauolina di man d\ P^olo da Verona con Chrifto in Cro- ma - 
ce , la Madonna, e S.Giouanni. Ritornati adentro fi condudero 
con molta loro curiosità in S. Ambrogio Cafi Profeila de P.P. s - A ™- 
Giefuiti, ed'iui hebbero Cagione d) fer m'artfi^ molto, pofeiache & 
efiendoui collocate tré belle T'rmole vna di Guido, e due dei 
Rubens, non così toilo ?.\> venne talento di partire - , Hor qui 
( ci 1 li e il Genio al fuo Dffcepdlo ) vi è che molto considerare, 
e difeorrer , ne io intendo che lochiamo à dipartire dì sì 
ottime operationi fc prima non fe ne Ha tratto alcuna cofa di 
buono à tuo bent fino . E prrche^prima da quella ài Guido per 
la iua fuprema bellezza fi lentirono allettare, alla medefima fe- 
cero la douuta rifieflìone, onde perciò il Genio. Non proui tu 
o Girupeno mio per il comparire di sì bella Pittura (cd'era ap- 
punto l'Afiunra di Maria Vergine) riempirti l'anima di Itraordi- 
naria dolcezza ? Certo che si rifpoie quegli, poiché ben fi ve- 
de il gran giaditio, e decoro che vi feppe impiegar l'Autore} 
Tuttaou che dici tu di quella gran nobiltà, che in fc rattiene la 

V Figura 



154 L E F f ^ E & Z E 

Figura principale delia Vergine tra quell'Angeliche Schiere rip& 
gliò il Genio? Non è egli Irato ancora vn bel partito quello del 
vcftirla tutto di ricca? e candido amanto ? Indubitatamente, ri- 
fpofe lo Scolare , ma ciò che mi cagiona maggior ftupore fi è 
quello deU'efferfi queiVHuomo mai Tempre iaputo concepire sì 
bell'arie di Tcfre, quali non folo le vado contemplando colasù 
nella parte fuperiore, ma in quefti Apoftoli qui al baffo ctiandio 
vie Tempre le riconofeo, ed'oltre di quefto le attitudini così de- 
corai e r auiete, e lenza flrepito di getti panni efiere vna virtù con- 
genita di Guido. Finalmente conciufero etfer quegli vn Quadro 
dipinto veramente all'esesniti per li molti numeri dell'Arte, che 
entro te lìcfìo racchiude. 

Si voltarono pofeia all'altro del Rubens, che retta in faccia aì 
fudetto ds Guido, e perche lungo tarebbe il dirne le conuenien- 
te lodi, batterà folo l'accennare, che il [oggetto dirnoftra quan- 
do S. Francefco Xauerio coli* Qratione libera molti languenti, e 
' r che ì due Forettieri {Vedendo in effe cosi ben' efprefli gl'effetti, 
?> e ciò che più rilieua la tanta bizzaria intorno alla forza del co- 
3 j lorito, e padronanza del Diisegno, quale per verità- in ottima 
grado effettuato fi vede,) differo vna libertà cosi bella dì dipin- 
gere, poter renderli atta a fgomentare ogni 'qualunque Pittore, 
che in tutto dettato 5 e difinuolto nella Profeffionc non fi rro- 
uaffe. Gl'ittefU fenfati talenti confeflarono effere nell'altra Pittu- 
ra pur di quefta mano, che retta nella Capella Maggiore dietro» 
al Tabernacolo. Onde dille il Genio poter ben con ragione quel- 
la Città gloriarli di racchiudere in (e gioie cosi rare, e pretiofe^ 

Sì trattengono per qualche tempo in Cenoua ad effetto divede* 
re la Rimerà, e altro , e pofeia s'inoltrano à Torino- 

f & Fé IL. 

L L A confideratione delie publiche merauiglìe del- 
la Pittura, aggiunfcro quella delle priuate radunan- 
ze, onde piacque alla noftra amabile Compagnia 
far in tanta Città qualche dimora) ad'effetto di po- 
ter frui- 




DE PENNELLI ITALIANI. 15 < 

ter fruire della bellezza , non meno che della ricca qualità delle 
fue quali infinite Fabriche, ed* in particolare quella del Doria , 
iti cui per autenticare ogni (uà maggior grandezza bada il dite 
edere ftato l'alloggio del Gran Carlo Quinto, e tutta iua Corte, 
e vedendola adorna di bellrflìrac Pitture in frefeo di mano del 
Pordenone 5 e di Pcrin del Vago, la confederarono anco come Ar- 
chitettura del medefimo Pcrino, Soggetto pure in quella facol- 
tà verfatiffimo, e dotto . 

Piacque al Genio pofeìa , ed 'alla fua Compagnia di fodisfaffi 
nel famo/b Quadro di Federico Barocci pofto nella Chiefa di S. 
Lorenzo., nel quale tra l'altre cole, che'vi s'ammirano, e la S-iHu'n 
gura del S-Sebalhano, cui fi rende per la Tua gran bellezza a 'in- - **»»' 
credibile fama , ond' è che per la medefima cagione l'Autor di 
«fla vien grandemente tenuto -in veaerauone in q ielle parti. 

Ciò (cguito, prefero per cfpcdienre di godere alquanto della 
(ingoiar Rjuiera, tanto per la pane di Leucite, come per quel/a 
di Ponente, nella quale oltre le continuate Ville* e Palagli che 
con gaudio cfìremo vengono rimirate : vollero far alto ncifa Cit- 
tà di Sauona per iui riuenre il S-acro Xcmpio dedicato ^ilaGran s * w '°*- 
Madre di Doi Doppo di che ritornati addietro in Gcrou.t, fi 
prouiddero di quanto per far nuouo viaggi d'vopo gli era, quan- 
do analmente (riconoidme /'Opere fótte della Città, e ''; pai* 
ticolare di moiri Segnai vaio* olì del Paeie, cioè a tJtte di vn 
Ferrari, .di vn Domenico Sarzaaa, di vn Lucian Borioni, di vn 
Luca Cangiali, di vn -Gioachino, e d'altri) partirono,e peruen- 
tiero con tJicirà grande (per la via d'Alcfiandria della Paghi, fm fd£. 
N'zza, e VAftij nella Città di Torino, come di già haueano prò -^'?5«- 
pollo. Qatui hau^ndo intefo il loro arriuo vn virtuolb Pittore £*]', 
per nome Luca Damcretti, volle non folo vifitarli , ma offerì rfi 
«iàrfdio per guida ne giorni feguenti, falla guifa, che molti ba- 
uean fatto per altri luoghi d'Italia,) e farli vedere tutto ciòcche 
foflc (lato potàbile acciò per mezzo fuo ne haueflero à reffor fé 
non in tutto contenti, almen fodisfatti. Molto fiì gradita l'ofFer- 
ta da i due nob.Ii Paflaggieri, quali con altrctanta cortefia rin- 
gratiato il Dameretti, fi accontentarono per all'hera vagheggiar 
per il di fuori, e per l'intorno il Palazzo Reale, ed* il belìo, e 

V 2 diritto 



156 L E FINEZZE 

clirkio Stradsnc, cui b Città nuoua per lo mezzo vagamenti 

fende . 

■ 

S tk&mt&M à- dar principio in nieder ^Pitture mi TfygU 

lìncei TaL^zv ) e p.fcta in altri luoghi storno 

a TòrwOé 

C A \P. £. 

rt|fe|gÉyB li'appaiir del giorno feguente il Daaieretd 
255" ^ÉÉ^C?^ accompagnò il Genio >. e Girupeno nel Regio, c 
a'r!' ^Sl^^i^ Ducal Pairzzo, qua! per ogni verfo confideranno 
%|(&^^ ampia., e decoratamente fabricara quella parte che 
$^pi<#N^5 refb fui piano del gran Giardino , li diedero à fa- 
tir \z Scalene giunti nella Sala de' Tedcfchi, e pofeia nelle Ca- 
mere di Parata^arreftauano bene fpeflo il piede a caufa di rimi- 
rar tanti prefiofì Arredi, e particolarmente molte eccellenti Pig- 
iare, intorno alle quali ofieruarono cosi bell'intagli ad'oro, e di 
tal predio, che confidarono non hauer mai veduto in fimile ma- 
teria sì grande sfarzo , e {'prezzatura, ben degna folo d'vn Prin- 
cipe sì Magnanimo 3 e Grande. 

Doppo ói ciò conduOeli il Damerctti fopra d'altre Scale nella 
•Galleria Vecchia à veder impenfati tefori di Pittura, che nafeofti 
quafi dir fi ponno, mentre che fegregati dagl'altri principali Ap- 
partamenti à pochi vien concedo il poterli godere. Tra gl'altri 
Pezzi di conlideratiose, due ve ne fono della mano ài Paolo Ve- 
ronefe, ed'altrctanti di quella di Giacomo Ballano, e tutti quelli 
così perfetti nel loro eflere, che nulla, più vi fi può defidcrarc. 
La varietà , e la quantità poi del rcfto de Quadri, che per quel 
fìto fupenorc vagamente lì vedon compartiti, fi rendon quali 
imponibile il crederne il racconto, bada folo il dire che 1* effi- 
giata raccolta degl'Eroi di quella felicifiìma Cafa , che qui fi ve- 
de, fu dipinta da primi Soggetti, e che venne accumulata dagl - 
Inuitti patfati Prencipi, come tuttauia maggiormente accrefeiuta 
dalla generosa maanifaenza di Carlo Secondo hoggi regnante. 



DE PENNELLI ITALIANI. 157 

Solo la famofa Venere aitai maggiore del vero puote( oltre dì 
quello) hauei fj-za dì tcucrli inchiodata l'attenuone, e tale la 
riconobbero, che peritarono à prima vifta ciiere del Buonaruoti, 
ma polaa confederandola à pieno, l'aderirono e Uere di Fra Seba- 
ihano del Piombo, ma più tenera dell'altre cole lue, non eccet- 
tuato ne meno quelle in S. Pietro Montcrio in Roma . 

Doppo di haner veduto i curiofi Foreltieri sì gran radunan- 
ze di fcelte Pitture, il portarono fuori del Palazzi per diuertirfi 
alquanto nel pafleggio del Parco nuouo poco fuori della Cina, 
il quale non folo alla Corte ferue di dclitia , ma ctiandio al rc- 
ftante del Popolo Cittadino, e Foreftiero, e fi rende così pro- 
digamente pronto al follieuo deìh cure più molette^cne fi orFe- 
rifee co'fuoi Viali, ed'altiflìme Piante à ricrear li /piriti più me- 
lanconici: anzi e così per molto fpatio sì ben «liuifo da leciti gi- 
uochi, e paffatempi, (oltre de limpidi rulcclli per ogni parte cir- 
condatoj che d' vn ben induftre, e belli (fimo Laberinto più to- 
fto che d'altro-, conucnirfegli il nome fé le potrebbe. 

Veduto il Parco, furono dal loro Damcrein accompagnati nel- 
la nobilidìma Galleria de Marcheft di Voghera, nclta quale à 
prima vifta reftarono aflai fodisfatti, eflenjo che l'occhio, tic 
addottrinato fi troua non tarda à tarfi paleie ciò che vi è di buo- 
no, ancorché per picciolo fpatio, ed'in vn'ifiante.-e per venire al 1È\ 
particolar delle Pitture, fi trattennero ài proposto in due pezzi 
di Quadri d'honefta grandezza di mano di Pietro da Cortona, 
come altresì fn altri due di fimil forma di quella di Nicolò Puh- 
no, e gli vni, e gli altri con Figure di vn braccio in circn, con 
Hiftone della Sacra Scrittura, Non poterono diftinguere, e Mie- 
ftro, e Difcepolo a quali di quefti due Autori fi doueffe la lode 
maggiore, poiché è nell'vno, e nell'altro feorfero egualità di fapc- 
tc y non tanto per le belle inuentioni, quanto per 1 vari) acciden- 
ti: fpintofi j cd'appropriati concetti, ed' altri loro requifiti, onde 
perciò ne lofpcfero il giuditio. 

Qual fiafi ia cagione, che nel mfrar quelli quattro pezz 1 ' M 
Quadri l'anima quafi ne proua il rapimento, non ben capifeo 
(dille Girupeno). Io dirollati ( rifpofe il Genio,) Studio : emù- 
lation: e concorrenza; defio di fama > e gclofia d'hon ore* furono. 

" '" "" ~ ■ ' " U 



158 LE FINEZZE 

la potente cagione , che quefti due Soggetti operarono in còtafi 
fatta guifa, onde per quello tu n'hai potuto riportare così gran 
Jg giubilo nel cuore, cd'io di tuona voglia ti eforto a voler tenerti 
" mai fempre à petto i medefimi fh'moli, che per appunto potran- 
no effer quelli , che doucranno portarti alla gloria . Veramente 
(rifpofc Girupeno) crederei dir bene quando diceffi, che ambe- 
due quefti Maeftri hanno co'Ioro ftudij^cd'oflcruationi fopra le 
migliori Pitture, non fòlo Superate di querta bell'Arte le più dif- 
ficili fottigliezzej ma faputone etiandio riCauare ogni più e/qui* 
fito eftratto, qual poi potìeduto con quella franchezza , che fi 
vede, e porto in Opera con si belli prarnea , ne viene da ogn* 
intelligente iòmmamentc gradito. Ottimamente difeorri , o mio 
amato Girupcno,( ripigliò il Genio) ma io di pai intendo d'age- 
uolarti la fpiegationc de tuoi concetti, ed' interno affetto. Vore- 
fti forfè dire che Pietro da Cortona, e NtcuJo Pufino fiano ftatt 
migliori di molti altri Pittori paffan ? Ciò non puoi, ne dcui fo- 
ftcntare, potrai ben dire che nel gran Giardino dell'ammirabili 
Pitture, eglino d'alcuni fiori più cofpicui,& odorofi, bene fé ne 
fiano prouifti,e ne habbino fatta honorata, e virtuofa raccolta^ 
ma non perciò reità, che il mede/imo Giardino non fia Tiftello 
per Ì3 fua immenfità, onde non fé ne polla ageuolmente da mano 
indurtre fardi nuouo altre lecite, ricolme medefimamente di gra- 
tiflìmo odore à godimento del buono, e moderno odorato! Ciò 
più volte in altre occafioni ti ho esplicato a tuo vantaggio, ed- 
in particolare m Roma nel veder V Opere del noftro Raffaello. 
Ben* io mi raccordo, ( ri fpofe Girupeno)e tengo iempre à cuore 
i vortri affcttuDfi infegnamenti ò mio àimatiffitftò, Precettore. 
Ma parmi vedercela in pkcicla forma vn Quadretto con l'Effigie 
di Maria Vergine tra li molti di quella Galleria, e (e io non m'in- 
ganno egli é della man di Guido. Ben ti fei apporto ò mio buon 
feguace^diffegii ilGcnio^ecotertoc-reper l'appunto l'epilogo di 
quanto mai potism vedere in querta felice giornata, ed' in tanto 
fi giuano ad eilb accollando, e ben sì pare, ( feguì il Genio ) 
che querta Diuina Fifonomia, quel felice Pennello habbia rapita 
dal Paradifo. Oh /ingoiar Privilegio di te mio caro Guido! Tu 
quegli fei ftato che hai fatto conofecre al Mondo à quanto pofla 

giungere 



'<F 




DE PENNELLI ITALIANI. i 5P 

giungere poco colore. All'ho» Girupcno : altro non può dirli, 
ne concludere, (ir non che quello Maeftro fia (lata impalato 
dall'Onnipotente Mano dVn Raggio Cclcfte a differenza di qua- 
ii tutti gl'altri, che fino ad'hora co'Pcnnellt habbino militato, e 
particolarmente per il dono delle Tette in fornmo grado pofle- 
duco» 

Som guidati ad altre deli tic > e T/iJìts di Pittura* 

Li Ji lf) -Li io 

O s i all'altra mattina il Dameretti portando/! à ri- 
trouare i nottri virruofi Viandanti, e diTcorfo feco 
delle cofe vedute nel giorno antecedente, gl'inui- 
tò di nuouo a riconofeere altre grandezze, propo- 
nendoli il Valentino, (delitia particolare di quelia 
Reale Altezza^ che retta fuori della Città da vn miglio in circ^ 
la doue i ben diipottt Gemo, e Girupcno, colà volfero vnita- 
mente feco le Piante. Lungo farebbe colui, che volere accin- v*Un. 
gerii à deferiuere fa ferie delle Pitture, che per quel vago, e tino ' 
maeftofo Palaggio aflìfc pompofamenrc ftanno . Ma falò il Ge- 
nio Maettro fi accoftò più volontieri,che in alcun'altra parte ai 
alcune Opere eccellentilTìme dell'Albani, le quali confittono in 
quattro gran La/Ire di Rame, di forma sferica. Rapprcfentnno 
quette le quattro Stagioni con tanti, e sì vaghi pcnlìcn, e con 
sì alti Concetti efprclie, che di molta merauiglia furono cagione 
a! noftro Girupeno j cd r in tanto il Genio godcua, in vederlo per 
caufa sì bella innamorato, e ditegli. Opali cofe vai tu meditan- 
do, fc il Ciel ti guardi, in quefte Pitture, che così vi fbi appli- 
cato , e fiflo> Per più capi io retto incantato, tutto modetto ri- 
fpofe Io Scolare, ma principalmente per quello del vedere ir» 
tanta quantità d'Oggetti vna continuata grana, ed' vn fempre fo- 
ftenuto fide, lanciando da parte il gufto totalmente raffilato , e 
fublime, cagionato, come hieri fi dille, dal pofleder- o/^ni buo- C F\ | 
na regola, e prattica dell'Arte» Hai ragione, nfpoleglt ^ìi'hora d 
Genio, e conuien dire» che la maniera dell'Albani ricica talmente 

arra 



itfo LE FINEZZE 

atta al dileti&re,che ftimo niun'alrra per mio credere più di que- 
lla poffa renderli proportionata ad'amollire gl'animi, quantunque 
per altro crudi, ce altieri: e ftò quafi per dire?, che l'ignoranza 
{reffa ne polTa prouare il godimento, ed'io qui facendo vn Para- 
filo vado penfando che egli (cosi ben fapcua accoppiare l'eru- 
dite, e recondite finezze per coloro, che fanno, e le facili, e 
chiare rapprefentationi per li meno intendenti ) fi poffa , e deb- 
ba il dottiflìmo Albani affomigliare al diuino Ariafto, qualfeppe 
così ben dilettare con le tanto vaghe,e varie inuentioni ad ogni 
genere di perfone, che vale à dire il maggior vanto, che dar fi 
poffa ad vn'Huomo, che efponghi al puolico:Ed in vero che il 
talento dell'Albani, come più volte dicemmo in Bologna, riufeì 
mai Tempre intento alla vaghezza, ed'all'efprimer IVniuerfale per 
ben feguir l'Orme de* tuoi gran Maefrn Caracci . Ma già che il 
Sole co'fuoi benigni raggi n'inuita altrouean Jianne fdiffe il Da- 
maretti ) le pur v'e' in piacere al luogo di Riuojj, oue vedremo 
alcune cofe del Morazzone, e feruirà in vn ti tede/imo tempo di 
diuertimento agl'animi voftri la v^fta di vn si bello,e giocondo 
Paefe. 

Così doppo effer' rrafeorfi con l'occhio non folo per l'altre 

aiuoli. Pùturc del Valentino, ma ancora per Io refrante delle lue magni- 
ficenze ; doppo dieci miglia di camino à Riucli fi portarono :*i* 
in vero che l'Opere del iudetto Irtoraèzoni , in quel rJto, ed* 
eminente Palaggio,(qual ferue di Fortezza per quel luogo,) gran- 
demente per la loro bizaria, e colorirò, per if manieroio iì ile , e 
prontezza di Pennello, giudicarono degae d'etìtr in oi\:i tempp 
celebrate. Quella (atic'a, qual per fé fìeffa è di gran con fide »••*- 
tìone rapprefenta l'Opere magnanime di alcuni di c;ue' Prcnupi 
Eroi di Sauoia. In fomma veduro,e co.fiderato anco altre Sta - 
ze dipinte con molra lor curiofnà, vlcirono di quiui, e per con- 
figlio del Dameretti fi conduflero f >nma di ritornare entro Tc- 

venAria r j n0 a n*afrro luogo della Real Vcnaria, qual tutta fin da fonda- 
menti e (lata eretta dalla ftraordinaria /plendidézza d^i domi- 
nante Carlo , il virtuolo animo del quale garreggia cch.qu' Ulti 
degl'immortali Auoli fuoi : in quella, dico, gran Magione egli 
fuol prouare il ripofo, qualunque volta fianco d'Ale Caccio in 

quelle 



DB PENNELLI IT ALI ANI. 161 

quelle parti fi ritroua} E perciò dal Genio, e Girupeno venne 
offeruato nel gran Cortile la molta quantità delle fpoglie opime 
de Cerui, che appefi con bell'ordine attorno; diaioftrano i trofei 
di quella Regia Mano. 

Entrarono pofeia (doppo di hauer goduto della rida de i mae- 
ftofi Giardini) nell'ampio non meno, che ornatiffimo Salone? e 
diedero d'occhio in primo tratto ad alcun? Quadri appefiu? , oue 
effigiati reftaoo Ritratti di gran Dame* e Gàualieri, tutti sii hU 
zarri Deftrieri in habito di Cacciatori, e Cacciataci, e quel che 
più rilieua da buoniilìme marti cffpitttii Oltre di quello fi fer- 
marono i due virtuc/ì Forestieri in compagnia del Damcretti, a 
riguardare quattro altri pezzi ci Quadri pure ad oglio, ne quali 
leggiadra mente, e con mjko di fpirito vi Ci vede effigiato tutto 
il miniftero deìk Cacciagioni per il Ceruo : il tutto con incre- 
dibile verità; e gii /lo dipinto ( ferì gufto di Mi'cnd'Angelo detto 
delle Battaglie ) dalla mano di Gio. Miele poco prima mancato 
al Mondo, e grandemente amato da quell'Altezza Reale tanto* 
clie per le fue qualità virtuofe meritamente honorolio della Cro- 
ce di Caualiere di SS* Mauritio, e Lazzaro. Moke altre Opere 
in frefeo viddero per la medefimi Sala delia ftefla mano, e re- 
frano turte in varij compartimenti [opra del Cornicione, ed'in 
mezzo def Vòlto : bcllifTìme,e capricciofe fono le Fauols tutte 
alludenti pure atia Cacciale bada il dire, che furono date fuori 
piene d'erudittioni dall' Ingegno rarifHmo di quell'Emanuel Te- 
/auro, che fa lìuptre il Mondo eoa Pelcuatezza della fua Pen- 
na : Seguirono in oltre per alrre dtuerfe Stanze, oue battendo 
veduto gran copia di cole cfquifìte in qualfiuoglia genere, ed'in 
fpecie della lor mai fempre Pittura , dandone à ciafeuna le con- 
uenicnti lodijfi ritirarono al cader dei giorno entro Torino* 




Cèrne 




i6i LE F 1 V^ E Z Z È 

Come il Genio , e Gìruptno tornavo à Milano per U *vfo 
dk Vercelli x e '\ouarA * 

C A 7>. L I L 

|Aua troppo lunga la dimora fuori di Milano alFa, 
noflra honorara Coppia perii defiderio grande,che 
haueuano di far ritorno à luo tempo verfo Romaj 
^yPP^HS onde refi al Damererti i douuti ringratiamenti pre- 
(HW&w*®^- iero- la partenza, e condottiti per la più dritta via 
vcred- c h» pena à Vercelli, colà felicemente in brieue peruemieroj 
Ma ritrouatoui adai che vedere di bello nella Pittura, vi fi fer- 
schrì marono per vn giorno intiero. OHeruarono di Gaudentio in fre- 
jìoUro. feo, ed'in o<*lio molte operationi, come nella Ctaefa di S.Chri- 
sewia ft fa ro j nella Scuola di Santa Catterina , ed'anco ìq Piazza fot- 
terina. KHÌ Portici alcune Hi ftorie di S. Kocco » il tutto macfUeuol- 
portici mente, e con gran facilità al folito di tanto Autore. 
za,**** Partiti poi, s'auuiarono -, psllando il Fiume Scfia , verfo No- 
Nata, nara , otre pure riconobbero vna degna Capella del Morazzone 
'sàatt ncirinfigne Chiefa di S. Gaudcntio > à cui doppo hauer date 
dtniio. molte lodi, riprefero il viaggio, e- giunfero in brieue à Milano^. 
uinouo k doue furono con grand* allegrezza accolti da loro amici, e 
à-MiU- doppo efferfi ripofati alquanti giorni, frabilirono di girfene à go- 
dere di alcun'alrre parti del floridiflìmo Stato di Milano per po- 
terne pofeia di elio decorrere con verità, e di veduta le molte 
grandezze . Vfcitr per tanro vna marrina dal/a Città ver quella 
parte che conduce al delitiofo Monte di Brianza, colà ( paflan- 
Mtnx*. do prima per l'illufrrc Terra di Monza > in cui fi fermarono à 
*. do. vedere il celebre Tempio di S. Giouanni ) con gran celerità fi 
portarono) ed' incominciando ad olTeruare di cflb le molte deli- 
rie, e le vaghiflìme, e quafi infinite Ville , & habiiationi , fece- 
ro alto nella Terra d'In uerigo, di doue paffando per l'altra di 
cmo. Herba, fi conobbero in poco a"hora à Como, Città pofta sii le 
Riue del Lago> che da cfla prende il nome . Le circoftanze , e 

prcroga- 



Bxrlaf~ 



DE PENNELLI ITALIANI. i6f 

prerogatiuejchc portano (eco IcRiuicrc di quel liquido Elemen- 
to, perche fonò quafi innumerabili, non cosi di facile riufeirebbe 
il raccontarle* Quiui tu vedi l'anrichuTìma Pliniana, da quella 
parte la memorabil Capouana, qui il bel Garo,e là Grauedona, Gr««^ 
r vno, e l'altra poffedure degnamente dalli Duchi d'Aluito, £.do»*. 
veramente pare, che fi come vengono conofcuue neli'vltimo 
quafì dello Stato di Milano per quella parte > così iìanò com- 
munemente confiderate per il Nw plus vltra d'ogni delitiofa 
grandezza- Ncll'iHefla Magione di Grauedona farono trattenuti 
ad' alcun iolazao i due Foreltieri, ma tri l'altre merauigiie, che 
vi trouarono vna fu quella del vederui belli/lime le Pitture , on- 
de poterono ben con ragione vantarli di doppiamente godere - 
Nel fin poi d'alcuni giorni montati ibpra di adomo Bucintoro 
s'inuiarono di nuouo a Como, e di eflb ammiratone il fuperbiilì- 
moDuomo^c Tua (ingoiare ftruttura^ con quanto altro per entro 
vi fi rroua di confiderabile, fi portarono per la Strada che con- 
duce à Milano in Barlallìna, Terra memorabile per il Martirio f* rlt 
dato in quella parte al GJoriofo San Pietro Martire 3 e d'indi à 
Ccfano luogo reibfi anch' eflb chiaro, e faniofo per la maemfi- „ , 
cenza d vna rabnea alla Regale, con altretante proportiouate 
delitie, fatta erigere dal -portenrofo faperc dd Conte Prefidenrc 
Bartolomeo Arcfi. 

'Partono finalmente da Milano i due Vutuofì, e sìnuwnoà 
7\oma per U ftrada di TMtevzg , e di Tarma . 

C A P. L I I I. 

I tornati, che furono di nuouo in Milano il 
Genio, e Girupcno, incominciarono à piegar col 
penderò alla partenza verfo la loro tanto fofpirata 
Roma , e già che la Stagione molto à propofito a 
ciò gl'inuitaua, non vollero più oltre prolongarla : 
cosi paruegli bene non più per adentro oflcruar del gran Mila- 
no le grandezze per non andare in infinito, e tanto più rifolfcro 




1*4- LE F I ?C E Z Z B 

n quadro i quanto che fapcuano douer darfi pretto alla luce rn^ 

c*mni nutamencc jj tutto da crudiflìmo Soggetto, cui con nobile, ed*. 

Turi* eloquente fti!e 5 fj farebbono vedute come in vnterfiffimo Specchio 

di ciafehedun curiofo per l'auuenire : onde prefo congedo da 

toro più cari, e cordiali amici, alla volta di Lodi s'inuiarono. 

In quella Città pcruenutijritroiurono in materia ài Pittura al- 
cuna cofa di buono di man di Califto naturale della medefima 
Au Patria 5 ed* in vero che egli andò tempre affettato nel Disegno, 
amorofo nel colorito, e maeftreuolmente nelle compofitioni dell* 
hifroriare. Elio Califto fiori nel tempo del fecclo andato, ed'in 
iòmmo grado cercò tutti i mezzi per imitare le buoi; e Scuole, 
che miìitauano nell'era Tua» 

S'en girono all'altro giorno ( fc°t\sxiòo il 2 or prefo camino ) 
i*Mcr^ verlo Piacenza, h doue giunti, doppo poche bore di ripoio, fi 
diedero conforme il lor confueto a rinuenir delle Pitture il bel- 
lo, poiché ben fa penano per fama efferuene in molta copia, e 
buone, Peruennero per tanto in primo luogo ne Ida Chiela Car- 
», re( ] fa j Cj ed'hauendune confiderai la magnificenza deii'Arqrwtei- 
tuia , cleoarono io fguardo al noteiifluno Chrro, e Lappola : il 
primo adornato da i Pennelli di Lcdruico Car.ec:, e Camillo 
Procaccini, e la feconda dalia mano del Morasrzore, e Guercio 
da Cento > Tutti, e quattro quelli Soggetti diedeso gran faggi 
4cì loro faperc in quefto luogo, ma d:u r e il Genio al fuo fegua- 
cc : cfler quelle Cortole , o voghaai dir Cordoni, che li ve- 
dono in molte Cuppofe ( come per appunto erano in queita)- 
molto pernitiofe a Pittori , e da non pocerfi foffrire , perche 
leuano alìolunmenre- la libertà del fare , e legando le brac- 
eia impedirono il profluuk) de Concetti, all' bora quando per 
altro in firn ili vafti luoghi fi potrebbero efpftcare ? ' ad ogni 
modo tu vedi, che quella machina ella è dipinta delle otto par- 
ti due dal Morazzoni , e l'altre fei del Guercino , e che in cia- 
fcheduno delli fpatij ita rapprefentato vn Profeta : tu vedi anco- 
ra per difotro al Cornicione altre Hiiroric pure della mano del- 
lo freflo Guercino > con ort'mo talento, e fierezza di colorito 
ridotte à perfèf rione, ond' è che da tutti generalmente vengono 
non mcn gradite > che (limate r 

Inchinata 



DE PENNELLI ITALIANI. rtfy 

Inchinata la vifta vn poco più al baffo, la fermarono nel Vol- 
ìo,chc rimane fopra la Capella Maggiore : fcoriero quello tutto 
dipinto a vicenda da Lodouico Caraccio e da Camillo Procac- 
cini-, e d come dei primo non fi fecero alcuna merauiglia fa- 
pcndo effer iuo folito il far Tempre bene, cosi dell'altro paruc 
veder miracoli, quantunque in Milano, ed'altroue Phauellero 
fempre oGeruato per vn dorrò Maeftro, come pur hora ne te- 
guiiia l' ifteffo effetto per li tré Quadroni ad oglio che riman- 
gono nel "medefìmo Ghoro, oue per apunto ltan dipinte alcune 
principali Hsttorie di Maria Vergine noflra Signora. 

Confclsò Girupene, che la compagnia di Lodouico era riu- 
feira per Camillo di molti/lìmo giouamento , e ne argomentò 
Tefler ottima cola la compagnia, e la conferenza de grand'- 
Hu orni ni in quella fàcoltadc, onde feguendone diligentemen- «gx 
te per ogni parte l*ofleruationc à fine pur femprc d'impara- J^ 
re, non eeflaua di contemplar il modo del contornar gPfgnu- 2> 
di di Lodouico, quali per la loro fingolar'efqui fitezza cercò ?> 
poi (crn^ie ritenerti nel cuore, e /colpiti nella mente . Di qui 
paGTando a veder altre Pitture per il medefìmo Tempio, affilia- 
rono lo {guardo in picciola Tauolina d'Altare di mano del Lan- 
franchi con dentro vn S. Corrado Ercmira, come anco vn'altra 
maggiore della mede/ima mano colla morte di S. Ale/Iìo>efpre/- 
fe ambedue con cftremo gufto, e (ìndio dell'Autore, e tanto chfe 
fu mirabil cofa il vedere quanto il Genio , e Girupeno vi facef- 
fero l'opra accurata la dimora , ed' il Cernirli dire più che mai ri 
Lanfranchi effere flato vno de maggiori Soggetti, che habbia 
hauuto il noftro moderno fecolo. Quindi doppo hauer veduto 
vn S. Martino, che comparte al finto Pouero il proprio Man- 
fello in Tauola d'Altare dipinta da Lodouico, ed'vn altra Anco- 
nctta di mano di Ciò. Andrea Sirani da Bologna con dentro mol- 
ti Martiri Crocififlì,cd'anco «on so che altro nella Capella del- 
la Madonna, vfeirono à ritrouare altre Pitture per la Citta: che 
per ciò trasferitili in S. Agoftino Tempio grande, e famofo, vi s.Atf. 
icoifero medefìmamente va Quadro d'Altare dipinto dallo fteffb 
Lanfranchi , e benché fia delle fue pnmitie , nientedimeno vi 
trouarono affai del buono, e quelli Ila ficuato nella parte fimftra 

cntran- 



\66 LE FINEZZE 

entrando. Quindi considerata la MacfU dell' Architettura \\ cd*J 
alrrc cole di sì bella Chiefa, vollero iodisfarfi col vedere t« il 
retante del Monaftero era corrifpon dente, onde penetrau'ui vid- 
dero effcrlo di vantaggio con fup erame ogni loro afpcttatione, 
e più quando "fi trouarono nel Refettorio, in cui offeruarono in 
tefta d' effo dipinto il tutto per mano di Gio. Paolo Lomazzo 
ma con affai maggior gufto, e tenerezza di quello haueflc queft* 
Autore operato in Milano nella Chicfa di S. Marco. Partiti po- 
s.smuì. /eia da quefto luogo fen girono molto curiofi à S. Sauino, effen- 
»•• do che nelle Stanze dt quel Priore ben fapcuano efserui di belle 
Pitture, tafeiate in fìdeicommiffo xia altro Superiore dilettante» 
ed* intendente di quefta Profeflìone, che n'hauea fatto la raccol- 
ta, e qui reftando affai contatati per la yifta di cofe molto rare ) 
e particolarmente per alcuni pezzi del Caualier del Cairo, fatti 
su la maniera del fuo primo fìmpatico Morazzorve, tutti lieti 
s. Lo partirono, e giunti À S. Lorenzo, di là non molto lungi, vid- 
rento. ^ n ( j ue a l t f»Qpere in Tauole d'Altare del lor diletto Lanfran- 
co, e diile il Genio a Girupeno, che non era dVopo farfi me- 
rauiglia , che tante cofe fi vedeffero di quefta mano in quella 
Città, poiché egli hebbe i fuoi natali in quelle parti, quantun- 
<jue i Parmigiani Io voglino fuo. Tanto può la forza della Vir- 
j&> tu, che le Cittadi fteffe contendono tra di loro qual debba effe- 
** re di chi l' efferata pregiatiffima Madre. 

Sì fiegue dal Genio > e Girupeno à rveder l'Opere dt Pittar* 
tifila Città di ^tacen^a» 

C A T. L I V. 

Ltrs le molte cofe fin qui vedute di Pittura nel- 
la Città di Piacenza, refrauagli anco, per così di- 
re, il migliore, ma prima d'ingolfarfi in effo, vol- 
- lero ritrouarfì nella Piazza, in cui merauighe9 in- 
f^SW torno il genere del rilieuo, non mancano . Confi- 
ftono queffe in due grandi Statue di Bronzo, collocate fopra dt 

alti, 




2>B PENNELLI ITALIANI. \6j 

alti, e ficchiflimi Piedeftalli, in vna effigiato fi vede à Cauallo 
Aleflandro, e nell'altra fimilmentc Ranuccio Farnefi, Prencipt 
d'immortal memoria, e dominanti di Piacenza, e Parma &c. Co- cwff 
folli quefti fono così bene intefi , ed'efprcflì in quel duriamo diB \ m - 
Metallo dall'eccellente valore di Francesco Mochi, che ben al //'L* 
ceno fi fan riconofeere per iftupori del Mondo , e per mira- *' Put - 
coli dell'Arte. Quefto Soggetto fi fece ad ogn'hora (limare ap- c ''"^' 
preflo tutti nella Città di Roma , e dimoftrò ad onta d' ogo'au- 
uerfa Fortuna quanto egli fi fapeffe fchermire dall'inuidia mede- 
fima col fuo felice,, e fapiente Scalpello. G'rupeno, che curio* 
fi (Timo era, iua rimirando per og> «'intorno que' ben formati , ed* 
artifkiofi Deflrieri, e mentre col fuo Maeflro diligentiflìmo il 
tutto andaua offeruando, non tar^'ò à concluder feco, effer quelli, 
è per il moto aggiuflati filmo , e per la bizarra furia, che fin- 
gono, più tofto mouibili, che immobili, e da poterfi quafì, qua- 
fi paragonare all'antico Cauallo del Marc' Aurelio di Campido- 
glio in Roma : Ma accortifi d'vna troppo, benché dolciflimà di- 
mora, fi ri fol fera di colà riuolgere iì piede , e porrarfr, come 
fecero, ad inuaghirfi nel Palaggio Ducale, chiamato per anto- 
nomasia Cittadella f il Diffcgno di cui fiì del mai (emprc lodato r,v*«. 
Giacomo da Vignola,onde confiderarcne h flraordinaria magni- dcli ** 
ficenza, ancorché per altro non del tutto perfettionato, partiro- 
no ; e piegando itti vicino à S. Sifto Chiefa è Monafiero per tut- 
te le parti famofo , ed' infigne de PP. Benedettini, e recandone 
per ciò in efrremo edificati, (ì frollarono nel Choro, oue vid- 
ero ir tanto rinomato Quadro del loro Raffaello d'Vrbino, e 
perche in elio vten rapprefentata la Vergine col Bambino )n 
braccio, & il Vefcouo S. Sifto , e Santa Barbera dalle parti , (ì s, r»/f». 
accontentarono folo di fcegliere • tra le molti firme fue prerog^ti- 
uè, quella della decorata pofitura della medefima noftra Signo- 
ra, ond'egll é più da imaginarfi, che da deferiuere la fn'sfjttio- 
ne, che prelero i noflri virtuofi Paffaggieri per vna sì gioconda, 
e gradita villa . E perche dubitarono alquanto della mancanza 
del giorno, frettolofi indrizzarono il palio verfo IaChicfa di Sm?- ^fa- 
ta Maria di Campagna, Tempio di quella Madia, grandez73,e /. 
diuotionc ch'alMond® e noto. Rinucnnerodi fubito all'entrami ? 






dalla 



168 LE FINEZZE 

dalla parte finìftra vn bel Dipinto in frefeo di S. Agoftino ve* 
{tiro all' Episcopale circondato da alcuni Angioletti , che gli 
afiìftono con bclliflìmi 9 e pronti atteggiamenti • Opera e v que- 
fta ideila mano del valorofo Pordenone, ridotta veramente con 
^ grandnlìmo DifIegno, e facile impatto de' Colori» oltre di vna 
%* diligenza amoreuole, ma non affettata, alla guifa dell'altre fue di 
già vedute, e che pur fono in queSta Chiefa. Cosi Angolare fu 
quefto virtuofo Pittore, come fi è accennato in Vcnetia , Cre- 
mona, ed'altri luoghi, che meritò d'cSTerc inuidiato dal medefimo 
Titiano, ed'à tal legno, che gionfe a dar in eccello, come molti 
raccontano. Andauano tratto, tratto diuifando Sopra le di lui fa- 
tiche, e la prima fu vn'Hiftoria della Natiuità di Maria, vn'altra 
dell'Adoration de Magi, il rutto efprciio con Figure al Naturale 
in Siri aliai vafti. In oltre mirarono con molto lor gufto vn'altra 
Hiftori?. con Santa Catterina Vergine, e Martire, disputante in 
Uà Dottori, ed' in quefta parue il Genio, e Girupcno compia- 
cersi più che nell'altre, per elfer ella condotta con ìncredibil 
gufto, ed' amore j e vie più rellonne consolato il medefimo Gi- 
rupeno quando battendola vicino all'occhio ne poreua ofleruar 
«/§* minutamente, e dipinte le proprie Pennellate. Ciò Seguito pon- 
^* derarono ancora con aSLi loroediflcationc(auantid'applicarfi alla 
Tribuna, ò Sìa Cuppola Maggiore ) vna Tauola d'Altare iui vi- 
cino dipinta ad oglio con altrctanta eruditione, e facilità fui gu- 
fto di Paolo da Verona , pur óc\ medefimo Aurore, ed' in efla 
(oltre le Figure maggiori,) vi Sono alcuni Putti a piedi del Qua- 
dro, che fingono Suonare Stromenti con indìcibil grafia . Difle 
all'hora il Genio al fuo Seguace, Hor poniamoci di tutto punto 
à considerare alquanto ciò che ha faputo far quefto grand' Huo* 
mo col fuo Pennello in fito alto , e difficile com' è quello qui 
fopra della Cuppola. In primo capo io vado oSIcruando, che 
^3T cosi gran diSlanza è ftata molto ben considerata dal Pordenone, 
il quale per l'imperfcttione delle Coitole {'come l'altra, che hieri 
vedemmo nei Duomo ) è reftaco ligato anch'efTo, e non ha po- 
tuto ('come forfè haucrebbe fatto ) concettizzare, e sbizarrirfi: 
non refia però ch'egli non fi Sìa diportato valoroiamente, ancor- 
ché le Figure non habbino ia veduta totalmente al difetto in su* 

Perche 



3> 






DE PENNELLI ITALIANI. 169 

Perche diffe Girupcno? E egli ciò fcmpre di necctìità ? Nò ecr« 
io, rifpofe l'altro, ma quando fi opera in Umili (iti, ricfce fcmpre ,7 
più laudabile , e di maggior (lima appo quelli, che di Pittura in- ^ 
tendono il faruide feurci : certo però,ch*cgl'e N queflo Soggetto 
di grand' ammiratione per moke parti , ma in fpecie per i buoni " 
Contorni de' nudi, per la tenerezza de Panni, e per far Putti- » 
ni) che quafi come tu vedi paiono impalati di carnee fi moftra- » 
no con attitudini puerili) e di finuoltiflìme, conforme al coflume 
che le fi conuicne. Tutto bene, dille Girupeno, ma parmi che 
quello Maeftro ritoccarle di molto a /ecco, e con Colori a col- 
la. Ciò negar non d puote, il Genio rifpofe > ma queflo poco 
filieua,ogn.i volta che ie cofe finalmente faccino benevolo que- » 
(lo modo di ritoccare ricfce dannabile quando flà efpoflo all'in- 3> 
giurie del tempo, onde per queflo è fempre p'u degno modo il 
far tutto a buon frefeo, effendo che in eflb vi fi ricerca mag- 
giormente più libera è pronta la Maeflria. Rjuerita finalmente 
{'lmagihc della Regina del Cielo, e dato d'occhio con molta 
attentione alle Portelle deli' Organo , che per appunto fono di- 
pinte per ta parte di dentro dalBoccacciniCremonefe confiden- 
ti in vn'Annunciata molto leggiadramente perfettionata , fé n'v- 
feiuano, quando, eflenJo quafi fui limitare della Porta Maggiore 
per donde entrati erano, viddero per contro alla Pittura di gii 
detta del S. Agoflino, vn S. Giorgio, che con la Lancia in re- 
jfta libera la Donzella dal Serpente, e conofeendo quell'Opera 
efserc fiata cfprelsa dA Soiaro, molto ragioneuoJmente lodando» 
h fi partirono da quel nobiliffimo Tempio. 

Di là non molto lungi, feguendo il lor camino, gonferò al/a 
Chicfa di S. Nazaro , inuiuti dalla Fama di vn Quadretto del * N *< 
Lanfranchi,che per appunto fu vno de portenti della fua prima * 
giouanile etadej rapprefenta quelli vn'AngcIo Cuflode, qual di- 
fende vn' Anuria dai Nemico commune* ed' e trattato fui vere» 
gufto delle cofe d'Antonio da Coreggio. 

D'indi non molto lungi entrarono nella Chiefa di S. Sepolcro, s * e ? 9f - 
( Vafo fuperbo, e grande, in cui viddeio fopra la Porta Maggio- 
re vna Refsurettione di Quitto con molti Soldati di Luca Cat- 
tapani,cosi in capo alia Chicfa nella parte finillra dell'Aitar di 

Y mezzo 



<>*, 



goffra 
Dor.ntt 



«« 



170 LE FINEZZE 

mazzo dell' iftcfsa mano vna Decolfationc di 5. <Sio. Battifta fin- 
rapd'rnotre cnolro bella ^nloluta, e toccata di maniera. 

E perche la noirra Compagnia era allcttata ne! veder cofe ài 
gran gufto, fi condufsero alla Chjcfa de PPo Seruiti quafi su la 
^i^*^ Piazza , e viddero pure del loro Lanfranchi vna Capellctta en- 
trando a man finifrra, dipinta altresì nel fior degl'anni fuor, Qui- 
ui fece ogni sforzo quel felice, e Pittoresco Ingegno* per dare 
à diuedere à quanto dotteua riufeire per il reftante di fua vita 
('come- in effetto fi vidde) in quella bella non mcno 3 che diffi- 
cile Profeflìoneo 

Si trasferirono pofeia in 5. Francefco Tempi© pure fìtuato sii 
la Piazza, in cui viddero vn efquifito Quadro appefo ad vna 
Parete della CapeJIa della SS. Concettione, dr mano di Barto- 
lomeo Schidonef, del quale 5 benché poche cofe fi vedino , fu 
nulladimcno anch' egli aisai buono imrnitatore dei Coreggevo 
fare . . 



Mtfco . 



S\ intende l au finimento del Genio 9 e Girupene nel njìaggtQ 

rverfi TarwA » 

C A P. L Fo 



Corte 
Mag- 
gi or e» 




ima però dì prendere direttiuamente il camino 
verfo Parma rifolfero i due Viandanti piegare al- 
quanto alia finiftra 5 à fine di trafportarfì alla Terra 
di Corte Maggiore s non tanto móffi dalla Fama 
della fua bellezza, quanto per vederui alcune An- 
golari Opere de! Pordenone , onde efscndoui fn poche fiore 
peruenutij vollero in primo tratto riconofeere nella Chiefa Mag- 
giore vna Tauolctta della folita fufticienza di quel Maefrro, e 
non tantofto, ritrouandofì contenti di hauer allungato quel poco 
di ftradaper sì grata vifione, che vennero efsonati di veder'altrc 
cofe più confìderabili nella Chiefa de PP. Zoccolanti , qual re- 
fta alquanto fuori della medefima Terra . Confiitono que(te(che 
fono in vna Capellctta à mano dritta entrando ) in vn Padre 

Eterno^ 



DE PENNELLI ITAMJNL 171 

Eterno., foftenuto, & adornato da varij, e nobili Pattini in tire- » 
Jco, così teneramente 5 e con sì bel colorito cempki> che il Gè- . 
nio di Raffaello dille non poterli quafi pretender di vantaggio» 
II Quadro d'Altare poi della mede/ima espella lì vede anch'egli " 
belliflìmo, quanrunque fìa vna Copia, perche ricauata dagl'JEc- " 
ccllentiflìmi Caracci da vn Originale dello (teffo Pordenone , é " 
che già tempo fu trasferito ùRcma a cauia di (uà gran bellezza.. 

Quindi rimeflìfi in viaggio a gagliardi paifi de /or Dcftricri, 
su le hore rardiflìme della fera giunsero Jn Parma* 

Alla mattina vegnente, (puntata apena l'Alba, l'aitarono dalle 
Piume, morti dall'ardentifììmo desiderio di vedere le mcrauiglie 
del Pennello così famofo di Antonio Allegri da Correggio, ma 
più che i'altro il buon Girupeno, il quale fuori che poche cofe 
di vn tant' Huomo non hauendo veduto, piti ne ftaua anlìofo, 
onde andatofene dietro l'orme del Tuo Mae/tro , penetrò feco 
nella Crucia delia Steccata, rimirando di diuerfi Autori molte fa- s. ;m*. 
tichc in frefeo : Ma doue frisò maggiormente l'occhio, e più Li /**?' 
mente, fu nelle famofe di Francefco Mazzuoli detto il Parmi- **«. 
gianinoje fpcciaimente nella Figura del Mosè fatta à chiaro /cu- 
ro, qua! rimine (opra del Cornicione, cd'apparrfce fpezzaatc le 
Leggi, in tutxo mirabile per !o fpirito che dimofrra. 

Al pari di quefta rc/larono colmati d'interno giubilo, quando 
fu loro additata nella Chiefa de Serui vna Tauola d' Aitare del chkf* 
medefìmo Autore, e difTero tra ài loro non hauer rirruouato al- d \ Str " 
cup. Piftore, che più di qucfto fi vniformafle col gufto del gran 
Raffaello, e particolarmente in ordine alla venufladc : Ma le horà 3> 
( dille il Genio ) tanto godiamo in veder le cofe qui prefenti, n 
che farem poi ali' bora quando ci farem ingolfati ncll'abiUo così 
bello delle Pitture del gran Careggio ? Oh Dio egli é tanto il 
concetto (rifpofe Girupeno ) che io ne tengo, e tale il defiderio in 
riconofcerlc, che il piede quafi ne vacilla, ed'il fanguc tutto 
brillante per le Vene alterato nerimane,bcn fa pendo che tra pochi 
momenti farà per trouarfcle prefente. Ed'in qucfto dire cflendo 
gionti nelDuomo,anzi inoltrati a mezzo Tempio, parue ali'vno, mom9t 
ed* all'altro incominciarfi a palancare il Paradifo, mentre che 
andauano cor l'occhio feoprendo la tanto defiata Pittura. Cosi 

Y 2, lenta- 



17* LE FINEZZE 

lentamente fi andauano accodando, quali che non òfaffero rrmf- 
rar ad vn trarrò cotante merauiglic; quando faliti i gradini, che 
hanno il ior termine lotto della Cuppota, Ci arrestarono per buo- 
na pezza ammutoliti rimirando d'ogn' intorno quel sì giocondo 
(ed'ingemmato da colori,) fpettacolo . Girupeno,difie all'hora al 
fuo decorato Maeftro: Hor quefto b?nsì fembrami il condimento, 
di ciò che in Pittura defiderar ho mai fin ad hora potuto, e l'e- 
pilogo de i Colori di tutta la Lombardia: Tiì dici bene, ripigliò 
il Genio, ma però fia bene intender ciò conditionatamente, e 
fenza pregiuditio ài fal'vn altro, che pure le non ha toccato l'alte 
Cime come Antonio da Corcggio, almeno gl'é volato vicino, 
e fi è acquietata meriteuole aura in. ogni tempo. Puoi tu ben 
dire affolutamente che Antonio nafeefle co'Pcnncllt in mano per 
dipingerete che fblo la natura, di lui prendeffe cura particolare. 
Mi in tanto Girupcno nel tempo medefimo, che pendente fé 
ne (bua coll'orecchio à i dolci detti del Tuo Maeftro, non perà 
diftaccauafi dal godimento delle pregiate» anzi felieiffime fati- 
che del gran Corcggio , ne ceffauano tanpoco ambidue di por- 
gere le lodi potàbili ì quel diuin Pennello. Quindi incomin- 
ciando a difeorrcre delle particolari finezze di quell'Opera, e 
tutto à bendino di Girupeno, fi venne alla cadenza dell'accor- 
dante armonia , della Ceìefre imaginatiua in hauer faputo fi- 
mar cosi bene, e nobilmente la Vergine Aflunta , attorniata, e 
(ottenuta da Cclefti Spiriti, e tante, e tant'altre prerogatiue, che 
dille il Genio non poter edere (rato vn sì bel concetto formato 
da quel grand' Huomo lenza vna particolar'aflìftenza del Cielo. 
a* Hai iti ofleruato(foggiunfe)per venire à qualche indiuiduo dell 9 
yy Artefò mio Girupeno} la fodezza, e la gran maniera de Panni? 
Li Scurci d'ogni Figurar* Le Piazze gratilTimc del chiaro ofeuro? 
Le Maeftofe attitudini , e*l decoro di que* dodici Apoftoli , quai> 
5> fingono eOcr pofti fopra del Cornicione? Sì per ceno, che ho 
pofro cura, rifpofe l'altro, ma non giarnaf a baftanza per diuenir- 
»e fatio : ed'oh quanto volentieri eflorrarei ogn' vno, che nella 
noftra Proiezione fi e fere ita fle (fé poflìbil mi folle ) a venir alme- 
no colla vifta a godere, (e non con il Lapis à Disegnare que- 
lle rare grandezze di pittura ì 

Sie£«e 



W 



3) 
"55 




t 

io. 



DE PENNELLI ITALIANI 17$ 

Sìegue il Genio col fuo Girupeno à veder l'Opere dt Pittura 
in "Tarma tanto in publico , quanto in priuato • 

C A T. L V I. 

ON v'ha dubbio, che la vifta delle Pitture della 
Cuppola del Coreggio farebbe fiata bafleuolc di 
fatollare, non che di leuare il guflo dell'altre cofe 
alla noftra virtuofa Coppia, fé non fofie fiata h 
gran curiofità, che pur Figlia della Virtù effere fi 
fitroua,col voler effer da per tutto. Vfciti adunque, che furono 
dalla ftcffa Cattedrale: fi recarono in prima nella Chicfa del Bat- Ba 
tifterie iui contigua, in cui vn'cfquifita Tauola d'Altare del Lan- fi' 
franchi vi ritrouarono, ed'ancorchc venuti fodero in quell'i fran- 
te dal bel compendio, e dal Kon plus vitro. dell'Arte noftra, 
nientedimeno non punto gli calò nelle mani , anzi per il mede- 
fimo cafo argomentarono il facitor di ella dì eflraordinario valo- 
re, tanto che fu forzato il Genio di dire edere flato quel Ctelo 
fortunatifiìmo in ogni tempo in ordine alla Pittura, poiché chia- 
ramente fi vede, che quelli, che vi hanno operato fi fon tro- 
uati di forti ffima, cd'cleuata Lena : e ciò forfi per cagione d'ef- 
fer eglino (tati prouocati per le maeflreuoli » e fopreme bellez- 
ze dell'Opere altrui, con le quali per cimentarli hanno braua- 
xnente cflercitato ogni ftudio potàbile, fé pure le recognitionì 
prouate maggiori, che in altre parti non foflere frate di quefto la 
cagione, e ciò non può negarfi, poiché l'Oro iì più delle volte 
ha forza di elicere dagl'alti ingegni l'eftratto del fapere. *|v 

Di là discorrendo di quanto haueuano veduto, peruennero ** 
poco lungi in S. Paolo Chicfa, e Monaflcro di Monachf, ed'iui S * ?A ° 1 ' 
neir Aitar Maggiore compresero, con lor fommo piacere, vn 
bel Quadretto di Raffaello \ indi fi tragittarono nella Chiefa de 
PP. Capuccini, oue vedendo vna bclliflima Tauola ncll' Aitar wc«- 
di mezzo di Annibale Caracci con entroui vn Chrilìo morto , '*' 
le tré Marie, S« Franccico, ^d' altri Santi, vi riconobbero al 

folito 



Marta 

.E 'anca 



174 LE FINEZZE 

folito di quel Macftro il tutto di fourana efquifitezzà i e polcfi 
smbuu conduccndofi a S. Maria Bianca de PP. Scalzi, e vedendo in cfla 
. fub/to a banda delira vna Capelletta di fpedito giuditio,à prima 
vifta la giudicarono del Coreggio, ancorché per verità non fofie 
tale (come diffe loro vno di que' Padri, che gl'hauea offeruatt 
fidamente rimirarla) ma ben sì di Giofeppe di Rimerà dettolo 
Spagnoletto, trattata ctiandio nella lua età giouanile, ali'hora 
quaado ritruouandofi à Parma, fi era fermato ì ftudiare le cofe 
del medefimo Coreggio, onde perciò non era merauiglia fé i no- 
flri Peregrini fi erano ingannati in far si bell'equiuoco, aucgna- 
che, come dille il Padre, ogn' vn quafi vi calcale . Gran pro- 
fitto, dille il Genio, riuolto al fuo Scolare, feppc (ai lo Spagno- 
letto fopra il buono di sì grand'Autore. Ma ripigliando ilPadre> 
che quegli indi à poco con non molto fao gufto dì neceflìrato 
partir di Parma à cagione dcli'inuidia ài alcuni Pittori del Pae- 
fc, che dubitando non vi facefie troppo longa la dimora, e che 
per mezzo del fuo gran lume ne poteffero reftar adombrati, mof- 
fi da folle (degno lo minacciarono di morte, ed* egli trasferitoli 
altroue, fece poi quella pallata, che al Mondo è palefe. 

Ma di vn danno ineuitabile da voi forfè non imagirato deuo far- 
ui ccnfapeuoli , ed'é, che hauendofi in brieuc a riedificare que- 
lla nofha Chieia, di nccefsario farà, che quefte gioie dello Spa- 
gnoletto vadino a terra . Ohimè, eliciamo Gifupeno, quanto ciò 
fpiacemi vdire, ed' io vorci à tal disgrafìa ritrouarmi prefente, 
onde raccogliere d'else i fragmen.ti ne porefii. Diigratia é que- 
lla per lo più de migliori, e nob:ù oberati, foggmnfc il Genio,poi- 
che quali per vn vedo, e qu«li per vn'altro vanno giornaimen- 
te mancando, come pur troppe per i'ar punto hosgi nclcedepio- 
: > rabile la rouina, che Parma, anzi \ì Mondo tutu, proua per l'e- 
» uidente perdita della merauighofa Cuppola dei Duomo, che a 
cagione di poca humidità fen corre a veloci palli alla declinatio- 
nc fenza fperanza alcuna di rimedio, e pure à tanto inconuemen- 
te potcafi riparare fin dal principio con poco ò nulla di difpcn- 
dioi ed'in quello dire alquanto alterati i noitri Virtuofi fi liccn- 
tiarono da quel buon Padre per girtene in altre parti di quella 
Jbclla > cd'ornatifllma Città ; fi che giont.i vicino al Ponte entra*; 

rono 



C/O. 



DE PENNELLI ITALIANI. 175 

fono nella Chicfa dell'Annunciata de PP. Zoccolanti > oue vid- A?*** 
dero vn non so qua! altro poco à frefco del Coreggi© . Auan- aTpp. 
zatofi pofcia più oltre del fudetto Ponte fi ritrouarono nell'altra 2cce». 
Chiefa di S. Rocco Collegio fioritiflìmo de PP. Gicluiti, in cui f^, 
s* accorfero efserui nel primo afpetto vna Tauola del loro ftuo- fe- 
rito, e molto diletto Paolo da Verona Tempre di facile, e di ftu- j^Y**" 
penda maniera . 

Si rifolfero poi verfo l'hora del mezzo giorno di trasferirli ' cmt fr 
fuori di Parma' alla Certofa, che cosi efsendo feguito, hebbero fuok di 
molto caro di veder nella Chiefa di elsa vn bel Quadro nell'Ai- Pilr ' na - 
tar Maggiore di mano di Gerolamo Mazzuoli confanguineo del 
famofo Francesco Parmigianinoj e rapprefentando per appunto 
detta Pittura THiftoria dell'Adoration de Magi con numero gran- 
de di Figure , ne lodarono à gran fegno le moltiflimc fue parti,, 
oltre del fempre nccefsario Difsegno , e colorito .- 

Ritornati in Città con due hore di Sole in circa, fecero afro 
nella Chiefa di S. Sepolcro de Canonici Regolari à fine di am- s. 
mirare l'efquifitiflima Tauolina d'Altare , che re(h ( in ordine ?° l 
alla Porta Maggiore/ à man finiflra nella prima Capella ? ,dciU 
fhipenda mano dei nofìro diuin Coreggio : in efla rimirali no- 
Ara Signora, il Bambino, e S. Giofeppe, che prendendo da vna 
Pianta alcuni Dettali per porgerli al Pargoletto Saluatore, di fie- 
ro elfor qua/I imponibile il deferiucrne la gratia, fi che tratte- 
nendoli auanti si bella Pittura, pareti a non eflcrli così di facile 
il diftaccamento. Quando riuoltatifi all'altra , che retta incontro 
a quella di Gerolamo Mazzuoli, la ritrouarono dipinta, e di Se- 
gnata anch'effe con molta efatezza , 9 difinuoltura. 

Hauea penfato il Genio d' introdur Girupcno in queir iftcllb 
giorno nel belIiflTimo Giardino , e Palaggio di Sua Altezza Se- 
rcniflìmarmà perche ftaua per declinar la luce del Scie s'acccn- 
rentò fargli ibi godere con elio feco del Tempio famofo di 5w c?ù 
Giouanni de PP. Benedettini, il quale in fc raccoglie l'Opere dèi "**"•'' 
fempre miracololo Pennello del grand' Antonio da Coreggio; on- ned* ti 
de penetratiui , rimirarono ( ancorché con fatica a cagione dej " Kt ■• 
poco lume, che dalle fineftre riceue) la Cuppoia non men bel- 
la ( per il fu© eroico fti le ) dell'altra del Duomo, quantun- 
que 






176 LE FINEZZE 

que mai di sì gran vaghezza, e leggiadria -, in quefta dico, & ili 
altri due Quadri apefi in vnaCapclla fi trattennero fino al giun- 
gere della fera, fempre contemplando, e lodando il prodigiofo 
fapere di quel grand'Huomo, come farebbe, della tenerezza del 
farei della fierezza fenza crudità imaginabile, della varietà, e 
mouimento nelle attitudini > ma fenza ;-fTertationc : ripieno nell'- 
ordinanze, ma non confufo : lumeggiarne, ma non vitiofoj bi* 
zarro, e brauo, ma non fenza modeftia; ed'in (bruma vago nel 
colorito, ma fenza punto di sfacciataggine j fodo , armoniofo, e 
merauigliofamente accordato • 

Con quefti, e fimili grati accenti fen girono i noftri Virtuofi, 
Maeftro, e Difcepolo al loro alloggiamento, riferbandofi per il 
mattin venturo di veder gli ftupon dell'accennato Giardino, e 
pofcia, per il total compimento, la Tauola del S. Gerolamo del 
noftre Antonio nella Chiefa apunto di S> Antonio Abbate* 

Ccnìo^e Gir uftno rinvengono (per qutnto pofiono) il refi Ante 
delle Titture nella Città di Txrmn* 




C A T. L V l l. 

ON furono tardi nel comparir del giorno nouello 
in metter aH 'effetto l'appuntamento (ti già dato li 
due noftri Forefrieri-, onde perciò fi ntrouarono 
per entro al Giardino di Sua Altezza, qual non 
cede sì in ordine alla magnificenza, come per 
ogn* altra delitia à nuli' altro fi puoi dir dell' Icaliai ma laiciando 
ogn'altra cofa,folo alla Pittura anhclanti giuano in traccia, ed 'in 
cfla riuolgeuano ad ogn'hora eoa tutro il cuore, il guardo, e'I 
pendere. Quand'ecco in sii le prime ( entrati, che furono in 
quell' ammirab il Maggionej fartele auanti oggetti di molta con- 
fide/atione (trattandoli di Femine ignude) cosi difficili a dise- 
gnare, della dotta mano d'Agoftino Caraccij e quefte fopra'l 
Volto d'vna delle Camere dei Partamento inferiore : oltre di 
ciò viddero più adentro con fommo lor guflo» vna Venere» e 

Adone 



DB "PENNELLI ITALIANI. 177 

Adone della dolci Alma man di Paolo da Verona ; Ammirarono 
ctiandio per ogni parte operationi fuperbe di diuerfi Valent'huo- 
mini, come farebbe di Titiano li dodeci Imperadori à chiar'ofeu- 
ro> del Ballano, -d'Annibale, e limili, oltre di vna Stanza à fre- 
feo, ma non compita del fudetro Agoftino. 

Goderono medefimameme al maggior fegno, quando furono 
penetrati nelle Camere de Ritratti, poiché per efier Dipinti cia- 
fchedun d'efll da primi efquifiti Pennelli ', cioè à dire di vn Ra£ 
faello, di vn Parrnigianino , Titiano, Giulio Romano, Andrea 
del Sarto, Caracci, e d'altri, rimafero colmi di confolatione. 
Rinuennero ancora, oltre le indette, moltifllme ( anzi quali in 
numero infinito) altre Opere de principali Eroi di Pittura, e tra 
quefte, la non mai à fnfnxicBza Iodata Zingarina del Coraggio . 
Non mancarono tuttauia di ofleruare con molto lor giubilo al- 
cuni pezzetti in piccolo con entroui diirerfi Eli fiori «ti de;Ia ma- 
no de più moderni, cioè di Guido, del Lanfranco, deli' Alba- 
ni &c. Qui fu poi pale fato al Genio, e Gir-upeno i'intentione 
c'hauea Sua Altezza d'aggiungere fìupori a ftupori, con accre- 
feere à sì nobile radunanza molte delle Pitrure , die tiene nel 
ftio Palazzo Farncfe in Roma, qua! cófa intender,. io Girupetio, 
che quella Città dortefie priuariì di cole sì eccelle nella Prelezio- 
ne, molte moftrò dilbiacerlene. Ma cenfiderando per altra parte 
quanto quel d'gniiìrmo Prencipe adorno ài peritia, e della virtù 
ii dilerraflTe, s'andaua in qualche parte racconciando. Finalmen- 
te di là partiti, fi. fecero a 1 vedere ( già che vicini erano j il fa- 
molo, e (ingoiar Teatro, eretto calla Magnificenza di Odoar- 
do Padre del regnante Ranuccio II. è verarnente quando Sneb- 
berò per ogni parte confederato ,, lo confeflarono per cola trop- 
po rara, e bella. 

Edificar.mma rimafe h noftra Coppia per tante vedute gran- 
dezze , fi ritirò alquanto a far paufa , ma fi portò per vltimo 
(confumando volonticri tutto il rcfhntc della giornata,) à rimi- 
rare vno de più belli , e felici parti, che mai producete il Pen- 
nello del gran Coreggici e ben aefarte può dirfi , che Io lafciaf- 
fero per V vltimo delle cofe di quella Città , già che nel fine de 
Conuiti fi fogliono rilcrbarc le più faporite viuande. 

Z Eccoli 



ijS LE FINEZZE 

s.Anto- Eccoli giunti per tanto à S. Antonio, nella di cui Cfoieia quando 
nìt Ab- fi viddero auanti à quel portento di Pittura, che sì grandemen- 
te haueuano defiderato, fi chinarono genufletti, e con la faccia 
5> quali à terra per doppia cagione (creolo) cioè à dire per la rap- 
5> prc .a ratione deMe Sante Imagim, che in ella vi fono, e per la 
5, diumità del Pennello, che l'hebbe effigiare « Crederono erti ve- 
ramente il G^nio, e Gifupeno a prima vifts ch'elleno quelle ben, 
auenturate Figure fodero viue^Mà quando accorgendoci effer 
fiiite, e Alberi si rirna(ero 9 ■ qu.^li che dilTi , fomiglianti a Marmi: 
S'accodarono, e baciando que'forrunati Colori, mille benedizio- 
ni «diedero à chi gli hauea cosi felicemente faputi d.ftenderej e 
rimirandoli l'vn l'altro lenza venir all'inamidilo od lodare ogni 
parte di si bei Quadro ( poiché per elfi troppo ardua l imprela 
iarebbe riufeira ) partirono quali ammutoliti 5 dicendo folq che il 
Corcggio più d'ogn'alrro. Pittore era Irato afliftito ó.A Cielo, ed 
haueua hauuto pex dono particolare il iubhme Colorito, e l'in- 
.^* nariuab 1 tenerezza, 

. Si erano ài già prima difpofli per fa partenza, rr,à doppo dt 
hauer veduta quefta indbnvabil gioia, fi cangiarono di penfiere? 
e tanto più, che il Genio haueua ofleruato iK/uo Girupeno in- 
clinato molto al reftare ( almen per qualche tempo} in quella 
Città , poiché riconoscendola per vn vero Gabinetto di 
belli/lime Pitture, penfaua in effe con qualche ftudio 
particolare, poterli oltre modo approfittare j Si 
che di buona voglia vi frabifirono- per al-; 
cun me/e la Stanza, benedicendo vni— 
tamenre l'hora , che erano (or- 
riti di Roma per vedere si 
belle , e non mai cre- 
dute merauiglie •■ 
t 



Pr<?+ 




DE PENNELLI ITALIANI, ij<> 

^prefegutfconò in fine il viaggio werfo leggio ^Modana^ 9 
t fi narra ciò , the di belle vedono nella Profejfione* 

C tA P. L V I I I. 

5ÉMl?5*^ ^ r T c ' c ^ e Girupeno fi fà refo in gran parte per 
mezzo dello Audio vero conofeitore della manie- 
ra del diuin Coreggio, Parmigianino , e d'altri, 
ma il lutto Tempre coli* aflìftcnza , e configlio dei 
fuo gentil Maeft:ro,fì rimefTc da douero ieco iti 
viaggio, e giunti per tempo in Reggio vi vollero, come con- 
ucmua, polarui alquanto il Piede, etJendoche non mancauano 
anche in quella Città Pitture fé non in numero, ed' in qualità 
dell'altre poc'anzi vedute in Parma, almeno non mancauano di 
fìngol-mtà, di bellezza, di dottrina, e di eruditione, e ciò per 
cfperimentare, vollero far proua in S. Profpero, in S. Maria, s Vro f- 
in S. Rocco , e altri lunghi j e ben' eglino nella prima ammira- s Ma- 
rono vna bJIiilìma Tauola d'Annibale Caracci, con vn'ahra del rta di 
S. Cri/pino ui Guido j nella feconda varie operationi , cerne a ' gi * % 
dire del Quercino, del Tearino, di Luca da Reggio, e d'altri, -s-R*et«. 
e ciafeheduna di efle molro rare , e premiabili j e nella terzi, che 
è Chicfa de Scolari, vi rimirarono la cckbrata, e gran Tela dell' 
Elemofìna di S. Rocco della mano del (empre (hipendo Pennel- 
lo d'Annibale fudetto, qual pittura iìì poi da Guido dello fuo 
vero ieguace nel fciucr uello Audio , e degl'anni intagliata m 
Acqua Forte -con indicibil'amore, ed'intelligcnza . In qued'iftef- 
£o luogo ne ofleruam^o ancora vu* altra per dirtmpetro di G Li- 
lio Cefare Procaccini, guidata pure a molta perfettione. Per 
vltimo poi delle cole pubiiche di quella Città vollero riflettere 
ne Peducci del/a Cuppola di S, Pietro li quali refrano dipinti di f /(? F '*" 
mano del Caualier Mattia Preti detto il Cabbrefe Pirtor moder- 
no molto brauo difinuolro, e pofleflor di buon Diflegno. Se- 
guendo pofeia il lor viaggio non recarono, discorrendo, di met- 
tere in, campo comcDomcnichino £ era feruito di molto de con- 

Z z cctti 



& 



180 LE FINEZZE 

cctti cfprei5 da Annibale Caracci nel Quadro dell' Elemofina dì 
S. Rocco, per metterli nella Tua Capella della Santa Cecilia m 
S. Luigi de Francefi in Roma , ma non perciò gli diedero bia- 
simo alcuno , anziché per hauergli elio Caputi trafportare , e 
feruirfene cosi bene à tempo , preftarongli gran lode fapendo 
quanto fìa d fricil cola nella Pittura il far ben da ladro, e non 
parelio . 

Moda. Seguirono ruttauia alianti il lor viaggio alla volta di Moda- 
.»* na, quando full* hora tardiilima vi giunterò, e aliai fianchi dal 
viaggio.. 

Alla mattina pei fecondo il for folito, fcntcndoG già ripofati, 

fi miiero à rintracciare delle buone Pitture , e dandoti in primo 

jiDnc. l Ll0 S° liì quelle della Chicia Maggiore di S. Gimignano, v'ofler-- 

mo. uaro due Tauole di Guido della fu* ièmpre eccellente» e nobile 

maniera. 
eèìefé Doppo di che nella Chiefa iui contigua detta del Voto vi rinr 
' ucnirono vn grande, e bel Quadro d'Altare dalla parte finifrra en« 
arando di mano di Lodouico Lana 9 Pittore molto ftudiofo, e di 
amoreuole maniera, dd quale aflai li noftri curiofì Viandanti fé 
ne compiacquero, anzi dille Girupeno riconofecrui per entro va 
gratirtmiomifto di colorito siila maniera , e guflo del Guercino^ 
e d'altre buone Scuole di Bologna. 
Xft*xx* ^ à quefto luogo paflando per la Piazza, ritrouarono alcune 
di mo belle • operationi a frefeo di mano di Nicolò dell'Abbate, Sogget- 
ta»*. t0 ^i molta vaglia? dotto j (come fi toccò in Bologna ) diligente «,- 

e grntiofo. 
ic^f. a . Di qua poi fi trasferirono à rimirare la famofa Tauola del S» 
temiti Pietro Martire del preftantitTìmo Coreggio , ed' in quefta, che 
f i * t *"' J Diurna, come l'altre Tue può chiamarli, vi fi fermarono per 
t ,MATti- buona pezza, femprc contemplandone le folite fuc cccellìuc bel- 
^'' lezze. 

Partiti da quefto luogo s'auennero in altre Opere degne, che 
reitano nelle publiche Chiefc della Città, e ciò fecero ad'effetto 
di falciar per vltimo quelle della (ingoiar Galleria de* Magnani- 
mi Prencipi Eftcnfi . La doue non mancò poi chi con lor inne- 
fiarabii piacere vTgl' introducete > onde con molta ragione p<> 

terono 



DE PENNELLI ITALIANI. 1S1 

terotìb per così dire bearne la vifla,e in vn l'Anima fteffa: poi- 
che quando incominciarono per efla à dar vn bel principio , re- 
carono anzi ftupidi, che altrimenti per la diuerfìtà dell'Opere 
di tanti primari) Autori > de quali effondo, per buono >£jilc, lor 
prefentata diftmta vna nota la TÌtrouarono,chc cosi dicca. k 

Indice degl* Autori delie Pitture, che fono nella Galleria de 
Screniflìmi di Modano. . 

Raffaello £Vt^m r t molti di [ha Scuola » 

Tttiano . 

Coraggio. 

Tao lo da Veronal 

Txrmigianino. 

Tmtoretto* 

Leonardo da Vinti* 

"Pordenone » 

jilberto Durerò. 

"Palma vecchio . 

Zaffano il vecchio", 

.Andrea del Sarto. 

Ciorgionc da Catini Franco* 

Stbajìtano del Tiombo» 

Annibale y 

^goflino > Caiacci. 

Lodovico Jj 

Guido \tni * 

Rubens r 

"Michel' Jlngtlo da C or au aggio'. 

Ed' 'altri EccelUntijfimi Tutori, 

Scorfa ch'hebbero la ferie famofa di sì nobili Maeitri, fi die- 
dero à riconofcerla nell'Opere medefime, cd'à ciafeheduna die- 
dero le condegne , e meritate Iodi 5 ma molto vantaggio/e ad'af- 
cune, che vollero più particolarmente oUeruare, à caufà di cer- 
te loro fingolaritadi : come à dire al Chrifto della Moneta di Ti- 
tiano , à" cinque Pezzi di Paolo, e ad* altri de più principali del 
Coreggi© . In quanto al primo, conofeendo poter efTcre icario 
ogni iaalzamcnro prefero per miglior partito il riportarli ad vn 
diligente, e moderno Soggetto, il quale pur dell'altre cole di 

quei 



i8i LE FINEZZE 

quel portentofo Pennello n'hauea prefo diligentemente à dire? 
*rà. Sopra de* fecondi di Paolo ne fecero ftupori, e quafi quafi, che 
j£j non diedero il pregio ad vno d'elfi pili che ad ogn* altro, che 
ntiUntl n'haueflcr veduto di quella mano^ i\ quale rapprefenta leNoz* 
i"° *f*' ze di Cana Galilea . Ma quando per vltimo s'auuennero in quel- 
le"*;, h del gran Coreggio. Oh Dio quali atti di mcrauiglia non fc- 
h nr ccro . 3 2 cne non diilero . p 11 primo d* effi fu la Tauola <iel S. Sc- 
csrxi. haitiano cosi famoia, e di tanta eccellenza, che in vano chi fi 
infino* f là potrebbe darli il vantodià baitanza lodarla . Ma doue andate 
?j4° auuicinando il palio ò Genio, e Girupeno? Voi v'appreflate ad 
vn Quadro? Nò ! ad vn Paradifo? più tofto', poiché in eflTo il 
Ré del Paradiio nel più bel modo, che giàmai il lafciaie-nel 
noftro baffo Mondo vedere, per le mani del glonoio Coreggio 
vi Ila elpreflb. Già come fi difle mano palio palio ofleruando 
ftupori, poiché altro che ftupore non è tutto il Palazzo di quel 
virruofo Prencipe . Quando ecco fu loro alzaia la Cortina, che 
5> renca coperto quel gran Teforo , ailhora i fitibondi Viandanti 
5 -> di fubito fi furono genufletti, e credendo vero il finto 4 non re* 
5) ftarono humilmcntc d'adorare h Sacra Rapprclèntatioi e della 
Nafcita dei Redentore ; S'abbagliarono a tanto splendore, che 
da vn'ofeura Notte vfciuaj Notte, ma più rivendente del mez- 
zo giorno, mentre in ella ponno òifcerncrfi (per mezzo di sì in- 
53 duftrioic Pennellate ) tutti e quanti i numeri dell'Arte della Pit- 
?) tura. All'hora dille il Genio al Tuo Girupenoj quella è bcn'clla 
35 la verilfima quint'eile iza delia buona maniera, e non é d' vopo 
andare inneftigando di vantaggio, poiché in ella (tanno nafeofte 
le più pregiate gioie, e tutti 1 sforzi dell'Arte, chx già mai nella 
:o noftra difficili (lima Profeftìone fi pollino imagmare . Ma vedi 
3 > pure, ò m '° feguace, con quali eccelli di correda benignamente 
' ?> ti vengono offerte i prendile, anzi rubbale, e tramandale con 
ogni più intenfo allctto nel centro del tuo innamorato cuore. 
Oh fpirìto del mio Antonio da Coreggio, e qual mai Precetto- 
re haucfti tu,, da cui ne porcili apprendere fimili tratti Celelìi? 
** Ma lalciamo hormai, che il godimento di quella Diurna vifionc 
» retti* per Tempre à quell'Eroica Cafa,e noi andiannc predicando 
» le di lei ecccfllue grandezze, ouunquc faremo per portarci» 

Come 



5) 




LE PENNELLI ITALIANL i8j 

Comèdi riducono il Gtnii<> e C impeno *verfa il fine 

dà loro staggio „ 

C A P. L ì X. 

'I»ja$e per così dire diuinizzara la noflra fedeli/U- 
rna Compagnia per la vifta di sì degna, ed* impa- 
reggiabile radunanza, con la lucidìflima Notre del 
gran Coreggioj quando ripofìifi a Cauallo ed*Vfci- 
ti dalla Città ver quella parte che conduce à Bo- 
logna, difle il Genio al fuo amariflìmo Difcepo/o :Tù vedi quan- 
to diligentemente Cm qui io t'hsbbia recompagnato per le prin- 
cipali Citrà, e luoghi della bell'Italia, e tanto che poco homai 
ne retta per il total compimento^ ondeàte,che per mezzo delle 
rifleilìoni, e per i comenti atlanti le proprie Pitture, n'hai pò- 
ruto riportar con 1' agiuto del Cielo quel prefitto , che in te Ci 
vede,ti riconduci di nuouo à Roma, -do ire conuenirfì metter ad'ef- 
iccution da douero , e con ogni diligènte (òdezza , ciò erre fai, 
acciò polli in vn medefimo tempo far animo à molti col tuo 
efempio , ed'inficme honore alla Patria (leda « 

Grande è veramente l'old go che vi deno5Ò mio caro, e fur- 
fceratiilìmo Precettore, rifpofegli Giru, eno, ne io qui pretenda 
con bneui parole pagare quel grandi/lìmo debiro, che mai Tem- 
pre vi dourò fino alla Morte . Superflui fono cotcfti tuoi com- 
plimenti, replicogli il Genio 9 appagandoli la mia douura cufto- 
dia folo della tua buona gratitudine, hauend'io fatto parte di 
quel debito, che fi richiede per vbbidire à cenni di colei, che 
di tua perfona tiene particolar cura, e patrocinio. Poniamo dun- 
que punto à sì inutili difeorfi, ed'attendiamo alla noftra diletta. 
Pittura, 

Doppo alcune hore di viaggio Ci trouarono vicino alfe Porre 
dì Bologna 5 oue apena rinfreteati i Deftrien paflando incogniti 
per effaconducendofi à gran paffi verlb la (era nt ila Città d'Imo- Imola. 
la, per la quale girando alquanto nella mattina ventura, ad'etTctto 

di 



xB4 LE FINEZZE 

di rìtrouar Pitture da poter mettere nel Catalogò dell'altre, e 
facendo molta diligenza per le Chiefc, rinucnncroNmoite belle 
Operatiani della mano d'innocentio detto da Imola , ed'in parti- 

JJJJV colare nella Chiefa di Santa Maria in Regola vna Tauola di vn* 

inRtg». Alluma di Noftra Signora. 

'*■ Padati auanti dieci miglia fi conobbero nella Città di Faenza, 

^ nella quaje altre Opere del fudetto Jnnocentio ricrouarono , e 

diflcro , quello Soggetto hauer feguiro di molto la Scuola del 

loro Raffaello, e perciò fi compiacquero veder di lui ogni fatica, 

come altresì di Ferraù Fenzoni &c. Nella medefima Città vna 

Mona. De l| a Tauola del Ciuoli nelle Monache di Santa Cattexina fiì Io- 

s.'cat- ro additata, cosi vn'altra del Doflì da Ferrara nel Duomo, e fuo- 

terina. r j delle Mura nella Chiefa de PP. Cappuccini vn' altra bellìffima 

putcìuì. d* Guido Te li fece auanti . 

Profeguendo pofeia il lor viaggio, non vollero mancare di 

jr or fi. fermarfi con qualche commodo nella Cit-à di Forlì per rico: o- 
feere altre Opere qualificate di quei Paefarii, come del Mdozzi , 
del Menocchi, Liuio Agretti, e d'altri. In vii Quadro di Gero- 
lamo da Cottignola fecero pili che ad ogn'altrógrandiffima fa rì- 
fiedlon*? - , e medefimamentc in vna Capella di mano di Gerola- 

s.Fran- mo,eTimoteo Gerghi da Vrbino polli nella Chiefa di S. Fran- 

cefio . cefeo. Di Guido poi ritrouarono nella Ch'eia de PP. Zoccolati- 

P P.Zoe *- 

coùmi. ti vna Tauola con la Concezione eccellenti fiìma al (olito. Non 
rimafero loro nafeofte tré Tauole di maio del Guercin da Cen- 
to, che in publiche Chicle fannofi vedere della ftia Tempre buo- 
na , e gagliarda maniera, così alcune fatiche de moderni Colon- 
na, e Mitrili offerita rono, colmate mai Tempre di vn' ornino git- 
ilo, e tenerezza. 
c-efena Doppo di che auanzandofi verfo Cefena, fui pure s'accoifero 
cflferui fiati di aliai buoni Soggetti nella Pittura, benché di non 
gran pcfo. 
Himinì. In Rimini poi fi fermarono di propofiro fopra la Tauola dì 
s.vita. p ao i (j a Verona polla nella Chiefa di S. :• Vitale , nella quale vi 
orato. (U efprefio il Martirio di detto Santo, e nell'Oratorio di S. Ge- 
riodis. rolamo, fi pofero ad olTcruare di belli/lime fantafie Dipinte fo- 
m "°"' pra il Volto dal Colonna, e Mitclli ricche ad ogn'hora di vaghi 

ornamenti, 



ÒB MNNBLLt TTALtAm i8j 

ornamenti , e di peregrine inuentioni. Doppo di hauer ciò ve- 
duto in compagnia di vn non so, che altro del Guerrino, s'innol- 
trarono affai velocemente verfo la Città di Pcfaro, nella quale tifar»; 
quafi nel primo ingrefTo, che vi fecero s* abbatterono in vna 
Chieda, o fia Oratorio detto di S. Andrea, oue su l*Altar Mag- J« A "~ 
giore vi s'ammira vna beliitfìma Tauola di mano di Federico r '"" 
Barocci colffiiftoria di detto Santo, quando vien chiamato dal 
Saluatore (in compagnia di S. Pietro) all'Apoftolato, e veden- 
dola il Genio cosi di dolce, e foaue maniera compo(ta a diUc al 
fuo Girupeno effere flato in vero quel Pittore molto diuoto, ed 
innamorato delle cofe del Coreggio , & hauer egli intefo per 
vn verlo affai buono la ma bella maniera, e ciò maggiormente 
arTermolIo quando giunto iti S. Francefco, vidde in picciol Qua- ee f c0 
dretto la Santa Michelina, femplice, e fola Figura in vn' Altare, 
che refia dalla parte finiftra della Capella Maggiore . Furono 
pofeia inuitari à vedere in S. Agoftino vna Pittura dì mano di tin9 ^'~ 
Simon Cantarini natiuo di quella Città efprefla con molto valore. 
In Duomo ne feorfero vn'altra bclliflìma di Guido, all'entra* che Duorr , ìt 
vi fecero à man finiltra ; oltre di quella rimirarono vn'altra Ta- 
noia à" Altare nella Chicca della Confraternita di S. Antonio di temiti 
mano di Paolo Verone fé . dl *** 

Da Pelarcene tutro be!lo,e vago cosi aldi dentro per le Fa- 



w.o 



briche , come ai di fuori per li Giardini , e Porto di Marc,) s'in- 
viò la noftta Coppia lungo la Marina à Fano, Città non meno pmu, 
antica, clic nobile, nella Ciucia di S.Pietro di cui, vi trouaro- s - pii - 
no miracoli ce! nobile Pennello di Guido, ed' in particolare vn 
Quadretto di vn'Annunciata fituato per appunto nella prima Ca- 
pella entrando rlla finiftra, e tanto vi fi compiacquero, che li 
diedero quafi il nome di Diurno; ancora preparo gran lode ad 
vn Quadro del Pefardc Cantar imV, qual effendo vicino all'Aitar 
Maggiore, e per contro Gmilmente ad'vn di Guido, nulla parca 
{capitami di pregio* 

Da Fano poi a Sinigaglia fi condufTero breuemente su le frefeh* *j*1t* 
bore, tanto che gli fu permeilo divedere il celebrato Quadro del *" 
Barocci con ilChriflr morto portato al Sepolcro, qual retta in vna 
picciola Chiefa - il Borgo, cd'cflendoli fopragiunta Ja fera> . 

in quella n _ w cro a Aa. Si J} 



iS6 LE FINEZZE 

Si conducono finalmente dì nmm iti Roma , qmt douemu 
sfiire U Stanai deft'm&tA di Girugsn* . 

C A T, L X* 

Ssf^yyfc*? O N rimane? più dì bello, che vedere ornai dai' 

TjTl^ffl^ Genio, e Gfrupeno : ed'hauendo molto ben fodis- 

l^^llÉ ^ t? ' g'* an 'mi loro nelle Pitture, nulla parca, che 

iS^àtf ptà cura flTero : onde da Sinigagh'a per la via più> 

j^Sgfl^ fc. rcuc fi condufiero con ogni celeri à di tyuouo à 

£"•*£• ^ orna c quello fucccfTe con molto j^'ubilo, e contento d'jAibfo 

m$o H »à due, c'ITcndochc hauendo eflì terminato vn tanto, e si ni- . uar.re 

Xm*. v i 3 gg, 0ì penfarono in quello modo hauer in parte adempito 

daun d'eliì aHa loro obligatione. 

Il Genio in tanto confìderando quanto il fuoGirupeiu 
facenda fi fcITe non iolo auanzato nel fare, ma rad'eato nei i uo- 
re tutti i veri Numeri, e Dogmi dell'Arte nella bella nciira Pit- 
turale come inrendsua ciò che dir volcfTero, accidenti, ripieghi, 
elertioni, rompimenti, chiarezze, diitintiom , introduttioni con 
tutti gl'altri ben fondati termini} e fcherzi del Pennello, inco- 
minciò, prima di motiuargli la propria partenza, a penfarc di 
condurlo anche per forma di (o)lieuo, mercé le pallate fatiche, in: 
moke parti circonuicine alla Cina, acciò con tai'occafione potef- 
le feco prender' occafìonc, e più commoda congiuntura decorrer- 
capra. 8^ & co ^ c conccfncniì allo flato fuo- Ondetrasfentifi fra poca 
reta, à Captatola per vedere le merauiglie della buona Architettura 
VbJti ^ ^ !acomc > da Vignola, e d'indi a Frafcati facendo tragitto à Ti- 
c*ftei tioli , Caftel Candolfo, ed' altri luoghi fegnalatiflìmi, prouarono 
c*»M quanto prouar fi poflono in ^ucflo Mondo, per fimili dchtic, le 
confolationi maggiori. 

Hot mentre che fi andouano ricreando per le rare amenitads 
della Conc Romana, e nelle quali Tempre vi era» che apprende- 
re per G rupeno, non lafciauano però ancora di faucllare, e di 
rammemorarti delle Pitture vedute per la fiontiflìma Italia » 
Quando vn giorno cosi prefe il Genio à dire al medefimo fuo 
cordi alitino òcoiarc. Mio 



DE PENNELLI ITALIANI. 187 

Mio diletti/fimo: io di già vado considerando, che Io ftar più 
lungamente reco in quefta forma non polla riufeirti di maggior 
profuto per l'auuenire di quello ti fia flato per lo paflato: G a 
per te medefimo puoi hauer comprefo quanto fia ftata fedele, 
e fuifecrata la mia a (lift en za, onde tu ne poterti diuenirc, in que- 
lla non men difficultofa , che bella nottra Profeflìone* chiaro, 
verfato, valente, e di molto grido, come ( gratie à Dio ) e 
per lo mezzo del tuo buon taIento,e del frequentato ftudfo»fufficien- 
tiflimo ti pollo dichiararci onde perche à me più non lice tar- 
dare il ritorno alla mia inabile Magione s dalla quale fol per tuo 
prò n'vfcij,eper vbbidir a colei, la di cui forza puotc aftringer- 
mi in qualfiuoglia modo*, In quei fouran Palaggio dico, in cui 
molto ben voglio fperare, che per te honoreuole il luogo anco fi 
'debba apprettare . Alla Dama Signora d'efio fpiegherò l'ottima 
rclatione de tuoi gefti,& honorati portamenti,comcin fine de tuoi 
confidcrabili progredì: e rendomi certo, che fi come tutti, e quan- 
ti que* preftantiflìmi Genij,(che di già tu colà vederti) andranno 
fofpirando la tua compagnia, quale a fuo tempo lafciandofi vede* 
^re con hftalk Laurea c!a citi vfata, fapraifrà di loro giocon- 
damente aggiungere fcfhnti le Carole* 

Qui per ranto altro non retta, /e non che tu fiegua falda, e in- 
defeffamentc ad ederdure il Pennello, già che col fauor dell'Al- 
tifIìmo;diclIo ti e x (lata addiiara fa verste ficura ftrada per bene 
operarlo : ed* in òitre che vog'i edere in ogni cofa della Profcf- 
iìone di molto efiempio a gl'altri, g à che io m mia vice inten» 
do, che tu retta in quetta orila parte. Ed'intanto -nuli' altro mi 
retta duri; fé non, che quando farem pervltimo rientrati inRo- 
mainondourem noi mancar di due vtutc,vna delle quali fia quella 
della Gran Chriftina Regina diSuetia,à cui vien co ice (Io il po- 
ter ciò che vuole in queff* Almo rittretro , e che ha faputo far 
«lettione di cosi rara, e fcelta radunanza di Pitture, e l'alerà della 
Decoratiffima Acadcmia Francefe fatta erigere dal Maggiore, Ma- 
gnanimo, eGenerofo Ré, che la Gallica Sede vnqua prouaflc. 

Cosili buonGirupeno hauendo penetrati i faggi detti del Mae- 
ftro,c l'alta neceflìtà di fua partenza, fi refe caro tra gl'altri Ricor- 
di quello del non leuarfi per cofa alcuna Riamai dalla Stanza di 

At z Roma, 



Hi 



188 LE FINÉZZE t>E PENNELLI IT AL. 
Roma,ne pur col roedefim© penfiere, conciofìa cofi che ella non 
riufcl in alcun tempo Matrigna ad alcuno, mi ben sì amoreuolc, 
e graia Nutrice, e particolarmente à quelli della noftra dilcttiflìma 
Pittura, ed'auegnache alle volte ben sì pare, ch'ella ne trafeurì i 
premij > e inoltri non far quel conto de fuoi amati Figli , che fi 
conuerrebbeigl'ama però fuifceratamente,e ne fa in quella giri- 
la della patienza loro in vn medefimo tempo, eftratio,e proua, 

Doppo di efler ritornati per vltimo nell'Alma Città , prefero a 
wfitar molte Ville, e Gallerie (quali prima non fi sa perqual ca- 
gione tralasciate) vna tra le principali fu quella de Panfilij fuori di P, 
S.Pancratio,mcrauiglia, e fplendor del Secol noftro.Mà in materia 
totale di Pitture fi riuolfero al fingolar Mufeo Borghefiano , che 
©Itrc le ftupende,c quafi innumerabili della Vigna, fi vedono nel 
fuo gran Palazzo a Ripetta per entro la Città. 

Quindi fi portarono vietamente la doue il Maeftofo 5 e Regio 
Sembiante di Chriftma^ritiene il (uo Seggio, e doppo ài hauerfa? 
jhurnilmentc inchinata, e raccomandatale il profegui imento della di 
iei Prorertione verfodeiì'Artc gradita della Pittura, partirono riem- 
piuti di dolcezza per haueroe in ciò ottenuto rifpofta colmata d'ogni 
più certa , & adequata promeda . 

Così anco, in conformità di quanto fi erano per vltimo propo- 
li , fi conduffero mede/imamente nella ftudioflfìima Academia 
Francele, nella quale non Colo fopra «Iella Pittura, ma nell'altre 
due forelle Scoltura, ed' Architettura giuafi etiandio quella fpiri- 
toia Natione,pontuaImente, e con ogni ftudio esercitando. 

Il Genio hauendo in tanto dato l'vftimo addio al luo Qaro,ed* 
amaro Allicuo 3 c prefo da elio il congedo, (Ce ben non mai dal 
J)cnfìere,c dall'affcrro verfo di lui per sì lungo fpatio di tempo 
contrattole dona togli ceno picciolo Libretto beni/lìmo figillato, 
ancorché per altro à fua pcrìona direttoiVia quafi volando fparì: 
JRimafe mollo per fimile diftaccamento il noftro foprafatto Gi- 
rupcno,il quale ycon gl'occhi della mente affai più, che con quelli 
del Corpo , fcgucndolo per infino all'arriuo della celeite Stanza, 
lo riconobbe tutto giuliuo in mezzo a fuoi Compagni alia per 

FINE» 

^ poppo 






§L-3M$Oppo la partenza del Genio verfo della fu, 

• — - -.ksS-js. . - * . . . 



^l&wlP virtuoia, ed' eternai Magione, redo per al- 
jgp quanto di tempo il gratiiìimo Girupcno fo- 

J*%#|yH fpefo , e per così dir quafi fmarrito , m ì rìn^ 
corolTi pofcia quando pensò alla neceilitàdel Fato, che 
era di non far feco in quella guifa più ionga la cjimora : 
Onde per tanto diedeii a confiderà re da buon fenno, 
come fino à quel punto l'hauea condotto la Tua benigna, 
e fauoreuole Stella , e riflettendo in fine alle molte iati- 
che , e diligenze vfate à fuo vantaggio da quel prode- 
Maeftro, fi riuolfe con noueìla curiofitade a manifeftar- 
fi le poco anzi , Carte da effo lafciatele , quali p:r l'ap- 
punto ritrouò che così diceuano . 

DILETTISSIMO G27{t>P ENO . 

'Erfio di te à cui è flato conceduto dalia Diuina Beni- 
fi e en za dì rinuenire non foto ciò , che di belio per 
t' Italica Regione in Pittura fi contiene , ina di e (fa 
la fiujlantioft Midolla per mezzo mio ti è con mol- 
ta feltriti r tufi ito il guflarne-ì viene impofio , anzi 
comandato , che debba propalare co' veri termini dì ptetofa Cura- 
ta à coloro-, che la Fortuna non fauoreuole faranno per incontra' 
re •» à cagton firfi àe loro troppo abbietti lignaggi , o mi feribili 
cure» A te dico impongo il fargli noto i fiuffequentiJiicord^ b pa- 
no Auuertìmenti ; acciò ver , chi che fia, che nella Pittura habbt 
talento, pojfa venir aperta la flrada del ben apprendere s cono/cere, 
ed' operare, & à gloria di quel Dio, eh' a tutti, e Gioue, delle fitte 
molte , anzi infinite difficultadi la fiacenda fipianarfi , onde anch' - 
e£i giungere ne pojfw k colpire almeno à puniche grado nel d$fia 
Po Ber/aglio. p e r 




££0 *3J A S S l Mi £, 

Per fimile Prefazione, reftò più che mai, il nofiro 
buon Girupeno, edificato , in veder che non ad altro fi- 
ne, fc non di quello delgiouare altrui, erano flati ver- 
gati dall' amoreuol Genio tali difpotici,e fanti modula- 
la doue perciò affatto intenerito, fi volfe à rumiaare 
i riueriti Inchioftri , del fuffeguente tenore . 

MASSIME, 

O SIANO RICORDI 

Ter la Gìeutntn imminente alla. rPìttmaj ; 

'1 affai (gomenco rwfcirà per coloro, chea pferro 
non faranno arditi, e generofi d* animo, il fentire 
gi' intoppi, che fi trouano in quefh ftrada piena 
veramente di fpinofi virgulti y e molto più ne pò. 
iranno reihr auuiliti alcuni altri, i quali ( benché 
di fpiritofi talenti; priui del neceffario foftenta mento, ouero per 
mancanza de buoni Consiglieri, non fapranno ne meno fperarc 
di farli per fé fleflì chiari al Mondo, auuiluppati ad ogn'hora 
tra le loro intrigate calamitadirMà viua Dio, che fé non G fro- 
lleranno cITcre più, che ne Deferti della Libia, o nati nelle Sel- 
ue della Scithia» in cui mai fpuntano raggi, che per feluaggie 
Fiere, non douran difperarc ( fé pur fi fentcno da donerò incli- 
nati alla bella Viriti della Pittura) di giungere anch' erti a qual- 
che buon fegno , almeno fé non le cime delia medefìma tocca- 
re. Ed* acciò, fi comprenda non eflcre il miodifcorfo fenza pruo- 
tic, fouuenghifi di molti , che non hebbero in quefto Mondo 
commodo alcuno per poter iftudiare, e pure apparirono lucidi 
chiarori nella noftra Profeflìone : E fra la ferie di molti, che dir 
fi potrebbe , chi più di vn* Antonio Allegri di Coreggi© prouà 
eotali accidenti, e pure agiutato dal proprio Minto venne poi 
i non haticr pan" > e riufei de maggiori Soggetti del Mondo? 

Alni 




SIANO 1{IC0\DI. ipr 

Altri vi finche indotto par da vchemente impulfo, offendo ancor 
Fanciullo, e di più, pouero guardian d'Armenti, à Disegnar più 
volrc fu veduto in su l'Arena, col femplicc baftone fpiritofe 
Figure, onde cangiando di li k poco, per mera induftria,la Ver* 
ga in Pennello, fi refe anch'elio lo ftupore d' ogn'vno, e da 
Prencpi medefimi ne fiì inuidiato, per cosi dire, non che (lima- 
to, e desiderato. 

Altri poi dandoli à eonofeere di vie maggiore fpfrito, e giu- 
ditio fentendofi accender l'animo d'ardente brama verfo di que- 
fta rara Profedìone partirono, quafi che diflì, ignudi dalle poue- 
re loro habitauoni,e conducendofi in quelle Contrade ou'é del- 
la Vircd più chiaro il grido, e con inuma gcnerofìtà faticando^ 
giù n fero anch' elfi finalmente ad'efierc tanti lucidiilimi fpecchi per 
gi'ovcln altrui. 

Di alcune particolari inàuflrie^ che potrtbbero vferj? da funeri 

Giovani per dtuenire brani JMaefin nella no/ira 

tprefejjiofjts . 

COmc accennai : Se tu ti Tenti inuogIi?to à pieno di que- 
fta Virtuofa facoltà della Pittura, prendi partito di br- 
uirti ( quando però non ti venga permeilo in altro mo- 
do ) delle buone Carte de fourani Maeftri, che pur di 
quelle in ogni parte facilmente fi ritrouano, cioè a dire di Ti- 
tiano, de Caracci, e di fimili altri, perche molto lume, e fro- 
llamento faranno per predarti : e quando per ifcariczza di For- 
tuna non ti riufeifle il poter farne acquifto, douerai ingegnarti 
nel miglior modo, che dettaratti la natura ( vera aditatrice, e 
macftra del tutto ) feruirti delle cofe lue più facili per pofèia 
auanzarti di mano in mano alle altre più difficili, & ardue, fin 
tanto, che rù ti venghi ad impoffeflar da douero nel bri cono- 
fcimento dcli'ifteffa Maeffra, quale imitandola per il verfo buo- 
no, non dourai dubitar di non piofcguir auanti nella certa ftra- 
da, per la quale ne podi poi giugnere alla da te desiderata Meta^ 



ipi &d éA S S 1 Jli E > 

Cerne , e quale dovrebbe efiere lo flati di nrn 
Giovine Pittore. 

NO N troppo accommodato de beni di fortuna , ne meri 
troppo icarfo dourcbb* effcre il Giouine , che in quella 
nobiliflìma Profetinone dcfidera approfittarfi , conciofia 
che sNri fi ritroua ripieno di douitie, rare volte, o mai 
fx cura dì Superare con inceflànti ftudij, e proprij fudori le quafì 
infinite difficoltà , che del continuo vanno insorgendo nell'Arte. 
Troppo fcarfo poi de neceflarij alimenti non dourebbe ritrouar* 
fi 3 effendoche al fuo bell'ingegno potrebbe venir tronca la ftrada 
del correre auanti, à cagione della mancanza fuftantiaIe:E non 
fi efperimenta maggiore il trauaglio di quello del non poter iftu- 
diare quando pur fi vorebbe. Si che d'vna mediocre. fortuna fa- 
rebbe d'vopo . 

'Della coftavzjk } che deue bavere il Cimine 
principiante * 

LA coftanza , ò Figlio mio, fi è lo firomento più proprio 
da tenerfi à cuore per approfittarfi in quefta digniflìma 
facoltade, e non imitare alcuni,! quali nel più bel del 
camino, fianchi, abbandonano l' rmprefa : cofa in vero 
non folo impropria, e dannofa, ma deplorabile, e degna di pian- 
to, poiché molto infofFrìbile riefee il veder tal'hora vn Garzone 
f attifTimo per altro al Pennello^ e di grande afperratiua.ì rfuol- 
gerle ìntempcfiiuamenteJe fpaile, ali'hor quando farebbe d'vopo 
con più generofo ardire pomi auanti Ivsbergo della vera fer- 
mezza : ma queflo disordine fuol procedere il più delle volte 
dalla detestabile auaritia de propri Parenti, quali pofpongano à 
poco danaro la riputatone de medefimi Figli, che tanto rilieua. 
Palefati però tu di molto (pirico (te ne piiego) col rifoluerti, fé 
pur ti accorgi che patifehino di quefto male, anche d'abbando- 
narli per qualche fpano di tempo f come molti han fattola fine di 
poterli pofeia con più larga mano, di quel che il lor baflo animo 
fperaua> (occorrerli nelle loro bifogna. Che 



SIANO RICORDI. 1$$ 

Che le Cor fi non fono à propo/ìto per quii che defider&n* 
apprendere la Tittura» 

AVuerti non lafciarti condurre in qualche Corte fé prima 
non fei ben falcio, e Inabilito nel fondamento delia Pro- 
feffione, poiché in queiie non mancando mai fpeflìflì- 
me occafioni da deuiarfi ia mente, (fé non ùià la fab- 
brica più che ben affodata,) ne verrà di facile à cadere: e fé pur' 
il tuo deftino ti violentale à feguirne alcuna , appigliati aimeno 
a quella d'alcun Prencipe Grande, quando pur fi venghi à di- 
iettar di facoltà sì degna , che in tal forma potrai hauer campo 
di profeguire i neceflarij ftudij, ed' in oltre fperare alle tue tati- 
che largo il guiderdone : vna delle due cofe , per le quali ad' 
©gn'hora fi trauaglia l'Huotno.. 

Del non infuperùirji, 

DI alcuni auuertimcnti principali giouami il farti confa- 
peuole, e quantunq; à prima villa ti fembraflero non 
in tutto a propofito per ia noflra Profertìone , faran- 
no però, fé ben vi porrai mente, di molto rilieuo, e 
confeguenza , non che di giouameuìo al tuo flato. Dico per 
tanto, che giflCaai per cofa veruna, che accader ti polla di felice 
é di auuenturofo in quefto Mondo, non debba lafciarti punto 
infuperbire, poiché faretti fpedrto, ed' in vano da te potrebbe 
fperarfi rileuante la pallata : ciò pur troppo fi vede alla giorna- 
ta in molti Soggetti, per alrro di grandi fperanze, li quali tra- 
boccano per il foucrchio prefumerfi nel baratro dell'ignominia, 
e tanto piò ciò auiene quando non fono ben fermi nelle bafì fon- 
fondamentali della Virtù 4 . La vera humiltà,c fol quella, che con- 
duce alla formontation delie Stelle, e colei che ne ftimola ad'ef- 
fercitar la continuatone de gli ftudij, per lo mezzo de quali iì 
xolpifcc ael prefiflo bcrfaglio delia gloriai, e del merito. 



Bb Dell'- 



IP4 MASSIME! 

DeWabboYrìmtnto che fi àeue bauere contro le cattìue Pitturi^ 
ed' filtra gente di poco guflo mila Trofeffione. 

NON così dell' Afpide il fifehio Ci dourebbe fuggite , ne 
del BaGIifco il guardo, quanto da Gibuanì principiami 
lo fpcllo comertio, e la contemplarione delle goffe Pit- 
ture, e quantunque alle volte paia il rimirarle effere da 
fcherzo 3 da gioco , e da derilione , non retta però che elleno 
non faccino il loro peruerfo, e pcftifero officio nel cuor di cflì : 
e centuplicato riefee il danno di quello fi poffa riceuere di vtilc 
per altre tanta vifione vedo delle cofe buone, pefeiache la no- 
Irra inclinatione mai (emprc più difpofta al male, che al bene , 
di leggieri nelle noftrc menti s'imprime - 

L'iffeflo motiuo puoi leruirti in fapere isfuggire la prattica de 
cattiui Macftri, e di rml gu.'ro impalcati, li quali co* loro falli 
dogmi > e menzogne inue-ntare, non tendono ad'altro (perche non 
ponno col Pennello^ ch'dttrahcrc a Te per alcun loro priuato intc- 
te^ li Giouani di fpiriro sì, ma però di poca efperieBza ; onde 
ftarai bene auuertito, e ti guarderai di non incappare m limili 
Reti., malagevole al difinuelgcrfì in alcun tempo mai. 

'DeWa. neceflità della buona conferenza - 

Ricordati, che il conferire fu mai Tempre cofa laudabile 9 
ed* ottima : e per tal cagione molti, e particolarmente 
li prcfrantiflìtni Caracci nufeirono sì grand' Huomini , 
non reftando gi'àmai il comunicarli tri di «ili i fuoi-pen- 
fìeriiCorreggendofi ogni difetto vicendeuolmentc il tutro,che dalla 
mano , e dall'intelletto le foffe poco ben luggerito, ed* in quefta 
forma mai celiando da loro viituofi trattenimenti li refero al 
Mondo cosi cofpicui e chiari nella Pittura, che pochi,o quafi niuno 
può farli loro auanti,e per il medefimo calo vcrun notabile errore 
può ritr©uaifi nelle loro celebrate fatiche » 



£*iHtfi 



SIANO RICORbt. fo 5 

Jguanto fia d* votile al Tutore ti dilettar/? 
dt belle Lettere» 

NO N dourcbbe per mio credere applicarli nitmo ì quefta 
Profe/Eone, che non fbflTe verfato, almeno in qualche 
parte» nelle buone Lettere, poiché mai potrà efprimerc 
su le Tele* ne su le Carte quello che ben non fi po{- 
fìecJe: ne poffeder fi puote, le con ogni accuratezza non fi ftu- 
dta,e non fi edere ita la memoria /opra de Libri > In quella for- 
ma più che in alcun'altra fi potrà imprimere ciò che voglia dire 
Hiftoria, ò fauolcggiamcnto Poetico, altrimenti fé tà vuoi re- 
cingerti a domandar altrui come vadano le facen^a, qualunque 
"Volta d'vuopo te ne faccia, non bene ftaraflì, poiché oltre il di- 
menticarti per ogni licue accidente di quelle fpecie che poc'anzi 
vdifli , molto di/diceaole riefee ad vn Pittore che fia ài qualche 
portata, t'andare ad ogn'hora mendicando da altri quello* che far 
da te fteffo fi potrebbe con vn poco d'applicatione . 



S 



£htalì i Libri Più neccjjArij per gfelenati Tutori* 

E poi tu bramata fapere di quat Libri potrefti accompa- 
gnarti , fappi, che i m:o credere, tra li molti, che frutto 
recar ti potrebbero , fono li feguenti. 

Tito tìttìo . y Hv/lerie 

Cornelia T setto. C *"f** 

GiufltLìpfio > e rimili. > 

Il VigliegA de Puri Archi) e Profeti, v Hì/hm 

Ciofeffo Hijforico. C $* ( rt. 

Scrittura Sacra, td 'Altri tali, > J 

Virgili: 1 

Ohi dio. 1 1 

Ta/fò. V *o$fie 

Arioftel V «*'*' 

Marini > ed* altri Pieti C loffia. ) 



i$6 'JH 'vi S S I JM E 9 

Moltiflìmi altri, per non dire infiniti Volumi ti potrebbero 
colla loro lettura efferti di giouamento, ed' in particolare alcuni 
Romanzi moderni, come Tono quelli del Loredano, del Biondine 
d'altri fimili:L'Artamene, onero il Ciro, la Caffandrajil Calan- 
dro j le Gare de Difperati, l'Hiftoria Spagnuola, ouero il Celi- 
mauro, il Ré Diofino 5 l'Ibraim Bafsà &c. .ripieni tutti di vaghiffi- 
me, ed' erudite inuentioni, delle quali a tuo talento poi ne po- 
nefti feiegliere, e aualertcne prudentemente nell'occafioni, oltre 
che ti potranno edere pronti ad aprirti la mente, e l'intelletto 
nelle cole della Pittura , qual deue eùer Tempre il principal tuo 
fcopo,. 

Cerne fi poJJZ in qualche p4rte acqui/lare ti buotu 
gufi a nella Titiura . 

MAI ria vero, che tiì venga in cognitione di quello* 
che nella Pittura buon gufto s'appella, Te prima ne 
nouelìi anni dell'età tua non andrai per le opere de 
primi, e migliori Maeftri inuefligandone le cagioni, 
e ritrouando hor in vna, ed' hor in vn'alrra alcuna efquifitezza, 
non faprai fceglicndole appropriarle con ponderato giudi rio al 
tuo, qual egli fi fia , perfpicacc intelletto, ed' imprimendotele 
nella memoria ad'vfo nobile nel tempo auuenirc non faprai auua- 



lertene * 



Prima che fi ori ffero tanti grand'Huomini non v'ha dubbio che 
quefto bel nome di buon gufto (e ne (bua fommerfb nel pro- 
fondo dell' obli uione : ma vno hauendo ritrouato vna bellezza , 
vno vn'altra eccellente prerogativa &c. e ftato da alcuni più for- 
tunati moderni congreg.:o con molta gratia , e grauità il- bello j 
e di tal modo, che a poco à poco fon gionti à tale, che di ma- 
lageuolc può fperarfi eminenza maggiore per il Pennello , e 
quindi naice poi che fimili loro dipinti han forza di rapire, e di 
far rimanere imparadifato chiunq; con occhio Linceo li rimira. 
Ne quefto bello deferiuer fi puotc , poiché potendoli egli in 
mille, anzi in infinite guife formarfi,così perche mille,anzi infinite 
fono le ipccicj.cd'i penficri che nafeono ne- ccruclli degl'Huomìni>. 

non 



MAfKQ ^ÌCOTCDI. 197 

rion è pompile il rapprcfentarc • ben sì più torto ciò pud fpe- 
rar/5 con il virtuoib cflcrcitio-, con il quale ( come poco anzi 
accennai ) s' acquifta ogni pofleflb. Oh felice chi giunge ad vn 
fai fegno, poiché può vantarli di godere in quello Mondo vn*- 
eftafì Ccleftc per non dire vn Paradifo. 

Del diffègnare nelftAcademU del V^tido * 

PRocura prima, che metterti a disegnare dall' Ignudo in 
publica Academia ( almen per qualche tempo auanti ) ài 
fludiarc da D degni di qualche ottimo Maeiìro oue fia- 
no delle nuditadi , accio uì poffa apprendere veramente 
Fa maniera del ben dintomare, e la ragion d'etti. Ciò, che di- 
co del cauar da DilTegni, intendo anco deli* Opere dipinte de 
medefimi Maeftri, e principalmente ( (e pur ti verrà permeilo) 
delle eccellenriifime Statue antiche , e baflìnlieui &c. poiché 
hanendo ad applicarti ad vn cosi difficile Audio,, non ti habbia 
a ritruouarc pnuo in tutto d'efperienza. 

In fomma iarai per porre ogni tua premura 1 ) onde porli fare 
vna ben fondata Prattica, e Teorica intorno a quello naturale, per 
poter arriuare per mezzo di eflo à qualche forte di riputatone • 
Inquanto poi, per venire ad' alcuna forte à\ particolare, di- 
rci in primo capo, ( mentre fi tratta di virtuofo concordo} che 
tu procurarli di collocarti fempre vicino à chi più d'ogn' altro 
tocca il punto nel Di Segnare, e che intende con artificiosa ma- 
niera nobilmente il tutto, e le parti delle gratie, e de conto;- - 
ni, acciò pur Tempre ne poteiTi alcuna cofa portar via.. 

Non t'increfea di reiterar più. volte vna medefima. membrifi- 
cationc, come farebbe*, Spalle, Braccia, Gambe cx'c. e tanto più 
volontieri dourai porre ciò ad effetto,' quando t'atfuerrai in cola 
più difficoltofa, elfendo che l'ardue finezze fi dcaono fuperare, 
e non trafeurare . In tal modo (arai per imbeuerti -quelle jgfÉfif- 
diofe,e difficili parti,che il medsfimo Nudo ti reca auanti . Che 
fc ben haurai ofleruato ne primari) Maeftri, eglino medefirni pai- 
farono,. à fine <T impoffeflarfì del Disegno per quella necci] À -;a 
trafila. 

Qileruai 



i$8 m *a s $ r m e; 

Offerua in oltre con ogni diligente accuratezza quelle parti, 
che communementc reftano efpofte alla vifta più dell'altre, che 
vale a dire, Teftc , Braccia, Mani, Gambe, e Piedi. 

Ricordati di Alterare i Contorni, tanto però che batti per non 
dar nel vitiofo, Stringi fé parti de Fianchi , non formar troppo 
groffe le Panzc, e le Natiche , e poni ogni più efatto ftudio in 
tutte forti d'attaccature, perche più d'ogn'altra cofa quefta fa- 
rai per ritrouar difiicultofa. 

È fouucngati per vltimo quando flarai diffegnando, di hauer 
fìflo nella mente qualche più cfquifìta Pittura, o Diflegno vedu-» 
to per I'innami j poiché altro, che vn grandiflìrno giovamento 
non potrà recarti vna funi! rimembranza» 

%MfiJfime che dorrebbero btutre i principiatiti 
nel Dipingere. 

NO N t'ingannare sii le prime del tuo dipingere col voler 
formarti vna maniera chiara, e con pochi feuri, poiché 
troppo languida te la ritrouarelti per tutto il tempo di 
tua vira j auuenga che fé ben rimiri, e ponderi alle co- 
(e tutte delia Natura ( e fon quelle per appunto che tiì hai da 
imitare ) fon dolci , ed'amorcuoli sì , ma accompagnate però 
mai femprc da quella tal fiera gagliardìa,che gl'Hiiomini grandi 
hauendo conofeiuta per ottima, l'hanno da fenno cercata del con- 
tinuo imitare . Pur troppo i noftri fpiriti ( e ma (Ti me neli'in- 
noltrarfì con gl'anni ) s'infieuclifcono, e diuengono deboli, e la 
«ano che cerca pareggiar l'intellerto^prouafi affetto effar)gue,air- 
hora quando al colpetto dcgl'Huomini Ci dovrebbe piti ardita, e 
generofa dimoftrare. 

Souengati ancora che ia maniera franca , cioè il poter viaria 
con Pennellate vergini, e fenza veruno {lento, riefee femprc 
più laudabile, per cflerc vn tal dono deriuato dal Padre Difle- 
gno, e -quefta grafia, e priuilegio pochi l'hanno ottenuta sì nell* 
antico, come nel moderno tempo, nel quale ben può dirli» che 
d Coreggia, li Caracci , ed' il Lanfranchi n 'riabbiano più d'pgn* 
air/o praticato il gufto^e riportatala palma. 



SIANO T{ICO\Dr. l$9 

guanto lodevole , / d'etile fìa al aiutare il 
girar il Taefe . 

SE ti farà permeilo di vagar fé Cirrati nel/a guifa ch*é auiìo^ 
nuto àmolif, cfeq'iiialo di buona voglia, poiché fodisfatto, 
e contentiilìmo te ne trouerai , e rimirando cofe belle , e 
diuerfe di Pittura, molti dubbi; che forfi prima s'ingombra- 
uano la mente ti iaran diiciolti, e pofti in chiaro, e farai come 
alcuni, li quali prefofi tal compiacimento, diuenuti eruditi colN 
efperienza, fi foco dati a conofeere per Soggetti frraordinarrj al 
Mondo, ed* a! certo che comparando l'Opere belle altrui con le 
tue mcdefiaie, agio hauerai ò di mortificarti ,. ouero di prender* 
animo, menre fra te fteffo cosi potrai diicorrere* Io come gpi 
diporto? Quanto lungi fi troua da quefto il mio fapere? Oue 
fon'io? &o Souengati però di non mai auuilirti per efquifite,* 
belle, che tiì vegga le Pitture altrui , polche ciò farebbe vn per- 
nicioio mancamento*, ma ben ti dirai : Io voglio edere inimico, 
e fieriflìmo cenfor di me fteffo , ma vuò ben anco fperare , che 
ji come altri fon diuenuti d'alto grido per mezzo delle loro fa- 
tiche, cosi à me col fauor delle rnedefime , e con l'aggiuto dsL 
Cielo il limile fpero douer intrauenire* 

Dì quanto pregio Jìa il variar delie Tifinomi** 

TV vedrai per ordinario tutti i Pittori, che fono ammef- 
fi tra quei di prima Clafe Jiauer fempre* diuerfificaro 
le Fifbnom«'e de' Volti: al contrario di coloro, che po- 
co fi curano fapere, li quali ad ogn'hora le fanno fomi- 
glianti , fecondo il loro negligente intendimento, e baffo volere, 
cofa veramente in tutto degoa di riprenfione, e di cieruo biad- 
ino . Per tanto priegotì non voler far tu nel medefimo modo, 
ma bensì di andar inueftigando come habbino.ad ellere formate 
per il propofiro che haueranno ad'effer rappreicntate,che perciò 
leggerai alcuni Autori i quali di Fifonomia hanno ferino , che 
Eiolto aprendoti U mente farà di giouamento circa i'cljpreifione^ 

Ma 



1 



► 



2©o MASSIME, 

Ma più Hi quello il tuo Audio principale haìuà ad efferc del- 
la natura lofferuatione . Per eflempio, tu deui rapprefentare vna 
Venere, ed* vn Marte j vanne timirando per quella alcuna Fé- 
mina delle più rare bellezze della Città ò luogo in che ti ritro- 
ui , e la fierezza di vn volto che fia dedito all'Armi per quefto 
&c. e cosi d'altre cofe fecondo che haurai à rapprefentare, che 
così facendo ne riporterai non folonoroe di accurato* ma di pru- 
dente, e brauo Pittore ■ 

^DelF Itteale mxnier*. 

RAre volte , o mai fono Ideali quei Pittori , i quali del 
tutto iranno auiticchiati al naturale, fegno certiùimo, 
che non hanno fatto 1' habito , ne (rudiato di propofito 
il bello della Natura, e l'Opere de gran M aeftri. Fia bene 
adunque per mio parere, che tu facci ciò che fai, e puoi fecon- 
do il tuo talento, con la memoria delle cofe di già vedute, Ne 
pofeia all'hora quando non potrai più fofrenerti, fcrufrti dell'ap- 
poggio della ftefla Natura , e confidcrarla col gufto de primi 
Soggetti, che così facendo potrai /perare certamente di douer dar 
nel buono, e venirne tenuto per Ideale \ epitetto per certo de 
più nobili, che dar 11 poflano à veri Pittori. 

Della necejjarìa tranquillità dea* animo • 

IN quella rara Profeflìone così difficile, e fcabrofa, non 
folo vi fi richiede il fapere, ma ancora vna ncceflaria *ran~ 
quillità d'animo, e di cuore, anzi vna tal, qual temperata, 
ed* interna allegrezza, onde la mente polla nel tempo che 
ftà applicata renderli fenza vna minun' ombra di penfiero vcrfo> 
dalle cure domeftiche, o d'altri limili turbamenti, 
poiché fempre arrecar ponno impedimento 
à Virtù cotanto dclicafa,mà ciò à 
pochi vien conceflo, 
7" " ~ * ~ 

Pe/U 



SIANO RICORDI. 201 

Della folitudwe > o ritìraments • 

SEmprò^fù laudabil cofa, e di gran giouamento h folitudinc 
per coloro ch'esercitano gli Ttudij, poiché più facilmente 
per mezzo di effa può renderli l'Huomo fapiente,e dotto 
in cjuclla Scienza, che fi va pratticando : E fé alcun? Vir- 
tù ricerca vn fimi! raccoglimento, vna per certo fi è la Pitture; 
Porrai adunque ogni tua applicatone ( i caufa d ; approfittarti) 
nell'hore più notturne, ouero in quelle dell'Aurora, diffegnan-. 
do, fchizzando , e ponendo giù pensieri &c. e tutto ciò per po- 
terti mettere ncli' immagi natiua quello pretendi fare - , alla genia 
dello Specchio , qual ti fa' vedere ciò che tieni auanti il fuo co- 
lpetto . 

Della buona rimembranza « 

MOlti incominciano bene, perche feguono iti compa- 
gnia del proprio naturai talento qualche buona mar 
m'era , ma pofeia, ò (ìafi per uipcrbia, ò per altra fì- 
mile ior difgratia ingannati dalla loro opinione, vari 
penfando non voler depender <Ja alcuno, e per ciò non eflendo 
per anche ben fondati, con molro decapito della lor riputatione 
in vece d'auanzarfl, fi perdono 3 e danno indietro. Miglior par 
«ito adunque (la il tenerli lempre auanti gl'occhi della niente al- 
cun brauo Maefiro, ò paflato, ò prefente, fopra del quale tù- 
habbi fatto qualche accurato Audio, e fondamento, poiché er- 
gendo tuttauia la fabbrica, che pur farà dichiarata tua, ogni qua! 
evolta però di tuo talento formate faranno le nouclle inuentionù 

Deli 1 ejjer ciào continuo nella pittura . 

A Ne orche fia certiffirno quel commune aflioma del Nulla 
dìes fìtte Linc&-> trittauia giouami quiui con particobr 
affetto il ricordarlòti , ed 'accertarti, che ad'ogn'hora 
(ma più mentre fei ancor giouinettoj dourefti efierci- 
tar la tua mano? eccoti effa l'intelletto, ne giorno lafciar correre. 

Ce che 



202 M A S S 1 M E % 

che non fàceflì qualche honorata fatica, alla guifa àpunto, che 
tutti i valent'Huomini hao fatto \ ne mi ftar'à dire, che emen- 
do tu agiutato dalla Natura viui tempre pronto con la vena, e 
perciò non eflerti d'vopo tanta diligenza, poiché rifpondo, che 
molti per altro di buoniflìmo talento pei tal tra fc tiraggi ne, ò ila 
prefontione fi fon ritrouati meritamente ignoranti, e da ogni for- 
ge di gente vil-'pefi • 

Dell' batter caro /' altrui corretttone + 

DAN fégno dr gran fuperbia* e d'indubitata ignoranza! 
coloro,!i quali non vogliono per alcun moio (e/ tire, ne 
far conto delle correttions altrui, ne ponr«o qtsefti proba^ 
bilmentc accoftarfi alla perfezione fé prima pc r la t j- 
fila della mortificatone non padano, Ce però mortine anon fi deb* 
foan chiamar quelle cole che ridondano in vtile ftraordinario » 

Schtuano queftr cattiueJli qualche poco di medicina alquanto 
smaretta che arrecar le potrebbe vira looga nella Virtù, ed' ab* 
bracciano, anzi beuona volontieri il veleno dell'adulanone» the 
gl'arrcca la morte in vn calice innorpellato dalle fa Me lufinghc» 

'Delio ttar femore attento à età che yiw prodotto di 
bello dalla Natura • 

Ricordati che fa Madre Natura fu mai fempre a nobili 
Pittori non folo corteic , ma adiutrice Macftra, e cer- 
to eg!*e\ che ciafehedun d'em* hebbe da lei la norma 
del ben'operare j e puoi tener per indubitato, che elììk 
vuole,e debbecUer*infall:bile, fmà con alcuni auucrtimentì però) 
come à dire del voler che sNnuefright il fuo più bclfo, onde com- 
parir fempre ne deggia più porr poia per recar maggior fodisfattio- 
ne à ch'il rimira efprelfo, ne gradifee efTer trattata vile, indiretta, 
e diffimigliante da quella che ella e rn effetto, come fan tali'— 
vni, i quali volendo per via di lor alterigia tener falde certe er- 
ronee opinioni, la deformano , anzi che abbellii la • Vedranno 
quefti ( per elicmpfo ) vn Fanciullino d'vn'Anno* e patendoli 

(perche 



( perche non conofeano la piana verità ) non Iiauer tutta la forma 
conueniente de Mufcoli come hanno gli Huomini già crefeiuti» 
e compierti, pretendono con aggiungcruili di migliorar I'iftcfla 
Natura, ma s'acquiftano in vece ("e pur noi credono) biafmo in- 
finito, e derisone eterna. Vedranno l'iftcflo Puttino di cinque 
Tefte in circa, ed' etti per correggerli ( cosi ingannati da! lor 
prauo intendimento^ Io vogliono ridurre alle lette, alle otto, e 
▼a difeorrendo* 

E fi come ho detto del FanciuIIino, cafeano miTeraiTiente in 
ogn'altro mcomieniente dar.do neìle inetie . Quffii tal? non Ioti 
degni ne di compatfìcnc, n<? di icufa, poiché non volendo dar 
orecchio alli buoni dogmi dell'Arte, ne coircggetfi, o non vo- 
lendo conoKcrla per ii vero verlb, patente, e palpabile, la (li- 
mano , dj kcaij che /bno, fognante, e chimerica . II Timorct- 
to in quefto propofito iolcua dire in Tua vita , che la Natura fu 
(emprc ftftcfla,e che perciò nem deuefi variare, ed'in particola- 
re , 1 mufcoli alla moda . 

Come deueji ^vfare , ed' intendere U dtfigeni&J 
netta Ttttura. 

NON v'ha dubbio, che la diligenza non fia vn de prin- 
cipali foftegm di tutto l'edrfitio Pittorefco ( particolar- 
mente per li principianti ) e per mezzo della quale il 
proprio Guido Reni , Specchio, e decoro del noftro Se- 
colo , reftò molto agrutato in fua giouinezza nella Scola di Dio- 
nigi Fianiengo ir. Bologna ^ all'hora quando non era ancora en- 
trato in quella de famofi Caracci,ed'cgli medefimo di ciò mol- 
to pregiauafi > anzi gloriauafi d'efler paflato per cori necefijria 
trafila. Soggiungea però non douerfi fmoderatamenre vfarfìi ef- 
fendoche di leggieri può diuenirne vitiofa^c renderfi duia , /ce- 
ca , ed* infticchita. 

Sonofi ritrouati alcuni sì pertinaci in tjuefta opinione, ch<*i- n 
hanno hainito nguardo (per lei feguirc^ à ciò che la dolc->;" 
cica : e prodiga Natura n'addita di facile* cd'hui credulo r< >. 
con quella l'eminenza dell'Arte, e pur di gran longa fi io u 

Ce z gannau 



204 r JH tÀ S S I JH E, 

gannati(quantucM}) graditi da alcuni incfperti)e il nome loro lon> 
ga vita non hcbbej poiché non confitte l'eccellenza nel folo ti^ 
rar quattro sfilati capelli, ne in imitar qualche pizzo da Donna 
&c. tutte cofe di poca , ò ninna effenza* 

Titiano perche intendea l'importanza del dipingere franco, 
feppe ancora dimoftrarc con prudenza nel Chrifto famofo della 
Moneta quanto maefheuolmente i'apefTc vfar quella parte della 
diligenza, e pure più a quello, che à quella piacquegli l'attenerli, 
cenofeendo di quanto merito, e gloria fia degno colui, che giunge 
alla franchezza, e facilirà, quali da altro quefte due cofe non de- 
riuano, che da vna longhiilima cfperienza ,. e da vn raffinato 
guidino . 

1) eti 'opini cai di molti intorno a Soggetti paefùtó. 

STrauagante cofa e quella, che quafi tutte le Città, e Luoghi 
dell'Italia flafciando da parrc le Prouinae ftraniere ) fi ri- 
trouano hauer prodotti littori in ogni rempo , che da loro- 
Padani vengano,, per cosi dire remiti Oracoli, e quafi dilli 
come per Dei adorati ì e pure per verità non credono il vero, e 
fono ingannati . Beati fol quelli , che 1' indouina«o, come fono 
{rati gì'Vrbmati) i Cadorini, i Veronelli Vlen et l'anici Parmegia- 
ni , i Boi )gncfi, cd'altri pochi^ e guai a quelli, che fi fono addor- 
mentati fcnza aprir gl'occhi alla verità di quanto dico. 

Dell' HìftorUfe i 

NEL '-particolare dev'ordinar I'Hi/lor/e, ò altri Componi- 
menct da rappre;cnfarfi,auuern di non cadere nell'igno- 
minia di moki Pittori , che pare non poflìno à manco 
di non mettere quelle lor mal peniate, benché fauor ite 
F.gure, come che ritrouar non fi pofta cofa da compire iT Qua- 
dro fé non lo fanno con quel folito lor Putto, Donna , Colonna 
&c. Non mancano ad' vn buono, e vafto ingegno concetti , ò 
materie per riempire prudentemente il dettinato fife. Ciò che fi 
è detto è vna minima prie del molto che & ricerca in tal fa- 

cenda 3 



SIANO RICORDI. 2 c$ 

cencta, poiché varij fono i pericoli in cui fi può traboccare. Re- 
tta ancora il iuggerirti alcu.V altre cofc di non poca importanza, 
ed'vna fi è che fé per mattanza d J tuo intendimento non ti ri- 
troui poileflore di quello deui rapprefenrare, debba informarte- 
ne almeno da coloro che Io fanno acciò pollino renderti capace, 
ed'auuifato. H?bbi in oltre per ma fluii a- di non coftituirefle pe- 
rò non fei più che neceflìtato ) in prima vifb Figure in piedi, 
ma cerca ben si di prender occaiioie di farle in atto, che tòfane 
affile, ò inchinare, e ciò per non ofTufcarc alla prima ogni (ito 
del Quadro. Auuerti ancora di far ogni sforzo, che le Tette 
habbino gioita, e belle le rrfonomie, ( e tanto piò quelle che 
faranno nel primo afpetto,) olierua in elle il coftume, e fa cono- 
icere la tua buona riabilita- nel pofleder l'Hifioria, o Fauola,che 
rappreienri , poiché quefte fono le cofe ch'allettano, ed'innamo*- 
rano gli aitanti anco piò intendenti, e dotti. 

E dicea vn gran Pittor de noftri tempi , che non é fé non Ic- 
deuoJe il framifchiar tià li Componimenti, ancorché Ieri), alcu- 
na bagateila, onde il volgo ignaro ftelfo ne polla trar diletto in- 
terne ,ed'<immirationc, ma che non giungili però à tale da porci 
offender il più foftantiale, ed' importante. 

*Altro auuertìmMto al littore-. 

NON penfarèjr.e ti dar ad inrendere di velar la vifta af- 
trui con gl'inganni deifouerchi sfornamenti, ouero cor> 
il cacciar troppo feuri oue non vanno, con dire entro 
te fteflo che in quel modo i tuoi difetti refìeran coper- 
ti, poiché da coloro, che fanno, di leggieri, e di lubito pur- 
troppo vengano discoperti, ne meno ti perfuaderc che i bclliifiù 
mi colori , & altri ornamenti habbino ad efler quelli da far- 
rrionfare, poiché non hauendo tiì altro che quefto di buono po-i 
tra dirfi di te, ciò che diflc vn grand' Hui-mo ne tempi antu h 
ad vn certo Pittore d'ordinaria sfera, cicé, che facca le ftie Fi- 
gure ricche, perche non le l'apra far beile. La fempheità nelle 
Pitture , che vuol dir per mio patere naturalezza di gratis icn 
za affettationc > fu mai iempre viata da primi Soggetti del Mon» 

do 



296 MASSIME, 

do, cd'Apefie mcdcfimo fi pregiaua, anzi vantauan,f ancwché 
per altro modcdi/Timo) fol di quella prerogati uà , 

Dell' àccord amento delle Titture* 

MOlti danno il pregio d* accordar bene le !oro Pittuie 
alli buoni Lombardi , poiché pare che più d'ogn'- 
altra Nanone ciò habbia per Tuo naturale iflinto , e 
tal verità vedefi in effetto, e generalmente più ò me- 
no. Guido Reni diflfe vn giorno ad vn iuo Scolare non hauer 
cofa in cui prendefle maggior cura , quanto in quella così gran 
difficoltà dcll'accordanza , ed'in effetto per appunto e quella che 
mai Tempre fé fudar il Fronte a più rinomati Maefrri . Il La ri- 
franchi diflc à certi fuoi amici molto intendenti , quai fi porta- 
rono à vederlo dipingere la Cuppola di S. Andrea della Vaile *n 
Roma, che doueflero auuifarlo di qualche difetto intorno al Dif- 
fegno, eflendoch?, più che à quello ( di cui per altro ne viuea 
franco pofleflorc^ guardaua a! negorio imporrantiiTimo del tutto 
inficine in quella gran machina. Però /tarai di molto auuert:to 
con vfarui ftudio, ed*appltcation particolare» E ail'hora faranno 
accordate le tue Pitture quando non vi farà colore, o altra cola, 
che rechi fàftidio, e che effendi l'altra ; Et in ordine à ciò, roc- 
chio giuditiofo, e raffinato dourà eflerne il giudice ( nà ieuero 
però) e non facile al coi tentarli, poiché (e lalcerai lufingarti da 
qualche aiTertuofa , e propria palli rie farai fpediro. 

Riefce il polleder quella si d fficil pane dell'accordanza, cos; 
aggradeuole, e di tal fomiglianza con l'altre Scienza , Mufica, e 
Poefia , che é merauiglia il penlarlo, poiché /e qr.eiìa l' Intellet- 
to, e quella l'Orecchio appaga, cd'inuaghilce, cosi la noiìra 
con le lue armoniofe ragioni per Io mezzo della virtù vifiua in- 
namora > e rapifee gl'animi di coloro che n'intendono l'impor- 
tanza ■ 



mììm 



Che 



SIANO ^ICOT^Dr. 207 

Che U maniera forte tiene efier più Stimata* 
dell* fieuoìs * 

NON v'ha dubbio cheli dipingere fi fa Tempre fopra del- 
le piane fuperficie, e l'empiici, onde fé ne poffa dimo- 
ftrare che fi rapprefenta ■ l'oggetto, che s'eiprimc niella- 
to da! mede/imo piano, fi che ne fiegue, che quello fa- 
ri fpiccar maggiormente con artificjoib rilieuo dell' altro , dourà 
cflerc più (rimato, e di migliore inrendimento» Ciò viene ài\ 
cacciar più g^g^'rdi i /cuti, ed'i chiari 7 fi che ti eforto ad'effer 
amico di queQa bella parte della fierezza, e non altrimenti fug- 
girla, perche fuggirti la gloria dell'Arte appretto i nobili inge- 
gni , ed*efiercifando la debolezza nel rilieuo fofo co* vaghi Co- 
lon, porrefti eiìer'accoaFiunato a coloro, che pongono le loro 
Pirrure ne'Je Bjtreghe,e s'acquiftano folo la gloria delh'gnoran- 
fe Volgo, qual non iftima , peichc non conolce la forza > e gì- 
effetti del rilieuo. 

Ùtltc male confeguenze^ che fanno gl'oggetti, fi tengono auanti 

mentre fi Dipinge , qua ndo perà non Ji Jia beru 

<verJ\to nel D/ffegno » 

POche volte riefeono bcn'rnrefe le cofe, che (i tengono 
auanti quall'hor fi Dipinge, ogni qual velra però che non 
fi troui la (ufficiente, e naturaPhabilità nell'operante, anzi 
in vece d» ritrouare la domita ftrada, e facilità conue- 
niente ad ogni valent'Huomo, vi s'incontreranno difficoltà gran- 
didime, e confufioni non mai imaginate , ne fi potrà trattare il 
Naturalo, né nobile, né idealmente . Titiano iblea dire che chi 
Dipinge col naturale auanti è d' vopo d'haucrc dello ftudiato in 
cella. 

'Del degradamene de' Colori. 



R 



Icordati, chf il degradamento de'Colori é quello, che 
doppo ilD'ifrgno importa il tutto, e fa il rmggior gio- 
co. Ciò apprendi del continuo con l'eilccutione della 

Natura, 



2oS JH ~tA S S I M Ey 

Natura, e degl' eccellenti ilìmi Autori , quali fono flati bflcrua* 
i\ da Girupeno, e e' hanno così ben rintracciata quefta grande, 
e neccllaria parte nella Pittura . E vaglia il vero che poco dc- 
oni fi rendono coloro che non porlìedono quella importante ra- 
gione del degradamento , cioè del far andare ciò che bilogna 
alianti, e indietro, ma che danno fempre d'vn tenore, e difhnza 
fenza iaper mai diucrfìficar le tinte vna dall'altra» Però vanne 
con ombre, e con chiari, operando più, e meno dolcemente a 
fine che i groppi delie Figure, e d'ogn'akra cafa refti à fuo luo- 
go, che cosi facendo ne (arai per riportare non ordinaria lode 

Circa dsl?tmmitatÌQti.e delle maniere di propri/ 
Mae fin . 

AD'vn Giouine, che vcr2Kìcnte fi a di fpirfto generofo net- 
la Profelfionc della Pittura, e che in ella li troui hauer 
grande riabilita, riefee molto difdiccuole, e fuori di modo 
(Ira u agame il voler andar fempre elettamente fecondando 
le pedate dei iuo Jvlaeftro, qujfi che ca minar non li po(Ta fuori 
di quelle., e non vi fia altro fenticro per giungere alla gloria, 
Deuefì ben sì per mio parere efler diligente ofìeruatore d'ogni 
fua dottrina, e raro fapere, per poter eiplicar pofèia il tutto, ma 
fecondo la propria tua naturale inclinatione. Moki fi fono auilati 
tardi di quefro qual li fia incoRueniente,c lì farebbero .voluti le- 
uare, ma non gì 'è Irato permelTo fé non con gran violente fatica, 
e durezza. Meglio partito ria dunque il farlo per tempo, e non 
afpettare, che le tue fatiche, e la gloria medefima , che dourciti 
acquiftar per ella, fiaccufidcrara .d'alti ui, e non de propri) (udori. 

St detesta l'ignoranza wfo la Pittura . 

GRan tormento riefee ad'vn animo virtuofo il vedere che 
l'Ignoranza in qucfto Mondo habbi a trionfare. Per 
venire al rimedio di quefto, fia uccellari© la IbrTcrcn- 
za,e molto fpatio di tempo, per Io mezzo di cui lì ven- 
ga in corninone della verità del fatto. Ed'intanto operando bene 

lafciar 



W StANO RIC&Rzr. 209 

lafclar che fi ftanchi quella maluaggia beftia, poiché fé bene 
ella tenne ad ògn' bora campo aperto contro della bella Virtù, 
da quella nientedimeno con la fcmplice fpada delia lealtà celta 
inaifcmpre auufnta^ e fuperata* ^ ~~ ""' 

Contro r Inuidt-a così dannofa tra Tutori . 

GRan macello e l'Inuidia in quello Mondo, cagionata da 
quàifiuoglia rfcótiuo j Ma la maggior Tua furia vien pro- 
nta dalla Virtù, c&in particolare dalla Pittura, quale 
bene ipefTo lenza demeriti fi /ente auuentare, da quella 
Fiera, pungentiffimi i dardi. E pure é d'vopo opporui vna fal- 
da diflìmulationc , ed* vna placidi/lima modeftia , mentre per 
mezzo folo di quefte due cofe paoffi fperarc la Vittoria contro 
di si orrido Moltrc 

Come fi deue abbattere Ufiperiia d'ale mi Pittori. 

ON vna grandiflìma humilci, ne con altro fi può vince- 
re vna gran fupcrbfa di alcun concorrente, ma perciò 
non deui renderti abbietto predo alcuno, che conn*o,o 
pieno d'ambinone ei fia , perche farebbe di molto de- 
trimento al tuo fpiriro. Deui ben sì apprendere di non coprirti 
con H»biro sì orrendo le Membra , per non render te fteflo a! 
Mondo.* abomineuole* e Ipauentoloo 

Del decoro > che deue offerttàrfi ndle Sacre Immagini. 

SI come fu mai fempre laudabile, e degno d'ammiratione il 
decoro nelle Figure, che rapprefentano* Immagini dc'Santi> 
cosi non v'é co fa più ftomachcuoie , e deteftebilc quanto 
dl pmouarc il contrario. Eli come la Sacra Inquifitionc pro- 
hibifce, danna, & annulla quei Libri, che contaminar poffon gì* 
animi di chi lì legge, così dourebbefi far giuftamentc nel parti- 
colare delle Pitture, le quali ponno riconofeerfi atte à far il mc- 
detoo effetto nel Mondo Chriftiano,e ne petti giouanili in par- 

Dd ticolarej 




aio MÀSSMM, STANO. RICORDI: 

ricolare *, E fé tutte l' Immagini ,àc Santi dourd>bero ©fiere al 
foramo grado modefte, quanto più fi dourà premere nel rappre- 
fcntarc la Regina de'Cicli ? Quale sforzo dal buon Pittore dou- 
rebbe vfarfi per fargli apparire nel Volto Santiflìmo tutte quelle 
gratie, e virtudi , che in quefto Mondo degnamente pofledettej 
Mà,già che ad alcuno cotanto v!>n_perme/To, riguardili almeno 
di effigiarla con ben coperto il collo, cà'd petto della conuc- 
fiiente rnodeftia, à gui/a che gl'antichi Greci ( benché con fem~ 
plicc maniera ) la formauano , come hoggi pur fé ne vedono di 
^ueite Immagini nelle Cafe de* Diuoti. 

M^do di Studio yfato da! Tìrjoretto , cMtfo dulU 
di lui Viteu • 

E 6 LI ridottoti ìa ruogo fontano di Tua Oaf.i, fepi rato , c4* 
ottufo à fiae d ; pocerfi coa oc ii awènnoiiej e lenza Cre- 
pito applicare al profoBdiilìino L\aà . delu Pittura» difl n- 
deua alcune cordìcdle^attaccancfoì à mille gùifc alle Pa- 
reti, o dou'alrro bifognaua, e B^òfsia sd'effe ( trattandoci di (ar 
Figure aldifotto in sa ^ippe&déua Ji mp tiii eli cera il* < tfo me- 
defimo formati» e vv Pendoli uco.ido ..' proprio defiderio ne con- 
certaua le Storie, che dc#aua, e daniplcqucl lume, che per da 
cUoera giudicato rméfiorrcon le ca^elt*,afidauaper la ftrada fi- 
cura^ fenza tema di fallare :Mà nel prefente Secolo fi fono per- 
dute fimili buone vfanze, e la Giouemù per lo più iì ride delle 
fatiche de gran Maeftri, mentre li potrebbero feruir d^eflempio, 
fc pur desiderano da douero intemdere, cicV che fi yoglian dire 

LE FINEZZE DE PENNELLI ITALIANI* 




Alcun? 



211 

ALCVNI PRECETTI 

Trai molti, che vengon dati da Leonardo da Vinci 

nel aio Libro del Trattato di Pittura tratti ad verburn 

per quelli che desiderano più facilmente appro- 

fittarfì.in.quefta difficilnUma Profeilione • 

Quelle che ékue frimc imperare il Gioitane . C AP . I. 

JL Gioitane dette prima imparare profpettraa » per le mifure d° 
ogni cofa.'poi di mano in ciano imparare da buon Maeftro per 
aOTuefarfià buone membra : poi dai naturale per confermarfi la ra- 
gione delle caie imparate : poi vedere vn tempo l'Opere dì mano di 
diuerfì Maeftri,pei far habito di mettere in prattica>& operare le c©^ 
k imparate. 

Notili a del Gh u Atte Ufo télo ài! 4 Pittura . CAP. IV*. 

MOIti fono gl'Huomini c'hanno dcfiderio,& amore al Diffegnò? 
ma non dupofitione, e quello ria conofeiuto ne Putti,li quali 
fono ìcnza diligenza , ne mai fàuifcono con ombre le lor cofeo 

V rete tu al Pittore . CAP. V. 

NO N e laudabile il Pittore , che non fa bene fé non vna cola fo^ 
la, come vn'Ignudo,Tcfta, Panni, o Animali, ò Paefi* ò limili 
particolari, imperoche non è sì groffo ingegno, che voltatoli ad vn* 
cofa, e quella fempre meila in opera non la faccia bene • 

tn che modo dette il Gìontne procedere net fu o ftudit* 
CAP. Vi 

LA mente del Pittore fi deuc del continuo trafmutare in tanti dì* 
feorfi quante fono le Figure degl'obbictti notabili, che dinanzi 
gli apparifeono, & à quelle fermare il paflfo, e notarle >e far (opra effe, 
regole, confiderai il luogo, le ci;coflanze, i lumi , & ombre . 




2X2 ALCVNI *2>\ECETTI 

Del mode di fludtirt * GAP* Vili 

STudia prima fa fetenza, e poi feguita la pratrica nata Ja effafeicri» 
za, Il Pittore deue ftudiare con regola > e non laiciar cofa» 
che non fi metta alla memoria, e vedere, che differenza é fra 
le membra degl'Animali* e le loro giunture. 

Precetto ài Vittore \ CAP. XI- 

^VEL Pittore, che non dubita, poco acquila; quando Pope~ 
ra fupera il giuditio dell'Operatore, elio Operante poco 
»w acquifta, e quando il giuditio fupera l'opera, effa ope-r 
ya rnai fìnifee di migliorare, fc l'auariria però non Timpcdiicc* 

Precetto dello fi aizzar HiJorJe, e Figure* GAP. XIII» 

L'Abbozzar delFHiftorie ila pronto, & il membrificar non fia 
troppo finito . Sta, con artentione /olamente à fìri d'effe mem» 
èra 3 le qualt poi a bell'agio , piacendoti , potrai finiie. . 

Del corregger gV errori, che th femori. CAP. XIV. 

Ricordo à te Pittore, che quando per tuo g'uditio, © per altrui 
auuifo fcuopri alcun* cirore nell'opere tue, che tu le rico- 
rc S£ a > acciò che nel pubiicar tal' Opere, tiì non publichi infic- 
ine con quelle la matteria tua . E non ti feufare da te medefi- 
mo, perfuadendori di refhurare la tua infamia nella fuccedcntc 
tua opera, perche la Pittura non muore mediante la fua creatio- 
ne, come È la Mufica, ma lungo tempo dura, & il tempo darà 
teftimonianza dell'ignoranza tua, e le tu ti feuferai d'hauere à 
combattere con la neccflhà , e di non hauer tempo a Audiarc % 
e farti vero Pittore, non incolpare fé non te medefimo, perche 
foìo Io ftudio della Virtù è pafto dell'anima, e del corpo. Qilan- 
ìi fono (tati iftlofofi, che fono nati ricchi* e perche nonl'impcj 
Pillerò le ricchezze* le hanno lafciatc ? 



_ Z>I LEONARDO DA FINCI* zì$ 
Del giù ditto . CAP. XV. ' 

Nluna cofa é, che più c'inganni ch'il noftro giuditio ii> dar 
temenza ale noftre operationue piò ti varranno i biafmi 
de nemici, che degl'amici le Temenze, perc he gl'amici fono vna 
mcdcfima cofa tcco,ecosi ti ppnno ingannar non volendo. 

Come il Httore deu'e fervalo d'vdirtlgiuditio d'ogn'vn: 
C A P. XIX. 

C Ertamente non dcae ricufare il Pittore, mentre ch'ei D-uV 
gna . oDipmge, i! giuditio di ciafeuno, perche noi cono- 
ki ^,die jHuomo, benché non fia Pittore, hauer notitia delle 
forme delIHuomojCioc s'egli e gobbo, fé ha gamba gro iTa,o gran 
maoo,icgIi e zoppo ,o ha altri mancamenti. E fé noi conotela- 
Bio glUiomia. poter giudicare l'aere della Narura, quanto ma*, 
g- or mente potranno oflcruare i npfhi errori? 

C^* /i/nm Mi fi deuff^ar tanto di si, che non vetta dal 
Maturale. CAP. XX 

Q Vello, che li dà ad intendere di poter riferbarc in sé tutti gl'ef- 
retn della Natura, s'inganna, perche la memoria noftra no* 
e di ian^ capacita : però ogni cofa vedrai d*l Naturale* 

Di quelli^ che vfavo la prattica fenza la diligenza > 
onero faenza, CAP. XXIiL 

Q Velli che s'innamorano della prattica fenza la diligenza, ouero- 
faenza perdir meglio, fono come i Nocchieri , ch'entrano in 
Mare fopra Naue fenza Timone , o Buffola , che mai non hanno cer- 
tezza doue fi vadino . Sempre la prattica deue edere edificata fopra 
la buona Teorica, della quale la profpettiua é guida, * Porta; e lenza 
quella mente fi fa bene,così di Pirrura,come in ogn'alrra ProfeiTionc,. 

Del deflètte del Pittore . C A P. XLI V. 

GRandiffimo diffetto é «iel Pittore ritrarre,ouero replicare li me- 
definii moti, e medefime pieghe di Panni in vm mede/ima 
Hiftoria, cfar fomtgliar tutte le Tcilc T vna con l'altra. 

Dell} 



L 



2T4 ALCV\1 TKEtETTT 

De ili movimenti >€ delle tperttìm vàrie. CAP. Li 

E Figure degl'Huomini habbino atto proprio alla loro operatio- 
^j ne, in modo che vedendoli tw intenda quello, che per loro fi 
penfa, o dice, li quali faranbenc imparati da chi immiterà li moti de 
nwtoli, li quali parlano con li mouiméntl delle Mani, degl'Occhi , 
delle Ciglia, e di tutta la Pcrfona,ncl voler cfprimere il concetto 
dell'animo loto . Ne ti ridere di me , perche io ti ponga vn Precet- 
tore lenza lingua, il quale ti habbia ad'infegnare quell'Arte ch'egli 
non sa fare* 7 perche meglio t'infegnatà con fatti, che tutti gl'altri con 
parole. Dunque tu PiKore,deli*vna, e dell'altra fetta, attendi fecon- 
do ch'accade alla qualità di quelli che parlano, & alla Natura della 
cofa che fi parla. 

Preceffi di Pitturar? CAP» LVIIL 

SEmpre il Pittore deue cercare la prontirudinc negl'atti naturali 
fatti dagl'Huomini aH'improuifo,c nati da potente ctTettione de 
loro affetti, e di quelli far breui ricordi nefuoi Librctri,c poiàfuoi 
propofiti adoperarli, col fare ftar'vn Huomo in quel medefirno atto» 
per vederclaqualità 3 &arpettidcllcmembf3, che intanano fi ado- 
prano» 

Dtlmodo à imparar bene à comporre inùeme le Figure 
pelle Ht/tvrie. CAP» XC 

QVandotù haurai imparato bene profpetttu3,&haraià mente 
tutte le mombra, & i corpi delle cofe, fij vago fpeffe volrc ne! 
* tuo andare à fpa fio, vedere, e comfidcrare i fin degl' Huomini 
nel parlare, ò nel contendere, ò nel ridere, ò azzuffarii infieme, che 
atti Mano in loro,e che atti faccino i circolanti, fpartit ori, e veditori 
<f effe cofe,e quelle notare con breui fegni in vn tuo picciql Libretto» 
il quale tu debbi fempre portar teco: e fia di carte tinte, acciò nort 
i'habbià (cancellare, ma mutare di vecchio in nuouojche quefte 
non fon. cofe da effer fcancellate , anzi con grandiifitna diligenza 
ierbate , perche fono tante l'infinite forme, & atti delle cofe, che 
|a memoria non é capace a ritenerle ; onde qugfti riferbarai co- 
me tuoi aiutori, e Macftrù 



SI LEONARDO "DA VIZICI. 21 j 
Vtl comporre l'Hiflorie . CAP. VIIC. 

Ricordati Pittore quando fai vna fola Figura, di fuggiregli feorci 
di quella , si delle pani , come del tutto 3 perche tiì haucrefti à 
combattere con l'ignoranza degl'indotti in tarÀrte > Ma ncli' Hifto- 
rie fanne in tutti i modi, che ti accade, e mamme nelle battaglie,doue 
per neceflìtà accadono infiniti feorciamenti, e piegamenti dclliconv 
ponitori di taldifcordia ,ò vuoi dire pazzia bcftialiflìma . 

Gradi di Pitture + CAP. GXL1VV 

NON è (rmpre buonoqucl ch'é bel!o,e qucfto dico per quer 
Pittori che anicino tanto L bellezza de Colori , che non fenza 
gri a >.ono(cenza danno lor deboliflimejc quafi infenfibil ombre, 
no<> lì mando il lor rilicuo . Et in quello errore fono i ben parlatori 
km 'i una fentenza» 

Dcl/a membrificAtione dettHuom*. CAP. CLXXXV. 

X A 'fura in Tela la proportione della tua mcmbrificatione,c fc la 
XV .1 troui in pk'uu parte discordante, notala , e forte ti guarderai 
di ó n l'vfire nelle F'gure,che per te fi compongono, perche quello 
e commuoc v j tic de Vittori di dilettarli di far cofe limili a fé . 

Cerne, lo Specchio è Maejro de Pittori. CAP. CCLXXV. 

QVandotu vuoi vedere fé la tua Pittura tutta infieme ha confor- 
mità con Jecofe ritratte del naturale , habbi vno Specchio 5 e 
fauui dentro fpecchhre la cofa viua,c paragona la cofa fpecchiata con 
h tua Pittura , e confiderà bene il tuo obietto neirvno , e nell* altro • 
Tu vedi vno Specchio piano dirr oflrare cofe , che paiono rilcuate, e 
la Pittura fa il medcfimo. La Pittura ha vna fòla fuperficie, & il 
Specchio il medefimo . Lo SpecchiOjC la Pittura moflra la fimiiitudi- 
ne delle cofe circondata da Ombra, e Lume, e lVna, e l'altra pare af- 
fai di là dalla fua fuperficie . E fc tu conofci,che lo Specchio per mez- 
zo de lineamenti , & ombre ti fa parere le cofe fpiccare , cosi opran- 
do tu fra tuoi Colori l'ombre, & i lumi più potenti, che quelli dello 
Specchio, certo ferii li faprai ben comporre ir»fieme,Ia tua Pittura 
parrà ancor lei vna cofa naturale villa in vn gran Specchio . 11 voftro 

Maiftro 



il 6 RICORDO DI ALBERTO Dt"%0. 

Maeftro vi moftra ilcUaro, e l'ofeuro di qualunque obietto, eli vó- 
ftri Colori ne hanno vno, che épitkhiaro, che le pani alluminate 
del fimulacro di tal' obietto, e fimilmente in e(Ti Colori k ne troua > 
alcuno che è più /curo, che alcuna ofeurità di elfo obietto : onde na- 
fce,che tu Pittore farai le Pitture tue limili à quelle di tale Specchio» 
quando e veduto da vn folo occhio , perche li due occhi circondano 
l'obietto minor dell'occhio . 

RICORDO r>I tALBEUTO DVRO 

Circa le regole della Sìmetria , e CM'ifure CMattnutìche 
ned et Tittura* 

Dice egli doppo dihauer dato le buone regole della Sìmetria. 
Auucrti bene che fi ritroueranno non poche difficoltà dal 
Pittore, chedel tutto (rara attaccato alle regole , perche (e 
bene le dette Figure nel Diflegno u* appaiono marauiglio- 
fe,non ad altro fine da me però fono (rare efprefle,che per accommo- 
damento alla prattica del giuditiofo Pittore , che ad effo poi ftà il far 
perfeneauuafere ,eregol3reconformeald! lui propofito . Ed in al- 
tro luogo dice • Che egli e quafi imponibile, che 1* Artefice ad ogni 
Figura polla vfar lefue miiure, & all'innumcrabile qua fi ftuoìo'delle 
membra tanto particclar ricercamento , ma auuertifi dai buon Vir- 
tuofoacquiftarficolloftudioed'oflèruanti diligenze vna tal certez- 
za , con la quale po0a liberamente operare co! fondamento. della ra- 
gione, perche gl'occhi addottrinati fianno in tal cafo nel luogo delle. 
buone regole, e cosi la mano vien pofeia a render G,come a iua prima 
caufa,al volere vbbidiente. 

E Michel' Angelo Buonaruoti in queflo propofito dice. Che il 
buon Pittore deueficonferuar negl'occhi le regole , e mifure delle 
parti per feruirfenc all*occorrenze,che potranno auuenire. Non de- 
ue perciò il Pittore ha uer regola per la quale ncll'opcrare obl'gato 
render lo poflaj ma fi bene pria di formare alcuna cola metterli auan- 
ti dell'idea i'efpreffione quello, che pretende con la mano rapprc- 
fentare. 

Cara! ogo 



CATALOGO 

Degl'Autori e' hanno fcritto di Pittura prometto 
nel Cap. 27. pag. 79. 

Architettar* di Leone Battila Zibetti tradotta per M, Ludovico Domenich'ù 
In Genetta 1547. 
Bue Lettioni di Benedetto Vac chi , nella prima delle quali fi dichiara un Sonetto di 
Michelangelo Buonaruoti, nella fecondi fi dtfputa qua l fa più nobile, /^ 
Tittura, la Scultura, con Vna lettera d\ ejìo Michelangelo , e più altri cecd- 
lentifjimt Tutori, e Scuhori [opra U ftefìione gradata . In Virente- 1 54p. 
Biflegm del Toni partito mpiù ragionamenti, ne quali fi tratta della Pittura, e ScuU 
tura dt Colon, de.Getti, e Modelli , con molte esfe appartenenti à quefi'Mte^, 

Della i,où!ijJìm~ Tritura, e della fuaMte,delm»do.e della dottrina per conlegutr- 
la agilmente . Opera di Michel' angelo Biondi . Tn Veneti* 1549. 

Vita dtMichf l'^Angdo Buonarmii raccolta da ^ifeanio Condivi ddla r^Pa Tran- 
fotte . Lipoma ijn* 

la maniera di prepararci Coleri d'ogni forte Ltb.fcrittoin Lingua Tede fa da Va^ 
IcwwoBolgandcRj.fich. In Frane fort n6 2. 

&ue dialoghi di M Gto. An dreaGiuìm da Fabriano , nel primo de quaH fi ragiona 
ddle parti morali ,.e ciudi appari: trans. L iterati, Cr.rt rggiaw, e Ivtdechei 
Trencipicauano di gÌH*omt*i tri tettile, hd fecondò- fi ragiona dtgl'nrori d<Ls 
Tittori arcale Hfiwccon molte annotati-mi fatte fvpra ti giudii dt Miche l' 
■Ungch ì & altre Figure tanto della vecchia, quanto della non*. Capclla, &* 
in che modo vogliono efhr dipinte le Satr. Imagini . In Camerino 1 5 6^, 
Le Vite de Vittori di Giorgio Valan. In Firerr^ri < 68. 

Ittfìi ornati TigmmEnckirichoH sArtis pingatdi ,£rgendi. &• fculprndi. Franili- 
futi r 57S. 

Trattato ddCMte della Ttttura di Co. Vado Lcma^o Milanefe Vittore diuifo hi 
fette Libi;, ne quali ft contiene tutto Li Teón:a > e lattica dt etta Tittura . Iru 
"Milano I 584. 

Il Pjpofo di Raffaello Bordini, in cui della Tittura , e della Scultura fi fitteli* de 
piulllufìri Tittort, e Scultori , e delle più famofe Opere loro Ci fa' mentione,* 
le cefe appartenenti alle dette Arti s'wfcgnano. InFirtry 1S84. 
Eccellente della Statua di S.Giorgio di Donatello» £>< M. Fraicefcv Balbi . /,; F/- 
ren^e 158^. 

Tra nato della nobiltà della Tittura cempofto adinfìan^a ddla Vver % Compagnia^ 
di 5. Luca , e nobile Mademia de Tttto> i di [{orna da Ramano liberti ddla-. 
Città di Borgo S* Sepolcro . In R^oma 1585. 

ps TrecettideUa Ttttura dt M.Gto. Battila da Faenza lib. 5. ne ^alidimoHranfi 

£ 1 medi 



Catalogo dcgl' Autori 

i modi del disegnare, e del dipingere . In \aucnna 1587. 
Idea dd Tempio della Tittura del {udeHo Go. Taolo Loma^x.9, nel quale egli dir 

(coìre dell* origine, e fondamento delle c»fe contenute nel fuoTr aitato dell' Arte 

della Tritura* In Milano 1590. 
Il Figtnc, onero dd fine della TUtura dialogo del M. J^. V. D.Gregorio Commani- 




le Bellezze di Firenze , do^e à pieno di "Pittura* di Scultura, de Sacri Tempi} , e de 
ì 'Polirà i pm nob ili Artifit ij> e più pretiofi fi conh:ng ono , fcritte da Tri. Frati- 
cefeo Bocchi • In Fiur.^c 1 5 9 1 . 

Della forni delle Mule d.l judetto Go Taolo LomaTg* ■ * 1 "Milano 1 591, 

,.ilberto Durerò Pittore , e Geometra chiariffimo trattò ddle Simttri? de Corpi hu* 
inani lib. ■}. Stampiti in yenvtia «594. 

Antoni] To'JcHWi Socictat. Ufu de?oc(ì ì & "Pittura, t^UA efl 17. SbliOttc^ Siic- 
eli . Vendi)* i6o> 

Dell'origine, e progrefìo ddl'A'cademia del Difiegw ddCaualier Federico Zaffa- 
r«. InTauia 1604.. 

L 'idea de T ittor 7 , Scultori , & Architetti dd fudetto Caualicr Zuccari diuifaitu 
due Libri. In Torino 1607. 

Il Funerale d'Agoftwo Carocci fatto in Bologna \ua Tatria dall' incarnitati jica- 
dentici del DiQegno • In Bo legna 1 6&J. 

Tompomj Cantici! Neapolitani de Sculptura . llem Ludmici de Montiefi d* vetcr* 
Sculptura, & colatura gemmarum fculptura,& pittura Léri duo» Itetn Ha- 
braham Corlei Antucrpien, daclyborecha . Amfìerdami 1 609. 

lib, di Tritura. nel quale fi /piegane i fondamenti di f Adi' Arte infume ceniti 
Vite de Tittcri Italiani, e Fiamengbi,fcritto , e ftanpato in lingua Fiatmnga deu> 
Carlo VVammanàer Tutore . In Amflerdam \ù 1 8. 

Timo Martire Canepario da Crema nel fuo libro intitolato de Atramentistdicbiara 
le maniere di fare ogni forte de Colori . In Venetia 1 6 1 9. 

Brcuc compendio della Vita del fimofo Titiano Vccellio da Cadore CaualiereTitto- 
re coli' priore dilla [uà defeenden^a » In Vt netta 1621. 

Difcorfo intorno al Difiegno fiampato con gl'inganni dell' occhio profpettìua prat fi- 
ca di T tetro Accolti. la F ireste 1625. 

Eni ko Taecan nella (uà Opera ferina in lingua Inglefe , & intitolata : il Terfetto 
Gentil' Huomo; ripiega la metà del Libro à ragionare dell'eccellenti della Tittu» t 
ra . In Londra 163 4, 

Tranciaci lunifde Tifìura veterum Uhi tres . ^m^erdami 16; 7. 

Trattato dilla Tittura fondato ntil' autorità di molti eccellenti in quefta Trofefflo» 
ne fatto àcommune benefilU de V inuofi daVr, Z). Fransero Btfagno Cavaliere* 
di Malta . In Venetia 1 64 2 . 

le Vite do Titterit & architetti dal Tonificato di Gregorio XIII* M ; 5 7 * • iw/i- 

mà 



Ch' hanno feri rto di Pittura • 

no k temf i di Tapa erbari o Vili» nel 1 640. ferii te da Gio, Baglione fymno * 

Incorna 1641. 
le meraviglie dell'arte, ouero delle Vite de Vittori Veneti , & dello flato oue fono 

raccolte le Opere tnftgni t i eoflumitdr i ritratti lore t con la narratwne delle Hi' 

fiorie, delle Fauole*. delle Moralità da quelli dipinte tic ferme dal Caualier Bj~ 

dolfi . InVenctia\6$>. 
Sentimens four le diflinfiion des maniere t de Tinfturc, de(Jen, e graueur cntailic-> 

dotict • , ATaris 1649. 
DeTitlvrapr<£fìanit{fma>& mmquam fatis laudata Atte Libri tres abjolutiffirt.i 

LtonisBapttQx de Alberti! . BaftltA 1640. Et vlttmamentc in Leida col Vi- 

truuio i549# 
Tr attuo della Tittura di Leonardo da Vinci nouamente dato in luce con la vita del 

mede fimo da Raffaello Frefne Francefe . In Tangt 1 6% 1 . 
J/ Microcofmo della Tittura di Francefso Scandii da Forlì . In Cefena 1 65 7. 
La Carta de l N auigire Bjmt In Lingua Venttiana di Marco Bojcbini . In Veneti*^ 

1660. 
le Miniere della Tittara, compendio/a informatione delle Titture diVenetia del 

(udetto Bojchinhi 66 a., 
Vite de Tutori antichi* fritte, e illuP.rate da Carlo Dati , In Firenze 1 66 7. 
Scriffe in oltre Leonardo di moUe Arti da tfiè pofisdute tcome di Acque > Macchi* 

nei e molti Libri jerifle tolta fimfìra mane» 

Altri Astori antichi vi fono, come 

Eufranone da Ifìmo illuflr»Tittorei e Scultore >qual e fcrifie delti Colori, e Simetri4 
Bernardo Zenale Vittore ferine puredellaTittura. 

Ltfifpo Sicioneo Ulufìre nella Ttttura s Statuaria t c Scultura* quale fianuentore del' 
l a <p tiratura di corpi t fcrifie di Tittura, 
f^incen^G Foppa Milane fé Vittore, jenfle anch' 1 egli di Tittwa, 
Giacomo da V ignota *y 

Il Serigati >& C Scrinerò d'Architettura. 

IlVitruuio !j 

Zenocrate anch'eco TittoK> t Scultore (crijje d'ambedue qu efìeArti cvn FiloUrato, 
& altri antichi. 




E 2 Tauo.'a 



TAVOLA 

Delle Città, e Luoghi nominati nel prefentc Libro, 
per le Pitture , che in effe il trouano. 



A Ncona 


pag. 87 


Napoli 


V*& & 


A Ama 


82 


Nouara 


162 


Bergamo 


130 


Padoa 


114 


Bologna. 


5° 


Pai ma 


171 


Brefcia 


127 


Pania 


l%* 


Certofa di Pania. 


150 


Perugia 


«a 


Certofa di Parma 


150 


P e. faro 


m 


Ccrtofa dj Garignano- 


r 7* 


Piacenza- 


iH 


Città di Cartello 




pifa 


6 7 


Corte Maggiore 


170 


Rauenna 


*7 


Cremona 


123 


Reggio 


*19 


Faenza 


1^4 


Rimmi 


2S4 


Fauorita 


2 22 


Riuoli 


160 


Ferrara 


S8 


Roma 


2 et 77 


Firenze 




S. Maria del Monte 


H# 


Foligno 




Saroune 


24$ 


Forlì 


284 


Siena 


4* 


FofTombrons 


%6 


Sinjgaglia 


185 


Genoa 


152 


Tonno 


i-$6 


Imola 


183 


Valentina 


159 


Lainate 


jtjjo 


Va re fé 


248 


Lodi 


1^4 


Venetia 


Bf 


Loreto 


87 


Vena-ria- 


JOB 


Lucca 


6 7 


Verallo 


144 


Mantoa 


ri 7 


Verccl!i : 


l6a 


Marniirolo 


ra r 


Verona 


21 e 


Milano 


233 


Vicenza 


214 


Modena 


180 


Vrbino 


tf# 



littori 






PITTORI 

Nominati nel Libro , e loro Opere accennate- 
la! numero à quale pagina . 



A Codino Caracci Bolognefe pdg.^6 
58. 79. 17 5 . 
*4gofltno Minili è vedi al luogo diMt~ 

cbel Colonna* 
[Alberto Duro 1S1 

lAkfìandro jlìgardi Sculi, ip. 60, 
*Aleflandro T canni 5 3.55? ,66» 1 5 2.1 jf 
•Aleft andrò V.arotari 8 9 

•Alfonfo da Ferrara Scult. 6 1 

•Andrea del Sarto 48. 49. 1 77. 1 S 1 
Andrea S?c<:bi Romano 58.81.84 
%A*dtea Schiauojie $6, 106 

^Andrea Manugna Mantouano 1 r 4. 1 1 7 
Annibale Caracti 23. 24. 5 7. 6-j« 87. 

1:2. 17$. 177. 179* 
^Annibale Fontana Scult. Milanefe 154 
•Anto mìo da-Coreggio 172. 175. 177. 

178.180. 181.182. 
^Antoni omaggi detto ti lobardo Scult. 46 
^Antonio *Alienje y enettano 8 5 .89. 1 04 
^Antonio d'Enrigo detto il TantioIjL- 

lagna 145. 146, 

•Antonio Campi demone fé 114. t 45. 
•Antonio Pandcicb 108. 122 

jippollonio SaHt. antico 21 

I 

Miccio Bandinelle 47 

Bagliori 82 

Bartolomeo Schiione 1 70 

£«j4»o f «ccfcio 8$. iop. 1 29* 1 3 1. 

156.177. 
Battila Zehtti Verone (e 92 

Benedetf Ccnari nipote dd Quercino 66 



Benedetto Cagliari pag. 9$ 

Benedetto Caiitglione Gtnouefe 1 2 2 
Bernardino Gatti detto.il Soiaro 124, 

115. I2<5. 159. 
Bernardino Lanino 137.141 144Ì 
Bernardino Campi Cremonefe 1 z 3. 1 4 3.' 
Bolognino 66 

Bonifacio 106 

Brattante i$j 

Bronzini 47 

BiumBrefciano 98 

C 

C«/ff?e> Lodigiani pag, 1 64Ì 

Carnali da Beuagna 3 8 

Camiti* Bocaccino Cremonefe 1 2 5 . 1 69 
C amili oTt oc acini Milanefe 133. 134*. 

135. 135. 13^. i4j.15c164.1E5 
Cariato 98 

Carlo Maratt i 45 

Oir/o Framefco Tanfilo M ìlanefe i^z 
Carlo Sacchi Tane fé 1 5; 1 

Car/o ^Antonio t\o[ji Milanefe 1 5 r 
Orano Milanefe 133*134. 135.13(5 

I44-T5*. 
Cefare Gcnari nipote dd Guerc'mo 66 
Ckriftoforo'PomaunciCaual* 87*48. 
Oro Ferri 131 

Oh/o Cignani 66 

Cimabue F mentina 8 z 

Ciamptlli 47 

CÌHf)/j II. 47, 184 

Co//wo F«*£f a Brelcmo Cauti* 7 * 
Oit/ì 66 



E j 



Danieli 



PITTORI. 



Dmele Crefpi Md ansie pag. i $6* 1 39» 

142. 143.150. 151. 
Daniele da Voltura II 

Dionigi Bufiola Scult, Milane fé 1 46 
Dionigi Fiamengo 61 

Domenico Satana CeMHsfe 15 5 

Domenico Beccafumi 45 .6 8 

Domenico 74 ma Canuti 66 

Domenico: no Zjmpiert Bologne fs 1 4 

54. 60.69, 70.81. 
Doffi Ferrar e ft 88ri8<|. 



Flifabetta Sirans Bolognese pago- 5 9 
Emilio Taruffi 6 6 

Ercole Ferrata Scali» Mi lanefe 4 5 
Enea$dme\zÀ X3P 

F 

F armati pag, 115. 117 

Federico luce ari 67. 26. 152. 

federico Barocci 83-^5.86.87. ZJ^. 

155. 185. 
Fen ari Geno'ufe 1 5 S 

Ferrati Fen^oni 184 

Fufr<a &h//. <2fltif9 2 1 

F/g/wi i$3- I3*'T43. 144 

frana /co Albano 14, 5 <j. 5 6. 5 7. 5 8. 

61.159 177. 
Frane ejco Malnoti detto ilTamigi ari- 
no 60 61.64.86. 170. 177. 181. 
Francefco Fiamengo Scult. 16.47 

Francefco GeQi 56. 5?. 66. 6?. 85. 
Francefco Bntio 60 

Francefco Pilla Milane fc 121 

Francefco Mocbi Scult, 167 

Francefco Cairo Mil anefe Cattai. 136 

137. »39»*43- *<H« H 5 * «*?•■ 



GaudentìodaValdugiat p a * x ^ % 

143.145. 146. 149. 162. 
Ger olimmo da Carpi g g 

Gerolamo Mazzuoli 117,175 

Gè» tawfo Mutuai Brefciano u-v 

Gerolamo da Cottignola 1 & ^ 

Gerolamo Gengbi da Vrbin* 1 84 

Giacinto Brandi Rjtaano 1 41 

Giacomo Cauedont 55.60 

Giotto Fiorentino 8» 

Gw. Francefco Barbieri detto il Guerci» 

daCento 54. 57. 59. 60. 64. 88. 

1 $5. 15 r. 164. 179. 184. 
Gio. Lanfrancbi Caual, 14. ip 69. 71 

71. 75. 76. 81 85. 149.165. i65 

169. 170. 173. 177. 
Gio. Antonio Scaramuccia Perwg.82.84 
G/o. Taolo Lorna^z.o M. lanefe 136 

143. 166, 
Gio. Battift a della Marca 8 4 

Giouanni Bellino 96. 9%. 102,103.168 
Gio. Antonio Licinio da Tor denone 104 

108. ni- 118 123. 155.168.1 70 
Gio. Gbijolfi Mi lanefe j ^2 

Gio. d'Enrigo Scultore 1 45 

Gio. Battigia Cartone Genouefe 1 5 5. 
Carloni Fratelli Genoueft 145 

Gio.Miele Fiamengo Caual. \6 1» 

G/o. Andrea Strani Bolognefe 16% 
Gioachino Genouefe 15 $ 

Giorgion e da CaHel Franco 1 04. 1 07 
Giulio Romano 6.^4. 1 18. 1 19. 15 3 

177- 
Gj»//o CefareTrocaccino Mi lanefe ligi 

M4« 135*143. 144. *5 2 * «79» 

Giuliano F "i eli iS cult. 71 

G<«/fo Campi Cremonefe 1 27. 124. 

126. 137- 
Ciujeppe c efari iUtpmQ Caualiere II 

75-Sj. 

Giujeppt 



PITTORI. 

Giufeppe de tyuera detto lo Spagnoletto Mafìeletta 



pag. 69.71. 174. 
Guido R^eni Bolognese 24. 25. 51.52 
5?-54» 55- 5 9. <*i. 64. 67. 69. 75. 
84. 88. 114, 122. 1 s*»I)8* 177, 
179. 180. 184. 185. 



H 

Horatio Caiani Fiorentino 
Hoitolan da Garofalo 



P& 



135 

b8 



Innocenzo da ImoU pag. 184 



Mg» 127 



Lattando Gambarct 

Leonardo da Vinci del Fiorentino 47'. 

138. 140.181. 
liom Ilo Spada ^ 9 6$ 

Limo^grefti ,8^ 

Lorenzo Lotti Bcrgama[co 102. 130. 

13*. 
Imìouico Caracci Bologne fé 5 r . 5 2. 54 

5^'J7. S*. 5* *l. ^5. 88. 143. 

1*4. 165.1^1. 
Ludovico Luna jg 

luca Signorili da Cortona 8 2. 

18.21.42.45, 
Zw a Cangiali 



pa?. 6S 
Mattia Trett ditto il Cdabrejl Canal. 

pagt 179 

Mattia Von?one ' ' 

Menoccht -,7 

Michelangelo Buonaruoti Vittore, Scul- 
tore, & ^Architetto . £ 
Michelangelo da Caravaggio 10.77 

Muhetc Colonna con Jlgoftino Minili 

pig.ì 8. jo 53. 54. j8 4 . 
M ora^w Milane j e 1 34. 1 3 y. 1 ? 8 

1-4*- «41- 147. *4>>. 150, i5o. 
162. 164. 

Moretto Brejciano 127, 
N 



12$. I5I 



N7fo/ò de II' abbate 
hlicolò "Puftno 

V 



M> 



y4» 1 80 
*57 



Luca Cattapani 
Luca da ^gg>o 
Luciano Borfooi 
Lucio Maffari 



Triadi V enettano 



M 



1*5 

179 
66 



pag. 89 



Majfhno Stanimi Kap9lit.Canal. 6$q j 



Talma detto ilVtcebio pag. 89 . 9 1 \ 

1024108.113. j^. 181. 
TWm,* detto il giouiue 9 8 . 1 43 

Tavis Bordone 9 6. 98. 134 

P.zo/o Veronese 90. 91.92.94. od. 
98.99. 100. 105. ic$. jo8. ióg. 
i'4 115. 117. u8. 126. 1x9, 
14° i??. 156» 175. 177, ìSj, 
184 iby 
Tellegìi.o Ttbaldi $6. 87 

V air. dal Vago j_- 

P;cfn) Berlini da Cortona 40. 41. 42 
4?«SO.<59, 8 ,.84,1 5-. 

T MIO Fucini j^ f jp^ £, 

T Ciro Veni la gfi 

y tetro 'Perugino 83.84 85.151 

TM>o 7 j ^/o ì^«6mj h S. i 53 



P I T T 



Tilctti 

"Polidoro da Caravaggio 
Trafttete Scult, ani* 
Trojpero Biefciano 



m- 



*9 
io 

ai 

9* 



Raffaello d'Vrbino pag.i . 8. 9. 54. 

69. 82. 8;. 26* 134. 140. 167. 

i?h I77«l8i. 

Raffaeli ino 75 

Qicci 1 1 % 

^occo Marconi 100 

Hjomanwo 127 

Romanelli 8$ 
5 



o r 1: 

5i«o»r Contaritù da Tefm 58.185 

r 



7W«> Zuccari 
Taurifto Seuil, ani. 
Timoteo Gtngbi 
Tintoretto 6j 89.^0. 91 i 
102. 10^ 109. Ho» 

1^9 140* l3*r 

Tilianelto 

Titiano Ceccell't 12.87. 
102 104. i°& 107» 
112. 115. 116. 122. 

140.152 177» i$i« 
Valtfio 
Vanni 

Ventura Salimbtni 
Vmarim 

Z 



Salutati pag, 1 1 1 47. 89. 98. $$\ 

109. 102. 104- 
Salvator ^pjaHa^ol, 127. 141. 144 
Scarfdlinì 88 

Sartfouino Scult» 89 Z<W Bologna Scult 

Fra ScbafìUno dal V'nmbo 1 5 7 . 1 8 1 



21 

8^.184 

94- 97* 9* 
XIX. 112* 

90.91*95 
108. ili. 
128. l}$, 

4* 

11.45 

89. 108 



pag. ór 









COSE 

NOTABILI NELL'OPERA: 



ACademiadelD (!.• gno liquale, o 
quant'vtilecoirjCjC J ire loKci.uta 
pag. 141 

Mantti.ura m Roma da In gì XIV.Re di 
Franca peri luo; Natimeli 187 

Accoppiamento dell, belle lettere alla—. 
Puuraquantogioui e 

Annibale caraca capo di Scuola 23 

D qnal Prìutlegio dotta?o .4 

Ap o:tatio:!ein:>,t u alcun Quadri 98 
Ad vn Quadro pare colare delTmtorer- 
to 98 

Applicatone ,e foireuamento dall'operaie 
iuperibnadi Girup-...o 113.114 

Arcadi $. P erro Martire 14* 

Arditezze qua!», ed'm che confutano 101 
Aunertenzc nel diilegrar dalle Statue an- 
tiche, ed'in ciò quali Maeftri da imitati! 
pjg. i< 

Autorc fcanfa il far paragoni 93 

B 

Sellezze.e lodi d'alcune Star.antiche 10.21 

Del quadro col Martino di S Pietro 27 

Di Venetia 89 

Di Verona ite 

Dflle Starne del Eernini,e loro bontà *8 

Dell'Ercole Itarua aurea ai 

Del quadro col Martino di S.Andrea 28 

Buona maniera di d pirgere pococono- 

fciuti dagl'antichi 117 

Buone parti d'vna Pittura di Guido , ed'il 

documento fé ne caaa dalla medem«L-# 

P a S- / 153.1 54 

Buoneparr! di vnquadro del Rubens IJ4 

Buona maniera del Domenichmo) 3J 



Caualier Cairo poffeflbre del buon Dise- 
gno pa^. 137 

Cagione delle poche Opere di Leonardo 

' kla Vinci 49 

Cagiofièdcllamoitcdi LodouicoCaracci 

pag, 57 



Cagione della frefeh-.z/a d'alcune Pittu- 
re pag, 90 

Caracciquil, e quanti 2,z 

Prr.pottj h Girup. no pr fua Guida 9 
toro -cucia di quai pcrfttio .e 37 

t artà, eu'amofc di lu Jouico meli' mle- 
gnare 27 

Co vhk opera veder cole buone 77 

Ciòdcuc lapere il Pitroic per dar compi- 
mento alk fue Opere ì3* 

C io che (Jal mede fimo deue&ggirfi »jó 

Cognitionc dell' Arte a eh permeila 3? 

C ome fi polla sppiendere la maniera 1 e 1/ 
Hltorisre 41 

Cofne fi affila l'ingegno deViraK fi 175 

lom u fi (operinole difficoltà Rell*apprea» 
derfidellev.ru 43 

C ó f itezzeneldip ngere che rilieui o 41 

Conferei za.&cfleruatione qùauto g oui 
pag. ' m 

Continui d.Jcorflerudif-ono lo Scoi. 27 

Cononainueirig.uor d> finezze* e capo ji 
altra buona *cuola 39 

Cofto!e,ó Gordon ideile Cuppole ptrntr 
tiofeper h Pittori 164 

Cuppola del Lau/rai:ch ; , e tue parti 3* 



D 



Degno fatto df ! Boccaccio» pag. i?f 
Del;tie di Bologna, e fuoienCtìrai 6j 
Dell* Mola beli;» ' iz Borromei M7 

Defiderio di gloria cagione di Audio 5 7 
Detto del Caualier Maifimo "n 

Detto di Guido 9* 

Die h:arafi 1* A urore nò fpre2zar alcun© 1 o 
Dipinger t uppolccofa nondatutti 74 
Di che dono particolar dotato »1 Core?/ 
g o 178 

Dìfiegnat dalle Statue di quale vtilita 1 2 
D'ficgi.o.e colorito parti principali 25 
D (corfo (opra alcune Pitture patiico!«ri 
pag- «J7 

Di tré Quadri di Titiano quale il p:ù leci- 
to, bencheuuti eccellenti io? 
Dubbio di Pto/peuiwa come rifclto 50 



If'.-uo 



Cofe notabili nell'Opera .' 



£ 



Effetto di prò fpetrìut % pjg*ij 

Emulatone che cola operi 71 

Uncomioà Guido 52, 

Encomi; al Quadro detto della notte del 

Coreggio i8t 

Sfortatiane à ftudiare l'Opere perfette 1$ 
Il fpreflione nellapinura quanto neceffaria. 

e d'onde nafea 107 

F 

Firenze , e fui bellezza 46 

Forza della virtràten pollcduta i§6 



Galleria del Gran Duca di Tofana quan- 
te apprezzabile P a g*?o 
Guercino lodato s e Rimato da (tran. 65 66 
Guido di qua! privilegio dotato 158 



Importanza dell' hab irò buono fatto dt_» 
pancipio nella Virtù pag. 61 

Intendere i fìti 17 

lnnefto gratiofo di Pittura 5 8 

Inqual genere fij migliore la maniera Ve- 
rdiana di quella dt Roma nel dipingere 

Ilo 



In quàj errore fij caduto il Figino 
Inuidia contro la Vircà esercitata 



174 



tanfranchi amico, e coudifcepolo di Gui- 
do pag. 2 p 

lauorar fopraMuri quali difficoltà r; ten- 
ga, e con quali riguardi fifacci 70 

Leonardo da Vinci riguardcuole, epoflef. 
(ore d'altre Virtù 49 

JLodidiGiuleppeCefarid'Arpino 11 

Lodid'Erccle Ferrata Sculc. 17 

Iodi di Guido Reni.efuo operare rj 

Aurora dipinta dal medefimo , e iue_» 

pani ^ 6 

Iodi dell'Albano, e cole rapprefentate_> 

dalfuota^tOj&inclirationeòi.^j.iéo 

Sua riuereoza verfo di Raffaello ibid. 

Iodi di Paolo da Verona 91 

Di vna /uà Opera 100 

lodi de Baccanali di Titiano n 



Di altro fuo Quadro parte per parte fi 

Lodi del Buonaruoti , ^ 

Lodi, e perfettione delle Starue del Perni- 

no i% 

luminari maggiori della Pittura Venetia- 

na 9 y 

M 

Maniera buona da chi foftermtà in Milano 

pag. ij6 

Marco Bofch ni amatore della Profetinone 

P*g« 9*> 

Miglior Lbro di Pittura da cauarne frutto, 

quale 80 

Modo di operare de! Lanfranchi , e da chi 

apprefo ì% 

N 

Natura fauoreuoleà Guido grandemente 

pag. «* 

Non*flerui fineneH'Arte 15I 

Non douer alcuno rlJatff di (e Rafia 40 

Nomina alcuni Pittor, annehù e moderni, 

che fono (lati in Bologna , (e bene non 

de 111 Scuoia de Caracci 66 



Opere di Polidoro di che bontà pag.i» 
Del Coraggio degne d'efier vedutele—» 

non (Indiate ?? 

Di Giudoftimate da ogni Potentato if 
Del Lanfranco dichequalirà,fuomodo 

di fare, e eh h^bbi 'mirato 19 

Sue più K»uardeuoii, ecofp'cue $2. 
IH Sacchi di che perfettione,con vna_* 

fu* piùllupenda 58 

Dìl Gorrona di che pregio 40 

Sua particolare di che bellezza, e che_«> 

riterga 4& 

Altre fue bcllifìlme.edoue 4041 

Del Domenichino di gran ltlm3,quale 54 
Di Paolo da Verona vna (ingoiate da chi 

tenuta 100 

Del Tintoretto vna (limata di Paolo , t_ * 

perche 108 

La più merauigliofadelmedefimo in 
Altra infìgne dell'i rteflb • n* 

DelI'Enrigo di che bonȈ,e pelo 14? 
Dell'Aibanodicheiubljrnità 16» 

Di tutti tré i fratelli Caracei aflieme do- 

ue.equali u $* 5$ S8 59 6* 61 
Delti fratelli Campi afiierne i24,ij<M5t 



Di Grafie? vno de fratelli effer ftimate le 
più degne pJg. U4 

le altrui deuerfì Tempre honorare dt_» 
chi fi Ga . 95 

teinfignieflercag oned'auuili mento ad 
alcuni ridia Proferitone ili 

Alcune a Molaico col cTflegno di Titìav 
no 89 

P 
Padri alle volte efferla rouina de Pigli, e 
ciò che dourebbero viare per darle— » 
virtù pag. tS 

Paolo da Verona in che grado tenuto da 
Brwkiam 1 2.8 

Parti confpicue della Città di Padoa 115 
Parti lodabili della Capelia Paolina 16 
Della Capella de! SS.Cro'tfiiio dipinta 
dal La r. fra ne hi 19 

Pam buone d'vn'Opera del Dome meni- 
no 55 
■Parte Iodatainvn Quadro diTitiaoo 103 
104. 
D'altro fu© altre buone 106 
Pufettioni d'vn'Op^ri del fudetto Lan- 
franchi 31 
t ontrafti attorno d'altra fua 33 
D'vna Galleria dip-ita daCaracci 13 
Di vna Figura in vn'Qpera de! Palma 113 
Di alcune Opere ck> Rubens « 1 8 
Pittura barob; 3 in che «rapo 81 
PofJfffe di 6u do nei dipingere ©4 
Piécipede Pittori prciTol'Autor's,quals 15 
Prerogati uè Hi Annibale Carjticì xj. i* 
D Napo;i,e ma bel la ved uu 7 i 
Di Veneti* iei 
Primi elementi del diflegno quali i più per- 
fetti, & à propofìto S 
Primi ftudijdiGirupeno 7 
Principali requifiti per apprender Scien- 
ze 4 
Propone pochi da imita rfì, e quali per feu- 
timento dell'Autore 9 t © 
Protetta de tempi circa il nominare lo 
Opere» & Operato ri 9 

Q 

Quali Maeftrì habbi a feguir Girupeno 9 
Ql>i!» Autori d* (figgerli per cauarflc pro- 
feto fecondo 1* Autore 80 
Quale, i. quanto g'uditio fi ricerchi nel 
Afte g ìjrc dalle Statue tnaflìaie antiche, 
ck «ji. uhabbi in ciò ad* imitare 15 



Cofe notabili nell* Opera ^ 

Qnal ita deile Capelle di Veral.'o u< 

Qualità d'vn Opera del Lorna zzo i.j£ 

R 



Ragioni perche voo ancorché virtuofó 

open meglio in vuoine in vn'altro luo- 

go J19 

Perche vedendoti buone Pitture rap'fch • 

no à fé l'ani mod; eh- le riguarda 157 

Perche fé ne tragafodisfattione 30 

Rifpolta di Gu ido to 

Riienrimemo deli Autore à piò di Raf- 

faello 91 

R- tocchi à fecco fopra le Opere à f*c- 

•o, quando buoni $% 

Quando nò, e perche 169 

Rubare con virtù cofa lodabile 180 



Scelra d'alcune Opere de migliori Autori 
di Roma 78 

Sculture antiche doue, e quanto fiano fia- 
ti apprezzati gl'Autori di efic in quei 
tempi io 

Scherzi ,dogmi,e termini delia Pittura-* 
ciò che fiano 186 

Se fi) neceffano il fare co ogni efarczza !e 
Figure al d. lotto in su fepra le Volte 1 69 

Statue antiche perfettiflìme 15. 19.1e.11 

Studio a ttomodicfle quunto proti* tteu ole 
pag. f4 

Stimolo di riputatone ,& honore comc__» 
operi 57 

Studio vfato da Annibale Caracci 13 
DalDomcnkhino attorno alcune fuc_* 
Opere 36 

Dal Lanfranchi io 

Da Girapeoti nuouamente fopra le huA- 
ne Opere 79 

Delli Baffar*! in che céfìfta, e come diffe- 
rite dal propoftoli dall'Autore 131. ijr 



TintorettopieftiiTimopell'opetare 99 

Ir afe «raggine danno ìnfìgne alle Opere 

di prego 174 

Triuoimrato della Pittura in Veneti! 101 



Vera Scuola de Pittori gìufta il parere—* 

dell'Autore doue pag. il* 

Virtù premiata 39 



IL FINE, 



ERRORI 



PAGINA 



LINEA 



Geftiè pag 


. ii. 


24. 


etfratto 


J5- 


16. 


Gfro 


5'. 


ir.arg. 


CiìirKO 


80, 


*?• 


nflcflcroflO 


305. 


7. 


à due 


155. 


** 


»8. 


iSz. 


marg. 


vice 


187. 


**. 


S.Francefcn Xauerio. 


154. 


3<5. 


vicn permeilo, 


aio. 


fi 



CORREGIi 

Giofuc. 

attratto» 
Bolco. 

iltinto. 

rifl:ttsronoj 
à dire, 
228. 
vece. 
S. Ignatia/ 
?£giongi;noà 



■ iUuu, 



I 



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tmr 

V